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Recensione Pixel Piracy

Il Team Re-Logic, conosciuto per l'eccezionale Terraria, si dà alla pirateria, mescolando influenze e generi e sospinto dal vecchio adagio: "Se lo trasformi in pixel art, la gente se ne innamorerà"... ma è ancora vero?

Versione analizzata: Playstation 4
recensione Pixel Piracy
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Francesco Serino Francesco Serino ha videogiocato tanto e a tutto, posseduto due diversi Tamagotchi e abbandonato un Furby in autostrada. Mentre cresceva i pixel rimpicciolivano, mentre leggeva ha iniziato a scrivere. E ora eccolo qua, dopo un salto nello spaziotempo atterra su Everyeye, ma già da tempo è su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Questo gioco mi ha fatto fare una cosa che di solito non faccio. Dopo averci giocato per un paio di abbondanti ore, sulla testa mi sono ritrovato un gigantesco e pesantissimo punto interrogativo. Mi sono sentito improvvisamente insicuro, e pensavo: "o sono io che non riesco a capire Pixel Piracy, o Pixel Piracy è davvero tutto qui, ma è davvero possibile?". Visto che il gioco è uscito su Pc già da un po' di tempo, ho ben pensato di andare a dare un'occhiata ai pareri dei veterani. Carico Steam e mi metto a spulciare diligentemente tra le recensioni amatoriali pubblicate, che sono anche tante, ma oh, ci credete che continuo a non capire? In molti parlano di un gioco divertentissimo, ma con il pad in mano io ho riso per due soli minuti; in molti parlano di varietà e sorprese ovunque, ma io ho visitato dozzine di isole tutte uguali, e quando mi sono trovato in difficoltà, ho anche "grindato" la stessa maledetta isola per almeno dieci volte. Qualcuno ha anche buttato là un "fantastico roguelike da non perdere!", ma del genere roguelike io ho visto ben poco. Sono d'accordo che l'idea, l'ambientazione e l'intelaiatura di Pixel Piracy sembrerebbero perfette per "condannarlo" al successo, ma il risultato finale è così modesto e poco convincente da lasciare interdetti.

Squarepants...

Pixel Piracy nasce unendo vari trend in un unico gioco, ma il risultato finale non è nemmeno così originale. Il gameplay, alla fine, togliendo la possibilità di costruirsi la propria imbarcazione "pixel dopo pixel", ricorda da molto (ma molto!) vicino quello di Pirates!, il grande classico di Sid Meier (che dopo XCOM2 e prima del prossimo "CIV", meriterebbe un nuovo e più concreto lifting).
Leggete bene: ho detto "ricorda", perché la differenza di profondità tra i due giochi è folle. Pixel Piracy sembra uno di quei giochi che non sanno bene cosa vogliono, e quando escono non sono semplicemente nulla, solo un mucchietto di feature che faticano a lavorare in sincronia. Il gioco inizia con una serie di tre domande sul nostro passato, che delineeranno la difficoltà e alcuni succulenti bonus iniziali, per poi passare all'editor del personaggio. Lo stile in pixel art si presenta bene, ma non troppo. Dietro gli sviluppatori di questo gioco ci sono quelli di Terraria, ma a differenza di quest'ultimo, così scrupoloso nell'obbligata semplicità grafica, Pixel Piracy appare subito confuso, poco chiaro. È una barba o una camicia? E quelli sono occhiali o capelli? Creare il proprio pirata non dà molte soddisfazioni, ma il problema si presenta anche nel gioco vero e proprio, dove almeno inizialmente sarà difficile persino distinguere i nemici da una roccia.
Ho a che fare con i pixel da quando rappresentavano l'unica possibilità espressiva, e non una tra le tante scelte stilistiche possibili, e una cosa del genere non mi era mai accaduta. In Pixel Piracy, ogni partita incomincia da una città, ma la mappa è creata proceduralmente a ogni nuovo restart, quindi ciò che ci sarà attorno alla prima isola abitata sarà ogni volta una sorpresa. A nostra disposizione una piccola imbarcazione, pochi spiccioli e tanta voglia di avventura. Lo scopo del gioco è affondare i quattro migliori pirati di tutti i tempi, e per riuscirci saremo chiamati ad avventurarci per i Caraibi immaginari del gioco, accumulando ricchezze e gestendo con oculatezza la nostra ciurma.

Ogni personaggio reclutabile avrà il suo background e i suoi punteggi, e potrà crescere e migliorare proprio come il vostro capitano: collezionando punti esperienza e imparando nuove abilità tramite i numerosi libri sparsi in giro e acquistabili nei negozi delle città. Il sistema di abilità è l'aspetto più carino del gioco, e anche il più vario e sorprendente: potrete insegnare ai vostri soldati un bel po' di cose interessanti, come cucinare, come tenere pulita la nave e persino a tenersi la cacca (abilità Pannolino!), in modo che non spargano deiezioni ovunque. Tanta cacca, poco cibo, e niente stipendio, del resto, rendono anche il pirata più convinto un pirata triste e pericoloso, che può abbandonarci sul più bello o persino tentare un ammutinamento. Man mano che aumenteranno di numero, i pirati ai nostri ordini saranno sempre più insofferenti e dispendiosi, ma ci daranno modo anche di puntare a bottini più interessanti. L'esplorazione di isole e isolotti è una parte fondamentale del gioco, specialmente all'inizio, ma tale passatempo si rivela subito estremamente ripetitivo, privo o quasi di sorprese. Non aiuta il fatto che ogni isola sia graficamente identica alla precedente, con varianti minime.

The bully in the alley

Nemmeno il sistema di combattimento, che in un primo momento ricorda i fasti di Cannon Fodder, riusce alla fine a convincere. In battaglia si fa tutto estremamente confuso, e le variabili di ogni attacco sono talmente poche che più volte ci si trova in situazioni di stallo, con tanti colpi da una parte e dall'altra ma nessun punto ferita in meno anche per quattro lunghissimi minuti. È possibile indirizzare i propri compagni (o parte di essi, visto che è possibile dividere la ciurma in più squadre) verso un obiettivo specifico, ma centrare il nemico con il cursore è forse una delle cose più difficili del gioco. Anche per questo motivo, tutto si risolve in un caos che ha ben poco di strategico e praticamente nulla dell'action game. Un po' meglio va nelle battaglie tra navi, ma solo perché si ha un po' più di tempo per pensare. L'aspetto più interessante di Pixel Piracy è l'estrema libertà che ci viene concessa nel costruire la nostra nave.

La bagnarola iniziale potrà lentamente essere ingrandita sia ampliando lo scafo che aggiungendo cannoni, finestre, stanze e decorazioni. Ognuno di questi oggetti, inclusi i singoli blocchi da utilizzare per lo scafo, potrà essere acquistato nei negozi presenti in quasi ogni città, e "montato" in modo molto simile a quanto avviene in Terraria e/o Minecraft. Peccato che la forma della nave influisca molto poco sull'esito delle battaglie marittime, o sulla sua manovrabilità (del tutto inesistente, visto che i viaggi procedono in automatico) divenendo ben presto un passatempo utile solo per fare più spazio a nuovi pirati e nuove armi a distanza.

Pixel Piracy Ogni aspetto di Pixel Piracy ricorda una versione meno divertente di un altro gioco. La struttura di base è quella di Pirates!, ma senza la grandiosità di Pirates!; le battaglie tra navi ricordano in parte quelle tra robot di Rocket Slime, ma senza quella sublime profondità strategica. Mettendo da parte tutti questi classici, alla fine Pixel Piracy si accontenta di essere come uno di quei giochi Nimblebit per iOS di qualche anno fa, come Tiny Tower e Pocket Planes, che in ambito mobile ieri rappresentavano una fresca novità, ma che oggi hanno perso completamente il loro fascino.

4.5

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