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Recensione Pokemon Mystery Dungeon: I Portali sull'Infinito

Nuovo appuntamento per i Pokemon avventurieri: la serie dungeon crawler debutta su 3DS

Versione analizzata: Nintendo 3DS
recensione Pokemon Mystery Dungeon: I Portali sull'Infinito
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • 3DS
Adriano Della Corte Adriano Della Corte Da quando ha ricevuto in regalo il suo primo Gameboy all'età di 5 anni, non ha mai smesso di giocare. Grande appassionato di platform e di epiche avventure. Cercatelo su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Nell’universo dei giochi di ruolo, il genere roguelike ha sempre avuto una cerchia abbastanza ristretta di estimatori, soprattutto a causa della sua accessibilità non certo comparabile a quella dei casual game che spopolano di questi tempi. Morti permanenti, dungeon casuali, e l'evenienza di dover ricominciare tutto d'accapo per aver sbagliato una singola mossa portano il giocatore ad estenuanti sessioni di gioco, capaci si di dare forti soddisfazioni, ma che si rivelano anche piuttosto impegnative.
Nel 2005 Nintendo dette inizio ad un insolito esperimento: grazie alla collaborazione con Spike Chunsoft, fuse la serie Mystery Dungeon con il suo franchise di mostri tascabili, dando vita a Pokemon Mystery Dungeon: l’obiettivo era rendere il genere accessibile ai giocatori in erba, sfruttando la popolarità di Pikachu & company. E poco importava se per farlo era necessario abbassare la storica difficoltà del franchise.
Il risultato, sebbene criticabile sotto alcuni aspetti, funzionò: da allora questo nuovo brand ha riscontrato un discreto successo, tanto da avere un sequel su Nintendo DS, e un trittico di giochi per Nintendo Wiiware (purtroppo mai arrivato in occidente). Ora, nel 2013, la serie si prepara a debuttare su Nintendo 3DS, con “Pokemon Mystery Dungeon: I Portali sull’Infinito”: alla formula rodata sono state aggiunte alcune funzionalità che sfruttano il 3DS, e qualche abbellimento grafico grazie alla potenza dell'ultimo portatile della grande N.

C'è un PokeParadiso da costruire!

Anche in questo capitolo l’incipit è rimasto invariato: il giocatore è un essere umano trasformato in un Pokémon, catapultato in un mondo popolato soltanto da queste simpatiche creature: avremo la possibilità di scegliere quale mostriciattolo impersonare tra i cinque a a disposizione, ed anche l'identità del nostro partner, che vi coinvolgerà nella costruzione di un paradiso per Pokemon. L’obiettivo sembra dei più semplici, ma la popolazione di mostri tascabili è stata corrotta da violenza e smania di potere. Inoltre misteriosi dungeon sono apparsi nelle terre circostanti, popolati da Pokemon minacciosi. Toccherà a noi portare l’armonia in questa terra, comportandoci da veri avventurieri: dovremo esplorare i dungeon per ottenere rispetto e premi, costruire il nostro Pokeparadiso, e rendere felici tutti i Pokemon che incontreremo.

Dopo alcuni dialoghi (vi avvisiamo fin da subito che ce ne saranno molti, spesso molto lunghi, e senza la possibilità alcuna di saltarli o di rendere lo scorrimento del testo più veloce), ci troveremo ad esplorare il nostro primo Mystery Dungeon insieme alla nostra squadra, inizialmente formata solo da noi e dal nostro compagno, ma che con il prosieguo della storia potrà comporsi di un massimo di tre compagni, tutti gestiti dalla CPU.
Sebbene la struttura dei labirinti sia simile al genere roguelike, con diversi livelli da visitare tutti generati casualmente, turni automatici dettati dalle nostre mosse e movimenti, nemici da sconfiggere e oggetti da raccogliere, il tutto risulta fin troppo semplificato, tanto da rendere uno degli aspetti più interessanti - l’esplorazione - piuttosto noioso. Tutti i dungeon avranno pressappoco lo stesso aspetto e struttura, composti da corridoi e stanze di piccola o media grandezza, dove potremo trovare qualche oggetto sparso da raccogliere e qualche Pokemon nemico da eliminare. Purtroppo manca la varietà negli scenari e nei campi di battaglia, e qualche rompicapo piuttosto semplice da risolvere -presente in alcune aree del labirinto- non migliora la situazione.
I combattimenti riprendono la struttura utilizzata negli RPG principali del franchise: oltre all’attacco base, ogni Pokemon ha un suo set di quattro mosse che rispecchiano la propria natura, con punti di forza e debolezza verso le altre tipologie di mostri. Gli attacchi speciali si possono usare in numero limitato, settato dai punti PP che possono essere ripristinati utilizzando un item specifico. Un combat system semplice e non troppo elaborato, che risulterà familiare per gli appassionati della serie, ma non esente da difetti. Il neo piuttosto vistoso è la CPU che gestisce le mosse dei componenti del nostro party. Sebbene ci sia l’opzione per impartire una linea guida al comportamento dei compagni (possiamo scegliere ad esempio di farli rimanere sempre al nostro fianco, di non fargli attaccare i nemici, o di mandarli a spasso per il dungeon), l’intelligenza artificiale si comporta spesso in maniera bizzarra e poco efficace. In barba ad ogni tattica parsimoniosa, i nostri alleati non esiteranno a sprecare attacchi potenti contro i nemici più deboli, e ad eseguire mosse inutili al fine di vincere le battaglie.
Questi difetti limitano purtroppo le nostre possibilità di azione: ad esempio, nel caso in cui scegliessimo di dividere il nostro gruppo e di mandare all’esplorazione gli altri Pokemon nel dungeon, quasi sicuramente il risultato sarà dei più disastrosi: incapaci di seguire la più semplice delle strategie, spesso i nostri compagni verranno sconfitti anche dai nemici più deboli, ed anche il K.O. di uno solo dei Pokemon alleati segnerà la fine dell’esplorazione per tutto il gruppo. Prima di essere catapultati fuori dal dungeon, c’è la possibilità di chiedere aiuto ad un altro giocatore, limitata purtroppo solo alla connessione tramite Streetpass: chi non gioca fuori casa troverà questa feature davvero poco utile.

Nel complesso, il gameplay si trova "strattonato" da due forze che si muovono in senso contrario: da un lato troviamo il semplicismo delle dinamiche di gioco e della struttura dei livelli, che rende la progressione fin troppo monotona; sull’altro fronte c'è l’impossibilità di attuare strategie di combattimento complesse sfruttando i propri compagni, a causa di una IA elementare, che può trasformare anche l’avventura più semplice in un miscuglio di ira e frustrazione.

Un contorno da prima portata

Gli aspetti più positivi de “I Portali dell’Infinito” si riscontrano al di fuori del nucleo principale dell'esperienza di gioco. La realizzazione del PokeParadiso, ovvero la costruzione dei vari edifici con diverse funzioni per potenziare la nostra squadra di avventurieri, è uno dei pochi spunti che spingerà il giocatore a scoprire una trama che procederà piuttosto lentamente. La storia, un po’ come i precedenti episodi, si basa sull'esaltazione di diversi valori positivi (l’amicizia, l’onestà, il coraggio): le tematiche saranno esplorate con storie piuttosto semplici, e dialoghi adatti ad un pubblico di giocatori giovanissimi.
Una delle caratteristiche più interessanti è sicuramente la funzione Metaportale, disponibile nel menù iniziale. Questa feature vi permette di generare casualmente nuovi dungeon scattando foto con il 3DS a degli oggetti rotondeggianti. La dimensione ed il colore del soggetto decreteranno il livello di difficoltà e gli strumenti che troverete all’interno degli stage. In questa porzione di gioco le sfide saranno molto più interessanti: la squadra di esploratori si comporrà di volta in volta con Pokemon differenti da quelli disponibili nell’avventura principale, e anche gli oggetti che potrete recuperare risulteranno utili non solo in questa modalità, ma che nell’avventura single player, grazie alla possibilità di trasferirli nella storia principale.
“I Portali dell’Infinito” supporta anche il multiplayer in locale fino a quattro giocatori, ma ognuno dovrà necessariamente disporre della propria copia del gioco. I nostri amici potranno visitare il PokeParadiso che abbiamo costruito, ed esplorare con noi i dungeon, andando così a sostituire l’inefficace CPU.
Il gioco supporta anche la possibilità di acquistare contenuti aggiuntivi a pagamento che introdurranno nuovi dungeon.

Anche sotto il profilo della presentazione, I Portali sull'Infinito si può vantare di un risultato più che soddisfacente. Dopo gli episodi bidimensionali visti su GBA e Nintendo DS, il titolo sfoggia una colorata grafica in 3D, con uno splendido effetto stereoscopico che dà maggiore profondità agli scenari esterni. I Pokemon appaiono più vivaci che mai, grazie ad una vasta gamma di animazioni che rendono le battaglie piacevoli da vedere. Purtroppo la telecamera appare fin troppo ravvicinata all’interno dei dungeon, un fattore che limita la visione d’insieme dei livelli: per poter attuare strategie articolate bisogna necessariamente passare alla modalità “Ispeziona” attraverso il menù di gioco, per cambiare angolatura e ispezionare tutta l’area di gioco.

Pokemon Mystery Dungeon: I Portali sull'Infinito Pokemon Mystery Dungeon: I Portali sull’infinito non apporta grandi cambiamenti alla formula del franchise, rimarcando tutti i pregi ma anche i difetti visti nei precedenti episodi. Molte delle nuove funzioni che sfruttano le caratteristiche del 3DS risultano interessanti, ma purtroppo sono solo un contorno ad una portata principale in cui il divertimento fa fatica ad emergere. L'obiettivo di soddisfare con un unico titolo i due target di rifermento delle due serie che compongono questo strano franchise è stato solo sfiorato: i passionisti del genere RPG roguelike rimarranno probabilmente delusi da una trama "naive" e da un gameplay fin troppo “addolcito”, mentre i giovani estimatori della serie Pokemon si scontreranno con dinamiche non perfettamente calibrate. Nonostante i difetti, Pokemon Mystery Dungeon: I Portali sull’infinito può essere un'occasione interessante per tutti i fan Pokemon che sono alla ricerca di esperienze di gioco differenti dalla serie regolare.

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