Recensione Platformines

Quando Terraria incontra gli sparatutto a scorrimento.

Versione analizzata: PC
recensione Platformines
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    Disponibile per:
  • Pc
Alessandro Trufolo Alessandro Trufolo ha visto la sua prima schermata di Game Over in età precoce: per il trauma, è cresciuto inserendo cartucce e dischi vari in qualsiasi console o computer gli capitasse a tiro. Quando ha deciso che di videogiochi voleva anche scriverne e parlarne, il dramma si è completato. Aiutatelo a superarlo su Facebook, Twitter e Google+.

'Pixel art', 'gameplay immediato e frenetico' e 'livelli generati proceduralmente' sono ormai elementi ai quali ogni giocatore dovrebbe essere assuefatto: la presenza di almeno uno di essi nella quasi totalità delle produzione indie degli ultimi anni ha infatti esaurito la spinta retro', nostalgica e (allo stesso tempo) innovativa che ne caratterizzava gli esordi, lasciando spazio a commenti lapidari, e spesso frettolosi, circa la similitudine tra due o più titoli. Come può, allora, Magiko Gaming riuscire a convincerci della bontà del suo nuovo progetto se questi non solo prende in prestito tutti gli elementi sopra elencati, ma li propone come suoi punti di forza principali? Secondo le intenzioni degli sviluppatori, semplicemente andando alle radici di ognuno di essi, aggiungendoci elementi presi da alcuni dei giochi di maggior successo degli ultimi tempi e fondendo il tutto nel miglior modo possibile, ma sarà riuscito il team francese ad attraversare il proverbiale mare che divide la teoria dalla pratica?

Pala o Fucile?

L'avventura di Platformines inizia con la creazione del suo stesso mondo di gioco: a tale scopo, però, non sarà necessario navigare per decine e decine di minuti tra menù ed opzioni degne di un god simulator, basterà bensì digitare, all'interno dell'apposito spazio, il primo nome che ci verrà in mente ed gli algoritmi di gioco dedicati penseranno al resto, creando una serie di livelli generati proceduralmente nei quali lanciarsi immediatamente a capofitto. L'esile premessa narrativa ci vuole impegnati nel ritrovamenti di tutta una serie di componenti necessari alla ricostruzione del leggendario robot Robodig, ma non è certo questo il motivo principale che ci spingerà ad esplorare a fondo ogni anfratto dei livelli sotterranei intorno a noi: certo, il recupero dei preziosi materiali costitutivi è ciò che scandirà il nostro avanzamento lungo le aree di gioco, ma il vero stimolo a proseguire arriva da una raccolta di loot degna del miglior Borderlands; le aree, infatti, sono ricche di nemici e forzieri per nulla avari di armi e ricchezze con le quali rimpinguare il nostro bottino che, esattamente come nel titolo 2K, dovrà essere saggiamente bilanciato a causa di uno spazio di inventario limitato (ma comunque espandibile tramite l'acquisto di nuovi slot). Non saranno rari, quindi, i momenti in cui ci troveremo ad analizzare le diverse caratteristiche delle armi in nostro possesso (danno, gittata e rateo di fuoco) valutando quale sia la più adatta ad affrontare le sezioni di gioco successive: seppur privo, ovviamente, della profondità conosciuta durante le scorribande su Pandora, questo sistema offre una discreta sensazione di controllo sul proprio arsenale e sul destino del proprio personaggio ma deve purtroppo fare i conti con una fauna nemica che non brilla certo per implacabilità, e che compensa la sua scarsa intelligenza artificiale solamente con i numeri.

L'esplorazione, dicevamo, rimane uno dei punti centrali di tutto il gameplay e avviene partendo dal proprio HUB (un'area 'neutra' dove gestire il proprio inventario e tornare a fare rifornimenti tramite i sistemi di teletrasporto disseminati nelle aree di gioco) e disperdendo la fog-of-war presente negli immensi livelli tramite il semplice passaggio del nostro avatar: proseguendo lungo il gioco e potenziando il nostro personaggio sarà poi possibile estendere il 'raggio' della nostra visuale, permettendoci di rilevare nemici, vicoli ciechi o passaggi alternativi in anticipo. Il feeling generale dell'esplorazione, a conti fatti, riporta alla luce un'altro grande successo della passata stagione come quello Spelunky che (tra un'imprecazione del giocatore e l'altra) riuscì a farne l'elemento portante della propria esperienza di gioco: nella particolare classifica delle 'ispirazioni' di cui Platformines è disseminato, probabilmente, questa è forse la più riuscita ma, anche qui, la mancanza di varietà e diversificazione negli elementi platform e scenografici che ci verranno proposti ne limitano il risultato finale. Anche sotto questo aspetto, Platformines viene indebolito dall'assenza di richieste o incarichi alternativi, che impedisce tanto all'azione quanto all'esplorazione di uscire da quella sensazione di 'viaggio a senso unico' che la caratterizza dall'inizio alla fine: dopo il completamento della prima run di gioco (per la quale saranno necessarie meno di cinque ore), l'offerta del titolo Magiko Gaming si limita a ributtare il giocatore in un nuovo, enorme, mondo sotterraneo contraddistinto da un tasso di sfida maggiore, fino a sbloccare un totale di tre livelli di difficoltà. Questo purtroppo, pur migliorando parzialmente il problema di un'intelligenza artificiale nemica poco efficace, difficilmente riuscirà a convincere i giocatori di trovarsi di fronte ad un qualcosa che valga realmente la pena di affrontare nuovamente, minando in modo piuttosto duro la longevità di Platformines.

Un'orchestre in miniera

Ispirato all'ormai onnipresente trend che ha visto rinascere la pixel-art in tutto il suo (nuovo) splendore, di fronte al comparto tecnico di Platformines è difficile trattenere la sensazione di deja-vu che gli ambienti di gioco regalano: oltre ad una scarsa complessità degli effetti speciali, la principale mancanza del reparto estetico imbastito da Magiko Gaming è infatti una diffusa mancanza di personalità, tanto in fase di creazione del proprio personaggio (tramite un semplice e non ricchissimo editor) quanto durante le fasi di esplorazione vere e proprie, che ci metteranno di fronte a nemici ed elementi di contorno dal design piuttosto insipido. Molto divertente, invece, la colonna sonora che accompagna le partite, per la quale una selezione di celebri brani di musica classica è stata riarrangiata in chiave moderna ed elettronica, fornendo una tracklist che ben si sposa con l'azione su schermo e davanti alla quale solo i più puristi del genere potrebbero storcere il naso.


Platformines L'ambiziosa idea alla base di Platformines vorrebbe unire l'esplorazione bidimensionale riportata alla luce dai platform indie dell'ultimo periodo con la sfrenata raccolta di loot ed arsenale vista in Borderlands e Mercenary Kings: purtroppo, il tutto, sembra mancare del giusto dosaggio degli elementi corretti, e si perde dietro ad un livello di sfida alla lunga poco accattivante ed un'esplorazione logorata dalla mancanza di varietà. Fin quando dura, insomma, Platformines riesce ad offrire qualche ora spensierata in compagnia di perlustrazioni sotterranee, semplici sparatorie e una brillante colonna sonora, ma difficilmente si troveranno in esso le qualità necessarie a divertire sul lungo periodo.

6.5

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