Recensione Pro Evolution Soccer 2010

Scende in campo il secondo giocatore: il calcistico Konami analizzato per voi

Pro Evolution Soccer 2010

Videorecensione
Pro Evolution Soccer 2010
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Ps2
  • Xbox 360
  • Wii
  • Ps3
  • iPhone
  • Pc
  • Psp

Ci sono stereotipi talmente radicati che sono in grado di riflettere, con reale cognizione, veri e propri status, culture e pensieri di nazioni e popoli. Si tratta di imponenti mezzi espressivi che con il tempo si sono guadagnati il posto che meritano, impressi come fossili in un percorso della durata di migliaia di anni. Il loro potere è solido, duraturo e oltretutto morale, come una leggenda, una religione o una tradizione. Tali fenomeni si manifestano in molti campi, senza una ragione particolare o un motivo scatenante: succede perché hanno trasmesso emozioni e sensazioni indimenticabili, indistintamente a persone differenti ma appartenenti a uno stesso stile di vita.
Pro Evolution Soccer di Konami rappresenta uno dei tanti profondi e affascinanti processi storico/culturali, fin dalla prima espressione intitolata International Super Star Soccer per Playstation datata 1997 (la prima sviluppata dal team indipendente KCET). Circa dieci anni di dominio incontrastato nei quali il fenomeno di Konami ha costruito delle basi che sembravano invulnerabili, addirittura a parer di molti destinate alla definitiva cementazione con l’arrivo delle console di nuova generazione. Tutti sanno com’è andata. Da ottobre 2007, l’eterno rivale FIFA con il capitolo 08 ha iniziato la risalita di una scalata che sembrava fino a pochi anni prima assolutamente utopistica, compiendo quasi all’unanimità di pubblico a critica il definitivo sorpasso nell’episodio FIFA 09, anche grazie, per la verità, alle scadenti performance delle ultime tre edizioni di PES. Con la nuova stagione, però, l’ennesima battaglia si è aperta per la prima volta ad armi pari, dove entrambe le fazioni si sono preparate allo scontro perfettamente consce del potenziale avversario.
FIFA 10, lo abbiamo visto di recente, ha convinto sotto praticamente ogni aspetto, migliorando in tutti i comparti l’edizione passata con classe, arroganza ma soprattutto fatti. Ora è la volta di Konami con il suo PES 2010, una risposta che arriva come di consueto poco dopo il contendente principale. Le premesse, o meglio le promesse, in questo lungo anno sono state tante e positive, ma questa non è una novità. Eppure, sin dal primo sguardo PES 2010 sembra aver finalmente cambiato marcia, invertito la rotta, insomma sembra aver iniziato a sua volta la propria personale risalita. Innanzitutto il ritmo di gioco è rallentato. La frenesia che caratterizzava PES 2009 è prontamente sostituita da una manovra ragionata, attenta e precisa. Un approccio che di certo farà felice chi da sempre ha amato la serie per la sua storica attitudine, ultimamente scomparsa, verso un concetto simulativo di videogioco. Questo è, in sostanza, l’input principale del calcio secondo Konami datato ottobre 2010.

Game Modes

Le modalità che caratterizzano l’ultima incarnazione di PES non sono cambiate rispetto all’annata precedente. Oltre all’amichevole e i tornei è possibile intraprendere l’ormai intramontabile Master League, il Diventa un Mito e la Champions League grazie ai diritti ottenuti da Konami a partire dall’edizione dello scorso anno.
La Master League, per chi incredibilmente ancora non la conoscesse, permette di partecipare a una lega calcistica tra le tantissime a disposizione - sia serie superiori che minori, a discrezione del giocatore - composte da i dovuti crismi e gli impegni, come il canonico campionato, la coppa nazionale ed europea nei casi specifici e comprese le amichevoli da calcio estivo. Come sempre il progresso della Master League porta l’acquisizione di determinati punteggi in grado di fare crescere ogni calciatore a seconda del ruolo occupato, della costanza dell’impiego e dai risultati sul campo. Per non parlare del calcio mercato che, volendo, dopo anni di vittorie può far trasformare una squadra provinciale nel galacticos di turno. La vera novità è tuttavia l’introduzione del settore giovanile, richiamabile dal menù alla voce Club House, dove i giovani esordienti si allenano in attesa di una chiamata in prima squadra. Inoltre dal menù Office è possibile gestire la sponda finanziaria della società, con tutti i trasferimenti, gli accordi finanziari e fiscali finalmente tradotti in valuta reale.
Più accattivante, se non altro perché novità fresca dello scorso anno, è il Diventa un Mito, un percorso assolutamente personale che consente di creare da zero un giocatore virtuale con ruolo a piacimento, da far crescere dall’età di 17 anni fino praticamente a 35. Il sistema di questa modalità era già buono ma è stato ulteriormente perfezionato. Giocando con visuale da dietro le spalle - comunque mutabile in una delle altre disponibili per tutti i tipi di modalità - si parte con una sorta di provino militando in una squadretta locale (dopo aver scelto con cura il campionato principale di riferimento): in seguito al tipo di prestazione messa in campo davanti agli occhi degli attenti osservatori, differenti squadre possono decidere di intavolare una proposta di contratto. Qui ci si trova davanti a una scelta: tre plausibili soluzioni e altrettanti contratti, per poi dare finalmente il via all’inizio dell’avventura nella società prescelta. Il potenziale campione è dal principio relegato in tribuna ma, con i buoni propositi mostrati in allenamento che oltre a convincere il mister servono anche per crescere nelle specifiche abilità, può ritagliarsi un posticino in panchina fino all’esordio ufficiale, e lottare così per la propria, destinata, quasi già scritta e lussureggiante carriera.
Se l’aspetto prettamente giocabile del Diventa un Mito aveva da una parte entusiasmato lo scorso anno, in virtù del forte sentimento di appagamento avvertito a risultati ottenuti, dall’altra, però, evidenziava ancora dinamiche nell’organizzazione di gioco piuttosto acerbe, e spesso frustranti. Soprattutto la chiamata della palla con il dorsale destro non manifestava a dovere la propria indispensabilità, costringendo la povera promessa a rincorse esilaranti in mezzo al campo nel tentativo di ricevere un pallone “giocabile”. Sarà stato il rallentamento dell’azione di gioco e in generale un certo assestamento dell’intero gameplay verso una solidità che nelle ultime edizioni si era persa, ma in PES 2010 il Diventa un Mito è sviluppato in modo convincente, e tutto lo studio perfezionato intorno all’intelligenza artificiale rende al meglio, in questa modalità più in altre come vedremo nel corso del resto della disanima.
All’appello non manca nemmeno l’osannata Champions League, grande successo dello scorso anno e prontamente riproposta in PES 2010. Con i diritti ufficiali concessi “gentilmente” dalla UEFA, il torneo maggiormente prestigioso di tutta la platea calcistica internazionale è riportato in assoluta fedeltà, compresa la scarica adrenalinica scatenata dalla musichetta prima dell’inizio di ogni incontro. La competizione a 32 squadre più difficile al mondo può essere scalata con una delle tantissime squadre abilitate alla partecipazione, e inoltre è possibile giocare un semplice match amichevole contornati dall’aurea di prestigio che la Champions League per natura riesce a esprimere. È chiaro che i suddetti diritti vengono con sapienza e malizia riproposti anche nel corso della Master League e del Diventa un Mito, rendendo così più verosimile l’intera esperienza di gioco in ogni modalità.
Il codice a nostra disposizione, sebbene definitivo, non presentava ancora la componente online, ed è per questo che la valutazione di tale comparto sarà trattata sempre su queste pagine ma con un capitolo a parte, e solo dopo averne saggiato al meglio tutte le delicate caratteristiche (soprattutto vista l’importanza del gioco in rete dopo le delusioni degli anni passati).

Gameplay

Si parlava di rallentamento dell’azione di gioco: lo sforzo nel voler deragliare dalle ultime precedenti apparizioni PES 2010 dimostra di averlo fatto, rimandando il ritmo di gioco allo scandire dei PES datati qualche anno indietro. Chi si aspettava un tuffo nel futuro forse, a ragione, sarà comunque deluso. Il gameplay non innova, non cerca nuove strade e non si mette in gioco. Semplicemente prende coscienza dei recenti errori e ne rispolvera i fasti più efficaci, grazie anche ai tanti feedback raccolti dalla software house giapponese durante tutta la fase di sviluppo. Lo studio della fisica ha portato ugualmente per alcuni aspetti un nuovo traguardo, come il peso del pallone che ormai è molto vicino a quello reale, in particolare al momento del tiro: PES 2010 è ancora il migliore a raccontare l’avventarsi sulla sfera del fuoriclasse intenzionato a bucare il portiere con una fucilata di prima intenzione. Com’è anche vero, altresì, che deve recuperare sul versante passaggi normali, troppo simili tra loro, e nei filtranti alti, ancora esageratamente poco realistici sia per le animazioni sia per la fisica. Ecco allora che alla calma sapientemente rispolverata si accodano diverse meccaniche fisiche già viste. Il peso degli atleti è aumentato, la corsa rallentata - anche quella degli assoluti fuoriclasse come Messi- e la risposta ai comandi è leggermente meno immediata, un po’ sulla falsa riga dell’acerrimo antagonista.
Interessante sotto il prospetto dell’intelligenza artificiale l’introduzione delle schede. Queste tessere identificano sensibili abilità di varia natura, e si dividono in base al valore di ognuna. Per esempio Pato possiede la tessera P (gerarchicamente la più rilevante) che rispecchia lo scatto palla al piede ad allargarsi, mentre Pirlo il movimento a liberarsi per poi lanciare lungo all’attaccante, e ancora Ibrahimovic quella che riporta il movimento della prima punta a venire incontro al portatore di palla. Queste novità vanno incontro all’intelligenza artificiale spesso deficitaria degli anni passati, istituendo, di fatto, un carattere calcistico preciso a ciascun giocatore. Tuttavia la lodevole introduzione non serve a colmare il divario rispetto al blasonato concorrente, che da questo punto di vista ancora detta legge.
Aggiustamenti nel contesto di gioco, questi, che rendono PES 2010 sicuramente più completo e affabile rispetto al passato, ma sostanzialmente povero di idee concrete, di sincere innovazioni; le introduzioni di spessore che tanti fan si aspettavano. Attenzione, non è una bocciatura diretta al lavoro dell’intramontabile Shingo Seabass, bensì una valutazione oggettiva dell’aspetto più importante in un gioco che si fa chiamare calcistico: quello riferito al gameplay e alle dinamiche che ne costituiscono poi l’essenza principale. Seppur quindi entusiasmante da giocare gli amici, il nuovo gameplay proposto da PES 2010 pecca laddove non si addentra, cioè oltre i propri limiti circoscritti definiti tanti anni fa e mai realmente superati. Ciò nonostante diverte sempre perché, tuttavia, pur sempre di PES si sta parlando, come sempre con tutti i suoi pregi e i suoi difetti.

Tecnica

Se la svolta vera e propria non c’è stata per ciò che riguarda il giocato, diverso è invece il discorso riguardante il comparto tecnico. Graficamente PES 2010 vale. Gli sviluppatori Konami hanno finalmente ricostruito il motore grafico al quale da troppo si affidavano, mettendo alla luce un piccolo gioiello di tecnica che finalmente è in grado di giocarsela fino in fondo con FIFA 10, storicamente superiore in materia di grafica, e che al quale, per alcuni aspetti, arriva persino davanti.
La riproduzione dei volti raggiunge il fotorealismo. Osservando Ibrahimovic, Messi, Del Piero, Totti, Ronaldinho, Diego e persino Huntelaar si capisce quanto sia stato lo sforzo di Konami rivolto alla realizzazione dei visi dei calciatori. In realtà, non stupisce solo questo: il motore grafico mantiene in ogni frangente di giocato i 60 frame per secondo costanti - tranne durante i replay dove cala di almeno la metà - garantendo fluidità e naturalezza all’azione di gioco in ogni momenti e senza imbarazzanti incertezze riscontrate spesso negli ultimi due anni. Da segnalare però la mancanza su Playstation 3 dell’upscaling a 1080p come già riscontrato nella demo rilasciata sul PSN.
Le animazioni, come spesso accade, si dimostrano altalenanti. La corsa dei giocatori non sembra più quella di un robot impazzito, è vero, ma lo stesso non traspare la corretta armonia e sinuosità che ci si aspetterebbe. Stesso discorso per gli scontri fisici, che alternano situazioni e aspetti veritieri ad altri purtroppo goffi e macchinosi anche dal punto di vista prettamente scenografico.
La colonna sonora accattivante completa il quadro tecnico insieme alla telecronaca, affidata ancora una volta a Pierluigi Pardo, veramente superlativo per tonalità e carisma, unitamente a José Altafini, al quale è affidato un gradevole e talvolta ironico commento tecnico.

Pro Evolution Soccer 2010 PES 2010 esce quindi sconfitto al confronto con FIFA 10, ma non massacrato, perché Konami ha lavorato duramente per riportare il sorriso sugli appassionati, e per diverse sfaccettature ha colto nel segno dispensando un ottimo prodotto, il migliore senza dubbio della serie PES next-generation. Un gameplay almeno orientato verso la simulazione, un comparto grafico valido e d’impatto, per alcune superiore anche al diretto rivale, e la solita intuitività faro del marchio. Detto questo, però, è anche vero che le reali novità proposte al potenziale acquirente sono sostanzialmente poche, e per di più mescolate e ripescate dalle passate produzioni. Il titolo raggiunge ugualmente livelli che sfiorano l’eccellenza soprattutto per le sfide con gli amici, quando PES 2010 è in grado di dare il meglio grazie all’immediatezza e al coinvolgimento che fin dagli esordi non è mai venuto meno. Allo stesso tempo appare chiaro, oggi più che mai, che affinché la gloriosa serie di Konami possa tornare agli illustri splendori del passato debba per forza di cose introdurre qualcosa di non visto, di inedito, e che non si trovi più a dover limare, aggiustare ciò che ha e che possiede ormai da troppo per raggiungere il successo. Solo in quel momento potrà nuovamente sfidare il rivale FIFA che, seppur anche questa volta non perfetto, ha saputo rimettersi in gioco puntando su una politica lungimirante e in definitiva vincente. Il risultato è sotto gli occhi di tutti.

7.2

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