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Recensione Phoenix Wright: Ace Attorney - Spirit of Justice

Phoenix Wright torna su 3ds con una nuova avventura, l'avvocato è pronto nuovamente a scovare i colpevoli e a difendere i giusti!

Versione analizzata: Nintendo 3DS
recensione Phoenix Wright: Ace Attorney - Spirit of Justice
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    Disponibile per:
  • 3DS
Giovanni Calgaro Giovanni Calgaro è avvocato per sbaglio, ma tuttologo per passione, cresciuto a pane e videogiochi sin dalla più tenera età. Allevato da un commodore 64 non ha mai smesso di stupirsi per l'immensità della forma d'arte videoludica, tanto da sentire molto presto il bisogno di sfruttare l'amore per la scrittura per raccontare, far conoscere ai più e condividere questa meravigliosa passione. Potete sempre trovarlo su Facebook e Twitter, sempre che non sia in qualche aula di tribunale.

"Ho scelto di fare Giurisprudenza per merito, o per colpa, di Phoenix Wright". Questa era, in sostanza, la risposta standard che davo ogni volta che qualcuno mi poneva la scomoda domanda. L'espressione stranita che si dipingeva sul volto dell'interlocutore, perso nel tentativo di capire se questo Carneade fosse un famoso giurista d'oltreoceano, era davvero impagabile. Beh, un fondo di verità c'è, come in ogni buona storia che si racconti. Forse Phoenix non avrà propriamente guidato le mie scelte "giovanili", ma è innegabile che l'ingellato avvocato sia il più famoso operatore del diritto della storia dei videogiochi. La risoluzione degli strampalati casi in cui il poveretto si trovava invischiato, davano addirittura più soddisfazione dei tomi strabordanti di teorie ammuffite o degli esami da quindici crediti. Ora il giovane avvocato è tornato finalmente a battersi per i più deboli assieme a un ricco stuolo di comprimari, mantenendo sostanzialmente la forma ritrovata in Dual Destinies. Pur senza apportare grossi cambiamenti a una formula già ampiamente rodata, quest'ultima appare più coesa e "matura", nonostante la deriva soprannaturale. Purtroppo Capcom opta ancora una volta per il mercato digital delivery e per la sola traduzione in lingua inglese che complica e limita la fruibilità del titolo per chi non abbia confidenza con la lingua d'Albione. 

Death to the putrid lawyer!

Riprendendo le fila del discorso interrotto alla fine di Dual Destinies, il canovaccio narrativo si scinde in due percorsi narrativi ben distinti. In uno seguiamo gli eventi che hanno travolto il buon Phoenix, mentre l'altro ci mette nei panni dell'imberbe Apollo che, ora, si trova per la prima volta a dover reggere da solo le sorti del piccolo studio Wright Anything, avviato tempo prima dal ben più famoso avvocato con la giacca blu. Anche Apollo Justice e Athena Cykes fanno dunque il loro ritorno; in questo caso però i ragazzi ci vengono presentati sotto una luce decisamente diversa. La caratterizzazione studiata per i due giovani assistenti riesce nell'intento di dare loro più spessore e "maturità" rispetto al passato. A ciò contribuiscono anche alcuni espedienti narrativi che portano Apollo e Athena a dover fronteggiare, colti di sorpresa e senza la guida del loro dominus, pericolose insidie. Uno di questi espedienti, se così lo vogliamo definire, è appunto il viaggio intrapreso da Phoenix Wright nell'esotico paese di Khura'in. L'ingellato avvocato, manco a dirlo, si trova immediatamente invischiato in un caso di furto e omicidio il quale segnerà l'inizio di una sequela di eventi che travalicheranno la semplice aula di un tribunale. Nel regno di Khura'in odiano profondamente gli avvocati e ciò complica notevolmente gli sforzi del giovane difensore. Come se non bastasse, Phoenix si trova alle prese con un sistema del tutto particolare che non risponde ai canoni dei sistemi giuridici che conosciamo. Il curioso iter che caratterizza la macchina giudiziaria del paese orientale, infatti, non consentirebbe la difesa di un imputato. Anzi. Se l'avvocato si azzarda a perdere la causa subisce la medesima condanna dell'assistito che sta difendendo. Pura follia, anche se in linea di massima il concetto non sarebbe poi così sbagliato. A ogni buon conto, tutto l'impianto giuridico Khura'inese si basa sulla divinazione di una giovane sacerdotessa che, con i suoi  poteri, riesce ad entrare in contatto con l'anima del defunto, carpendo pochi brandelli di informazioni attraverso i suoi ultimi istanti di vita, rendendoli visibili alla corte.
Questo particolare passaggio segna anche, come vedremo a breve, la novità principale del titolo che va ad adagiarsi in modo coerente su una struttura narrativa solida e ben scritta. E proprio la sceneggiatura rappresenta uno degli aspetti più riusciti dell'intera produzione Capcom. I casi affrontati, sempre in bilico sullo spinoso conflitto tra scienza e religione, propongono una varietà di situazioni davvero lodevole e alternano in modo sapiente colpi di scena e rivelazioni che possono ribaltare le sorti della battaglia legale. A chiudere l'ideale cerchio, ci pensa la meravigliosa caratterizzazione dei personaggi, vecchi e nuovi, che riesce a esaltare a tutto tondo il carattere e le manie di ognuno. Chi non mastica bene la lingua inglese, però, non riuscirà ad apprezzare appieno tutti i giochi di parole e le mille sfumature che emergono nei discorsi dei vari comprimari, perdendo per strada l'incisività del titolo. 

Serve proprio una riforma?

Le meccaniche di gioco principali non cambiano di una virgola rispetto alle precedenti installazioni del franchise confermando ancora una volta la bontà di una formula ultra decennale. Un insolito mix di avventura testuale e gioco di logica in cui i rompicapi sono piccole matasse da sgarbugliare per giungere alla tanto agognata verità. I casi, come di consueto, si suddividono in due distinte fasi: le indagini e il trial processuale vero e proprio. Durante la prima fase i difensori sono chiamati a spulciare ogni piccolo particolare che emerge sulla scena del crimine raccogliendo prove e parlando con tutti coloro che, in qualche modo, sono coinvolti nel caso. Nella seconda, invece, si apre il dibattimento in cui non si deve far altro che usare tutti gli oggetti raccolti per smontare le testimonianze fasulle di chi vuole il nostro cliente dietro le sbarre per lungo tempo.

Bisogna quindi leggere con estrema attenzione la deposizione del teste, per poi presentare alla corte la prova che la contraddice scegliendo con la dovuta precisione la prova, pena un ammonimento da parte del barbuto giudice. Spirit of Justice, però, non si limita a riproporre quanto già ampiamente visto in passato, riprendendo peraltro il sistema delle penalità nel caso in cui dovessimo indispettire la Corte. Come anticipavamo poc'anzi, la deriva "soprannaturale" del titolo ha permesso di introdurre una meccanica di gioco interessante legata al particolare sistema giuridico Khura'inese: il vaticinio della sacerdotessa Rayfa Padma Khura'in. Con i suoi poteri di chiaroveggente, la ragazza riesce ad entrare in contatto con l'anima del defunto, carpendo pochi brandelli di informazione attraverso i suoi ultimi istanti di vita, rendendoli visibili alla corte attraverso il Pozzo delle Anime presente al centro dell'aula. Le sensazioni percepite dalla vittima non hanno alcun suono ma la percezione di tutti e cinque i suoi sensi vengono proiettati sotto forma di parole leggibili. In questo modo possiamo scandagliare la visione, trovando le contraddizioni e altri indizi utili, esattamente come si è sempre fatto durante gli interrogatori e i contro esami dei teste, spostando il cursore sulla parola che ci sembra fuori posto, oppure scorrendo la visione avanti e indietro sino al punto controverso. Nulla di particolarmente innovativo, dunque, ma tale nuova meccanica di gioco risulta comunque ben implementata e si adagia in modo coerente sulla struttura narrativa studiata per questo capitolo. Complessivamente Spirit of Justice si regge egregiamente sulle proprie gambe, grazie a un'ottima sceneggiatura e a prove di logica quasi sempre azzeccate e coerenti. Certo, la formula di gioco ripresenta pur sempre le stesse criticità che la serie si tira dietro da anni, come una certa ripetitività nelle meccaniche, l'estrema linearità della progressione e l'oscurità di determinati passaggi, i quali ci costringono a girare a vuoto senza aver ben chiaro lo step successivo.

Obiezione!

Sotto il profilo puramente tecnico, invece, il titolo si presenta estremamente curato. La rimodellazione poligonale degli splendidi personaggi a schermo che prosegue sul solco tracciato dal precedente episodio presentando un inconfondibile stile anime che caratterizza da sempre la serie. I brevi spezzoni animati di intermezzo ci hanno ricordato la tecnica utilizzata per l'adattamento televisivo - curato anch'esso da A-1 Pictures, ovvero lo stesso studio chiamato a collaborare per il titolo Capcom - attualmente in onda in Giappone. Le animazioni tridimensionali, ottimamente realizzate, contribuiscono a esaltare le peculiarità di ogni attore in scena mettendone in luce i tratti caratteriali e sottolineando le increspature tra il comportamento e le dichiarazioni rese in aula o durante la fase investigativa.

Menzione d'onore infine per la colonna sonora, da sempre punto di forza della serie. I motivetti storici, che da sempre sottolineano i momenti più cupi del processo, si alternano a nuovi componimenti, che rispecchiano la grande varietà di contesti e situazioni esplorate dalla sceneggiatura e dalla psicologia dei molti personaggi che la punteggiano. Brani orchestrati e pezzi rock graffianti si alternano a dolci melodie di stampo tipicamente orientale che avvolgono a tutto tondo le eteree atmosfere del regno di Khura'in.

Phoenix Wright: Ace Attorney - Spirit of Justice Phoenix Wright, giovane avvocato senza macchia e senza paura è tornato a puntare il dito per difendere i più deboli mosso dal sommo ideale della giustizia, quella vera. In Spirit of Justice il damerino dai capelli ingellati e dalla giacca blu d'ordinanza deve condividere il palco con altri comprimari che, finalmente, si ammantano di una personalità meno scialba rispetto al passato. Il nuovo episodio di questa peculiare serie continua sul sentiero vincente intrapreso con Dual Destinies, facendo definitivamente dimenticare il brutto momento vissuto qualche anno fa. L'indubbio carisma dei personaggi contribuisce a sostenere una sceneggiatura solida e ben scritta, mentre il processo che accompagna la risoluzione dei casi proposti gode di spunti coerenti con pochissimi buchi nei passaggi logici. Sotto il profilo tecnico, invece, il titolo si presenta sin d'ora curato e carismatico. Ricordate che stiamo comunque di una saga decisamente particolare, con una progressione lineare, e questo capitolo non esce dai canoni del franchise e non modifica in modo radicale l'impianto ludico di partenza oltre - ovviamente - al fatto di non essere tradotto nella nostra lingua. Tenete quindi conto di questi aspetti se la formula proposta dal giovane avvocato non vi ha mai appassionato. Diversamente, acquistatelo a occhi chiusi.

8.8

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