Perfect per PlayStation VR Recensione

Perfect è il corrispettivo per PlayStation VR di quelle colonne sonore new age fatte di onde che si infrangono e cinguettii di uccellini...

Versione analizzata: Playstation 4
recensione Perfect per PlayStation VR
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • PS4
Andrea Dresseno Andrea Dresseno ha iniziato a giocare alle elementari, prima a scrocco, poi si è reso autonomo. Scrive di videogiochi da quasi vent'anni, ma nel mezzo ci sono state alcune pause di riflessione: durante una di queste ha dato vita all'Archivio Videoludico, per cui ora si dedica anche alla conservazione del medium. Si dice sia nintendaro, ma non esistono prove. Lo trovate su Facebook.

Gira voce che il futuro della realtà virtuale non stia nei videogiochi. L'ho letto da qualche parte, forse su Facebook o in qualche forum. In effetti, tutte le volte che racconto la mia esperienza con la realtà virtuale, parlo sempre di Allumette piuttosto che di EVE: Valkyrie (il piuttosto che è usato con valore avversativo). Ho giocato anche a RIGS: motion sickness a parte, non ho rilevato benefici evidenti nell'utilizzo della VR, tolto lo stupore iniziale. La VR non è un plus in sé, lo diventa se applicata a esperienze che possano valorizzarne la natura. Dopo un mese di PSVR, ammetto di avvertire molto meno l'emozione dei primi giorni. Con dei distinguo.
Per esempio, trovo il virtuale molto appropriato in Tumble VR, perché l'equilibrio dei cubi vissuto in prima persona è notevole. Anche in Bound VR percepisco la differenza del prima e del dopo: essere calato in quel mondo immaginifico ha un significato e un impatto emotivo ben preciso. Trovo interessante affacciarsi dalle porte di Resident Evil VII, ne guadagna la tensione. Però ecco, lanciarmi nello spazio di Eve: Valkyrie in VR non mi interessa particolarmente, né saltare a bordo di mecha in arene futuristiche. Sembra che la VR mi colpisca molto meno nei giochi "tradizionali", a dimostrazione che forse le esperienze videoludiche andrebbero ripensate in ottica nuova, in ottica virtuale. Non tutti saranno d'accordo con queste mie parole, non lo sono del tutto nemmeno io.

La prigione

Perché questa intro? Perfect mi ha dato da pensare. Da una parte, è un'opera che ha senso di esistere solo in VR. Dall'altra, è un'opera concettualmente interessante ma praticamente inutile.

Non è un gioco, questa volta possiamo dirlo con certezza senza timore di essere smentiti. È il corrispettivo in VR di quelle colonne sonore new age fatte di onde che si infrangono e cinguettii di uccellini. È la versione non-gioco di Flower: per fuggire dal caos della vita di ogni giorno non resta che rifugiarsi in luoghi incontaminati. Parola d'ordine: relax. Tre scenari differenti proposti in due diversi momenti della giornata (dì e notte). Ogni scenario ha tre punti di osservazione fissi in cui è possibile teletrasportarsi in qualsiasi momento. Ogni punto ha alcuni oggetti, frutto di un copia-incolla, con cui interagire: sassolini, rami, un fuoco acceso, una lampada e una radio. Perfect si conclude nella pura contemplazione di una meravigliosa isola tropicale, di vette à la Alan Wake, di uno scenario innevato del nord. Mettete da parte ogni criterio videoludico: niente longevità, niente gameplay, purtroppo nemmeno esplorazione.

Se questo è relax

L'idea di utilizzare la VR in chiave relax, come strumento di evasione dalla realtà, è in teoria astuta e pertinente. La VR è per definizione una realtà altra. Tuttavia, appena approdati su quell'isola tropicale, ci piange il cuore a non poter quantomeno girovagare sulla spiaggia. Lanciare un sassolino o gettare un ramo sul fuoco, eventualmente scuoterlo, può essere rilassante finché non diventa noioso. Tre diversi punti di osservazione non sono sufficienti: l'immobilità, in quei paradisi naturali, è un supplizio. Mi sarei rilassato di più ad andare oltre le palme, dietro quello scoglio, a esplorare l'isola coi miei ritmi. Avere a disposizione uno scenario così bello e non poterlo vivere. Un vero peccato.

Perfect supporta sia il joypad che il Move. Nel primo caso basta guardare gli oggetti e afferrarli col grilletto destro una volta che si illuminano. Curiosamente, il lancio non è affidato al pad ma al movimento della testa. Molto meglio col Move, sebbene - sarà colpa del mio salotto male illuminato, o dell'area visiva limitata della PS Camera - abbia avuto problemi col tracciamento: a volte il Move digitale si bloccava o "saltellava". Supponendo che tutto funzioni al meglio, l'esperienza col Move è comunque decisamente preferibile.

Bagliori nel buio

Prima di spegnere la console, ho deciso di sdraiarmi sul divano (nel mondo reale). Lì, vicino a quelle palme. Guardando in alto ho visto una stella cadente. Ho acceso la radio (nel mondo virtuale) e ho selezionato una musica rilassante (volendo potete optare per la vostra playlist del cuore via Spotify). Nel mentre ho scorto un'altra stella scadente. Per un attimo ho pensato di fermarmi lì a rimirar le stelle e ad ascoltare le onde. Perfect, per un istante, ha raggiunto il suo obiettivo. Poi mi sono ricordato di essere prigioniero di quel metro quadrato, nonostante un'isola così bella. La VR può diventare strumento di evasione e relax: Perfect, purtroppo, ce ne dà solo un piccolo assaggio.

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