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Recensione Phoenix Wright: Ace Attorney

I casi di Phoenix Wright arrivano anche sul melafonino

Versione analizzata: iPhone
recensione Phoenix Wright: Ace Attorney
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • DS
  • Wii
  • iPhone

Difficile misurare le innovazioni che il concept di Nintendo DS ha regalato all’industria videoludica tutta: prodotti e generi di cui fino a qualche anno fa non avremmo neppure immaginato la possibile esistenza, hanno iniziato a scalare le vette delle più importanti classifiche di vendita, ottenendo in poco tempo le adesioni positive di pubblico e critica specializzata. E’ il caso del fenomeno Phoenix Wright, pioniere di un genere che pone le sue fondamenta in quello dell’avventura grafica ma allo stesso tempo, per certi aspetti, se ne discosta con decisione per scolpire caratteristiche e particolarità squisitamente proprie.

Il duro lavoro dell’avvocato

Al tempo dell’uscita su Nintendo DS, il concept del primo capitolo di Phoenix Wright risultò decisamente atipico. Ma vincente, estremamente vincente. Nei panni dell’omonimo protagonista del titolo, ci troveremo a dover risolvere cinque casi (gli stessi della versione originale), in un riuscito mix di fasi esplorative e dialogiche, inframezzate - o meglio, concluse - dagli ultimi dialoghi/interrogatori da svolgere direttamente nell’aula del tribunale, con tanto di giudice, testimoni ed avvocati da entrambe le parti (senza tralasciare il costante humor che pervade ogni situazione di gioco). Prima di poterci immergere nelle accese arringhe finali, però, dovremo esaminare i luoghi del delitto, diversi per ogni caso che ci troveremo ad affrontare: grazie al comodo ausilio del touch screen, potremo compiere le nostre indagini personali in veste di avvocato/detective, analizzando oggetti, potenziali prove, ed interrogando eventuali testimoni per tracciare al meglio moventi, circostanze e situazioni del caso. Una volta terminata questa (se vogliamo, più dinamica) fase, sarà il momento di scrivere direttamente il destino del nostro protetto, giocandoci in aula tutte le carte di cui disporremo: tra una deposizione del testimone e tra convincenti ricostruzioni da parte dell’avvocato “nemico”, il nostro compito sarà quello di trovare una stonatura, una contraddizione in quelle parole che ci permetta di sfoggiare le prove schiaccianti che nel frattempo avremo accumulato nel registro d’indagine, rimuovendo ogni appiglio dalle potenziali scuse dei nostri avversari (comunque sempre abbastanza difficili da scardinare).

Durante il gioco, lo schermo del nostro iPhone (tenuto rigorosamente in verticale) si comporterà come fosse la fusione dei due del Nintendo DS, ovviamente ridimensionati a dovere. Nella parte superiore del display avremo lo svolgimento vero e proprio dell’azione, con i dialoghi in aula tra i personaggi o l’esplorazione del nostro Phoenix; quella inferiore, invece, sarà la parte adibita a prendere ordini dalle nostre dita, grazie ad un control scheme comodo ed intuitivo che ci permetterà, in pochi click, di consultare le prove a nostra disposizione o di intervenire a piacimento durante le deposizioni. Per sfogliare le pagine del registro, inoltre, o per mandare avanti o indietro i dialoghi, è disponibile un sistema di tilt basato sull’inclinazione del dispositivo, soluzione (attivabile/disattivabile a piacimento) che abbiamo trovato piuttosto scomoda, soprattutto se attuata durante sessioni meno “stabili” (in autobus, ad esempio).

Lo stile grafico adottato nel titolo ricorda da vicino i tratti di un anime, e presenta per tutto il tempo figure semistatiche alle quali si abbinano i consueti dialoghi. Ogni personaggio è carismatico e ben caratterizzato, ed un plauso va ai grafici di Capcom per come siano riusciti a fornire ognuno di un tratto caratteristico ben evidente.
Giudizio positivo va anche al lato audio: buone e gradevoli le musiche e gli effetti sonori d’accompagnamento al gioco.

Obiezione!

Phoenix Wright è un gioco sicuramente originale e fuori dagli schemi. Per risolvere i casi proposti da Capcom è sempre necessaria una decisa predilezione verso le fasi investigative o dialogiche, piuttosto che verso le controparti adrenaliniche e maggiormente incentrate sull’azione, del tutto assenti nel titolo in questione. Le uniche obiezioni, appunto, che potremmo muovere al gioco, riguardano la “pazienza” (si legga senza accezione negativa) richiesta nel leggere, comprendere ed analizzare le torrenziali righe dialogiche del prodotto, e la relativa brevità del titolo, di cui potrete aver ragione in una manciata di ore e dopo le quali sarà davvero difficile trovare uno sprone a qualsiasi forma di rigiocabilità, non presentando Ace Attorney alcuna modalità secondaria.
Phoenix Wright è un esperimento, tra l’altro difficilmente incline ai canoni di base del giudizio redazionale: a seconda dei gusti del giocatore, la creatura di Capcom potrebbe risultare estremamente noiosa o estremamente interessante, senza spazio a vie di mezzo, e forse è proprio questo suo essere particolare ed insolito, che lo rende un titolo così acclamato e dal così ampio seguito.

Phoenix Wright: Ace Attorney L’acquisto di Ace Attorney per chi abbia già giocato la versione sul portatile Nintendo, si traduce in una spesa perfettamente inutile. Decisamente consigliato, invece, a chi non ha mai avuto l’opportunità di giocare il piccolo di Capcom: Phoenix Wright è, a soli 4€, a tutti gli effetti un gioco per Nintendo DS, una perla di quelle davvero difficili da dimenticare, che per la prima volta vi metterà davanti a tribunali e casi da risolvere con eleganti arringhe da avvocato in carriera. Sconsigliato solo a chi odia i troppi dialoghi e l’estrema importanza del ragionamento e delle fasi esplorative.

8

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