Recensione Persona 4: Dancing All Night

Yu Narukami si lancia sulla pista da ballo! Atlus presenta Persona 4 Dancing All Night, spin-off danzerino del JRPG Persona, che segue le orme della idol virtuale Hatsune Miku di Sega

Versione analizzata: Playstation Vita
recensione Persona 4: Dancing All Night
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  • PSVita
Nicolò Pellegatta Nicolò Pellegatta va matto per il chinotto, i fumetti europei (anche quelli francesi), non sopporta le code. Ha un debole per i videogiochi giapponesi, ma Kojima proprio non gli sta simpatico. Apprezza i giochi di breve durata, ma poi finisce sempre per iniziarne uno da 40 ore! Dissuadetelo su Facebook, Twitter o su Google Plus.

Chi se non la serie Persona poteva tentare il grande salto verso il mondo patinato e molto nipponico dei rhythm'n game? L'alto tasso j-pop delle canzoni di Norihiko Hibino ed il carisma della crew di personaggi, sopratutto del terzo e quarto episodio, ben si addicono ad un videogame dove il ballo è l'arma più potente per sconfiggere i demoni.
Atlus ha voluto fare le cose sul serio con Persona 4 Dancing All Night: piuttosto che lanciarsi in una produzione in-house dove la conoscenza del genere di videogiochi musicali rasenta lo zero, ha tirato in ballo nientemeno che Dingo, colei che diede vita ai primi videogiochi firmati Hatsune Miku. Ma circa un anno dopo, quando lo sviluppo peraltro volgeva al termine, Dingo è stata esautorata e l'intero processo è tornato saldamente nelle mani originarie. Un problema di gestione della licenza? Screzi sul gameplay? Scarsa collaborazione tra programmatori e musicisti/coreografi? Non ne abbiamo idea, ma dopo aver confrontato i primi videogame della idol virtuale dai capelli turchesi con Persona 4 Dancing All Night Sono ballate all'occhio alcune differenze in termini di gameplay e del modo di "suonare" le tracce musicali: forse che Atlus ha fatto pressione per semplificare il tutto in modo da venire incontro ai fan di Persona dallo scarso senso del ritmo?


Teddie Manero

Persona 4 Dancing All Night si presenta con un filmato in animazione classica niente male, seguito da menù alquanto stilosi ed ispirati al mondo tutt'altro che tramontato della disco music, con forti influenza dal film La febbre del Sabato sera. Cominciamo bene: Atlus ha coinvolto nel processo di sviluppo di questo spin-off (sulle prime sciocco e scostante rispetto alla serie di JRPG) gli art designer ufficiali, la schiera di compositori (autori dei remix ballabili nel gioco) ed anche i doppiatori ufficiali, presenti in ogni anfratto del gioco, dai dialoghi alle frasi di incitamento durante le coreografie, finanche lo shop di costumi e accessori!
L'ottima confezione grafica e sonora accompagna il giocatore lungo le varie modalità di gioco, le quali sono principalmente 2: lo Story Mode ed il Free Dance.
La trama di gioco è rivolta ai fan sfegatati di Persona 4 e Persona 4 Arena, i quali vogliono trascorrere ulteriori ore nel mondo di Yu Narukami e compagni, apprezzando fortemente lo stile prolisso dialoghi. Ogni personaggio viene sviscerato in ogni minuzia psicologica, descritte le sue ansie ed i suoi sogni, protagonista di scene corali e soliloqui...tutto questo all'interno di una trama che prende le premesse dalla visita da parte dei nostri beniamini ad una casa discografica. Sembra una puntata di Amici, finché (per fortuna) i nostri sono risucchiati nel mondo dei demoni allo scoccare del Midnight Stage.
Niente da eccepire: lo stile dei dialoghi è ottimo e risulta scorrevole anche in inglese (scordatevi la lingua italiana), la trama allunga ancora un po' di più la permanenza nel mondo di Persona 4 (sopratutto ora che il quinto episodio è stato posticipato) e le molte discussioni aiutano a mantenere una certa coerenza tra reale e mondo demoniaco.
Peccato solo che nella modalità storia si balla pochissimo! Ci sono interi capitoli dove si leggono i dialoghi e basta, mentre le coreografie sono poche e nemmeno troppo impegnative. Solo due tipi di giocatori porteranno a termine la modalità storia: gli amanti delle Visual Novel e coloro che desiderano sbloccare 2 personaggi extra, impossibili da ottenere nelle altre modalità.


Danza che ti passa

Archiviata con una punta di delusione la modalità narrativa ci siamo buttati a pesce nel Free mode, a questo punto cuore del titolo Atlus, al pari di Hatsune Miku. Dal franchise Sega eredita pesantemente la struttura, ben bilanciata sul collezionismo dei costumi attraverso cui abbigliare il cast di personaggi e sullo sbloccaggio di nuove tracce a difficoltà crescente. C'è da dire che il livello di difficoltà non è elevato al pari del parente Sega, tant'è che i giocatori duri e puri -pronti a sostenere la coordinazione occhio mano di un giapponese- dovranno rivolgersi al massimo livello di difficoltà per trovare una vera sfida e anche qualche game over motivante.
D'altra parte Atlus ha pensato che molti fan possono essere interessati ai ragazzotti di Persona che danzano senza aver mai toccato da vicino un rhythm'n game, ragion per cui si è pensato ad un basso tasso di sfida, con la negatività che si può tranquillamente sbloccare tutte le tracce a livello easy...e quindi non ha praticamente senso poi impegnarsi a difficoltà Hard.
Le tracce coprono i temi principali e quelli cantati da Persona 3 in avanti, passando per porting, spin off (Persona Q per 3DS) e picchiaduro 2d. Per i brani più celebri ci sono anche alcuni validi arrangiamenti con nomi d'eccezione, come per esempio una versione di Time to make history a firma di Akira Yamaoka (Silent Hill, The Evil Within): a dire il vero dopo averli passati in rassegna un po' tutti ci è venuta la voglia di mettere le mani su qualche traccia inedita (ce ne sono, ma sono giusto un paio e legate alla storia), se non altro perchè pensata appositamente per accompagnare il gameplay di Persona 4 Dancing All Night.
Rispetto ad Hatsune Miku, infatti, qui le tracce sono state composte per accompagnare cut scene e non sempre si adattano perfettamente al premere nervoso dei tasti. Ci sono, insomma, alti e bassi: alcuni brani, sopratutto quelli con gli ottoni e già in origine dance, dove solamente gli stoccafissi non trovano la forza di ballare, mentre altri sono più forzati e sopratutto mal si conciliano con il tasto che si chiede al giocatore di premere.

Il gameplay è una nota in parte dolente. Con nostra somma sorpresa data l'esclusività per Playstation Vita, non c'è alcuna interazione con i touch screen, né nei menù, né nel corso delle coreografie interattive (è possibile solamente eseguire una nota opzionale, peraltro più comoda mediante gli analogici); Theatrhythm Final Fantasy ci aveva deliziato anche e sopratutto con i suoi brani in punta di stilo. Non c'è nemmeno, come in Hatsune Miku, la feature che vede le icone da sovrapporre (ovale+tasto corrispondente da allineare con tempismo) fluttuare sull'intero schermo; l'interazione avviene ai bordi dello schermo dove si trovano 6 icone, corrispondenti ai tasti triangolo, cerchio e croce ed alle direzioni su, giù e sinistra. Ben presto si imparano i tasti associati alla parte di schermo in cui cadono le "note" e si perde quell'elemento di imprevidibilità presente, invece, nel titolo Sega di matchare tasto e posizione sullo schermo; inoltre perde anche quella piacevolezza scenica che si avvertiva sia in Theatrhythm Final Fantasy che in Hatsune Miku di rincorrere la coreografia e danzare in perfetto ritmo.
In Dancing All Night il giocatore fa il suo gioco, premendo i tasti con il giusto tempismo, mentre sullo sfondo il personaggio danza per conto suo; inoltre, se aggiungiamo che alcuni brani sono poco studiati a livello di esecuzione (in parole povere, pare di eseguire alla pressione dei tasti un'altra melodia) si corre il rischio di un forte sfasamento tra immagini e sonoro, che è deleterio in questa tipologia di giochi.
Ed è anche un autentico peccato perchè Playstation Vita fa valere con Persona 4 Dancing All Night tutta la brillantezza del suo schermo, le molteplici cromie e il dettaglio dei modelli poligonali che il suo hardware sa muovere con indefessa fluidità. Niente da eccepire anche per quanto concerne la qualità sonora: con un paio di cuffie (anche non troppo costose) si può godere di un ottimo sorround, che fa percepire distintamente la polifonia degli arrangiamenti, dove molteplici tracce si mescolano e suonano in parallelo. Se per caso avete nel vostro salotto una Playstation Vita TV vi consigliamo proprio di giocare sul televisore collegato ad un degno impianto audio, anche perchè come abbiamo scritto il touch screen è ininfluente e quindi si può fare tutto con il solo Dualshock di Playstation 4.

Persona 4: Dancing All Night Persona 4 Dancing All Night rappresenta il primo tentativo da parte di Atlus di entrare nel mercato dei rhytm'n game, seguendo l'esempio della idol virtuale Hatsune Miku di Sega. Coinvolgendo proprio inizialmente la software house Dingo, responsabile proprio dei primi episodi di Hatsune Miku, Atlus ha richiamato a sé i giovani alla moda di Persona 4, la loro estetica pop ed il forte carisma di ciascuno, con l'obiettivo di metterli su un palco scenico e farli ballare su input del giocatore. Poi qualcosa è andato storto: Dingo ha abbandonato il progetto ed infatti ci sono molti elementi proprio nel gameplay che non ci hanno soddisfatto, sopratutto in relazione ai congeneri. Gli arrangiamenti musicali sono accattivanti, ma mal si concordano con la pressione dei tasti del giocatore ed anche la stessa coreografia presentata sullo schermo. Vi è da un lato una gradita attenzione allo stile dei menù, ma dall'altro lo Story Mode dimentica la parte danzerina per assomigliare sorprendentemente ad una Visual Novel, dove si leggono i ben scritti dialoghi, ma non si interagisce minimamente. In definitiva, Persona 4 Dancing All Night non è né un pessimo videogioco della serie Persona, perchè ne raccoglie l'identità grafica e porta avanti anche la trama del quarto episodio, né un pessimo rhythm'n game perchè alcuni brani sono veramente coinvolgenti ed uno spasso da "suonare". Tuttavia rispetto agli altri congeneri come Theatrhythm Final Fantasy o Hatsune Miku gli mancano alcuni accorgimenti sopratutto nella parte di gameplay, che avrebbero potuto rendere godibile il titolo anche a chi non è un fan sfegatato dello stile Atlus, di Yu Narukami, Teddie (Manero) e Rise Kujikawa...

7.3

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