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Giochiamo con l'irriverente avventura di Ubisoft!

Recensione Pound of Ground

Un action game Zombesco arriva su Steam, ma fallisce su tutti i fronti

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  • Pc

Zombie e videogiochi sono un connubio con una lunga storia di successi: l’acclamata serie di Resident Evil ha lanciato il genere del Survival Horror in terza persona; i più recenti Left 4 Dead hanno sottolineato il concetto che collaborare è vitale per la sopravvivenza contro i non-morti. Con Plant vs. Zombies siamo addirittura arrivati a vedere i cari cadaveri ambulanti in un tower defence. Sarà forse che un ben dosato cocktail di zombie, armi da fuoco e lotta per la sopravvivenza è una ricetta perfetta per il successo?
No. E Pound of Ground ne è l’esempio più recente.

Sempre la stessa storia...

In un deserto non meglio precisato degli Stati Uniti sorge Snake City. La vita scorreva tranquilla finchè una strana nebbia verde è arrivata dal nulla, accompagnata da strane creature assetate di carne umana. La popolazione è stata decimata, senza risparmiare bambini, anziani e addirittura le mucche. I pochi sopravvissuti in grado di difendersi si sono barricati come meglio potevano, ma le creature continuano a spuntare dal terreno. Si dice che chiunque arrivi dal deserto sia infetto e che il suo destino sia segnato: la nebbia verde sembra la causa di tutto questo. Ma in una fattoria poco fuori città, sorvegliata da una combattiva contadina, giunge un uomo destinato a risolvere questo casino: Johnny Majer, persa la memoria, avrà l’ingrato compito di scoprire cosa c’è dietro all’invasione degli zombie e mettere fine al massacro.

La storia di PoG pare il classico cliché usato come pretesto per mettervi contro l’orda di zombie che
minaccia Snake City. Non è niente di originale, e soprattutto si sviluppa attraverso una lunga sequenza di cutscene di dubbia fattura dove i personaggi si scambiano battute sulla situazione, o un generale dell’esercito racconta i fatti a posteriori come se fosse un de briefing. I dialoghi vorrebbero essere scritti in modo volutamente umoristico, dal momento che il gioco non si prende troppo sul serio: tuttavia il doppiaggio (completamente in inglese, così come i sottotitoli) fatica enormemente a muovere anche un solo sorriso per la maggior parte del tempo; i personaggi, incluso il protagonista, suonano come completi idioti e i dialoghi non hanno spessore, tanto che spesso verrebbe voglia di saltarli completamente e tornare all’azione. Se non fosse che il gameplay è scialbo, ripetitivo e privo di qualsiasi originalità.

Brutto, impreciso e monotono

Il titolo è un action game abbastanza classico, che ci chiede di massacrare impunemente orde interminabili di Zombie. Controlliamo Majer in terza persona, mentre si fa strada tra i non morti, menando fendenti fin troppo impunemente (con una spiccata propensione al button mashing). Il gameplay si rivela fin troppo “ingessato”: la prima cosa che salta all’occhio è che non si può saltare per superare gli ostacoli. Per eseguire i vari compiti che il gioco propone, è necessario seguire un percorso prestabilito, come se fossimo chiusi in un labirinto vecchio stile, e per avanzare si deve sempre cercare un interruttore con cui interagire, che apra la porta che blocca il passaggio. Intanto gli zombie spuntano fuori dal terreno in spawn point predefiniti, e si dirigono verso il giocatore se questi si avvicina troppo. Salvo fermarsi completamente se ci si allontana abbastanza, a tutto svantaggio del ritmo di gioco. Per eliminarle i non morti si può contare su un set molto limitato di armi, dalla classica mazza da baseball (simpatica la possibilità di lanciare gli zombie in aria con un colpo ben caricato) a una serie di armi da fuoco come il revolver, lo shotgun o addirittura candelotti di dinamite. Purtroppo il combattimento a fuoco soffre di gravi imprecisioni del sistema di controllo, e il numero estremamente limitato di munizioni trasportabili (rifornibili presso strani distributori in cambio di dollari) poco si addice ad un gioco che non rientra nel genere del Survival Horror. I nemici poi hanno un'IA veramente grezza, e per quanto ci sia un po’ di varietà tra i modelli utilizzati, tutti sembrano comportarsi nello stesso prevedibile modo. Far fuori zombie dal look cartoonesco a colpi di mazza da baseball può essere divertente i primi minuti, ma dal momento che
è l’unico elemento di gameplay, Pound of Ground diventa noioso e ripetitivo dopo poco. Anche la struttura globale traballa: le missioni proposte non sono troppo varie (raggiungi una locazione/ammazza tot zombie/usa un oggetto), e l'avanzamento nell'avventura è assolutamente lineare. C’è la pretesa di scimmiottare un sandbox mode: dopo pochi minuti di gioco avremo accesso ad una decappottabile rossa anni ’60 che ci permetterà di spostarci velocemente in mezzo al deserto. Il fatto è che l’esplorazione non è né appetibile né remunerativa; tralasciando che la fisica della guida è oltremodo basilare, con collisioni statiche e qualche salto acrobatico di cui si farebbe volentieri a meno, la maggior parte del deserto non ha nessuna locazione interessante da visitare: non si può entrare negli edifici che si incontrano, non ci sono armi o oggetti da raccogliere, se non i kit di riparazione per l’auto o l’occasionale medikit. Il deserto, insomma, è effettivamente “deserto”, se escludiamo gli occasionali zombie da investire (con poca soddisfazione, preme aggiungere).

Tecnicamente Scarso

L’engine grafico del gioco è il CPAL3D già visto in altri prodotti Bohemia Interactive. Il gioco gira fluido per la maggior parte del tempo, salvo qualche lieve rallentamento quando si è circondati da molti zombie e la visuale è ravvicinata. L’ambiente desertico attorno a Snake City è riprodotto abbastanza bene, ma in città gli edifici sembrano tutti uguali e mancano di originalità. Il design dei vari personaggi è volutamente grottesco, a parte il protagonista che ha ricevuto un più di cura nei dettagli. Ma le animazioni di tutti, motorie e facciali, sono veramente limitate e irrealistiche: Majer sembra scivolare sul terreno, più che correre. Il sonoro è composto da tracce schizofreniche, come se non ci fosse stata una decisione sul tono musicale da utilizzare come sottofondo al gioco; i lunghi periodi passati a spostarsi da una parte all’altra del deserto fanno in modo che la musica risulti ben presto ripetitiva e a volte fuori luogo. Gli effetti sonori sono altrettanto di scarsa qualità: ci si aspetterebbe che gli zombie emettano i loro suoni gutturali tipici della tradizione, cosa che non avviene in Pound of Ground. Come già detto, il doppiaggio è scadente, anche se molto è
da imputare alla sceneggiatura inconsitente, che metterebbe in difficoltà anche il migliore degli attori. Da segnalare inoltre inusuali lunghi tempi di caricamento tra una zona e l’altra, che si susseguono frequentemente data l’architettura del gioco, incline al backtracking più esplicito.

Pound of Ground Pound of Ground è un insieme di promesse fallite: non ci sono orde di zombie che si riversano contro di voi, solo piccoli gruppi; le meccaniche di gioco sono prive di originalità, ripetitive e mal implementate; la storia è narrata in modo osceno, con sequenze lunghe, poco divertenti, mal dirette e recitate ancor peggio. Ci vuole di più che qualche zombie e umorismo spicciolo per fare un titolo che non venga abbandonato dopo un paio d’ore.

3

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