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Recensione Pokemon Link: Battle

Torna il puzzle game dedicato ai mostri tascabili di Nintendo, stavolta su eShop.

Versione analizzata: Nintendo 3DS
recensione Pokemon Link: Battle
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • 3DS
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Nel corso degli ultimi anni la serie Pokemon è stata un po' meno prolifica che in passato. Sembrano ormai lontani i tempi in cui, oltre agli episodi della saga regolare, le piattaforme portatili Nintendo venivano letteralmente prese d'assalto da spin-off più o meno riusciti, da Pokemon Ranger a Mystery Dungeon. Nell'epoca d'oro del franchise, sulla prima console a due schermi della casa di Kyoto ospitò anche un coloratissimo puzzle game dedicato alle creaturine tascabili: era il 2006 ed il titolo era Pokemon Link, insolita declinazione dei classici “match three” divertente e ben studiata, ma forse un po' troppo povera in termini di contenuti.
Oggi, a ben otto anni di distanza dalla prima release, arriva Pokemon Link: Battle!, seguito ufficiale di quello che può essere considerato un franchise parallelo. Si tratta di un titolo che non sconvolge le premesse del predecessore, e fa leva, più che sull'originalità delle meccaniche di gioco, sulle smanie di collezionismo dei tanti Pokemon fan. Tuttavia, il prezzo contenuto potrebbe rendere il titolo appetitoso anche per chi cerca un puzzle game leggero e immediato.

Tre di ogni tipo

Pokemon Link: Battle! è il più tradizionale dei match three. L'obiettivo, in buona sostanza, è quello di allineare tre o più icone dello tipo, per farle scomparire dalla schermata di gioco. Attorno a questo concetto di base si sviluppa però una struttura che ricontestualizza il gameplay all'interno del mondo dei Pokemon. Di fatto, accoppiare le figure che rappresentano le allegre bestiole ideate da Nintendo, serve per eseguire degli attacchi, e togliere progressivamente energia ai Pokemon selvaggi che ci attaccano in ogni stage. In verità la realizzazione grafica molto spartana e l'assenza di una vera e propria rappresentazione di questa “battaglia” rende il tutto un po' superfluo, almeno a livello di atmosfere. Sul fronte delle meccaniche di gioco, invece, questo pretesto ha qualche risvolto interessante.
Anzitutto è all'utente è richiesta una buona prontezza, dal momento che i Pokemon avversari continueranno ad attaccarci fino ad esaurire la nostra energia. Bisogna anche stare attenti a quali icone accoppiamo, cercando di mettere insieme dei mostriciattoli dell'elemento opposto a quello dell'antagonista di turno, così da massimizzare il danno.
L'operazione non è troppo complessa, in ogni caso, perchè con il pennino possiamo scambiare il posto di due qualsiasi icone visualizzate nello schermo inferiore. Vincere è insomma una questione di rapidità e prontezza più che di pianificazione, come invece accade in altri famosissimi titoli del genere (ad esempio Triple Town, senza scomodare Candy Crush).
Questa sorta di “urgenza” che caratterizza ogni partita si fa sentire anche per quel che riguarda le meccaniche di “linking”. In pratica, dopo aver realizzato una combinazione, avremo qualche istante di tempo per inanellarne subito un'altra, e così via: in questa maniera, invece di eseguire attacchi singoli, ci produrremo in un colpo combinato che moltiplicherà i danni.
Se dopo aver messo in fila cinque o più icone attiveremo subito un'altra “chain” (di almeno tre elementi), partirà poi il Link Time, in cui potremo realizzare combinazioni di due soli elementi: si tratta di momenti molto frenetici in cui bisogna cercare di ripulire tutto lo schermo per ottenere un “perfect linking” e incrementare a dismisura il punteggio.
I ritmi di Pokemon Link: Battle! sono insomma piuttosto frenetici, e sulle prime affrontare gli stage è piuttosto divertente. Peccato che il titolo esaurisca ben presto le sue carte. Una volta interiorizzate le meccaniche di gioco la progressione comincerà a farsi stanca e un po' ripetitiva. La difficoltà resterà tremendamente bassa per molte ore, salvo poi subire una brusca impennata che costringerà i giocatori a lavorare quasi compulsivamente sulle combo, cercando semmai di riprendere energia accoppiando i pokemon con l'abilità “recupero”. In entrambi i momenti, ovvero quando si procede senza nessun intoppo e quando invece si deve sudare alla grande, il divertimento tende a scemare in fretta: La curva di difficoltà mal bilanciata è insomma uno dei grandi problemi di Pokemon Link: Battle!.
La mancanza di stimoli concreti si aggiunge all'equazione: la progressione risulta infatti piuttosto piatta. Fare e rifare gli stessi stage, oppure recarsi quotidianamente nella Safari Zone serve solo per “catturare” nuovi Pokemon selvaggi e cercare di completare l'inesauribile collezione di 700 bestiole (comprese quelle incluse in Pokemon X e Y). Catturare i Pokemon serve per portarne con sé uno in battaglia, vedendolo comparire quindi fra le icone dello schermo inferiore, e avendo accesso al suo colpo o alla sua abilità speciale. In verità le dinamiche da “gotta catch'em all” non è che funzioni alla grande, vista la generale “essenzialità” della rappresentazione grafica, e crediamo che anche i fan più sfegatati del franchise abbandoneranno presto il proposito di catturare tutte le creature.
Pokemon Link: Battle!, insomma, resterà un buon diversivo per qualche partita rapida, e non rappresenta certo una proposta duratura ed un prodotto profondo o stratificato come gli altri del franchise.

Pokemon Link: Battle Pokemon Link: Battle! è un puzzle game tutt'altro che originale, che prova a traslare le meccaniche classiche di un leggerissimo “match three” in un contesto vicino al mondo dei Pokemon, inserendo qualche spunto legato agli attacchi elementali e -più in generale- un leggerissimo substrato ruolistico. Il gameplay è strutturato in maniera che serva più rapidità che strategia, ma questo non costituirebbe di per sé un problema, presentandoci anzi un titolo leggero e perfetto per qualche partita “mordi e fuggi”. Una curva di difficoltà mal studiata, ma soprattutto la cronica assenza di stimoli, rendono il prodotto un po' smorto e meno convincete di quello che avrebbe potuto essere. Come ben sanno gli spietati aguzzini di Candy Crush, del resto, per tenere incollato il giocatore allo schermo serve una fine operazione di bilanciamento ed una struttura che non faccia mail mancare gli incentivi a tornare a giocare. Forse qualche poke-maniaco potrebbe pure tentare la titanica impresa di acchiappare tutti i 700 Pokemon, ma sarebbe comunque un'operazione monotona e tediosa.

6

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