recensione POP: Le Sabbie Dimenticate

Il ritorno del Principe

Prince of Persia: Le Sabbie Dimenticate

Videorecensione
Prince of Persia: Le Sabbie Dimenticate
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • DS
  • Xbox 360
  • Wii
  • Ps3
  • Pc
  • Psp
Andrea Vanon Andrea Vanon è appassionato di videogiochi sin dal 1995, quando passava le giornate tra SNES e Game Gear. Da sei anni tra le "penne" e le "voci" di Everyeye.it fagocita qualsiasi produzione con curiosità, mantenendo un’incrollabile fedeltà verso gli sportivi "made in U.S.A.". Lo potete seguire su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Mentre l’attesa per l’uscita nelle sale del primo cortometraggio dedicato alla saga Prince Of Persia, diretto da Jerry Bruckenheimer, impazza in lungo e in largo, sembra passare leggermente in sordina la sua nuova incarnazione videoludica, che promette un remix delle feature proposte negli anni ed una trama collegata al primissimo episodio (Le Sabbie del Tempo), di cui è diretto sequel.
In questi giorni abbiamo avuto modo di testare a fondo la versione Next Gen de “Le Sabbie Dimenticate” (nome di battesimo della nuova avventura), in uscita il 20 Maggio per Xbox 360 e Playstation 3 (gli utenti PC dovranno attendere sino al 10 Giugno).

Il ritorno del Principe

Il protagonista, figlio minore del re di Persia Shaharaman, si sta dirigendo, immediatamente dopo l’avventura di Azad (vedi “Le Sabbie del Tempo”) verso il palazzo del fratello maggiore, Malik, ove sono custoditi tesori e pericolosi segreti del regno.
Giunto in fretta e furia nelle vicinanze, dopo aver scorto una colonna di fumo innalzarsi dall’edificio, si accorge che la residenza fraterna è sotto attacco da parte di un potente quanto numeroso esercito.
Dopo una serie di peripezie il nostro eroe riesce ad entrare a palazzo dove, non senza qualche difficoltà, si riunisce al fratello, impegnato con la sua guardia personale in una lotta senza quartiere.
Barricatisi nelle stanza del tesoro i due hanno la malaugurata idea (foraggiata soprattutto da Malik) di liberare l’esercito di re Salomone, un’armata leggendaria che dovrebbe proteggere il regno.
La realtà, tuttavia, è ben diversa: l’invincibile armata di sabbia intrappolata da Salomone non è stata creata per difendere, bensì per distruggere qualsiasi cosa incontri lungo la sua marcia.
Il nostro eroe intraprenderà dunque una lotta senza quartiere per salvare il regno, rendendosi presto conto che un’impresa di tale portata richiederà enormi e dolorosi sacrifici.
Al suo fianco, al solito, una meravigliosa fanciulla: una creatura magica che lo guiderà nel suo cammino donandogli dei poteri con cui sarà in grado di sostenere l’avventura.
Sebbene la narrazione non risulti particolarmente curata, nè i personaggi psicologicamente approfonditi o caratterizzati in maniera degna di lode, le dieci ore abbondanti necessarie al completamento dell’avventura scorrono piacevolmente, sostenute da un intreccio assolutamente nello standard delle produzioni action/adventure.

Niente più sabbia...

Dal punto di vista ludico “Le Sabbie Dimenticate” riprende in buona parte le feature proposte nel primissimo capitolo della (nuova) saga, aggiungendo qualcosa soprattutto nella fase di combattimento e sviluppo del personaggio.
Molto interessante, proprio riguardo a quest’ultimo argomento, il sistema di crescita nel corso dell’avventura, legato ad uno schema che ricalca lontanamente la Sferografia di Final Fantasy e che permetterà al giocatore di decidere autonomamente gli aspetti da potenziare spendendo l’esperienza accumulata.
Potremo allungare la barra della vita e quella della magia, aumentare la durata e la potenza dei poteri magici concessi all’eroe durante l’avventura oppure sbloccare e potenziare alcuni attacchi speciali, che comprenderanno un vortice in grado di spazzare via i nemici nelle vicinanze, un effetto congelante per i fendenti ed uno scudo in pietra in grado di proteggere il Principe e danneggiare al tempo stesso i nemici.
La crescita è legata all’ottenimento di sfere di colore giallo rilasciate dagli avversari, in diverse quantità, una volta sconfitti. Un sistema del genere, pad alla mano, reca due importanti benefici: prima di tutto consente di incrementare sin dall’inizio la quantità d’energia e di mana possedute, evitando la spasmodica ricerca di artefatti in grado di assurgere allo scopo; in secondo luogo, grazie agli attacchi speciali, rende più varia la fase di combattimento.
Quest’ultima è, in realtà, il punto debole di questo Prince Of Persia, sia per l’esigua varietà dei nemici che ci si presenteranno di fronte (4 o 5 modelli in tutto), sia per l’esageratamente semplicistico sistema di combo che fonda le sue radici, salvo rarissimi casi, nel button mashing.
Nemmeno la varietà degli attacchi a disposizione pare adatta ad un action game; il principe, infatti, avrà nella sua faretra soltanto due tipologie d’attacco (poteri speciali a parte) tramite quali potrà concatenare al massimo cinque colpi.
Al fendete di spada si unisce un calcio utile per allontanare i nemici, privarli della difesa di un’eventuale scudo o spingerli vicino a sporgenze e pareti per completare un’eliminazione istantanea sufficentemente spettacolare.
Per quanto riguarda la fase difensiva, invece, avremo a disposizione la sola schivata, da utilizzare con intelligenza soprattutto nei boss fight, ben realizzati per quanto non incisivi alla maniera di altri action recentemente arrivati sul mercato. Discreta l’intalligenza artificiale dei nemici che, pur non coprendosi e non mettendo in atto complesse routine d’accerchiamento riusciranno a sfruttare, attaccando contemporaneamente, la situazione di superiorità numerica che verrà a crearsi praticamente in ogni scontro.

Molto migliore risulta la fase platform, che vedrà il nostro eroe impegnato nelle pratiche che già avevano reso famoso “Le Sabbie del Tempo”, con una spruzzata di quanto avevamo potuto ammirare lo scorso anno nell’ultimo capitolo in Cell Shading.
Ritornano, dunque, le camminate sui muri, i salti, l’arrampicarsi contro le sporgenze e persino le immancabili colonne, da utilizzare come appiglio tra un’evoluzione funambolica e l’altra.
A dare una marcia in più a questa fase, come di consueto molto facilitata, ci saranno, stavolta, tre poteri speciali (acquisiti man mano nel corso dell’avventura), una serie di puzzle ben architettati ed un level desing di pregevole fattura: tre elementi che si combinano offrendo una progressione -per quanto lineare e priva di backtracking- molto godibile.
Dopo aver ricevuto il potere di riavvolgere il tempo (utile per evitare la morte), saremo benedetti dalla facoltà di gelare, per un breve intervallo di tempo, i flussi d’acqua; da questo punto dell’avventura in poi il design dei livelli si farà molto più complesso, con il principe impegnato a scalare pareti e colonne ghiacciate, armeggiare antichi meccanismi in grado di far fluire l’acqua da nuove aperture ed intervallare l’attivazione del potere per passare, dondolandosi da un pilone ghiacciato all’altro, attraverso una cascata.
Riceveremo infine la possibilità di teletrasportarci a destinazione immediatamente dopo un salto, facoltà utile per superare baratri altrimenti fatali.
Ancora una volta il level design muterà, abbandonando la continua sequela di zampilli a favore di un percorso che metterà ancor più in luce le abilità acrobatiche del principe, proponendo lunghi salti ed intere sessioni “volanti”.
Il risultato finale è un mix che sarà capace di alternare in maniera intelligente le noiose fasi di combattimento al più stimolante puzzle solving, ben inserito nelle numerose sequenze platform ed in grado di impegnare seriamente le capacità d’osservazione del giocatore.

...e niente più cell shading

Prince Of Persia: Le Sabbie Dimenticate, per quanto visto, non presenta un comparto tecnico particolarmente degno di nota, abbandonando, a nostro avviso sfortunatamente, il favoloso cell shading che ha caratterizzato il successo della prima incarnazione Next Gen.
Siamo difronte, in questo caso, ad un’ottima realizzazione degli ambienti di gioco, sia per quanto riguarda il design strutturale sia per ciò che concerne la texturizzazione, impreziosita da un comparto effetti particellari di alto livello che si mostra in tutto il suo splendore soprattutto negli effetti degli zampilli d’acqua.
Il tutto viene però parzialmente rovinato da una modellazione piuttosto sommaria di protagonisti, comprimari ed antagonisti, troppo abbozzati nei tratti somatici e spesso per nulla espressivi e carismatici.
Anche le animazioni non paiono allo stato dell’arte: seppur gli esseri a schermo si muovano in maniera fluida ed abbastanza credibile spesso l’azione risulta troppo “plastica”, quasi innaturalmente rallentata, il che ne diminuisce il realismo.
Buono il comparto audio con una colonna sonora decisa nel sottolineare le fasi più concitate e campionature ambientali decisamente credibili; di sufficiente livello, eccezion fatta per qualche frangente davvero inascoltabile, anche il doppiaggio, completamente in italiano.

Prince of Persia: Le Sabbie Dimenticate Sebbene non lo si possa definire di certo innovativo Prince Of Persia: Le Sabbie Dimenticate risulta, in ultima analisi, abbastanza godibile, soprattuto grazie ad un level design sempre fresco e vario e ad una componente puzzle davvero lungimirante. E’ un peccato che la fase di combattimento, specialmente alla luce di un sistema di crescita piuttosto interessante, sia stata quasi completamente trascurata, offrendo una serie di scontri piuttosto ripetitiva e boss fight per nulla incisivi. La produzione, anche alla luce di un comparto grafico di buona fattura, si rivela consigliabile dunque solo agli appassionati del genere o delle avventure del principe e a coloro i quali fossero alla ricerca di qualche ora di divertimento disimpegnato nell’attesa dei top title di Maggio.

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