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Recensione Persona 4 Arena Ultimax

Arc System Works replica: il nuovo picchiaduro dedicato alla saga Atlus torna a convincere.

Versione analizzata: Playstation 3
recensione Persona 4 Arena Ultimax
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
Giovanni Calgaro Giovanni Calgaro è avvocato per sbaglio, ma tuttologo per passione, cresciuto a pane e videogiochi sin dalla più tenera età. Allevato da un commodore 64 non ha mai smesso di stupirsi per l'immensità della forma d'arte videoludica, tanto da sentire molto presto il bisogno di sfruttare l'amore per la scrittura per raccontare, far conoscere ai più e condividere questa meravigliosa passione. Potete sempre trovarlo su Facebook e Twitter, sempre che non sia in qualche aula di tribunale.

Ad Inaba, una leggenda metropolitana narra che, quando un appassionato di beat'em up sente nominare Arc System Works la sua mano corre senza esitazione, mossa da forze oscure, al portafoglio. Ebbene, anche in questo caso la leggenda ha un fondato sostrato di verità e molto probabilmente condurrà gli appassionati ad irreversibili esborsi monetari. È bene, dunque, procedere con ordine. Poco più di un anno fa gli utenti europei, dopo il solito - lungo - periodo di attesa, hanno potuto finalmente metter le mani su Persona Arena, una curiosa digressione beat'em up della serie ruolistica targata Altus. Essa, emancipandosi sempre più dall'originale Megami Tensei, nel corso del tempo è riuscita a guadagnarsi i consensi di critica e pubblico espandendosi, come spesso accade per le produzioni made in Japan, non solo su differenti hardware, ma anche su altri media. Altus, dal canto suo, non si è risparmiata, lanciandosi in esperimenti e commistioni solo all'apparenza "azzardate". In realtà, il lavoro di sviluppatori interni e terze parti (come in questo caso) ha sempre saputo catturare immediatamente l'attenzione dei giocatori per profondità e cura, non solo relativamente al setting, ma anche al gameplay. Tra gli esempi che possiamo annoverare v'è sicuramente Il recentissimo Persona Q: Shadow of the Labyrinth, RPG "Etrian Odyssey style" e, ovviamente, quella che può ormai dirsi una serie a tutti gli effetti, ovvero Persona Arena giunta, con Ultimax, al suo secondo episodio, in attesa - si spera - del salto generazionale o, al massimo, ad un suo eventuale approdo su lidi portatili. Arc System Works, forte di una esperienza indiscussa e di una'esperienza ultraventennale nell'ambito dei fighting game (con Guilty Gears e BlazBlue, ovviamente, su tutti), sembra essere riuscita a riproporre un prodotto di alto livello accessibile anche ai profani, affinando quanto di buono si è visto nella sua precedente incursione nell'universo creato da Altus.

GROSSO GUAIO AD INABA!

Persona 4 Arena Ultimax non è un picchiaduro come gli altri. Esso infatti si presenta all’utenza forte non solo di un substrato narrativo che farà felici i fan della saga targata Altus, ma anche di una pletora di modalità sostanziose, alcune nuove di zecca, che vanno ad aggiungersi a quelle già ampiamente viste e testate l’anno scorso. Partendo proprio dal setting, che giustifica e sostiene l’intero sforzo di Arc System Works, esso va ad ampliare ulteriormente l’universo narrativo della saga, attraverso una Story Mode in pieno stile “visual novel”, piacevolmente articolata attraverso diverse ellissi narrative e molti dialoghi. Il solito, curioso, crossover tra gli Shadow Operatives (ex membri della squadra speciale SEES) e l’Investigation Team, protagonisti rispettivamente dei JRPG Persona 3 e Persona 4, viene qui approfondito: la trama vede i due gruppi unire le forze nel tentativo di sventare una minaccia che rischia non solo di far sprofondare nelle tenebre la tranquilla cittadina rurale di Inaba, ma addirittura l’intera realtà. Sono trascorsi solo pochi giorni da quando i membri dei due team sono stati costretti ad affrontarsi nel folle torneo P-1 Grand Prix, all’interno del TV World, ed improvvisamente, durante quella che pare esser una tranquilla sera, Inaba viene invasa da una opprimente nebbia rossastra, tipica del mondo delle tenebre, che i ragazzi conoscono bene quale infausto presagio.

Questa volta però tutto sembra esser diverso. I ragazzi infatti non sono entrati nel TV World, ma è stato quest’ultimo a raggiungerli nel mondo del reale. Separati, messi alle strette e senza alcuna possibilità di capire cosa sta succedendo, tutti optano per raggiungere nel più breve tempo possibile la sagoma contorta di una torre, improvvisamente comparsa sopra la Yasogami High e probabilmente foriera di indizi utili a porre fine alla follia che si dipana davanti ai loro occhi. Come anticipavamo poco fa, Arc System Works, supervisionata dal team responsabile della saga interno ad Altus, è riuscita a metter la propria firma nella modalità storia, rendendola articolata e piacevolmente intrigante, molto diversa rispetto a quelle dei picchiaduro odierni, i quali troppo spesso considerano la campagna un orpello estetico privo di importanza. Ci saremmo aspettati però una maggiore interazione con il giocatore, il quale purtroppo per troppo tempo deve restare spettatore passivo delle vicende a schermo ed è chiamato di tanto in tanto a risolvere qualche scontro. Una volta terminata la campagna però, all'utente impaziente di menar le mani si rivela il vero potenziale del titolo.

CHE LO SCONTRO ABBIA INIZIO

P4A Ultimax amplia la già buona offerta del predecessore modificando e bilanciando sensibilmente il gameplay ed introducendo alcune novità che vanno ad incidere positivamente sulla longevità in singleplayer del titolo. Con preciso riferimento alle modalità di gioco in singolo, oltre alla sezione dedicata ai al training per prendere familiarità con i comandi di gioco e i differenti stili dei combattenti, troviamo il classico Arcade, la modalità Versus (per gli scontri contro CPU o amico offline), Score Attack (basata, appunto, sull’accumulo compulsivo di punteggio sino al K.O.) e l’interessante new entry rappresentata dalla modalità Golden Arena. Quest’ultima si è rivelata un valore aggiunto all’esperienza di gioco, date le sue peculiari caratteristiche che vedono innestarsi, nella formula beat’em up, alcuni basilari elementi RPG che non potranno che rendere felici gli appassionati della saga. In questa modalità, una volta preso il controllo di un combattente, potrete condurlo attraverso quattro “dungeon” di difficoltà crescente. Ogni vittoria porta con sé esperienza e ad ogni avanzamento di livello del combattente è possibile incrementare, attraverso la spesa dei canonici punti, diversi parametri passivi e non solo. La presenza di quattro slot abilità infatti consente di modificare ulteriormente ed a piacere il proprio stile di combattimento, adattando ed inserendo le skill speciali apprese nel corso della scalata. Una bella aggiunta con cui sbizzarrirsi, non c’è che dire, soprattutto se si considera il fatto che il roster presenta diciannove personaggi giocabili, altrettanti - salvo qualche eccezione - omologhi “Shadow” (di cui parleremo a breve), e che ognuno di essi può esser fatto crescere ben oltre il sessantesimo livello.
A dirla tutta i personaggi sarebbero ventidue, ma gli sviluppatori hanno preferito rendere sbloccabili Adachi, Marie e Margaret tramite DLC singoli, assieme a skin ed avatar da utilizzare online (sulla falsariga delle politiche di Capcom, per intenderci, ma non a tali livelli fortunatamente). Da ultimo, sempre tramite DLC, per chi si fosse perso il precedente episodio è possibile acquistare e scaricare l’originale campagna di Persona: Arena.

Un beat’em up, si sa, oramai non può definirsi tale se difetta del comparto multigiocatore online, vera croce e delizia dei tempi moderni. Sotto questo profilo P4A Ultimax può dirsi completo e ben studiato. Durante le nostre sessioni online non abbiamo riscontrato alcun problema di latenza, giocando in modo fluido ogni scontro, grazie anche alla possibilità di settare le preferenze, in modo da trovare sempre avversari con la medesima qualità e velocità di connessione. Gli unici problemi li abbiamo riscontrati nel matchmaking, a causa della difficoltà di trovare avversari non solo della nostra stessa “regione” videoludica, ma anche del nostro stesso livello, mostrando tutto il divario tra videogiocatori occidentali ed orientali. Nulla, comunque, che possa inficiare la qualità tecnica generale della corposa offerta online, comprensiva di ranked match e lobby “sim style” in cui trovare, comunicare ed invitare alla sfida gli altri giocatori che gironzolano per la sala d’attesa.

TRADIZIONE ED INNOVAZIONE

Chiaramente, non possiamo esimerci d’analizzare l’aspetto che rappresenta il vero cuore pulsante dell’esperienza beat’em up, ovverosia il gameplay. P4A Ultimax, proprio come il suo predecessore, si presenta come un classico picchiaduro bidimensionale con innesti tridimensionali limitati ai background degli stage. Il gameplay si adagia totalmente sull’esperienza ultraventennale di Arc System Works nel campo dei beat’em up 2D, non limitandosi a seguire in modo pedissequo l’impianto tecnico di due pietre miliari del genere come Guilty Gear e BlazBlue, bensì riproponendolo in modo creativo e contestualizzato al target di riferimento.
Nel corso della storia videoludica vi sono stati di picchiaduro tecnici e difficili da padroneggiare, ma forse mai quanto le produzioni di Arc System Works; in questo caso però il merito degli sviluppatori consiste nell’aver aver reso maggiormente accessibile il titolo, pur mantenendo elevata la qualità tecnica, grazie alla presenza di agevolazioni nella mappatura del pad che danno un deciso aiuto ai profani del genere. La cosa ai puristi forse non piacerà, ma basta disabilitare la funzione e la curva di difficoltà ritorna quella dei bei vecchi tempi.
Il corposo roster di personaggi giocabili si è ulteriormente ampliato, con la presenza di ben diciannove combattenti e delle loro omologhe forme “Shadow”, selezionabili a piacere. Ogni combattente possiede un parco mosse unico e davvero ben caratterizzato. Il set di attacchi è studiato e basato sulle peculiarità che emergono dai vari episodi della saga, creando in questo modo un continuum nell’universo narrativo che non mancherà di far piacere ai fan, grazie a citazioni e richiami a pregresse vicende.

Avrete forse intuito che la caratteristica principe di PA: Ultimax è la profondità, e per padroneggiare al meglio ogni personaggio sono necessari giorni e giorni di pratica. La tecnicità del gameplay infatti emerge in tutta la sua forza non appena ci ritroviamo sul terreno di scontro. Fermo restando il sistema di auto-combo utilizzabile tramite la pressione di un semplice tasto, il gameplay è esattamente quello che ci si aspetta da un picchiaduro 2D e, soprattutto, da Arc System Works. Le caratteristiche ci sono tutte: veloci combo che si intersecano in attacchi leggeri ed attacchi pesanti, lunghe sequenze di colpi che non lasciano scampo all’avversario, molte proiezioni nella migliore tradizione juggling, counter attack e cancel (o break), la classica gauge bar per i boost temporanei ma, soprattutto, la possibilità di poter evocare velocemente i Persona (ora maggiormente bilanciati per ogni personaggio).
Gli attacchi portati dai Persona possono essere bloccati con la giusta tempistica (le Persona Break), rendendo impossibile all’avversario richiamare il proprio Persona per un limitato periodo di tempo. Tutti questi aspetti, già presenti nel precedente capitolo, vengono non solo bilanciati, ma ulteriormente impreziositi dalla possibilità di utilizzare le versioni “Shadow” dei personaggi. Queste non sono semplicemente versioni esteticamente diverse dei combattenti: si presentano con peculiarità diverse rispetto alle loro controparti normali, come ad esempio una maggiore tendenza allo sbilanciamento verso caratteristiche prettamente offensive, una barra della salute leggermente maggiore e la presenza della Shadow Frenzy che dona per un periodo limitato di tempo e al costo di una determinata quantità di energia SP illimitati e, quindi, combo ed evocazioni in gran quantità. Anche chi già conosce a menadito i moveset del precedente “capitolo”, insomma, potrà qui sbizzarrirsi a rivedere le proprie strategie, esplorando una quantità incredibile di stili e possibilità
Arc System Works, insomma, con P4A Ultimax ha fatto un ottimo lavoro di rifinitura, smussando le imprecisioni del primo capitolo, ribilanciando il combat system, rivedendo la quantità di card Persona disponibili per ogni personaggio ed ampliando di molto il già corposo roster.

MAZZATE ANIME STYLE

Per ciò che attiene prettamente al comparto tecnico, il titolo si presenta praticamente immutato rispetto al predecessore e fa risaltare ancora una volta la capacità del team di caratterizzando al meglio personaggi e parco mosse adattandoli al setting di riferimento. Gli sprite bidimensionali in pieno stile anime dei combattenti provenienti da Persona 3 e 4 sono ottimamente realizzati ed animati, e vengono calati in background splendidamente caratterizzati, anch’essi animati e, ovviamente, totalmente tridimensionali. Il contrasto tra i due stili è notevole e questo forse contribuisce a dare ancor più visibilità e carattere al titolo. L’engine utilizzato è rimasto praticamente lo stesso che abbiamo visto l’anno scorso, sempre fluido e mai sofferente.
Anche la qualità del comparto audio rimane elevata, con un ottimo doppiaggio in lingua anglosassone (anche se, come sapete, è sempre bello utilizzare la lingua giapponese) e una soundtrack splendida, con arrangiamenti provenienti direttamente dagli episodi ruolistici Persona 3 e Persona 4. Veloci pezzi rock, graffianti riff di chitarra elettrica, melodie corali e ritornelli j-pop si alternano senza soluzione di continuità, scandendo il rapido alternarsi dei movimenti a schermo.

Persona 4 Arena Ultimax Persona 4 Arena Ultimax si presenta come un titolo dall’elevata qualità tecnica, nonché come un degno successore dell’originale episodio giunto solamente l’anno scorso, con notevole ritardo, sul mercato occidentale. L’eccelsa Arc System Works, mettendoci tutta la certosina passione e la cura per il dettaglio che da oltre un ventennio caratterizza il suo lavoro, con consumata esperienza è riuscita a smussare le imperfezioni e ad introdurre alcune novità che vanno ad incidere positivamente sull’esperienza di gioco. La Golden Arena Mode è un valore aggiunto al singleplayer, così come il deciso ampliamento del roster e lo “sdoppiamento” dei personaggi giocabili. Nonostante la presenza di qualche DLC a pagamento possa far storcere il naso (ma questa è una “moda” che ormai si riscontra in tutti i beat’em up contemporanei), l'offerta densa e straripante del titolo è più che sufficiente per mandare in visibilio gli appassionati del genere. Del resto, P4A Ultimax è un titolo profondo, tecnico e longevo, adatto ai puristi ma al contempo accessibile (grazie al sistema di “assistenza”) anche alle nuove leve che desiderano cimentarsi e testare le proprie abilità senza troppo risentire di un combat system altrimenti precisissimo e punitivo.

8.5

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