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Pyre: Recensione del nuovo gioco degli autori di Bastion e Transistor

Pyre è il nuovo gioco di Supergiant Games, team noto per Bastion e Transistor: lo abbiamo provato, ecco la nostra recensione.

Pyre

Videorecensione
Pyre
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
Tommaso Tommaso "Todd" Montagnoli è un maniaco e devoto videogiocatore da più di vent'anni, feroce appassionato di RPG, strategici e tutto il resto. Le poche ore che non spende giocando le passa fra fumetti, cinema, brit rock e snowboard. Lo trovate su Facebook, Twitter e su MORLU TOTAL GAMING.

Ho aspettato Pyre così come si aspettano le ragazze d'estate, con addosso la fame tipica della gioventù, esattamente come quando, nel 2015, arrivò Red. Sono rimasto per ore, in pieno luglio, davanti alle distorsioni del calore emanate dallo chassis del Pc, fantasticando su artwork e screenshot ormai vecchi di mesi, aspettando che Steam aprisse -per la terza volta- le porte del visionario mondo dei Supergiant. Quando anni fa sfiorai quel piccolo gioiello che è Bastion, fui completamente risucchiato in quel turbinio di colori accecanti e di sprite geniali, al punto che continuai a fargli visita anche quando la "magia dello stile", tipica dei migliori indie, era da un pezzo svanita. Solo per non scordarmi le sue tinte, le animazioni e le chine...
Eppure c'era ancora qualcosa di acerbo nella loro visione, un'incompletezza tangibile e tuttavia poetica, finché arrivò Transistor e ci ricascai di nuovo; fu un idillio più adulto, razionale, più attento alle meccaniche, ai dettagli, eppur sempre folgorante. Ancora adesso ascolto quella colonna sonora, con tremenda nostalgia, neanche fossero le canzoni d'una vecchia storia d'amore da cui non ti vuoi staccare.
Sembra quasi un'ossessione, eppure non posso e non voglio farci niente: è un rapporto speciale, quello che mi lega alle opere del team originario di San Jose. Sarà merito della loro estetica ricercata e stravagante, del gameplay brillante, dell'audacia di un game-design tanto originale quanto rischioso, fatto sta che quando si tratta dei Supergiant Games, scatta la scintilla. Proprio per questo le aspettative per il nuovo titolo erano altissime, o forse, visto il contesto, sarebbe meglio dire "alle stelle".
Ad ogni modo, Pyre è finalmente qui, e dunque perdonatemi i sentimentalismi accorati, ma credetemi: per raccontare un gioco come questo, bisogna davvero andare sul personale...

Il Viaggio, il Carro, le Stelle

Parlare della storia e del mondo di Pyre senza far spoiler non è proprio facile, ma state tranquilli, troveremo il modo. Il fatto è che come ogni titolo dei Supergiant, il plot e suoi bivi decisionali sono semplici, e in un certo senso lo sono anche i personaggi, eppure si ha a che fare con qualcosa di mai visto, anzi, mai percepito: la narrazione avviene mediante dialoghi semplici, scambi di battute dal tono trasognato, etereo, se non addirittura criptico. Ecco, più che la storia in sé, che è comunque ben scritta e altrettanto raffinata, è una questione di atmosfere e suggestioni, che sono uniche quanto il meraviglioso stile grafico che le racconta. C'è una civiltà, che esiste in un tempo e in un luogo non precisati, dai connotati altrettanto misteriosi. Durante la nostra avventura sappiamo solo che si chiama "Commonwealth", che è l'ultimo grande regno governato da un imperatore, e che ha bandito l'alfabetizzazione. Qui entriamo in gioco noi, sotto le sembianze di uno dei pochi esseri rimasti che possiede ancora la potente (quanto scomoda) abilità di saper leggere. Siamo stati esiliati dalla città fortificata per un motivo che non ci è dato conoscere, costretti a vagare oltre i suoi confini, in quel limbo che tutti chiamano il "Downward", ovvero un piano di realtà mischiate caoticamente fra di loro, che sembrano in un certo senso tutte metafisiche, ma comunque selvagge e pericolose. Nel Downward finiscono tutti gli esiliati come noi; spesso vivono come nomadi Tuareg, oppure si associano, mettendo in piedi brandelli di civiltà organizzate di cui sentiamo solamente gli echi sussurrati in lontananza, e poi ci sono i Triumvirati, i veri protagonisti di Pyre. Questi ultimi sono nient'altro che comitive vestite con maschere ed uniformi, alcune organizzate alla maniera militare, altre secondo usanze religiose, ma quasi tutte erranti, che praticano riti magici in onore delle otto antiche divinità (o scribi, se preferite), con lo scopo di prevalere sulle altre e guadagnarsi la libertà, rappresentata dal ritorno nel Commonwealth.
È proprio uno di questi Triumvirati, conosciuto da tutti come "Nightwings", a trovarci nei primi istanti di gioco, mentre rischiamo di morire di stenti ai margini di un interminabile deserto. Saliamo a bordo del loro vagone ambulante mezzo-scassato, e ad accoglierci troviamo il giovane e amichevole umano Haedwin, seguito da Jodariel, la donna demone imponente e diffidente, e infine Rukie Greentail, il cane antropomorfo dal carattere espansivo ed ottimista. Veniamo sfamati e rimessi in sesto e in seguito, come succede tutte le volte che ci si incontra in terra straniera, si finisce a chiacchierare, finché non esce fuori che proprio noi possediamo il dono della lettura.
Grazie ai nostri nuovi compagni scopriamo subito che per praticare i riti (di cui parleremo più avanti) e guadagnarsi così la libertà serve -guarda caso- un lettore, ed è così che troviamo un posto nella combriccola di vagabondi, dando il via al nostro lungo viaggio/pellegrinaggio. Viviamo la nostra avventura in prima persona e senza un volto, parlando per noi stessi, come nelle vecchie avventure testuali, mentre gli altri personaggi si rivolgono a noi chiamandoci semplicemente "reader". Il cammino è quasi sempre pilotato e monodirezionale, e ci vede muoverci a bordo del già menzionato carro, in giro per location fantastiche e sempre surreali, che non mancano di rimarcare la dimensione pacatamente metaforica della grande visione targata Supergiant.

Non vi diremo come si evolverà la storia, né di tutti i personaggi che incontrerete su vostro cammino (che spesso si uniranno a voi), e nemmeno di tutti i loro discorsi sotto le stelle, dei dissapori e delle risate in compagnia. Sta a voi rispondere alle loro domande e ai loro consigli, e infine completare il ciclo dei riti, ma vi basti sapere che il teatro di maschere messo in piedi dagli autori merita di essere vissuto. L'atmosfera che si respira in Pyre è fiabesca, gentile, leggera, eppure sempre accarezzata da una punta di malinconia; riesce a raccontarvi con toni unici e raffinati le gesta di un gruppo di eroi, parlandovi di amicizia, di libertà e di rimorsi, senza ricorrere ai soliti sensazionalismi. Vi garantiamo che alla fine del vostro viaggio vi affezionerete ad ognuno di loro, proprio come nei vecchi RPG dell'età dell'oro, ed è incredibile che i Supergiant ci siano riusciti con solo qualche illustrazione bidimensionale, una manciata di righe di testo, e poco altro.
Certo, va detto che per godersi appieno questa atmosfera onirica, che tanto ricorda i toni delle mille e una notte, bisogna leggersi tutto quello che appare su schermo, che al momento vi ricordiamo essere esclusivamente in Inglese, che è peraltro scritto con una sintassi volutamente anticheggiante, che ricorda vagamente anche il buon Shakespeare.

Bisogna essere curiosi, tornare ogni qual volta sarà possibile all'interno del nostro amato vagone, che riveste un po' il ruolo di un hub, e cliccare su ogni oggetto interattivo: scoprire le mitologie leggendo gli antichi tomi, ascoltare le musiche originali da un liuto buttato sulla parete, oppure innescare un dialogo semplicemente per aver bevuto di nascosto da una strana ampolla. Sono meccaniche d'altri tempi, che non incontreranno necessariamente il gusto e la sensibilità di tutti, ma se siete arrivati fin qui, allora c'è una buona probabilità che questa sia la storia che fa per voi. In più, è impossibile non citare le magnifica veste grafica, ancora una volta rigorosamente disegnata a mano ed in 2D, realizzata con uno stile ed una cura superbi, al pari delle migliori graphic novel d'autore attualmente in circolazione. La bravura dei disegnatori è anche quella di saper fondere magnificamente anche stili grafici completamente diversi: dai tratti pastellosi e alle increspature del fumetto Europeo, ai guizzi forti e decisi di quello Americano, entrambi racchiusi in una palette cromatica che ha dell'incredibile, quasi viene da chiedersi come sia possibile che tutti quei colori siano stati cristallizzati in un solo frame. Infine, per tutti quelli che si ricordano bene la colonna sonora del vecchio Transistor, possiamo dirvi che anche questa volta Supergiant non ci ha affatto delusi, regalandoci un'altra OST squisita, forse più tradizionale come concept, eppure qualitativamente superlativa, ricca di suoni indimenticabili e di riff ipnotici che ancora andiamo canticchiando.

Pyre International World Tour

Se prima vi abbiamo parlato della sua storia, delle sue atmosfere, ora è giunto il momento di affrontare la questione assai più tecnica del gameplay. Perché come i più informati di voi già sapranno, i Supergiant Games non sono famosi solo per i loro voli pindarici, ma anche per la loro volontà di creare meccaniche di gioco originalissime e bizzarre. Pyre non è da meno, anzi: si potrebbe dire che è un titolo con due facce, completamente diverse l'una dall'altra. C'è la cornice narrativa con qualche elemento RPG di cui vi abbiamo parlato poc'anzi, e poi ci sono i riti, che si concretizzano in una specie di curioso sport in 3v3.

Veloce ed essenziale. In pratica, fra un dialogo e l'altro, dopo aver scelto la destinazione da raggiungere mediante una apposita mappa delle stelle, si arriverà nel luogo prestabilito per il rito e, una volta preparati a dovere (fra inventari e shop), daremo inizio alle danze. In poche parole, si tratta di una specie di fusione fra la palla a mano ed il basket, giocata su piccole arene speculari a volte costellate di ostacoli, dove lo scopo dei giocatori è quello di trasportare/lanciare una sfera (Celestial orb) dentro la pira del team avversario, che funge esattamente da porta o canestro. Proprio da qui il nome "Pyre". Quest'ultima ha dei veri e propri punti vita (in genere 100), che diminuiscono ogni qual volta riusciremo a segnare un punto, fino a che uno dei due contatori non raggiunge lo zero, e la partita è chiusa. Fin qui tutto semplice, no?
All'inizio di ogni match, bisogna creare la nostra formazione, scegliendo fra i personaggi che siamo riusciti ad arruolare nel nostro roster, e tenendo presente il loro stile di gioco e le loro peculiari statistiche. Ce ne sono quattro: le prime due sono "Glory" e "Quickness" e rappresentano rispettivamente il danno causato da un singolo personaggio alla pira avversaria e la velocità di movimento. Le altre due sono inerenti all'attacco, e si chiamano "Presence" e "Hope", e per farvele comprendere al meglio abbiamo prima bisogno di spiegarvi qualche piccolo dettaglio. Ogni personaggio possiede un'aura che lo circonda, differente a seconda della razza (ad esempio i demoni sono più lenti ma hanno un'aura enorme), ed ogni qualvolta quest'ultima entrerà in contatto con il portatore di palla avversario, lo squalificherà dalla partita per una breve manciata di secondi ("Banish"). Quest'aura, mediante il click prolungato del tasto destro del mouse, può essere anche caricata e lanciata, anch'essa con effetti, time-to-cast e sagome peculiari per ogni razza. Ebbene, il valore Presence indica proprio la grandezza di queste aure, mentre Hope incarna il tempo di rientro in partita dopo una squalifica. In più, ogni personaggio potrà scattare (tasto Shift Sx), saltare (tasto W) o passare la palla (barra spaziatrice). Sembra complesso, ma vi basterà giusto il tempo di un match per capirne le meccaniche base, e dopo una decina di scontri già sarete in grado di padroneggiare gli orb con tackle, salvataggi e tiri da tre che neanche il Larry Bird dei tempi d'oro...

Man mano che proseguiremo nel viaggio verso la liberazione, inoltre, guadagneremo punti exp utili per specializzare i nostri eroi, troveremo equipaggiamento migliore ed incontreremo Triumvirati sempre più forti che, dopo una adeguata presentazione, schiereranno composizioni di razze diversamente assortite, ognuna con skill particolari, destinate a counterare espressamente il nostro dream team. Questa, a grandi linee, è l'idea dietro i riti di Pyre, anche se poi ci sarebbero tutta una serie di minuzie e dettagli che non vogliamo svelarvi, ma che vi assicuriamo riescono ad aggiungere il giusto spessore ad un gioco tanto semplice quanto efficace. In generale, quello che ci è piaciuto di più dell'intera struttura ludica è il ritorno di quella che da noi è stata rinominata "la meccanica del sacrificio", concettualmente già vista anche in passato, e qui elevata all'ennesima potenza. Se Red poteva infatti perdere l'utilizzo di una sua abilità durante uno scontro di Transistor, qui sono proprio i personaggi che vengono a mancare, nel senso che, potendone muovere solo uno alla volta, gli altri restano quasi completamente sguarniti e finiscono spesso per essere banditi dalle aure degli avversari. Un'idea che ci piace tuttora moltissimo, che riesce a farti comprendere il valore di ogni pedina, facendoti legare in fretta con i tuoi personaggi, con risvolti diretti anche sulla storia (e qui volutamente non andiamo oltre per evitare gli spoiler).
Ed ora veniamo ai difetti, perché sì, ci sono anche quelli. Primo fra tutti, l'intelligenza artificiale non sempre al top dei nemici, che a volte sono troppo fiacchi e decisamente poco aggressivi. Secondo, il bilanciamento, che vede una predominanza dei personaggi veloci rispetto a quelli pesanti e più "strategici". Peccato, perché le potenzialità per una buona profondità tattica c'erano eccome, e a nostro avviso si poteva spingere anche un poco di più sul sistema delle statistiche, che invece occupano una parte troppo marginale. Terzo, la disposizione non proprio funzionale dello schema dei tasti, che soprattutto all'inizio saprà mettervi di certo i bastoni fra le ruote. Per fortuna, ci si abitua facilmente, e in ogni caso con l'uso del pad la situazione migliora. Infine, a volerla dire tutta, bisognerebbe accennare anche alla strana distribuzione delle due componenti ludiche in tutto l'arco dell'avventura. Ancora una volta senza svelarvi troppo vi diciamo che, ad un certo punto, le cose inizieranno a cambiare, e sopraggiungerà una piccola dose di ripetitività. Nel nostro caso, contestualizzando con l'intera esperienza, si è trattato di un danno trascurabile, ma va detto che ad alcuni utenti ciò potrebbe far storcere il naso. Per il resto, il gioco scorre via velocemente; un match tira l'altro e la struttura ludica regge benissimo per circa una dozzina di ore. C'è anche una modalità Versus completamente scorporata, con già tutti i personaggi sbloccati disponibili per l'1v1 locale contro la CPU o addirittura un amico, peccato solo non esista un vero è proprio multiplayer online, che siamo sicuri avrebbe allungato notevolmente la permanenza del pubblico nelle terre magiche di Pyre...

Pyre Pyre debutta finalmente su Pc e PS4, e lo fa mantenendo le sue promesse di originalità e qualità, grazie alla fervida immaginazione di uno dei team di sviluppo più dotati del panorama indie. La cornice narrativa è ancora una volta deliziosa nei toni e profonda nei contenuti, abilmente scritta e sorretta da un alone di metaforico mistero che di questi tempi è davvero una rarità. C’è inoltre un comparto audio e video sensazionale, che riesce a confezionare un mondo unico, magnetico nei suoni e visivamente brillante, costellato da una serie di personaggi che restano indelebili anche solo grazie ad una manciata di artwork animati. Peccato per qualche sbavatura sul fronte del gameplay e di alcune insicurezze nell’ultima parte dell’avventura. Dettagli, che però frenano il titolo in questione dal raggiungere in pieno l’eccellenza. Di sicuro, Pyre non è un gioco per tutti, e in forse in un certo senso non vuole esserlo, eppure, noi ci sentiamo di consigliarvelo di buon grado, soprattutto visto il prezzo abbordabilissimo di 19,99€. Per quanto ci riguarda, speriamo che i ragazzi di Supergiant Games tornino presto con un’altra delle loro geniali e inconfondibili trovate, magari con qualche risorsa più sostanziosa in tasca, che gli permetta finalmente di volare ancor più in alto.

8

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