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Recensione Picotto Knights

Recensita la versione giapponese del free-to-play firmato Game Arts

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  • PSVita
Nicolò Pellegatta Nicolò Pellegatta va matto per il chinotto, i fumetti europei (anche quelli francesi), non sopporta le code. Ha un debole per i videogiochi giapponesi, ma Kojima proprio non gli sta simpatico. Apprezza i giochi di breve durata, ma poi finisce sempre per iniziarne uno da 40 ore! Dissuadetelo su Facebook, Twitter o su Google Plus.

Game Arts e il publisher GunHo hanno tratto immenso successo dalla pubblicazione dei loro ultimi lavori in esclusiva su Playstation Vita. Nessun altra software house ha saputo sfruttare così bene il nuovo hardware Sony e ricavarci anche un discreto gruzzoletto. Vi abbiamo già parlato nei mesi scorsi dell'action RPG Ragnarok Odyssey e del platform "sovversivo" Dokuro: avevamo analizzato le versioni nipponiche e speravamo in una pubblicazione occidentale. XSeed li porterà quest'Autunno negli Stati Uniti e magari poi sarà la volta di qualche volenteroso publisher europeo.
Oggi parliamo (e recensiamo) del terzo titolo presentato dalla compagnia, disponibile in Giappone da qualche settimana: Picotto Knights! Altro genere, altro stile grafico, altro modello di vendita. Se infatti Ragnarok Odyssey era prezzato sopra i 6000 yen e Dokuro era il modesto platform scaricabile dallo Store, Picotto Knights è proposto secondo la formula free-to-play. Lo si scarica dal Playstation Store gratuitamente, si gioca online gratuitamente, si potenzia il proprio personaggio gratuitamente; lo sforzo dei programmatori si sostenta attraverso alcune collaborazioni con Dengeki, Famitsu e altre marche, nonchè attraverso l'in-app purchase di Gemme e Monete in cambio di valuta reale. Come al solito potete racimolare Cristalli e Monete giocando, ma questo vi costerà molta più fatica...

Io non sborso un centesimo...

Superati agilmente i gradevoli menù di gioco (pieni di easter egg tattili) e creato il proprio personaggio, si inizia senza ulteriori (scomodi) preamboli a giocare. Riconoscerete immediatamente l'ispirazione dal meraviglioso Castel Crasher degli sviluppatori indie The Behemoth (Alien Hominid, BattleBlock Theater) e dopo qualche partita riconoscerete anche uno stile molto più spuntato e meno spumeggiante. Ma Picotto Knights non è da buttare: per essere stato concepito con un budget modesto, di sostanza ve ne è molta e menare fendenti è comunque divertente.
Il free-to-play di Game Arts è essenzialmente un picchiaduro a scorrimento. Sorgono spontanei alcuni distinguo: la presenza delle armi, l'enfasi sul multiplayer a 4 giocatori e l'inesistente interattività con lo scenario lo differenziano nettamente da un Final Fight o Street of Rage.
Andiamo con ordine. Le armi: sono tante e dai molteplici effetti. Vista l'ambientazione proto-medievale non si può accedere ad un arsenale di armi da fuoco (forse in futuro), ma tra armi da taglio, asce, archi, bastoni magici ci si può agilmente sbizzarrire. Alcune sono familiari a noi europei e già viste in centinaia di musei oltre che nei videogiochi a tema, altre invece sono inconsuete e squisitamente orientali come un cerchio affilato o pugnali da ninja.

"A meno che non siate persone capaci di giocare ininterrottamente per 12 ore al giorno, se volete costruire un personaggio competitivo non resta che pagare in moneta sonante!"

In effetti, Soul Calibur ci ha insegnato bene...
Prima di ogni missione il gioco permette di modificare ogni aspetto del proprio personaggio. Incluso il proprio personaggio! Con pochi tocchi si può accedere allo Shop oppure alla propria Room: nel primo il giocatore scambia Monete (meno pregiate e reperibili in-game) oppure Cristalli (più rari ed acquistabili aprendo il portafoglio) per potenziare le proprie armi e acquistare nuovi oggetti; nella seconda, invece, potrete selezionare agilmente una nuova arma, equipaggiare un item, dare un'occhiata allo skill tree e infine assegnare un'abilità ai tasti dorsali.
Eccezion fatta per tipologia d'armi e numero di personaggi, ogni bonus e power-up dovrete sudarvelo intensamente. O far frusciare la carta di credito! Abbiamo giocato a Picotto Knights per alcune settimane, senza esaurire minimamente l'ammontare di missioni, faticando ad equipaggiare almeno una abilità speciale all'interno degli 8 slot a disposizione e richiamabili in battaglia tramite i due dorsali. A meno che non siate persone capaci di giocare ininterrottamente per 12 ore al giorno, se volete costruire un personaggio competitivo non resta che pagare in moneta sonante!

Il gameplay è semplice ed elementare. Rispetto ai Castle Crasher e altri esponenti del genere Picotto Knights soffre di un design maggiormente basico e meno sopra le righe. I nemici hanno un design grezzo e pattern d'attacco facilmente eludibili; hanno una corazza abbastanza dura, ma solamente in gruppo offrono una sfida consistente. I boss di fine stage sono abbastanza mediocri, bestioni di grosse dimensioni per cui vale il motto "più sono grossi, più fanno rumore quando cadono".
Le opzioni d'attacco concesse al giocatore sono tutto fuorché originali o divertenti. L'avatar anzitutto può attaccare solo in orizzontale sebbene possa muoversi liberamente lungo lo scenario isometrico: questo vuol dire che può eseguire attacchi solo quando si trova faccia a faccia con il/i nemico/i. Attacchi per modo di dire: uno debole (tasto quadrato), uno leggermente più potente paragonabile ad una "spazzata" (tasto triangolo). Nessuna combo tra i due, nessuna interazione con il salto (tasto croce), figurarsi con lo scenario! L'unico

"Il gioco incentiva fortemente la collaborazione: prima di ogni missione si prende alcuni per cercare partner umani, altrimenti li rimpiazza con avatar di pari livello guidati dal computer"

modo per "personalizzare" il proprio stile di gioco risultano essere le abilità speciali assegnate ai dorsali, ma prima di avere a disposizione una valida rosa tra cui pescare dovrete spendere innumerevoli ore a grindare con quadrato e triangolo...
La situazione naturalmente si risolleva non appena uno, due, tre amici si aggiungono alle nostre scorribande. Il gioco incentiva fortemente la collaborazione: prima di ogni missione si prende sempre quei 5-10 secondi per cercare partner umani via etere, altrimenti li rimpiazza con avatar di pari livello guidati dal computer. Il grado di confusione sullo schermo aumenta leggermente, ma il gioco appare più godibile se affrontato in compagnia. Occhi che in questo caso Monete, Item e quant'altro vanno suddivisi...

Il biglietto da visita

Picotto Knights ha un titolo dal sapore denotativo. Non conosciamo l'etimologia del termine Picotto, ma rimanda immediatamente ad un'armata brancaleone composta da cavalieri sgangherati, impacciati e buffi come clown. Così è: il titolo Game Arts possiede una grafica accattivante e ultra colorata; è al tempo stesso super-deformed nei testoni dei personaggi e minimale nella costruzione degli stage con inflessioni di pixel art. L'amalgama funziona a dovere; d'altronde senza uno stile grafico appetitoso e gradevole ben pochi si sarebbero avvicinati al prodotto, nonostante la gratuità!
Notevole il sonoro. Musiche e campionature si susseguono con una certa ripetitività, ma sono tutti temi pregevoli, molto dinamici e con qualche spruzzatina rockeggiante.
Un appunto finale sul touch screen. Il gioco non ne fa uso durante le fasi "picchiaduristiche", ma se ne serve estensivamente per la navigazione nei menù che sono tanti e colmi di opzioni. Purtroppo ci siamo accorti di un problema già sollevato da Super Monkey Ball Banana Splitz: la risposta alle pressioni sul touch screen soffre di un'ingiustificata latenza. Per fortuna in Picotto Knights il problema è facilmente aggirabile esplorando i menù attraverso la cara vecchia croce direzionale.

Patch 1.20

Proprio mentre scrivevamo la recensione il gioco si è aggiornato alla versione 1.20. Come mostra il trailer, tale update inserisce ancora più armi, personaggi e item. Il matchmaking è più stabile e per la gioia di noi scarsi conoscitori del giapponese alcuni brevi sintagmi sono stati tradotti in inglese.

Picotto Knights Ecolibrium, Spazio del tesoro e qualche software a Realtà Aumentata hanno fino ad oggi composto il paniere free-to-play di Playstation Vita. Picotto Knights senza dubbio supera in ambizione tutti questi titoli: propone un picchiaduro a scorrimento sullo stile di Castle Crasher in simbiosi con una logica freemium, che in Giappone è ormai una seconda religione videoludica. La mole di contenuti e customizzazione si sposa con un grinding estremo: senza sborsare una lira impiegherete mesi/anni per sbloccare tutte le armi, tutti i personaggi, tutte le abilità speciali. E il team di sviluppo nel frattempo rilascia via patch nuovi contenuti in-game... Chi ama questa tipologia di gioco assai esigente e assai giapponese troverà in Picotto Knights una sfida stimolante, sebbene il gameplay di per sé appaia elementare e di gran lunga meno esuberante del collega firmato The Behemoth. Non soffre di difetti particolari (anzi in multiplayer ha quella marcia in più...), ma di trovate originali o divertenti ve ne sono davvero poche. Lo stile accattivante dei menù, la grafica simpatica e il sonoro gradevole rappresentano il miglior biglietto da visita per darci almeno un'occhiata, tanto più che è gratis. GunHo ha già fatto sapere che pubblicherà Picotto Knights in America il prossimo anno. Lo vedremo mai in Europa? E già che ci siamo, dove sono le mie copie di Ragnarok Odissey e Dokuro?

7

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