Perception Recensione

Perception è un'avventura horror con protagonista Cassie, ragazza non vedente decisa ad esplorare una villa abbandonata per risolvere un grande mistero...

Versione analizzata: Playstation 4
recensione Perception
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Andrea Dresseno Andrea Dresseno ha iniziato a giocare alle elementari, prima a scrocco, poi si è reso autonomo. Scrive di videogiochi da quasi vent'anni, ma nel mezzo ci sono state alcune pause di riflessione: durante una di queste ha dato vita all'Archivio Videoludico, per cui ora si dedica anche alla conservazione del medium. Si dice sia nintendaro, ma non esistono prove. Lo trovate su Facebook.

In Perception si vestono i panni di Cassie, protagonista non vedente che esplora il mondo tramite l'udito. Sono i suoni a creare le immagini in questa avventura horror realizzata da The Deep End Games, studio indie composto da sviluppatori reduci da BioShock e Dead Space. Nel 2015 Beyond Eyes aveva compiuto un'operazione analoga: tradurre sul fronte audiovisivo ciò che significa essere non vedenti. Una traduzione - come si diceva nella recensione - a misura di vedente, in grado di suggerire, per quanto possibile, in che modo un non vedente percepisce e costruisce il mondo intorno a sé. Il confronto tra i due titoli, nonostante le differenze di genere e di approccio, appare inevitabile.
L'ago della bilancia pende decisamente dalla parte di Beyond Eyes, un'opera in grado di sfruttare alcune intuizioni di gameplay senza mai snaturare o forzare la premessa narrativa. La piccola Rae, alla ricerca del proprio gatto scomparso, si muoveva impacciata in un mondo che si formava man mano che la bambina poteva toccarlo, ascoltarlo, annusarlo. Quella che a pochi metri di distanza sembrava una fontana, a distanza ravvicinata si rivelava essere un tubo di scolo. La lentezza della protagonista era non solo giustificata, ma necessaria.

The Mansion

Perception, si diceva, racconta la storia di Cassie. Una donna non vedente tormentata nei propri sogni da una villa misteriosa. Quella villa esiste davvero e Cassie è intenzionata a esplorarla, a comprendere quale sia il legame tra lei e quel luogo. Il titolo di The Deep End Games abbraccia il genere survival horror declinato però in chiave walking simulator e condito con un pizzico di Outlast e Amnesia. La villa esiste solo quando i suoni l'avvolgono.

È il vento a definirne i contorni, mentre Cassie si avvicina alla porta d'entrata attraverso il lungo viottolo. Una volta all'interno, il buio. Almeno finché non usiamo il bastone e con un colpo sul pavimento creiamo un'onda sonora in grado di rivelare l'ambiente che ci circonda. Perception è tutto giocato su questo stratagemma: ma laddove Beyond Eyes creava il proprio mondo man mano che il giocatore avanzava, qui il mondo già esiste, va semplicemente reso visibile. I suoni ci consentono di far apparire porzioni di scenario, il bastone è la chiave per proseguire. Una premessa originale, in ambito horror, ma che si scontra con una struttura a tratti poco credibile, in linea generale non ben congegnata.

Luci, Ombre e Suoni

Possiamo accettare che un suono illumini l'ambiente a tal punto da rendere riconoscibile qualsiasi oggetto, sebbene questa scomposizione analitica e precisa dello spazio tramite un semplice bastone che picchia sul pavimento risulti un po' forzata. Com'è forzato e poco verosimile il fatto che Cassie possa correre, opzione che a Rae era stata ragionevolmente negata. Quantomeno, quando si tratta di leggere testi, Cassie si affida a un lettore che scansiona l'oggetto e riporta a voce quanto scritto.

Cassie può anche fotografare alcuni dettagli e inviarli a un amico che li "tradurrà" per lei. Sono escamotage intelligenti, ma l'impressione generale è che la cecità sia trattata come pretesto, in maniera forse troppo superficiale.
L'idea che siano i suoni a creare il contesto, e di conseguenza a generare angoscia, è interessante, ma questa affascinante intuizione si scontra con una struttura assai poco intrigante. La progressione è infatti estremamente lineare, e non sarebbe un problema, non fosse che il piacere dell'esplorazione viene annientato dal sesto senso di Cassie, abilità che in qualsiasi momento consente (tramite la pressione del grilletto sinistro) di illuminare il prossimo obiettivo, in qualsiasi stanza esso si trovi. Dal momento che il percorso nella casa non è quasi mai chiaro (per forza di cose), il sesto senso più che un'opzione diventa una necessità. Inizia allora un viaggio a tappe piuttosto noioso che conduce di stanza in stanza, fino al punto di interesse successivo, teatro del prossimo tassello narrativo. Attraverso alcuni flashback e le solite registrazioni ci viene raccontato un po' alla volta, lungo i quattro capitoli di gioco, cosa è accaduto in quella casa. Il punto è che il giocatore non ha mai l'impressione di essere al comando; al contrario, è spesso Cassie a lanciarsi in osservazioni, non sempre immediatamente comprensibili, che consentono di introdurre la prossima mossa. La trama incuriosisce - aspetto non scontato - ma è forte la sensazione che sia Cassie la guida, e non il giocatore.

Giochiamo a nascondino?

La linearità viene "spezzata" da quel pizzico di Outlast di cui si parlava in apertura. Nella casa non siamo soli, c'è una presenza che si aggira e che faremmo bene a non allertare troppo col nostro bastone. Diventa quindi necessario moderare l'uso del bastone, evitare di produrre compulsivamente rumore.

Nel caso fossimo troppo arditi, lo scenario si colorerà di rosso: è segno che l'entità è vicina e faremmo bene a fuggire (o a nasconderci in alcuni punti specifici, illuminati di verde). Si tratta dell'unico elemento di sfida del gioco, che però non diventa mai realmente incisivo: sia perché poco approfondito, sia perché gestito senza particolare logica (ci sono punti in cui si può fare tutto il rumore del mondo ma dell'entità nemmeno l'ombra), sia perché anche in caso di game over il checkpoint è quasi sempre dietro l'angolo. Come esperienza horror, Perception manca insomma il bersaglio; sul fronte del gameplay, nonostante le curiose premesse, viene a mancare quel senso di esplorazione ragionata e intrigante che è alla base di qualsiasi walking simulator. Un vero peccato.

Perception Perception si affida a una premessa narrativa interessante - una protagonista non vedente - che però esaurisce ben presto la propria carica a causa di una struttura esplorativa che non riesce a essere convincente. La linearità non sarebbe nemmeno un problema in un titolo horror chiaramente influenzato dal genere dei walking simulator, ma lo diventa nel momento in cui al giocatore non viene concessa alcuna comprensione né dello spazio (ma narrativamente sarebbe pure giustificato), né della progressione (e questo è un tasto dolente). Paradossalmente, è Cassie a fare da guida e il giocatore non può far altro che procedere pigramente e passivamente di stanza in stanza, fino alla conclusione di un racconto peraltro accattivante (soprattutto sul finale). Il titolo realizzato da The Deep End Games offre alcune valide intuizioni, ma nell'insieme manca di logica e mordente. Da segnalare un adattamento italiano eseguito probabilmente di fretta, che alterna frasi ancora in inglese ad altre correttamente tradotte nel nostro idioma.

5.7

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