Recensione Planet 51

Un Tie-In per il nuovo film d'animazione sci-fi

INFORMAZIONI GIOCO
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • DS
  • Xbox 360
  • Wii
  • Ps3

Quando un film d’animazione si mostra nelle sale poco prima di venire invasi da renne, babbo natale e pubblicità dedicate, in ossequio alle leggi di mercato, un tie è quasi obbligatorio. Che il film in questione non abbia riscosso troppo successo (qui la recensione EveryEye) è superfluo. Ed ecco quindi che sugli scaffali dei negozi arriva la trasposizione videoludica di Planet 51, messa in piedi da Sega e dal (fu) glorioso studio Pyro (autore, al tempo, del celebre "Commandos", ma adesso invischiato in acque un poco più limacciose).

3 personaggi in cerca d’autore (e di mercato)

Prima di addentrarci nel gameplay è bene premettere che il gioco si rivolge ad un target infantile, e altro non è (a parte un’operazione commerciale pronta per il natale, ovviamente) se non un buon tutorial per introdurre i bambini al mondo del videogioco: ogni aspetto è spiegato, illustrato e sostenuto da suggerimenti atti a rendere comprensibile l’azione da compiere, la direzione da intraprendere e financo i tasti da premere al momento giusto. Da sottolineare, visto il target, anche la completa censura sulle armi e sul lato amorososentimentale (mentre entrambi gli elementi sono presenti nel film).
La mancanza di una trama entusiasmante e soprattutto di personaggi di carisma (ad eccezione forse del solo Rover) ha spinto Sega a rendere vera protagonista del gioco Glipforg, la città aliena ispirata all’America anni ’50 dei drive in. Il gioco si struttura infatti come free roaming con una forte componente di guida, preponderante nelle missioni (il 70% delle quali sarà a bordo di veicoli) nonchè unica possibilità per percorrere le lunghe distanze che intercorrono tra i punti di interesse. L’idea di base è buona, ma minata purtroppo da una realizzazione opaca se non tediosa: la zona commerciale è l’unica ad essere ben caratterizzata, mentre il resto della città non offre particolari spunti. Per esigenze di spazio inoltre buona parte della mappa è occupata da zone montane o desertiche, funzionali per le gare e realizzate discretamente, ma eccessivamente anonime. Senza contare che queste aree fungono da legame per integrare i quartieri della città, e per il gusto sadico di Sega sarà necessario percorrerle in lungo e in largo per andare a recuperare le missioni dislocate sempre e rigorosamente in località lontanissime tra loro.
Nel corso dell’avventura interpreteremo a fasi alterne l’alieno Lem, l’astronauta Chuck e il robottino Rover, anche se con minime variazioni sul gameplay: nonostante qualche escamotage per mascherare la ripetitività, questo si riduce sostanzialmente nell’andare dal punto A al punto B, con una bussola sempre pronta a indirizzare l’utente meno pratico. Nell’economia del gioco la parte di guida è quindi fondamentale, e risulta realizzata discretamente: di dichiarato stampo arcade, implementa però i danni e una fisica insospettabile, seppure elementare. Le scorciatoie, gli ostacoli, gli inseguimenti e l’effetto elastico degli avversari rendono l’esperienza gradevole, calibrata e soprattutto mai frustrante. Diverso e negativo il giudizio sulle fasi a piedi, complice un sistema di controllo imperfetto e macchinoso, per fortuna limitate a poche sessioni della missione principale, che in generale offre una longevità di circa 7 ore. La fase automobilistica è invece protagonista anche del comparto multiplayer, rigorosamente in locale con divisione splitscreen e 3 modalità disponibili: gara classica, autoscontro e una riedizione del gioco della “patata bollente”, con una bomba che bisogna passare agli altri veicoli prima che esploda. Una piacevole sorpresa, forte anche dell’opzione torneo (oltre alla gara singola) e di un soddisfacente parco veicoli, che spaziano dal tagliaerba fino all’auto dell’accalappiacani. Ovviamente ad ogni mezzo sono associate anche le missioni secondarie nella modalità avventura (tra cui appunto tosare prati, catturare cani, ecc.), tutte dalle meccaniche semplici e giocoforza simili, ma sufficientemente diversificate.
A scanso di equivoci, ricordiamo che il riferimento del titolo è un’utenza che muove i primi passi joypad alla mano, per chiunque altro ogni paragone con i giochi nextgen risulta ingeneroso, sia per l’eccessiva linearità, sia per le dinamiche ludiche e i controlli decisamente poco raffinati. E dal lato tecnico Planet 51 non offre molto di meglio.

Tecnologia aliena?

La grafica, apparentemente accettabile, riesce nell’impresa di reggere al massimo 6 auto a schermo e, nonostante questo, soffrire di rallentamenti frequenti. Le fasi di accelerazione ad esempio sono rese in maniera decente attraverso un accenno di blur, ma subiscono il più delle volte un calo di framerate. La città è raffigurata in maniera pulita e funzionale, con texture dignitose e una discreta profondità, e offre numerosi elementi distruttibili (tra cui gli estintori con un buon effetto spruzzo), ma nonostante il background ricco di spunti appare anonima e insipida. L’esplorazione (incentivata dalle pagine del fumetto Humaniacs da trovare e leggere una volta completo) è limitata alle sole aree metropolitane e a 23 interni, mentre le strade desertiche sono chiuse dai cosiddetti muri invisibili, tranne che per le eccezioni rappresentate dalle scorciatoie, anch’esse comunque ben circoscritte da montagne o tronchi invalicabili. I modelli dei personaggi sono piuttosto primitivi e rozzi così come le animazioni, che però risultano a loro modo divertenti per l’effetto macchiettistico che regalano, come nel caso della corsa di Chuck. Nonostante le pecche tecniche, l’atmosfera del film riemerge comunque intatta, grazie alle numerose citazioni, anche di personaggi minori o situazioni apparse di sfuggita, che riescono ad ampliare in maniera credibile il mondo creato da Moviemax. La trama è infatti un pretesto per portare l’utente nella quotidianità di Glipforg, e si muove attraverso filmati del film o più spesso cutscene create ad hoc, dall’umorismo ingenuo ma non disprezzabile. Purtroppo il parlato è sempre fastidiosamente fuori sync, e la grafica delle scene di intermezzo si avvale del motore del gioco, mostrandosi in questi casi impresentabile. Un altro punto dolente è il sonoro: le voci dei personaggi ricalcano quelle originali, ma sfortunatamente il formulario delle frasi è molto ristretto e queste vengono ripetute fino allo sfinimento, a breve distanza l’una dall’altra.

Planet 51 Il fatto che il film sia tutto fuorchè indimenticabile non aiuta sicuramente, perché la qualità del lungometraggio è conditio sine qua non per apprezzare questo tie in, ma Planet 51 è il tipo di gioco che può avvicinare al joypad un bambino a digiuno di videogame, e svolge questo compito in maniera dignitosa e soprattutto educata. E’ semplice, ingenuo, accessibile e a suo modo divertente, specie nel multiplayer locale, ma sconta qualche sbavatura ed una realizzazione a tratti insufficiente e sbrigativa, mancando di pochissimo il 6 pieno. Non è sconsigliato a priori, specialmente sotto Natale, ma se avete figli piccoli e non sentite il bisogno di svezzarli in campo videoludico è meglio regalare loro un buon pallone o un’intramontabile barbie.

5.5

Che voto dai a: Planet 51

Media Voto Utenti
Voti totali: 111
4.8
nd