Recensione PlayStation Move

Finalmente la definitiva prova con mano

Versione analizzata: Playstation 3
recensione PlayStation Move
Articolo a cura di
Andrea Vanon Andrea Vanon è appassionato di videogiochi sin dal 1995, quando passava le giornate tra SNES e Game Gear. Da sei anni tra le "penne" e le "voci" di Everyeye.it fagocita qualsiasi produzione con curiosità, mantenendo un’incrollabile fedeltà verso gli sportivi "made in U.S.A.". Lo potete seguire su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Sin dalla sua presentazione ufficiale, durante la GDC dello scorso Febbraio, ammettiamo di essere sempre stati molto scettici, come per tutte le altre periferiche di questo tipo, per il Sony Move.
Il prodotto non convinceva per la bizzarra estetica, per le affinità con WiiMote -giudicate eccessive- e, in ultimo, per la verve da “Ritorno dei Morti Viventi” con cui era stato mostrato al pubblico nientemeno che dai suoi creatori.
Col passare del tempo e delle manifestazioni videoludiche, tuttavia, il fenomeno Move ha cominciato a ricevere qualche consenso, vuoi per la precisione di cui parrebbe dotato, vuoi per una qualità costruttiva superiore ad un giocattolino.
Con la data di debutto oramai vicinissima (il 15 Settembre) Everyeye ha finalmente avuto la possibilità di effettuare un esauriente hands on direttamente in redazione.

Playstation Move, per chi non lo sapesse, verrà venduto sia singolarmente che nel più conveniente Starter Pack, comprensivo di Move, telecamera e Blue Ray con 10 demo di giochi.
Sub controller, cavo per ricarica e giochi verranno venduti separatamente.

Estetica, ergonomia ed accessibilità

Nonostante sia una versione dedicata esclusivamente alla stampa, la confezione di Move da noi ricevuta merita, se non altro, una menzione, figurando l’attenzione riservata, come sempre, da Sony anche ai dettagli estetici.
Il controller di movimento, la telecamera ed i giochi ci giungono celati in una scatola blu elettrico dalla forma cubica, le cui facce presentano un motivo olografico che da l’illusione di una sfera all’interno del cubo stesso.
L’apertura è a libro e, all’interno, in scompartimenti ricavati da un’imbottitura in gomma, giacciono il tanto criticato “gelato”, la telecamera, i giochi disponibili al lancio (anch’essi in porta CD cartonati in un elegante blu elettrico) ed il minuscolo manuale d’istruzioni.
Un bel confezionamento che lascia spazio, a voler essere pignoli, ad una sola obiezione: l’assenza della lingua italiana nel manuale d’istruzioni; “difetto” certamente assente nella versione commercializzata tra una decina di giorni.
Estratte le periferiche dalla confezione e maneggiate per qualche istante ci si rende conto di quanto lontana sia l’immagine “giocattolosa” che ci si può esser fatti nei diversi momenti in cui Move è stato mostrato: l’oggetto appare infatti solido, robusto e piacevole al tatto grazie ad uno speciale trattamento delle plastiche che lo compongono.
Le specifiche tecniche riportate sul manuale mostrano dimensioni nella norma (200 mm di lunghezza e 46 mm di diametro) ed un peso di 145 grammi, dovuto in buona parte alla cella a ioni di Litio contenuta all’interno, grazie alla quale non saremo costretti a sprecare due costose batterie stilo ad ogni ricarica.
Buona, dopo qualche test “Move alla mano”, si dimostra anche l’ergonomia: il tasto Move, posto sulla parte superiore del corpo, presenta dimensioni generose ed estrema facilità d’accesso, così come il tasto T, un grilletto sul retro dal feeling tattile molto migliorato rispetto alle controparti sul Dual Shock 3.
Meno comoda la disposizione delle repliche dei front button, eccessivamente miniaturizzati e posti, a coppie forse troppo ravvicinate di due, a lato del tastone Move; lo stesso discorso vale per il tasto PS, posto al centro del telecomando all’interno di una scanalatura che sì ne impedisce pressioni involontarie ma ne limita anche un agevole utilizzo mediante il pollice.
La presa è, in ogni caso, perfetta e la comodità nell’utilizzo (quando non ci sono tanti “tastini” da premere) d’alto livello anche dopo diverse ore di gioco, nonostante il peso potesse inizialmente configurarsi come un problema, soprattutto per il polso.
Assolutamente non trascurabili i fattori plug and play ed integrazione nella stanza da gioco, aspetto quest’ultimo in cui già Kinect si è mostrato a dir poco fallimentare.
Le prove di questi giorni si sono svolte in una stanza 4x4 metri con telecamera posta su scrivania in vetro opaco (ma sufficientemente riflettente) ed obiettivo rivolto verso l’alto, giocatore spalle ad una finestra (rigorosamente aperta) e con indosso, senza farlo apposta, una maglietta bianca.
Rispetto alle indicazioni ideali (2,5 metri di distanza dalla lente) ed alla figura mostrata nella calibrazione di alcuni giochi il nostro posizionamento era completamente errato: 1,5 metri massimo di distanza dalla telecamera e proporzioni di ripresa dal basso verso l’alto completamente sballate.
Move avrebbe insomma dovuto esploderci in mano; invece, sin dal primo istante e per l’intera durata del test, ha funzionato alla perfezione, con un unico tentennamento quando uno sfavillante raggio di sole ha fatto irruzione in una giornata uggiosa, colpendo direttamente la telecamera.
Con un test passato a pieni voti, insomma, ci sentiamo di dire che -idealmente- non esiste ambiente inadatto (nei limiti del decoroso) per utilizzare Playstation Move.

Precisione come prima religione

Passando alla parte prettamente ludica del nostro hands on abbiamo immediatamente potuto riscontrare la facilità e precisione, nonostante le disposizioni difficili sopra descritte, con cui la nostra posizione ed i nostri movimenti vengono riconosciuti.
Molto comoda è, in primis, la navigazione sulla media board della Playstation 3: muoversi tra le varie opzione richiede il movimento del controller con la simultanea pressione del grilletto “T”; in questo modo, quando il suddetto non sarà premuto, rimarremo fermi sull’ultima voce selezionata, il che ci permetterà di procedere (premendo il tasto Move) senza il rischio di spostarci ulteriormente per errore.
Oltre alla comodità è però la precisione che impressiona, nonchè una sensibilità perfettamente equilibrata, quasi naturale.
Tutto ciò, sin dalla board ed in seguito anche nei gioco, da una sensazione di padronanza all’interno dei menù davvero piacevole, limitando qualsiasi frustrazione derivante dalla normale inesperienza nel campo motion controller.
Le stesse caratteristiche sono state riscontrate, in maniera del tutto analoga, nei giochi testati, ovvero Sports Champion, Start the Party e Kung Fu: Rider.
Ognuno di essi, pur presentando metodi di calibrazione più o meno sofisticati (il titolo sportivo prevede 3 diverse rilevazioni mentre i mini-game solo un puntamento verso la camera), mette in luce quella che stiamo decantando dall’inizio come la miglior caratteristica del Move, la precisione.
La combinazione di mappatura 1:1 e rilevazione nello spazio tridimensionale (grazie all’intensa luce della sfera posta sopra al corpo della periferica) permette anche nel più becero mini-game un’esperienza sicuramente unica rispetto a quanto finora sperimentato, ad esempio, con Wii Motion Plus, anche e soprattutto per la gestione della profondità.
La fedeltà con cui a schermo sono riprodotte rotazioni del polso, movimenti del braccio e della mano, insomma, non ha al momento paragoni nel settore e, sebbene l’esperienza ludica -come diremo negli articoli specifici che seguiranno- non sia ancora di spessore core, l’impatto, rispetto alle aspettative, è spiazzante.
L’unico inconveniente risulta, in ultima analisi, la preoccupazione di rimanere nel raggio d’azione della telecamera (soprattutto in altezza); una problematica che riguarda, ci teniamo a precisarlo, maggiormente coloro i quali non abbiano la possibilità di videogiocare ad oltre 2 metri dallo schermo.

PlayStation Move Playstation Move è riuscito, al momento, a spazzare via lo scetticismo che albergava in chi scrive riguardo al suo funzionamento e al feeling nell’esperienza ludica. Il prodotto, a dispetto di un look non certo accattivante, si presenta estremamente funzionale, dotato di un’ergonomia soddisfacente e, soprattutto, capace di “adattarsi” anche agli ambienti di gioco meno usuali. Ne risulta, al momento, un’esperienza iniziale decisamente più appagante e divertente del previsto, tanto da promuovere la periferica a pieni voti come la migliore (almeno tecnicamente e tra quelle sinora testate) nel suo campo. Il consiglio e dunque quello di rimanere sintonizzati su Everyeye per seguire recensioni ed aggiornamenti riguardanti il mondo in movimento di Sony da qui in poi.