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Recensione Project Zero 2: Wii Edition

Un classico dell'horror torna su console Nintendo

Versione analizzata: Nintendo Wii
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Wii

Orrore orrore: Project Zero e approda sui Nintendo Wii europei. Lo fa al termine di un percorso di gestazione molto lungo, tra i continui rinvii di quello che era stato annunciato come un intrigante remake. Ci troviamo infatti di fronte alla seconda rielaborazione del secondo capitolo della serie, uscito in origine su Playstation 2, ritoccato per l'arrivo su Xbox e sottoposto a certosina opera di rifacimento per Nintendo Wii. Nel mezzo, una pletora di voci, sia sull'effettiva realizzazione del titolo, poi sulla sua eventuale collocazione nel mercato occidentale. Il tutto mentre in Giappone usciva, in esclusiva per la bianca console Nintendo, il quarto capitolo della serie, ancora lì confinato, creando un guazzabuglio di date e numeri tale da far uscir di testa anche il più preciso degli addetti ai lavori.
Dedichiamoci quindi all'analisi di questo Project Zero 2: Wii Edition, che promette di elargire corpose dosi di paura, riportando il survival horror ai suoi primordi, quando l'inquietudine dell'animo era ancora suscitata da intelligenti espedienti di gameplay e di tecnica e non si era ancora arrivati alla degenerazione action.

Paura eh?

La nostra storia comincia in un bosco, mentre due sorelle gemelle, Mio e Mayu, si rincorrono a perdifiato tra lussureggianti e frondosi alberi. E' un attimo, e si perdono di vista: Mio cerca con lo sguardo sua sorella, e la vede addentrarsi sempre di più nel bosco, come guidata da qualcosa. La segue, e lì ha inizio l'incubo. Le cose cambiano forma, il cielo diventa nero, l'oscurità scende pesante su tutto. Ecco spuntare, come dal nulla, un villaggio; le due sorelle non sanno cosa fare, dove andare, la strada dietro di loro s'è chiusa e solo verso quelle poche, decrepite case possono recarsi. Non sanno che, tra fantasmi, farfalle color sangue, antiche maledizioni, misteriose sparizioni ed orribili sacrifici, stanno per entrare in un'avventura terrificante.
Con loro, immediatamente, vi entra anche il giocatore, che viene subito trasportato nelle atmosfere particolarissime del titolo grazie alla rapidità con la quale il gioco passa dai brevi istanti di sicurezza dell'introduzione a quelli angoscianti del resto della produzione. E' chiaro, fin dai primi minuti di gioco, che Project Zero 2 preme fortemente sulla capacità di far immedesimare il suo fruitore, di catturarlo nel suo mondo tetro e spaventoso, di accelerarne i battiti cardiaci, di tenderne i nervi allo spasmo, con sapienza, distillando la paura goccia dopo goccia. Non c'è mai, in tutto il gioco, nelle circa 10 ore necessarie a completarlo, un singolo momento nel quale ci si sente davvero al sicuro; nemmeno quando si salva, come per esempio accadeva nel primo Resident Evil, nel quale una stanzetta dalla dolce melodia alleviava per alcuni attimi la tensione di gioco. Nemmeno quando si raccoglie un oggetto, perché anche lì, con un semplice ma efficacissimo espediente introdotto in questa edizione, può capitare di essere ghermiti da una mano fantasma; allora si usa il tasto A con un po' di esitazione, esitanti, proprio come faremmo di fronte a qualcosa che non conosciamo e che siamo timorosi di raccogliere.

Non solo: c'è, nella regia completamente rinnovata, la tendenza a nascondere gli angoli, la gradualità di certi cambiamenti d'inquadratura, che crea non l'angoscia, ma il terrore di scoprire cosa vi è dietro. Terrore che sale quando, prima piano, poi sempre di più, a simulare l'accelerazione dei battiti del cuore, il Wiimote inizia a vibrare con maggior foga, salvo poi acquietarsi. O esplodere all'uscita di un furente fantasma. Molta dell'angoscia poi è data, oltre che dai fattori tecnici come i giochi di ombre e gli inquietanti sussurri dalla consapevolezza che, nelle proprie mani, c'è poco per far fronte alle minacce spiritiche che infestano il gioco. Intendiamoci: Project Zero 2 è tutto fuorché un gioco difficile, sebbene in alcune circostanze il livello della sfida si alzi; ma, anche a livello psicologico, un conto è andare in giro armati di tutto punto contro nemici che dopo una discreta dose di piombo vanno irrimediabilmente giù (ogni riferimento ai più recenti Resident Evil è puramente voluto), un altro è sapere che tutto ciò di cui si dispone per affrontare gli spettri è una particolare macchina fotografica dai poteri esorcizzanti, chiamata Camera Obscura, per di più messa in mano ad una ragazzina magra ed indifesa che più che correre non può fare. Di fatto, è questo l'elemento fondante del vero survival horror: esser in balia di qualcosa nettamente più forte di noi, ed il titolo Tecmo Koei si poggia saldamente sopra a questo fondamento.
Parliamo quindi di questa Camera Obscura e dei suoi poteri, dando un'idea più precisa di quelli che sono gli incontri/scontri con i fantasmi. Nel momento in cui si incontra un fantasma ostile, segnalato da un bagliore rosso sull'apposito indicatore, che ne rileva anche la direzione (quelli non ostili sono blu), si sfodera la macchina fotografica, e la visuale passa dalla terza alla prima persona. Tutto ciò che bisogna fare è inquadrare il fantasma e scattargli una foto, per danneggiarlo, fino allo svuotamento della sua barra dell'energia ed al conseguente esorcismo. All'atto ludico ciò risulta più complesso, per una serie di espedienti che rendono le battaglie più varie. In primis, più si tiene inquadrato il bersaglio, più si riempie un apposita barra, maggiore è il danno che gli si provoca al momento dello scatto; in second'ordine, in due particolari momenti, uno segnalato da un'aura rossastra, uno dal luccichio di un apposito sensore, è possibile scattare rispettivamente foto particolarmente efficaci e foto a ripetizione (mentre solitamente bisogna attendere qualche secondo affinché la pellicola si ricarichi). La macchinetta è inoltre potenziabile, tramite i punti spirito ottenuti con la sconfitta dei fantasmi, migliorandone le capacità di danno, la portata, e tramite apposite lenti (anch'esse potenziabili), ognuna con un funzionamento particolare, sia questo provocare più danni allo spettro, respingerlo indietro o rallentarlo. Tali lenti si possono usare, previo riempimento di un'apposita barra, con la pressione dei tasti Z e C durante gli scontri. Ancora sulla Camera Obscura: le munizioni, chiamiamole così, sono rappresentate da diversi tipi di pellicola, ognuna con la sua potenza e velocità di ricarica.

Se le dinamiche dei combattimenti risultano quindi facilissime, gli elementi di contorno ne arricchiscono la valenza ludica, rendendole piacevoli ed intriganti nonostante la loro semplicità di base. Purtroppo, ed è il primo e forse unico scoglio sul quale il giocatore sbatte con forza all'inizio del gioco, il sistema di controllo che sottende l'utilizzo della macchina fotografica è scomodo. Si è scelto di delegare lo spostamento dell'obiettivo non, come sarebbe stato preferibile, al puntatore del mouse, ma ai sensori di movimento del Wiimote; ciò può andar bene per l'asse verticale, dovendo alzare o abbassare il controller, molto meno per quello orizzontale, dovendolo ruotare su se stesso nella direzione da noi voluta. Ci si fa l'abitudine, e per l'asse orizzontale è sempre possibile ruotare la visuale con il control stick, ma il tutto rimane sempre poco intuitivo.
Su tutto s'impone comunque l'atmosfera del titolo. Attraversare il villaggio, esplorarne le case, affrontare gli spettri che all'improvviso ci vengono incontro, ed intanto scoprire cosa sta alla base del nostro tormento, quale sia l'origine di tanto male, è un'esperienza senz'altro da raccomandare. Qualche altro piccolo peccato c'è: il titolo è forse troppo lineare, e sempre chiara la direzione da intraprendere (ma si muore di paura lo stesso nel percorrerla); poco intriganti gli esigui enigmi. Ma sono cose che passano in secondo piano di fronte al grado di immersione che gli sviluppatori sono stati capaci di imbastire. Vuoi per il suo appeal, vuoi per una trama di certo semplice ma che viene svelata col contagocce, tramite i classici documenti trovati in giro o anche peculiari oggetti (come una radio che riproduce le voci spettrali nascoste in alcune pietre preziose), è difficile staccarsi dal gioco, e con la promessa di arrivare solo al punto di salvataggio più vicino si finisce con il completare interi capitoli di seguito. Di certo, un ottimo biglietto da visita per un titolo del genere.
Piccola aggiunta alla modalità storia è una, secondaria, nella quale, come in un gioco su binari, si attraversano case infestate, completando alcuni minigiochi, anche in compagnia di un altro utente, ma il cui peso specifico nell'economia del titolo è nullo.

Farfalle cremisi

Anche dal punto di vista tecnico il lavoro svolto è stato buono. La componente grafica è stata totalmente rivista, e notevolmente arricchita rispetto alle due versioni precedenti. La versione Nintendo Wii fa quindi affidamento su una mole poligonale maggiore, seppur non esaltante, ed alcune gradite modifiche alla direzione artistica. Ad esempio sulle due gemelle, che ora appaiono molto più mature che precedentemente. Visto il genere di apparenza, era lecito aspettarsi uno sforzo concentrato sulle illuminazioni e sulle ombre, ma ciò è stato fatto solo parzialmente, ed è un peccato, visto che il motore non è che debba gestire chissà quanti elementi, visti gli ambienti volutamente spogli e la persistente nebbiolina che confonde i contorni delle ambientazioni esterne. Anche sui fantasmi si poteva fare qualcosa di più: sebbene questi risultino vari ed inquietanti un maggior utilizzo di effetti ne avrebbe reso maggiore l'impatto.

Complessivamente il gioco si mostra comunque bene: di certo è innegabile che sul comparto estetico si sia lavorato, dando senso all'idea di remake, ma qualcosa in più poteva esser fatto.
Del tutto positivo è invece il giudizio per quanto riguarda la componente audio, nella quale prevedibilmente spiccano gli effetti sonori, davvero da brividi. Sussurri lontani, improvvise voci, il sinistro sibilo del vento, il piegarsi delle assi di legno al proprio passaggio, accompagnano ogni passo della nostra eroina, sublimandone l'angoscia, trasferendo anche nel giocatore un'inquietudine tale da chiedersi da dove provengano certi suoni, se dal gioco o da qualche altra parte. Buono anche il doppiaggio nelle scene di dialogo, e menzione speciale per le registrazioni ascoltabili tramite la radio: vuoi per il loro contenuto, vuoi per il fatto di venir fuori dal gracchiante altoparlante del controller, sono veramente da capelli bianchi.

Project Zero 2: Wii Edition Project Zero 2: Wii Edition inquieta, spaventa, a tratti terrorizza, e qui potremmo concludere, visto che questo è l'obiettivo del titolo Tecmo Koei. Vanno rilevati però anche la buona qualità del remake, con una telecamera migliore ed un discreto lavoro in ambito tecnico, così come la scomoda implementazione del controller, fatta tramite i sensori di movimento e non tramite il puntatore. Per tutti coloro alla ricerca di un vero survival horror il titolo rimane comunque una scelta obbligata.

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