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recensione Persona 4: Golden

La versione portatile di uno dei migliori RPG della generazione

Versione analizzata: Playstation Vita
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • PSVita
Alessandro Alessandro "Neon" Mazzega prende confidenza fin da tenera età con pad e tastiera e si appassiona rapidamente al mondo dei videogiochi, lavorando come giornalista sulle principali realtà online e occupandosi di sviluppo, attualmente in Forge Reply. Bassista fallito, ha ormai venduto lo strumento per passare dietro al microfono, sia per cantare che per condurre il podcast Gaming Effect. Cercatelo su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Storicamente il brand che ha reso celebre Atlus in tutto il mondo, permettendo l’apertura della mai troppo celebrata divisione statunitense, risponde al nome di Megami Tensei. Con l’aumento del successo del franchise anche in occidente -soprattutto nell’epoca Playstation 2- è stata però la sottoserie Persona che ha identificato il valore della software house.
Proprio Persona 3, infatti, è il gioco che ha attirato sull’azienda i riflettori di tutta la stampa mondiale, in quanto in precedenza solo le pubblicazioni dedicate ai giochi di stampo nipponico e ai JRPG avevano dato l’attenzione e lo spazio necessario a titoli come Nocturne e i due capitoli di Digital Devil Saga.
Il successo di Persona 3, inoltre, ha garantito gli introiti necessari a trasformare la serie Persona da assolutamente aperiodica a quasi regolare, con un solo anno e mezzo di distanza tra il terzo episodio e Persona 4, ora riproposto in una attesissima versione per Playstation Vita. Il grande fermento attorno all'arrivo di Persona 4: Golden è legato soprattutto alla cronica mancanza di titoli di richiamo per la più recente console portatile Sony, nonchè al rinnovato interesse per il genere scatenato dall’uscita di Ni No Kuni, vero mattatore di questo inizio anno.

Salto generazionale

Persona 4 ha avuto una gestazione tutto sommato rapida, che è andata complicandosi nel periodo successivo al lancio: l’edizione per Playstation 2, infatti, è stata pubblicata in Giappone nel 2008, con le versioni occidentali a seguire, alcuni mesi più tardi.
I fan hanno atteso a lungo una riedizione che sembrava nell’aria sin dall’anno successivo alla pubblicazione, come praticamente accadde anche con il capitolo precedente, che venne riproposto in una versione riveduta, corretta e ampliata, intitolata Persona 3 FES.
La pubblicazione di Persona 3 Portable per PSP aveva quindi spiazzato i fan, convincendoli che anche il quarto capitolo avrebbe quindi visto una "enhanced edition" portatile, probabilmente proprio su PSP. I tempi si sono in seguito dilatati, al punto che Golden è stato infine dirottato su Playstation Vita, traendo vantaggio dalla maggiore potenza della console per proporre quindi un’incarnazione sicuramente migliore e più completa rispetto all’originale per Playstation 2.

Verso la campagna

Persona 3 proponeva un’ambientazione urbana molto marcata, con le tipiche atmosfere notturne da metropoli nipponica, nella quale inquietanti bare comparivano nelle strade durante la Dark Hour, ora successiva alla mezzanotte in grado di dilatare il tempo che intercorre tra la fine di un giorno e l’inizio del successivo.
Il seguito, invece, trasla l’intera vicenda fuori dalla città, in una regione rurale chiamata Inaba: poche decine di centinaia di cittadini abitano in un piccolo villaggio, dove quasi tutti si conoscono.
Il protagonista, abituato alla vita di città, si trova proiettato in un ambiente atipico, dove dovrà vivere per svariati mesi, presso la dimora della famiglia Dojima, composta da suo zio e dalla sua cuginetta Nanako.
Si tratta di un’espediente astuto per celare il passato del personaggio principale, calando il giocatore un poco alla volta in un’ambientazione abbastanza comune per quanto riguarda l’immaginario dei manga e degli anime ma che, in ambito videoludico, è stata sfruttata pochissime volte.

Le prime ore di gioco, quindi, fungeranno sia da tutorial che da introduzione non solo per il giocatore, ma anche per il personaggio che controlla, in quanto tutto sarà nuovo: una scuola nella quale iniziare a seguire le lezioni con compagni sconosciuti, una cittadina da scoprire, benché non ricca di luoghi di ritrovo particolarmente adatti ai ragazzi, e modi di fare differenti rispetto alla grande città: pettegolezzi e voci di corridoio, ad esempio, si diffonderanno rapidamente tra le stradine della località, dando l’idea di una comunità molto ristretta e unita, ma anche curiosa e sospettosa verso chi arriva dall’esterno.
In quest’ottica l’ambientazione assorbe l’attenzione del giocatore dal primo minuto: inizialmente si avrà a che fare con una struttura e una narrazione molto simili agli stilemi degli anime, e lo spazio al gioco vero e proprio arriverà solo in un secondo momento, quando ci si ritroverà ormai rapiti dalla vicenda e incuriositi da un’oscura serie di omicidi.

Assassini seriali

L’impatto con la vita di campagna trasmetterà uno stato di calma e tranquillità destinato improvvisamente ad incrinarsi. Durante la prima settimana di permanenza del protagonista in casa Dojima, infatti, si inizierà a frequentare la scuola, a conoscere i nuovi compagni e a farsi qualche nuovo amico, imparando quindi a prendere confidenza con i ritmi che le scuole superiori nipponiche impongono ai propri studenti, tra lezioni, esami e doposcuola nei club.
Parallelamente, però, inizieranno ad accadere una serie di eventi inspiegabili che scuoteranno la monotonia della vita di provincia: una serie di omicidi mobiliterà la polizia locale, nella quale lavora proprio Ryotaro Dojima, impegnata non solo a trovare il colpevole ma anche a calmare la popolazione, tutt’altro che abituata a fatti di sangue, soprattutto se assolutamente inconsueti: i cadaveri, infatti, verranno ritrovati appesi a differenti antenne televisive sparse per il territorio, fattore che andrà di pari passo con una diceria popolare tanto folle quanto inquietante. Gira voce, infatti, che nelle giornate di pioggia, allo scoccare della mezzanotte, sia possibile vedere delle strane immagini all’interno di un qualsiasi schermo televisivo. Ecco quindi che la televisione, media tradizionalmente molto legato alla vita rurale, diventa il vero protagonista della storia, in quanto nasconderà un vero e proprio mondo al suo interno.

Oltre il tubo catodico

Nel frattempo, infatti, il protagonista avrà fatto amicizia con Yosuke, coetaneo figlio della famiglia che ha in gestione Junes, punto vendita locale di una catena di supermercati, unico vero punto di ritrovo dei ragazzi che abitano nella zona di Inaba. Nel gruppo si aggiungeranno anche due ragazze, l’esuberante ed espansiva Chie e la sua amica dall’animo opposto, introverso e poco socievole, chiamata Yukiko.
I quattro formeranno un gruppo inseparabile, che tenterà di svelare il mistero sui fatti che stanno accadendo sia al di qua che al di là dello schermo televisivo, esplorando un mondo distorto simile al nostro ma deformato dalle Shadow, ombre che si ritengono responsabili di ciò che sta accadendo nella cittadina.
Qual è il legame tra gli omicidi e la televisione? Cos’è il realtà il mondo al quale si può accedere dal gigantesco schermo al plasma presente nel reparto elettronica di Junes? Perché la serie di eventi hanno iniziato ad accadere proprio con l’arrivo in città del protagonista?

L’esplorazione del mondo parallelo, fortunatamente, verrà resa più semplice proprio dai Persona, caposaldo della serie: entità sovrannaturali insite in ogni individuo, che si possono risvegliare progressivamente e migliorare grazie alla socialità insita di ogni individuo, per utilizzarle poi in battaglia a proprio vantaggio.
L’amicizia con gli altri, quindi, è un aspetto fondamentale di Persona 4 Golden: imparando a conoscere in modo sempre più approfondito i propri amici si stringeranno dei legami simboleggiati dai Social Link, che a loro volta permetteranno di migliorare i Persona di ognuno, sbloccando nuove abilità e facendo diventare il party sempre più forte e coeso.

Contro le ombre

Il combat system di Persona 4 Golden risulta abbastanza classico e ha beneficiato delle migliorie che Persona 3 Portable apportò all’episodio base: la struttura a turni permette di effettuare attacchi, evocare i Persona o utilizzare oggetti, con in più l’opportunità di controllare direttamente anche i compagni, senza affidarsi quindi all’intelligenza artificiale del gioco. Fattore assolutamente utile in presenza dei boss più coriacei.
L’evocazione dei vari Persona è ovviamente il fulcro degli scontri, con le varie abilità che fanno capo agli elementi naturali, come fuoco, elettricità, vento: un sistema che innesca la ricerca del punto debole dell’avversario, evitando nel contempo attacchi che possano essere bloccati o addirittura trasformati in energia vitale da chi li riceve.
Per arrivare agli scontri, però, bisognerà esplorare il mondo presente all’interno degli schermi televisivi, strutturato su livelli di difficoltà crescente molto simili a quelli presenti nel Tartarus di Persona 3. Questo elemento purtroppo non è stato migliorato in alcun modo, e rappresenta tutt’ora uno dei punti deboli dell’intera produzione: porge infatti il fianco ad una linearità troppo marcata e in generale ad una mancanza di inventiva che, per fortuna, permea invece tutte le altri ambientazioni presenti nel gioco.

Mosse vincenti

Ciò che funziona davvero bene all’interno di Persona 4 Golden è il progressivo evolversi della trama, grazie al taglio investigativo e al tono di mistero che avvolge tutti gli eventi che accadranno progressivamente a Inaba. Il Plot risulta quindi molto interessante, al punto da aver dato vita anche ad un’anime, suddiviso in ventisei episodi trasmessi in patria a cavallo tra il 2011 e l’anno successivo. La narrazione carpisce subito la curiosità del giocatore, che avrà comunque un ottimo controllo sul ritmo di gioco: le giornate verranno scandite da un calendario, con periodi in cui si passerà la maggior parte del tempo a scuola, mantenendo libere alcune ore nel tardo pomeriggio e alla sera, altre in cui la preparazione per gli esami risulterà fondamentale, e infine le tanto agognate vacanze, con la libertà di fare ciò che si vuole.

Si potrà quindi scegliere come riempire i momenti di libertà del protagonista, scegliendo tra studio, sport, club scolastici, lavori part-time, uscite con gli amici, esplorazione della città e molto altro. Il tutto per cercare di migliorare progressivamente i Social Link e ottenere ad ottimi voti, utili anche per aumentare la propria popolarità all’interno della scuola, continuando nel contempo a pattugliare il mondo al di là degli schermi televisivi.

Power-up

L’edizione Golden si contraddistingue dalla sua controparte per Playstation 2 per alcune aggiunte, sicuramente non determinanti ma assolutamente gradite: la prima è legata alla connessione al Playstation Network e si ispira alle meccaniche proposte per la prima volta da Demon’s Souls. Nel titolo From Software, infatti, era possibile ricevere dei consigli dalla comunità, semplicemente leggendo i messaggi lasciati dagli altri giocatori all’interno del mondo di gioco. Atlus ha già adottato un approccio simile in passato con Catherine, trasformando però l’interazione tra i giocatori da facoltativa ad obbligatoria: durante l’avventura di Vincent, infatti, ogni giocatore rispondeva a delle domande particolarmente ficcanti e ogni utente poteva poi visualizzare come si era spaccato l’insieme dei giocatori davanti ad ogni quesito, visualizzando le tipologie di risposte espresse in percentuale. Persona 4 Golden propone una meccanica simile: in ogni momento di libertà, nel quale il giocatore potrà decidere liberamente come impegnare il tempo a disposizione del protagonista, si potrà visualizzare una schermata che conterrà numerosi fumetti: dentro ad ognuno sarà presente un’attività differente, in numero maggiore se intrapresa da più giocatori. In questo modo si potrà capire come avranno impiegato le giornate i vari utenti che hanno già affrontato quel periodo all’interno del calendario di gioco.
La connessione si farà poi più stretta durante l’esplorazione della dimensione alternativa, in quanto sarà possibile lanciare un SOS se si è in particolare difficoltà: se il messaggio verrà recepito da qualcuno, il giocatore verrà automaticamente premiato con un boost temporaneo delle caratteristiche del proprio party.
Per quanto riguarda i contenuti aggiuntivi, invece, è presente un nuovo personaggio, una figura decisamente misteriosa chiamata Marie, che aggiungerà nuove opzioni all’interno della Velvet Room, luogo onirico in cui poter fondere i vari Persona per ottenerne di più potenti, così come un Social Link specifico, abbastanza difficile da sviluppare a causa della personalità atipica della ragazza.
Si aggiunge poi una nuova funzionalità intitolata TV Channel, che progressivamente si animerà di contenuti video aggiuntivi, come gli intermezzi animati di altissima qualità, sbloccati nel corso della trama principale, e altri extra, rappresentati da featurette e spot promozionali, prodotti a supporto della campagna di lancio del gioco.
Elementi aggiuntivi a parte, Golden ha subito un lifting che è intervenuto soprattutto sulle ambientazioni, più ricche rispetto al passato, e su alcuni dettagli dei modelli dei personaggi, leggermente più dettagliati ma comunque con un set di animazioni ridotto. La resa finale, su questo fronte, non è del tutto naturale e troppo vicina a quella dei manichini presenti in molti altri JRPG dell’era Playstation 2.

Edizione di lusso

Atlus USA ha fatto le cose in grande per il lancio di Persona 4 Golden, proponendo il gioco sia in digital delivery dal Playstation Network, sia su cartuccia.
Se l’edizione normale, però, non si distingue dalle altre uscite per Playstation Vita, la controparte limitata, intitolata Solid Gold, è da subito apparsa come una primizia per i collezionisti, andando a ruba già in sede di preorder.
La tiratura limitata a diecimila copie ha quindi fatto scattare la caccia, soprattutto per l’inclusione di numerosi gadget aggiuntivi, racchiusi in una confezione molto grande rispetto alle custodie tradizionali dei giochi per Playstation Vita.
Gioco a parte la premium edition include una serie di sticker e skin protettive per la console, con in più una custodia morbida a tema prodotta da Hori e una cover in plastica che si può montare in modo da chiuderla a protezione dello schermo durante il trasporto.
All’appello, quindi, mancherebbe solo un artbook, pubblicato a parte anche in Giappone, ma che probabilmente non verrà mai proposto ufficialmente anche in occidente.
Purtroppo sembra che la Solid Gold edition non verrà resa disponibile anche sul nostro territorio, in quanto NIS America, che si occuperà del publishing in Europa, non ha ancora annunciato nulla a riguardo.

Persona 4: Golden A distanza di quattro anni Persona 4 torna in un’edizione assolutamente ben confezionata, che rende giustizia al gioco originale e ben si adatta all’hardware di Playstation Vita. La possibilità di poter giocare in mobilità ad un titolo così profondo e dagli altri valori produttivi è subito risultata gradita ai fan, al punto tale che la console di Sony ha ottenuto un boost di vendite di tutto rispetto in Giappone nel periodo dell’uscita. Lo stesso è accaduto sul mercato statunitense, storicamente ghiotto dei titoli proposti da Atlus, mentre in Europa i fan sono in minor numero, anche se altrettanto appassionati. L’uscita europea, quindi, è molto attesa soprattutto da quei giocatori che da tempo attendevano un JRPG di grande livello e che, probabilmente, in queste settimane sono immersi nel mondo fatato di Ni No Kuni. Le qualità di Persona 4 Golden sono quindi indubbie ma rimane comunque un nodo importante da sciogliere: le aggiunte apportate alla formula originale hanno un impatto tale da poter spingere chi ha già giocato a Persona 4 su Playstation 2 a riaffrontarlo? In realtà no: si tratta di contenuti aggiuntivi marginali che comunque hanno il pregio di rendere ancora più completo un pacchetto già ricco, tirato a lucido in un’edizione che trae grande vantaggio soprattutto dall’ampio e luminosissimo schermo di Playstation Vita, malgrado non ne vengano sfruttate le funzionalità touch. Tutto qua, quindi? Effettivamente sì: Persona 4 rimane uno dei migliori e più profondi JRPG degli ultimi anni, nonché un ottimo titolo per il portatile Sony. Considerando l’offerta limitata e la mancanza di giochi importanti, quindi, è un’uscita da non sottovalutare, che potrebbe soddisfare per lunghi mesi, fungendo da ottima soluzione ad vuoto nelle uscite che sembra continuare. Almeno fino all’arrivo degli altri titoli di grande richiamo, sfortunatamente annunciati ma ancora lontani, che corrispondono al nome di Tearaway e Killzone: Mercenary.

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