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Recensione Pro Evolution Soccer 2011

Arriva anche su Wii il calcistico secondo Konami. La review di Everyeye

Pro Evolution Soccer 2011

Videorecensione
Pro Evolution Soccer 2011
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Ps2
  • Xbox 360
  • Wii
  • Ps3
  • iPhone
  • Pc
  • Psp

Per molti di noi l'evoluzione della serie Pro Evolution Soccer, viste le tempistiche e visto il paese nel quale viviamo (tra i più pallonari al mondo), ha coinciso con l'età della fanciullezza, e poi dell'adolescenza, fino ad arrivare ai giorni nostri. Probabilmente, quando eravamo piccoli, giocavamo a International Superstar Soccer su SNES; altrettanto probabilmente, ai tempi della prima Playstation, facevamo di tutto (e con il termine tutto avete capito benissimo cosa s'intende) per procurarci la versione annuale di Winning Eleven, trasposizione totalmente giapponese della saga in 3D; ciò almeno fino a quando anche il nostro continente, che si doveva accontentare della serie FIFA della concorrente EA, vide arrivare i primi episodi occidentalizzati della serie Konami, sotto il nome di Pro Evolution Soccer. La già larga base d'utenza, che tanto aveva penato negli anni dell'oscurantismo calcistico, si allargò ulteriormente, e PES divenne sinonimo di calcio videoludico di qualità, unico custode della bellezza calcistica trasposta su console.
Ed eccoci infine arrivati ai giorni nostri. La progressiva e costante mancanza di novità di peso da parte di Konami e la progressiva maturazione del brand FIFA ha provocato, almeno su console HD, una completa modifica degli equilibri, con i giapponesi ad inseguire (situazione che sta diventando sempre più comune, in generale). Ma su Nintendo Wii questo non è avvenuto: merito sì di Konami e della sua capacità di adattarsi al peculiare sistema di controllo della console, ma soprattutto demerito di EA, che al contrario si è adagiata sulla nomea di console casuale per eccellenza, sfornando prodotti non all'altezza. Ed anche quest'anno pare essere Pro Evolution Soccer la miglior scelta per chi voglia godere della bellezza del calcio su console Nintendo: vediamo perché.

Sul rettangolo di gioco

Il primo impatto con le schermate introduttive di Pro Evolution Soccer 2011 è alquanto disorientante, vista la mole di possibilità a disposizione, tra cui pare difficile districars. Le opzioni di cui consta la struttura di gioco tutta comprendono la classica esibizione, da giocare a proprio piacimento, Champions League e Copa Libertadores (quest'ultima una novità per la serie), la coppa o il campionato, la Master League, il Cammino dei Campioni ed una modalità particolare di sfida tra gli utilizzatori dei controlli classici e quelli dello stile playmaker. Per chi non avesse infatti avuto modo di provare i precedenti episodi della serie per Wii, il maggior merito di cui va dato atto a Konami, e che prima abbiamo solo accennato, è quello di aver realizzato un sistema di controllo apposito per la bianca console, estremamente duttile. Tale configurazione è incentrata sostanzialmente sull'utilizzo del puntatore: ad un mirino su schermo sono infatti affidati i passaggi, gli spostamenti dei giocatori sia con che senza palla e persino, qualora lo si preferisca, il tiro, altrimenti producibile da uno scossone al Nunchaku.


Grazie all'estrema gamma di possibilità offerte da questa configurazione, il controllo sui propri giocatori e sulle azioni è pressocchè totale: passaggi al millimetro sui piedi e filtranti sono effettuabili allo stesso facile modo, gli spostamenti e le sovrapposizioni dei propri compagni sono gestibili direttamente, gli uno due rapidi ed efficaci, e solo sui tiri il controllo appare un po' impreciso, dato che lo scossone spesso produrrà tiri fetenti e l'altra possibilità, tramite la quale si mira la rete, è alquanto scomoda. Il problema principale di un tale impianto è facilmente rintracciabile nella sua osticità, dato che non è affatto assimilabile in poche partite, e per le operazioni un pelo più complesse si rischia di andare in confusione, visto che si usano entrambi i grilletti posti sul retro del Nunchaku; insomma, una volta acquisitane la padronanza, le possibilità sono enormi, ma non tutti avranno la pazienza necessaria a farlo, ed ecco che quindi si rivolgeranno al sistema di controllo classico, meno versatile ma comunque assai soddisfacente ai fini della costruzione del proprio gioco, e di certo più immediato.
Una volta scelto (ed eventualmente assimilato) il proprio sistema di controllo preferito, si può scegliere quindi una delle tante modalità prima enunciate, ma che appaiono numerose solo all'apparenza, rivelandosi poi nella sostanza per la maggior parte ampiamente dimenticabili. La Master League è quella più sostanziosa: ci permettendo di prendere il controllo della nostra squadra preferita, ampiamente personalizzabile tramite i Mii contenuti nella console e tramite la scoperta e l'acquisto di giovani talenti. Se si vuole avere un'esperienza di gioco più complessa è quindi la modalità di gioco di riferimento, sebbene ovviamente e giustamente lontana dalla completezza delle serie prettamente simulative, tipo Football Manager. Il Cammino dei Campioni, che fa il suo ritorno (è apparso infatti anche nei precedenti episodi), ci mette in mano una squadra di elementi scarsi, che può migliorarsi tramite le partite e la vittoria di tornei mano a mano più prestigiosi; inizialmente potrebbe essere utile al giocatore per trovare il giusto appeal con il sistema di controllo, ma dopo poco rischia di diventare noiosa a causa della difficoltà risibile, dovuta alla schiera di team di scamorze da affrontare prima di quelli più blasonati. Champions League e Copa Libertadores si svolgono ovviamente secondo le loro regole classiche, cosi come il campionato o la coppa, ed ecco quindi che si esaurisce l'offerta ludica in single player di PES 2011. Intendiamoci: per un gioco di calcio è comunque soddisfacente, ma qualche altra trovata, magari un po' particolare, sarebbe stata gradita, e questo rappresenta uno dei criteri in base ai quali si può iniziare ad affermare che questo episodio abbia una carica innovativa prossima allo zero.Continua
Il secondo motivo per cui è facile annoverare Pes 2011 come un semplice aggiornamento annuale, riguarda la parte più importante del gioco, ovvero la partita in sé. Una volta scesi in campo ci si accorge da subito della storica qualità della serie. Il feeling restituito è realistico, la fisica legata ai movimenti ed al controllo di palla è credibile, cosi come le è il posizionamento dei giocatori, o l'influenza della pressione "psicologica" ai fini del buon esito di un tiro o di un passaggio, sia di piede che di testa. Inoltre cambiare formazioni e posizioni dei giocatori, nonché il loro atteggiamento tattico, ha ripercussioni evidenti sulle dinamiche della partita. Qualche magagna però vien fuori: l'esito dei tiri in porta non sempre è credibile, ed alcune volte situazioni simili affrontate con lo stesso giocatore producono esiti totalmente diversi. Non diciamo che questi debbano essere pre-determinati, dato che ciò non avviene neppure nella realtà, ma il sospetto è che alcune situazioni siano decise a priori per ostacolare il videoplayer. Non convince appieno nemmeno il comportamento dei giocatori: capita che alcune volte più uomini si fermino imbambolati a poca distanza dalla sfera (chi scrive ha più volte sfruttato meschinamente questa situazione sottoporta, realizzando gol di vera rapina), mentre a tratti fa infuriare la totale incapacità dei propri compagni di sovrapporsi sulle fasce, per cui spesso finiremo col perdere la palla tentando di evitare i difensori avversari, nella vana attesa dell'occasione buona per un passaggio filtrante. Neppure questi ultimi sono gestiti alla perfezione, direzionandosi alcune volte nelle direzioni sbagliate. Come intuibile, il controllo superiore reso possibile dalla modalità playmaker ovvia ad alcuni di questi aspetti, ma rimangono comunque difetti fastidiosi per chi volesse giocare con il pad classico.
Per il resto nulla da eccepire sulla qualità dell'esperienza di gioco. Come detto prima, la qualità c'è, l'impianto di gioco simulativo limita le grandi giocate (che quando riescono provocano grande soddisfazione), e le partite si svolgono in maniera del tutto credibile. Questo almeno per quanto riguarda il giocatore, dato che, soprattutto nella modalità campionato, la media gol per incontro delle partite gestite dalla CPU è di tre/quattro reti, e le squadre più forti sono schiacciasassi che praticamente mai perdono un colpo. Essere a poco più di metà del girone di ritorno e vedere la squadra in testa alla Serie A con più di ottanta punti è decisamente una follia.

Un manto erboso un po' spelacchiato

Il comparto tecnico di Pro Evolution Soccer 2011 è diretta derivazione di quello dell'episodio dell'anno precedente, e quindi nemmeno qui sono rintracciabili novità di rilievo, sebbene si registri qualche piccolo miglioramento. Punto debole della grafica non sono tanto le texture, come spesso accade su Wii (anche se comunque queste non si attestano su livelli buoni, ma solo discreti), ma i modelli dei giocatori, differenti per forme e dimensioni ma uguali dal punto di vista della scarsa complessità poligonale. Convincono invece le animazioni, fluide quanto basta da risultare naturali.
A contribuire alla credibilità dell'atmosfera della partita ci sono la buona resa degli effetti sonori, personalizzati per le squadre più conosciute, che hanno cori appositi, e della telecronaca, curata da Pierluigi Pardo e dall'esplosivo Josè Altafini: di solito questa procede su canoni tradizionali, ma ogni tanto le particolari battute dell'ex giocatore brasiliano regaleranno momenti di colore. A completare il comparto audio ci sono i brani che accompagnano i menu, buoni effettivamente solo per quella funzione, vista la bassa qualità artistica di molti di essi.
Qualche parola va spesa infine sulla modalità mutiplayer: è possibile affrontare tramite la Wi-Fi Connection avversari europei, ma a tal fine è sempre meglio cercare di connettersi negli orari più frequentati (la sera), altrimenti si rischia di aspettare minuti invano; ed è consigliabile anche settare, cambiando le impostazioni predefinite, il bilanciamento tra qualità della connessione e rapidità di ricerca della partita in favore di quest'ultima.

Pro Evolution Soccer 2011 Pro Evolution Soccer 2011 nulla aggiunge e nulla toglie rispetto al predecessore, fatto salvo ovviamente l'aggiornamento delle squadre e delle rose. La qualità del gameplay è quella tipica della serie, ma non soddisfa comunque appieno, per i suoi piccoli ma fastidiosi difetti, e se a ciò aggiungiamo una offerta ludica non propriamente varia, ci sono pochi motivi per i quali i possessori della versione precedente debbano comprare anche questo titolo. Per tutti gli altri, PES 2011 rappresenta la miglior simulazione calcistica per Wii, senza però che questa sia un punto di riferimento per il genere.

7.5

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