Recensione Persona Q: Shadow of the Labyrinth

Si incontrano le due saghe Atlus, generando un ibrido francamente sorprendente.

Versione analizzata: Nintendo 3DS
recensione Persona Q: Shadow of the Labyrinth
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  • 3DS

Persona Q è una fusione simile a quelle che si compiono tra le demoniache e meravigliose creature che abitano l'universo di Megami Tensei.
Tramite una sintesi magica nasce un esemplare nuovo, il quale eredita nei propri geni il meglio dei talenti e delle caratteristiche dei "genitori" ma risulta mutato, quasi irriconoscibile da coloro che gli hanno donato il DNA.
Ecco: pensate quindi di mischiare due tra i più affascinanti, impegnativi e profondi esemplari videoludici giapponesi, ovvero Persona e Etrian Odissey.
Il risultato è proprio il sorprendente Persona Q Shadow of The Labyrinth, che eredita, annacquate, le atmosfere sinistre, psicanalitiche e adolescenziali del terzo e quarto episodio dello spin-off di Shin Megami Tensei, innestandole nella dimensione esplorativa, labirintica e compilativa delle odissee di Etrian.
Possiamo scegliere uno scenario e i personaggi tra quelli di Persona 3 e 4. Chi scrive ha scelto il quarto episodio e su questa trama basa la sua recensione, proponendosi in futuro di provare anche l'opzione trascurata.
Ci vogliono decine di ore per completare un solo scenario e sebbene le differenze tra l'uno e l'altro siano notabili solo nel cast dei personaggi, nella trama e nella sceneggiatura, quando finirete il gioco questo vi avrà richiesto un tale impegno (a meno che non lo giochiate nella sempre sconsigliabile modalità "easy") che sfido anche il fanatico hardcore più appassionato della saga a ricominciare tutto da capo per vivere una storia diversa. Questa dimensione "soverchiante" non è da considerare assolutamente come un difetto: è anzi un'assicurazione di divertimento e una garanzia di nuove scoperte per un drammatico e ipotetico futuro senza videogiochi. Del resto Persona Q è un'opera che non ha nulla di piccolo anche se sviluppata per una console portatile, ed è uno dei jrpg/dungeon-crawler con più stile e arte degli ultimi anni.
In ogni caso ai divoratori di storie che tentenneranno, struggendosi sul dubbio amletico della scelta iniziale, sarà utile sapere che dopo un certo evento le compagnie di giovani provenienti dai due episodi si incontreranno. Inoltre l'immemore coppia di nuove entrate composta da Rei e Zen è presente in entrambi gli scenari.

UNA CAMPANA

Fa sentire i suoi rintocchi tetra e luttuosa in un giorno che dovrebbe essere di festa, perché un festival "culturale" si sta svolgendo nei corridoi e nelle aule della scuola. Non annuncia un intervallo e nemmeno la fine delle lezioni, ma l'inizio di un'epopea nell'altrove.
I ragazzi realizzano che sebbene l'ambiente sia quasi identico a quello del loro liceo qualcosa di sfuggente è mutato drasticamente, ed essi si muovono come fantasmi tra fantasmi. Ma la combriccola è abituata a diaboliche stranezze (d'altronde ha già vagato negli squarci ultradimensionali penetrabili da uno schermo della televisione), quindi un vero e proprio stupore e la confusione derivante dal ritrovarsi ai confini della realtà non sono troppo manifesti nei dialoghi, se non quando i ragazzi notano il tetro campanile che si erge nel cortile della scuola, o in qualche raro momento più drammatico.

I dialoghi stagnano spesso in discussioni superficiali e comiche che servono a ribadire le relazioni interpersonali tra i personaggi, e a confermare il loro carattere (già approfondito in Persona 4). Talvolta risultano prolissi e, all'ennesima scenetta, rigorosamente in inglese come tutto il gioco, si vorrebbe che i ragazzi tacessero. Tuttavia i giocatori di Persona sono abituati a fiumi di parole e il livello di noia non valica mai quel limite oltre il quale potrebbe nuocere all'azione ludica.
In questo nuovo mondo-trappola torna una vecchia conoscenza ad aiutare il team di giovani eroi, l'eterea Margaret dai capelli grigi che qui, da vera stakanovista, si occupa di una discreta mole di lavoro: gestisce il laboratorio in cui acquistare e creare armi e oggetti, l'infermeria dove curarsi ad un prezzo che mi sembra troppo esoso, la stanza di velluto con la possibilità di fusione e specula, con più lucidità e maturità dei ragazzi, su ciò che sta accadendo. Dopo un lungo preludio entriamo nel primo labirinto, che diversamente da Persona 4 non si spalanca sullo schermo televisivo, ma risulta pieno di ombre pericolose.

COMBATTENDO E ESPLORANDO

Dentro i labirinti, vasti e composti da più piani con una propria affascinante identità estetica, ci muoviamo e guardiamo nella visuale soggettiva della prima persona. Come in Etrian Odissey si traccia la mappa sullo schermo inferiore del 3DS mentre i ragazzi avanzano nell'esplorazione. C'è anche un'opzione per i più pigri che consente una cartografia automatica, ma che gusto ci sarebbe a tenerla sempre attivata? Può comunque risultare utile nelle fasi più avanzate del gioco, quando i labirinti assumono una complessità strutturale che può confondere e mettere alla prova la pazienza da cartografo di chi vi viaggia attraverso. Ma questa difficoltà di navigazione non nasce da un disegno astruso dei dungeon, poiché la loro architettura è pensata con diabolico ingegno e l'enigmatica struttura si rivela in tutta la sua geniale semplicità, in maniera graduale, durante l'esplorazione.
Già il terzo piano del primo e "semplice" labirinto, ispirato alle meraviglie inquietanti del mondo di Alice, potrebbe risultare ostico da percorrere a causa dei passaggi, segnalati da orologi impazziti, che si aprono sulle "carroliane" mura. Ci vuole molta pazienza e la volontà di appuntare tutto sulla mappa, così l'esplorazione non è mai frustrante e la ricchezza di enigmi la rende invece sempre dinamica e sorprendente. E' fondamentale che, considerata l'estensione dei livelli, si possano aprire scorciatoie per tornare rapidamente dove si era arrivati. Già, perché lascerete spesso il labirinto, grazie a degli oggetti speciali che non bisogna assolutamente dimenticare di acquistare, per curarvi e costruire nuove armi con i frammenti lasciati dai mostri.

Ogni qual volta si torna nel labirinto si comincia dall'inizio dell'ultimo piano raggiunto, ma se si gioca con attenzione, calma riflessiva e rigore sarà facilissimo e veloce tornare nel punto lasciato. Se doveste incorrere nel game over la mappa tracciata rimane memorizzata e, sebbene si possa salvare solo dal menù scolastico extra-labirinto, c'è anche un utile quick-save sempre utilizzabile. La sfida quindi non è solo legata ai combattimenti, poiché il labirinto è pieno di enigmi, trappole e nemici mortali visibili da evitare: i FOE che possono uccidere rapidamente la compagnia se vi entra in contatto. Bisogna, così come accadeva negli ultimi Etrian Odyssey, calcolarne attentamente le mosse e le reazioni, evitare di entrare nel loro campo visivo, in un gioco di spostamenti sulla scacchiera della mappo.
Quando è il momento di lottare, invece, gestiamo un team composto da cinque personaggi divisi in avanguardia e in retrovia, dove è scontato posizionare i caratteri armati con armi efficaci a distanza. I nemici si vedono in soggettiva ma la battaglia risulta spettacolare, soprattutto in 3D, perché quando uno dei personaggi attacca lo vediamo compiere l'azione in tridimensionale rilievo. Ogni personaggio gestisce due Persona, una principale che non può essere mai sostituita e una secondaria e variabile. Tranne Rei e Zen, a cui manca il supporto delle creature e agiscono come coppia, in un equilibrio efficace tra potenza offensiva e abilità curative. Tramite uno strategico potenziamento si supera ogni difficoltà, ma le battaglie possono risultare ostiche e non vanno mai prese alla leggera e con automatismo. Si può fuggire ma è determinante lottare per ottenere nuove Persona da fondere e da equipaggiare, o i frammenti che Rachel tramuterà in nuovi equipaggiamenti.
Complessivamente l'impianto di gioco, soprattutto a livelli di difficoltà maggiori, mostra una bella profondità ed un substrato ruolistico decisamente intrigante. Al di là della gestione dei rapporti fra i membri del party (aggiunta alla formula di Etrian Odyssey proprio per avvicinarla alle meccaniche della saga di riferimento), bisogna sempre tenere sott'occhio i menù di sviluppo e potenziamento dei personaggi, affinare le proprie strategie di turno in turno, martellare i nemici picchiando sul loro punto e debole e con le tipologie di armi più adatte. Il classicismo sfrenato della saga Atlus, che qualche anno fa sembrava davvero "fuori dal tempo", è ormai tornato ad essere uno standard efficace nell'ambito di una categoria che sta finalmente celebrando anche le sue radici. Vario e piacevole a livelli di difficoltà bassi, tecnico e meticoloso quando si sceglie un'esperienza più impegnativa, il Gameplay di Persona Q funziona alla grande, proprio quanto quello della saga da cui è estratto.

ARTE LISERGICA

Persona Q possiede una qualità visiva allucinatoria orchestrata con arte. I labirinti si distendono, sebbene ogni piano consista in variazioni della stessa idea, in un'onirica dimensione da incubo che può essere grottesca o spaventosa; quindi non è mai noioso vagarvi ma se si gioca sempre in 3D si può avere l'impressione di vivere una visione lisergica e gli occhi, malgrado la bizzarra bellezza, si stancano tanto che talvolta, dopo lunghe sessioni, sorge la volontà di azzerare l'effetto tridimensionale. L'abbondanza e forme di colori è barocca e estrema, non solo negli scenari labirintici ma nei menù, capolavori cromatici. Questo percepire "acido" è alimentato dalla musica, che nel suo variare ritmico, armonico, timbrico e di genere compie sulle orecchie la stessa azione straniante e ipnotica di ciò che si vede sugli schermi. Sempre ispirato e surreale il design dei mostri, la cui varietà compone un bestiario davvero affascinate e folle in maniera esemplare.

Persona Q: Shadow of the Labyrinth Il soggetto di Persona Q Shadow of The Labyrinth sedurrà immediatamente chi ha vagato a lungo nelle abissali profondità allegoriche e psicanalitiche di Persona 3 e 4, tuttavia la sceneggiatura non sfiora neanche lontanamente la complessità e il rigore letterario di quello dei due capolavori, restando sulla superficie in un tripudio di comunque gustose citazioni e rimandi che amplificano il carisma di personaggi amati e conosciuti. Si tratta, malgrado la leggerezza e prolissità dei dialoghi solo in inglese, di un gioco grandioso e puro, chimerica bestia ludica che mischia con arte visionaria le invenzioni di Persona con quelle di Etrian Odissey riuscendo a superare quest’ultimo per la diabolica ed enigmatica, mai frustrante, architettura dei labirinti. Splendente videogame di nicchia che fortunatamente è giunto in occidente grazie ad un’intelligente e coraggiosa localizzazione, Persona Q vi farà trascorrere ore di piacere e dolore strategico, magico e marziale in uno stato dolcemente allucinatorio. Da non perdere nella tempesta di titoli mainstream, da alternare o fare succedere all’ultimo Shin Megami Tensei, nell’attesa del venturo Persona 5.

8.5

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