Recensione PES 2012

Passi avanti e passi indietro per l'opera di Seabass

Pro Evolution Soccer 2012

Videorecensione
Pro Evolution Soccer 2012
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Ps2
  • Xbox 360
  • Wii
  • Ps3
  • Pc
  • Psp
Andrea Vanon Andrea Vanon è appassionato di videogiochi sin dal 1995, quando passava le giornate tra SNES e Game Gear. Da sei anni tra le "penne" e le "voci" di Everyeye.it fagocita qualsiasi produzione con curiosità, mantenendo un’incrollabile fedeltà verso gli sportivi "made in U.S.A.". Lo potete seguire su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Gli italiani, si sa, sono un popolo di inguaribili calciofili, tanto “reali” quanto “virtuali”. Ecco dunque perché il mese di Ottobre diventa una delle più importanti finestre videoludiche dell’anno. In uscita, in concomitanza, ci sono infatti FIFA e PES, le simulazioni calcistiche storicamente rivali che, oltre a determinare gioie e dolori dei videogiocatori, accendono nelle varie community online aspre (quanto spesso inutili) polemiche.
In una lotta nella quale nessuno può avere ragione è arrivato finalmente il momento di sviscerare anche PES 2012, che si appresta a fare il suo debutto sugli scaffali questo 29 Settembre. Sarà riuscito Seabass a mantenere tutte le promesse fatte ai suoi pazienti sostenitori?

Ampia offerta

Per quel che concerne l’offerta videoludica PES non delude, mostrando anzitutto il ritorno delle inconfondibili competizioni internazionali. Champions League e Copa Santander Libertadores, grazie alle licenze ufficiali, saranno come al solito curate nei minimi particolari, presentando schermate, inni, squadre, trofei e conformazione della manifestazione perfettamente attinente alla realtà. A margine, poi, ritornerà anche l’Europa League, con tutto il fascino di una competizione di livello sempre più alto in questi ultimi anni. Il vero e proprio cuore di PES rimane tuttavia ancorato alla macro-sezione Football Life, un contenitore al cui interno troveremo tutte le modalità di gioco capaci di immergerci nel calcio in prima persona. Gradito ritorno lo fa, anzitutto, la Master League, iniziando la quale potremo decidere se prender attivamente parte alle trattative di mercato ed alla gestione delle finanze, che comprenderà gli investimenti per il marketing del club e per potenziare il settore giovanile. Ci renderemo in seguito conto di un poco condivisibile passo indietro: in quest’incarnazione non sarà possibile (se non sbloccando -tramite PES Points- l’opzione nella sezione extra) iniziare la Carriera con la formazione originale del team scelto; dovremo obbligatoriamente affidarci agli sconosciuti Ordaz di turno, che non faranno certo bella figura in confronto alle altre compagini, pur partendo dalla Division 2. A nostra disposizione, fortunatamente, la solita sezione dedicata al mercato, ben sviluppata partendo da un complesso motore di ricerca che ci consentirà, in pochi step, di trovare tutti i nostri obiettivi di mercato. Acquisti, cessioni e contratti rimangono il cuore della Master League, parzialmente rovinato da prezzi di mercato per nulla veritieri: accaparrarsi il cartellino di Cristiano Ronaldo da 9 milioni di Euro pare veramente ridicolo. Alti e bassi riscontrabili anche nelle nuove meccaniche d’interazione con la dirigenza. Dal nostro “nuovo” ufficio avremo modo di interagire con l’aiuto allenatore, che non perderà occasione per riempirci -letteralmente- di consigli. Questa "interazione", purtroppo, sarà sin troppo spesso a senso unico, costringendoci a lunghe “pause” dall’azione per ascoltare i reminder del nostro vice. Di ben altro spessore, invece, la preparazione tattica alle partite, con focalizzazione sulla strategia del team avversario e del suo uomo più pericoloso; molto interessante anche il dialogo con i calciatori, che verranno a bussare alla nostra porta qualora desiderassero lamentarsi o congratularsi. Per il resto la Master League procede con i soliti ritmi, dandoci la facoltà d’impostare allenamenti e quant’altro e di giocare in prima persona le partite o osservarle tramite classiche schermate di recap.
Accanto alla Master non poteva certo mancare Diventa un Mito, modalità nella quale costruire da zero il proprio alter-ego e portarlo in vetta al calcio mondiale. Anche qui potremo contare sull’aiuto del procuratore, che ci seguirà in maniera asfissiante tra una partita e l’altra. L’interazione è ancora una volta a senso unico: aspetto che -alla lunga- tenderà ad annoiare anche il videoplayer più attento alle statistiche. Migliorati in maniera efficace, invece, i rapporti con i compagni di squadra e con l’allenatore. Completando gli obiettivi del mister ed assecondando i compagni di squadra più esigenti e “prestigiosi” otterremo un sempre più elevato livello di stima che ci permetterà di divenire vere e proprie stelle della squadra. Le possibilità per il futuro, partendo da una squadretta sconosciuta (e inventata), saranno ampissime: aumentando di valore il nostro cartellino diverrà ambito da molte compagini, tra le quali potremo determinarne di “preferite”, invitando i loro osservatori alle nostre partite. Tutto culminerà però con la convocazione in nazionale e, magari, con la vittoria di uno dei premi messi in palio dalla Uefa (miglior calciatore dell’anno, miglior attaccante, miglior centrocampista...). Parallelamente alla Master anche in questo caso potremo esser manager di noi stessi, modificando il regime di allenamento a seconda delle esigenze, licenziando ed assumendo collaboratori e quant’altro.
Chiude il cerchio dell’offline la nuovissima Club Boss, sbloccabile solamente dopo aver acquisito un certo numero di PES Points. In questo caso prenderemo le redini di un club come presidente, decidendo dunque solo le sorti finanziarie ed organizzative della società. Per quanto riguarda l’aspetto tecnico, delegato al CT, saremo in ogni caso i primi supervisori, con facoltà di determinare le sorti dell’allenatore qualora ci deludesse. Una modalità dedicata sicuramente agli amanti dei gestionali che porta PES ad esplorare con coraggio nuovi orizzonti.
Segnaliamo, prima di passare ad altro, il ritorno dei tutorial e delle sfide in grado finalmente di darci un’infarinatura precisa sull’intero sistema di gioco senza costringerci a consultare vetuste spiegazioni testuali o addirittura guide esterne.
Non poteva mancare, naturalmente, il comparto online, che ripropone la stessa identica offerta del capitolo targato 2011 inserendo, in aggiunta, un’interessante modalità social chiamata MyPES. Grazie a questa componente, in beta tramite un DLC disponibile al day one ed implementata in versione completa ad Ottobre, potremo condividere i nostri risultati e molto altro con gli amici di Facebook.

A fatica verso la simulazione

Pad alla mano è immediatamente chiara l’idea alla base di questo PES 212: un rilancio verso la simulazione. Purtroppo, dopo appena qualche partita, è anche chiaro come il team sia ancora in alto mare e come questa svolta non sia del tutto riuscita. A meravigliarci, anzitutto, è la possibilità -appena inserito il disco- d’impostare i passaggi in “manuale”, secondo cinque differenti gradazioni. E’ altrettanta quindi la delusione nel constatare, pur impostando questo parametro a zero, che i problemi che la serie ha ereditato nel suo passaggio alla Next Gen sono ancora tutti presenti: in primo luogo la manualità non è totale in quanto la palla sembra sempre scorrere su una serie di binari ben predefiniti, consentendoci di sbagliare solamente in rari casi e solamente sforzandoci parecchio. In secondo luogo permane il fastidiosissimo intervento della CPU che, non sempre ma in maniera totalmente randomica, decide a quale calciatore deve essere indirizzato un passaggio, fraintendendo spesso in toto le nostre intenzioni. La costruzione dell’azione, alla base di tutto, per quanto cadenzata da un ritmo di gioco veramente piacevole e realistico, si perde dunque tra assist millimetrici e traiettorie pre-calcolate, lasciando un forte retrogusto d’amaro nelle avide bocche dei videogiocatori. Ad addolcire leggermente la situazione ci pensa, fortunatamente, una fase offensiva arricchita da qualche novità interessante. La prima è sicuramente rappresentata dai nuovi algoritmi che gestiscono l’intelligenza artificiale, sostituendo l’oramai vetusta Teamvision. A farsi notare immediatamente sono gli inserimenti degli uomini senza palla comandati dalla CPU: possiamo tranquillamente affermare di non aver mai visto in un videogioco calcistico i nostri compagni di squadra attaccare così bene e con così ottime tempistiche gli spazi; un incentivo non da poco per dare respiro all’azione e varietà alla manovra. A quest’importantissima feature si aggiunge Off The Ball, un peculiare sistema di controllo ereditato -in parte- dalla versione Wii della produzione, che permette di muovere uno dei calciatori senza palla in profondità tramite l’utilizzo dello stick destro. Lo sfruttamento di questa possibilità, invero molto complesso, verrà inizialmente più utile sui calci piazzati, dandoci la facoltà di eseguire manualmente tagli e blocchi e di piazzare comodamente la palla sulla testa dell’attaccante selezionato (un pò d’aiuto, in questo caso, è necessario). Prendendo la mano, tuttavia, saremo in grado di sfruttare ancor meglio i tagli dei compagni ed offrire alla difesa avversaria sempre meno punti di riferimento. Anche quest’interessantissima ed utilissima novità si scontra purtroppo con una delle problematiche “storiche” del brand, ovvero la presenza (o forse faremmo meglio a dire la re-introduzione) dei binari. Sulla corsa i calciatori in campo saranno infatti legati a traiettorie predefinite, determinate dalla CPU come “minor distanza possibile dal punto di partenza al pallone”; questa problematica, già eliminata ai tempi della Playstation 2, è tornata incomprensibilmente a farsi strada con i capitoli Next Gen, impedendo tutt’oggi un libero svolgersi dell’azione.
Non è solo la fase di possesso ad avere subito delle modifiche. Anche in difesa, rispetto a PES 2011, le cose sono leggermente cambiate: animazioni e fisica dei contrasti sono state riviste in maniera da non permettere un pressing asfissiante sul portatore di palla. Sarà dunque molto importante temporeggiare seguendo l’attaccante ed intervenire solo qualora convinti dell’efficacia dell’entrata; in caso contrario ne pagheremo le conseguenze, molto probabilmente, con un goal. Questa modifica, alla prova “pad alla mano”, si è mostrata davvero efficiente, andando anche ad aumentare (in maniera credibile) la quantità di falli fischiati dal direttore di gara. A queste particolarità si unisce, anche in difesa, una rinfrescata ai movimenti della CPU, in maniera da ricreare situazioni davvero credibili ed ostiche da affrontare anche a livelli di difficoltà non elevati, costringendo il giocatore a ragionare e far girare la palla. Purtroppo le lodi all’IA devono fermarsi ai 20 calciatori sgambettanti ed escludere gli estremi difensori, rivelatisi in questa prova davvero inaccettabili. Respinte cortissime, incapacità di reazione ed uscite non pervenute sono semplicemente all’ordine del giorno, ed anche con la promessa di una patch al day one proprio per sistemare queste problematiche, non ci sentiamo di fare affidamento sui portieri di PES 2012, da rivedere completamente.

Tecnica primitiva

Il gameplay di PES 2012, di buona fattura a dispetto dei difetti, viene parzialmente rovinato da un comparto tecnico che si mostra in ottimo spolvero nella riproduzione della corporatura dei calciatori e dei loro tratti somatici come anche degli stadi e di ogni particolare “di contorno”, ma scivola poderosamente nell’implementazione delle animazioni. Anche quest’anno guardare lo svolgersi di una partita al titolo Konami non darà la sensazione di stare osservando la digitalizzazione di ventidue calciatori in movimento, bensì una serie di manichini quasi totalmente privi di fluidità nella fase di moto. Ogni accelerazione, ogni cambio di passo e persino ogni passaggio e tiro avranno un che di macchinoso ed un ritorno decisamente fastidioso persino attraverso il pad. Animazioni troppo scollegate tra loro ed una fisica della palla non sempre soddisfacente renderanno molti frangenti di gioco estremamente artefatti, andando ad intaccare persino il tiro, sino ad ora uno dei punti di forza di Pro Evolution Soccer. In questa incarnazione targata 2012 le conclusioni verranno quasi sempre -inspiegabilmente- scoccate con il piede preferito, anche in situazioni ove fosse oggettivamente impossibile: ne risulteranno conclusioni spesso insoddisfacenti. Pare inoltre sia stata modificata la gestione della potenza dei tiri, in una maniera a dirla tutta piuttosto confusionaria: la nostra prova ha infatti dimostrato come tiri scoccati da posizioni simili e con potenza simile siano finiti a volte nello specchio e a volte altissimi sopra la traversa, in maniera totalmente inspiegabile.
Un comparto grafico coi soliti difetti viene fortunatamente controbilanciato da una componente sonora di altissimo livello. Non è tanto la soundtrack (piuttosto anonima ed appena orecchiabile) a spiccare, quanto una telecronaca quasi perfetta del duo Pardo - Marchegiani, arricchita da tantissime varianti coerenti, ed un supporto dei tifosi davvero coinvolgente.

Pro Evolution Soccer 2012 Pro Evolution Soccer 2012, come ogni anno, fa dei grandi passi avanti, implementando alcune feature che rendono il gameplay decisamente più simulativo rispetto alla passata edizione. Purtroppo ne fa altrettanti indietro, mantenendo i fastidiosi binari, non intervenendo quasi per nulla sull’oramai vetusto comparto animazioni e combinando qualche pasticcio di troppo nella gestione dei tiri e della fisica che li governa. La corposa offerta ludica e l’ottima intelligenza artificiale riescono anche quest’anno a rendere PES il buon titolo che è stato negli ultimi anni, fallendo tuttavia nell’innalzarlo a quel capolavoro che meriterebbe di tornare ad essere.

8

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