Recensione Prince of Persia Trilogy

Recensita la raccolta HD dei primi tre episodi di Prince of Persia

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  • Ps3
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

A rimpolpare gli scaffali Dicembrini, in un periodo natalizio tutt'altro che ricco di nuove uscite, è comparsa finalmente anche la Prince of Persia HD Collection. Una nuova raccolta fortemente attesa dagli appassionati, ma che in parte tradisce le aspettative di chi desiderava un buon (tris di) action adventure per concludere (o cominciare) l'anno videoludico. Inserita nel tray, questa raccolta denuncia anzitutto più di una leggerezza nella conversione in Alta Definizione, ed il terzetto di prodotti Ubisoft, inoltre, ha poche armi per nascondere la sua evidente “anzianità”: quella di un genere che si è evoluto molto rapidamente, superando incertezze che, sopportabili nella scorsa generazione, diventano davvero difficili da digerire una volta “stagionate” un po'.

Origini

Prince of Persia fu, al tempo della sua uscita, un gradevole sorpresa per gli amanti del genere, che di fatto campavano nell'attesa spasmodica per l'uscita del Tomb Raider di turno, senza avere valide alternative per rimpolpare la loro collezione. Recuperando un marchio storico, Ubisoft pensò bene di proporre un action game leggero ma non disimpegnato, ambientato nelle terre misteriose dei Geni e degli Scià. L'operazione “iconografica” fu perfettamente riuscita: Prince of Persia è penetrato in maniera così prepotente nell'immaginario collettivo, che Disney ha deciso persino di realizzare un film basato su questa famosissima licenza.
Ma dal punto di vista ludico, anche al tempo dell'uscita non tutte le carte erano in regola.
Il gameplay di Prince of Persia, oggi come allora, si concentra soprattutto sulle fasi esplorative, proponendo una progressione abbastanza lineare ma altamente spettacolare. Più che sullo spirito d'osservazione o sugli enigmi ambientali, di cui invece le avventure di Lara Croft sono sempre ricolme, il viaggio del principe si basa sul giusto tempismo nell'esecuzione di salti ed acrobazie. L'agilità felina del protagonista gli permette di esibirsi in una serie di funamboliche arrampicate, di traballanti corse sui muri, di capriole e piroette. Senza mai perdere il ritmo, ci si deve dunque districare fra trappole e altre difficoltà, dimostrando rapidità, prontezza di riflessi e colpo d'occhio. Basta un piede in fallo, un pulsante premuto troppo presto o troppo tardi, per incappare in una caduta mortale. Ma niente paura: una delle particolarità di Prince of Persia era la possibilità di riavvolgere il tempo. Entrato in possesso delle magiche “Sabbie”, il Principe poteva di fatti “riavvolgere” il corso degli eventi, per porre rimedio alle sue leggerezze ed evitare una morte piuttosto truce. L'avventura, grazie a questo espediente, scorreva via con leggerezza, senza mai tuttavia tendere al banale. Mancavano ancora le raffinatezze dell'ultimo “Forgotten Sands” (che dal punto di vista della varietà non ha davvero eguali), ma in generale esplorare gli androni immensi dei palazzi era piacevole e abbastanza impegnativo.
Quello che proprio non andava, era la presenza di fasi marcatamente “action”, a rovinare il ritmo della progressione ed il divertimento. Armato della sua fida sciabola, il Principe affettava mostri di sabbia e altre amenità, inciampando non solo nei lacci del Button Mashing più sfrenato, ma naufragando anche nel mare di problemi tecnici che, fra inquadrature da buttare e collisioni deprecabili, sommergeva l'inerme videoplayer.
Da questo punto di vista, la conversione in HD sembra fin troppo fedele all'originale: le cose non sono in effetti cambiate di una virgola, ed i massacri a cui di tanto in tanto prendiamo parte sono una triste necessità piuttosto che un passatempo stimolante.
Avanzando di stanza in stanza, si scopre poi che Prince of Persia è uno di quei prodotti che ha perso in fretta la sua freschezza. Le ultime conquiste del genere hanno sfruttato in maniera ben più intelligenze le risorse “motorie” dei propri protagonisti e, escluso l'incerto remake in Cell Shading (che Ubisoft si è affrettata a mettere in disparte), la freschezza e la vitalità delle ultime produzioni hanno fatto invecchiare precocemente un titolo che non ha moltissimo da dire nel mercato attuale.
Del resto, fra Prince of Persia ed il suo remake HD, c'è stato Uncharted ed il suo seguito. Ma sarebbe bastata forse la “concorrenza interna” dell'ultimo capitolo o il discreto Tomb Raider Underworld.
Si conti poi che gli entusiasmi per le avventure del Principe, al tempo, furono stimolati anche da una componente scenica di prim'ordine. Stanze gigantesche, colonnati interminabili, prospettive fuori misura. Purtroppo, oggi il lavoro degli Art Director appare un po' più spuntato, di certo più canonico e prevedibile. Ed a tutto questo si aggiunge una conversione non certo esemplare. Se sperate di trovare lo stesso “lavoro di lima” che ha caratterizzato le HD Collection di Sony (God of War e Sly Trilogy), incapperete in una cocente delusione, nel constatare come gli interventi tecnici siano molto meno incisivi, ed il Look del principe appaia leggermente disordinato.

Crescita

Le “storture”, in verità, continuano andando avanti nella trilogia. Warrior Within, di fatto, costituisce un deciso passo falso da parte del team di sviluppo, che ha pregiudicato in parte persino la ricezione del terzo episodio (i cui meriti, invece, sono decisamente maggiori). Cercando di porre rimedio alle incertezze denunciate dall'utenza, Ubisoft ha perso di vista le finalità di un buon Adventure game. Se è vero che i combattimenti del primo capitolo erano tediosi e monotoni, la soluzione più elegante sarebbe stata quella di ridurli in numero, cercando semmai di mettere in piedi una componente “enigmistica” più incisiva. Invece, come la titolazione lascia intendere, è proprio il numero degli scontri che aumenta, reclamando un posto più importante nell'economia del gioco. Si moltiplicano le Combo, aumenta la varietà, ma la pessima IA degli avversari e una serie rinnovata di inciampi tecnici, di fatto annullano quanto di buono fatto su questo fronte. Fra i tre episodi della trilogia, Warrior Within è senza ombra di dubbio quello meno brillante di tutti: vive “di rendita” per quel che riguarda caratterizzazione artistica, torna a mostrare una linearità a volte esasperante, e frammenta l'incedere con innesti da Action Game che non entusiasmano affatto. Si nota però il balzo tecnico in avanti, e anche se -di nuovo- le rifiniture della collection non sono così incisive ed esemplari, ecco che il colpo d'occhio appare più vitale. Un guizzo notevole si registra insomma per quel che riguarda qualità complessiva della caratterizzazione tecnica, anche per merito di una “maturazione artistica” notevole, che ci trascina dalla Persia incantata e favoleggiante del primo episodio, alle ambientazioni cupe e dure di questo “Spirito Guerriero”. Una parabola discendente che ci accompagna anche nella metà oscura del nostro principe, profondamente cambiato rispetto al passato: continuamente braccato dal malvagio Dahaka (bellissime, a tal proposito, le fughe spericolate), l'eroe buono e idealista si è trasformato in un cupo combattente, alla ricerca della propria salvezza (che, come avremo modo di vedere, non arriverà così presto).
Sarà poi il finale della trilogia a chiudere il cerchio narrativo di Prince of Persia. E di certo uno dei pregi di questa Collection è quello di permettere al giocatore di gustarsi la trama tutta d'un fiato. Fra paradossi temporali e odalische, per altro, il plot delle tre avventure riserva anche qualche sorpresa, con una chiusa imprevista che recupera un dolcissimo lieto fine.
Ma al di là di questo, il vero punto di forza della trilogia è senza ombra di dubbio “I Due Troni”. Il terzo capitolo è quello più maturo e coinvolgente, più vario dal punto di vista ludico e più interessante. Anche per il suo marcato sperimentalismo, che apre a soluzioni non banali, introducendo ad esempio sessioni stealth che ravvivano non poco l'esperienza di gioco.
Il giocatore, nell'ultima avventura del principe, si trova alle prese con un eroe diviso, schizofrenico, in parte corrotto dal potere delle Sabbie. E come in ogni trilogia che si rispetti, se il primo capitolo costituisce la Tesi (la premessa) ed il secondo l'Antitesi (la sua negazione), il terzo non può che essere la Sintesi: una mirabile unione dei tratti di entrambi gli episodi, per una progressione finalmente più bilanciata. Ecco così che alle lunghe sequenze esplorative, stavolta magnificate da uno studio raffinato e meticoloso di architetture ed inquadrature, si affiancano momenti dal ritmo più acceso, resi più piacevoli dai flessibili movimenti delle catene del Principe Nero. Le sequenze stealth, opportunamente ravvivate delle non comuni doti motorie del protagonista, restano ancora fra le più riuscite dell'era 128 Bit, mentre quick time event non troppo invasivi regolavano Instant Kill e sagaci combattimenti con i Boss. Anche se il motore grafico non ha compiuto troppi passi avanti rispetto al secondo episodio (e resta ancora valido il biasimo per lo scarso lavoro di “Post Produzione” che ha preceduto il lancio di questa “Quasi HD” Collection), le ambientazioni ingrandiscono a vista d'occhio, e irretiscono lo sguardo (senza perdere tuttavia quella sensazione di “riuso” che, arrivati al fondo delle trilogie, solitamente emerge di prepotenza). Gradevolissimo, come si accennava, il comparto narrativo: misterioso fino alla fine, gioca in maniera delicata coi paradossi temporali, lasciando spiazzato il giocatore per condurlo poi ad un finale da Mille e una Notte: la degna conclusione per una trilogia che, in un modo o nell'altro, ha fatto davvero al storia del videogioco.

Prince of Persia Trilogy Impossibile essere pienamente soddisfatti da questa collezione. Nonostante il rapporto “Quantità/Prezzo” sia a netto favore dell'utente (che si porta a casa tre giochi completi ad un prezzo d'occasione), il lavoro di Ubisoft nel confezionare il pacchetto è abbastanza superficiale. Le rifiniture tecniche restano appena in controluce, la pulizia visiva non è sempre garantita, la qualità della compressione dei filmati non eccelle. Permangono anche alcuni problemi tecnici che facevano sorridere sei anni fa, ma pesano come macigni al giorno d'oggi. Si conti poi che, rispetto alle ultime produzioni del genere, l'esperienza dei primi due Prince of Persia si dimostra un po' affaticata dall'età. La collection si risolleva grazie all'eccellente varietà del terzo capitolo, che unisce una progressione più ritmata -meno lineare- ad un impianto scenico sinceramente riuscito e ad un incedere epico. Una perfetta occasione per i nostalgici, un buon acquisto per le nuove leve dell'intrattenimento elettronico che hanno conosciuto il Principe soltanto con Forgotten Sands.

7

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