Recensione Rango il Videogioco

Camaleonti e vecchio West su Xbox 360. Recensito il Tie In del nuovo film Dreamworks

Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • DS
  • Xbox 360
  • Wii
  • Ps3
Marcello Marcello "Pavo" Paolillo è videogiocatore da sempre, e da anni critico del settore; ha scritto e scrive attualmente su diverse testate online dedicate ai videogames e al cinema, passando anche per i fumetti. Pavo non è il suo nome anagrafico; ma è sicuramente il suo nome vero. Lo trovate su Facebook e Twitter.

Introduzione

Rango, il film, è stata una bella sorpresa. La trama della pellicola diretta da Gore Verbinski (regista della ben nota serie de I Pirati dei Caraibi) racconta le vicende di un simpatico camaleonte, fifone al punto giusto e interpretato nientemeno che da Johnny Depp (il caro buon vecchio Jack Sparrow nella trilogia poc'anzi citata), il quale aspira ad essere un eroe leggendario. Roba non da poco, quindi.
Ritrovatosi suo malgrado in una cittadina nel deserto del Mojave tormentata da banditi e fuorilegge di ogni tipo, il nostro ‘eroe tutto d'un pezzo’ dovrà affrontare un viaggio epico per salvare la città, diventando così una vera e propria leggenda del west. Al suo fianco, Rango avrà un’ altra lucertola, donna e un po’ matta, di nome Borlotta, seguito da Carcassa e dalla piccola Priscilla, concludendo con il temibile Jack Sonagli, (interpretato nel film dal bravo Bill Nighy). Insomma, una pellicola per grandi e (un po’ meno) per piccini, infarcita di così tante citazioni del genere Spaghetti Western da far commuovere più e più volte l’appassionato di vecchia data, cresciuto a pane e Trinità.
Il videogioco del film, ad opera di Artificial Mind & Movement e prodotto dalla sempre attivissima Activision, trasporta tutta la sabbiosa atmosfera della pellicola omonima sulle nostre console casalinghe ad alta definizione. Pronti a diventare il camaleonte più codardo del west?

Il Buono, il Brutto e...

Rango: Il Videogioco prenderà per mano i giocatori accompagnandoli nell’avventuroso viaggio di Rango attraverso una serie di nuove avventure, ispirate ovviamente al film da cui trae ispirazione. Il gioco, ambientato nella città di Dirt, vedrà i giocatori scorrazzare in un polveroso selvaggio West, abitato solo da reietti e loschi figuri. Ciò che ne conseguirà, saranno furiose sparatorie in perfetto stile Sergio Leone. Conclusa la sequenza d’apertura, che per sommi capi ci racconterà quanto accennato pocanzi, ci troveremo ad impersonare il nostro simpatico camaleonte, all’interno di un saloon circondato da altri strani personaggi: costoro ci faranno molte domande su di noi (chi siamo, da dove proveniamo e perché ora ci troviamo in quel posto dimenticato da Dio) e starà a noi iniziare a raccontare la varie vicende che ci sono accadute e che ci hanno portato fin li. Ogni livello di gioco sarà quindi un flashblack del protagonista, i quali ci racconteranno una storia composta da diversi episodi slegati tra loro ma uniti da un filo conduttore comune: noi.

Il gameplay si fonda su un sistema di controllo da titolo d’azione e d’avventura di stampo classico, che più classico non si può: Rango potrà sconfiggere i nemici in vari modi, corpo a corpo usando i pugni o la coda, oppure grazie ad una pistola che spara proiettili simili a biglie. Avremo anche la possibilità di arrampicarci ed eseguire salti di piattaforma in piattaforma, in attesa del classico duello con l’avversario (o gli avversari) di fine livello (ovviamente più coriaceo dei precedenti). Durante gli scontri più impegnativi ci verrà messa a disposizione una scatola speciale (con al di sopra un punto interrogativo di Nintendiana memoria) al cui interno potremo mettere le mani nientemeno che su di un’arma addizionale oppure su un miglioramento momentaneo della pistola base dataci in dotazione. Inoltre, sparsi per le varie ambientazioni di gioco, potremo trovare e successivamente raccogliere anche alcuni distintivi da sceriffo (contenuti in piccole scatole di legno, oppure scavando con il piccone su delle rocce poste sul terreno): grazie a questi bonus potremo acquistare potenziamenti per il nostro eroe, in attesa del prossimo duello all’Ok Corral. A spezzare la monotonia, interverranno talvolta alcune brevi sessioni di corsa a bordo di strambe creature del deserto: in questi intermezzi giocati, dovremo difendere il protagonista dall’assalto dei banditi di turno, i quali cercheranno in tutti i modi di farci andare all’altro mondo (magari, grazie ad una dose considerevole di dinamite diretta alla nostra persona).

Insomma, per chi proviene dalla saga di Ratchet & Clank o dai vecchi ed indimenticati Jak & Daxter per PlayStation 2 (soprattutto il terzo episodio, anch’egli ambientato in assolate lande desertiche), Rango: Il Videogioco risulterà essere un titolo estremamente derivativo: si salta, si spara e ci si diverte, per le (poche a dire il vero) ore di gioco necessarie al compimento dell’avventura. Se per alcuni, soprattutto per i più giovani, ciò non sarà necessariamente un problema, per i giocatori di vecchia data si tratterà di un’esperienza simile ad una proverbiale ‘passeggiata di salute’, da portare a termine presumibilmente in una singola nottata di gioco intenso. Ndr: in un particolare livello del gioco (che non vi sveliamo per non rovinarvi la sorpresa), il nostro Rango verrà catapultato in una gustosa versione ad 8-bit del gioco, con tanto di personaggi realizzati in bitmap. Magari, ci fossero state più sorprese di questo tipo, il prodotto EA avrebbe potuto ambire a ben altre vette qualitative. Così com’è, c’è solo da accontentarsi.

...il Camaleonte.

Ma sicuramente, a livello meramente tecnico e scenografico, l’ultimo nato in casa Activision è quantomeno fedele alla controparte filmica: le animazioni del protagonista Rango, così come quelle dei comprimari e dei loschi avversari che incontreremo sul nostro cammino, sono realizzate con una discreta dovizia per i particolari. Le espressioni del viso e le movenze ricorderanno verosimilmente il Johnny Deep in CG apparso nel film, così come la resa delle varie ambientazioni western che faranno da sfondo alla vicenda, le quali spazieranno tra lande desolate, canyon, deserti, miniere e villaggi sperduti (sebbene ci sorga il dubbio che gli sviluppatori abbiano abusato un po’ troppo del copia/incolla per quanto concerne alcuni elementi dello scenario). Ed anche il comparto audio, scandito da effetti sonori, musiche e soprattutto dialoghi in perfetta sintonia con quelli della pellicola cinematografica, intratterrà con gusto il giocatore: difatti, soprattutto in occasione di alcune buffe sequenze di intermezzo, ci ritroveremo a sorridere dinanzi agli sproloqui del nostro ‘eroe per caso’, Rango.

Poco sorprendentemente, Rango: Il Videogioco è anche scevro da qualsivoglia opzione multigiocatore online ed offline, così come ridotti all’osso sono gli extra sbloccabili a fine avventura (sempre che non abbiate voglia di raccogliere tutti i vari item segreti sparsi per le varie locations del gioco). In poche parole, uno di quei classici titoli da giocare e poi riporre nella custodia per il resto dei suoi giorni.

Rango il Videogioco Alla fine dell’avventura, quel che resterà sarà solo qualche pallottola nel caricatore, un po’ di sabbia negli stivali ed un sorriso beffardo dopo l’ennesimo duello alla Clint Eastwood. Rango: Il Videogioco è difatti un tie-in sicuramente sufficiente, ma che soddisferà solo ed esclusivamente coloro che sono rimasti estremamente colpiti dal film omonimo, uscito poche settimane fa anche nelle sale cinematografiche di tutta Italia (e che vi suggeriamo di visionare nel caso non l'abbiate ancora fatto). Non propriamente un gioco da buttare, sia chiaro, bensì un videogioco d'azione e d'avventura che, una volta portato a termine, non lascerà alcuna traccia del proprio passaggio. Ed è un destino che, ahinoi, colpisce ancora la stragrande maggioranza dei giochi su licenza (e non azzardatevi a nominare sua maestà Batman: Arkham Asylum; titoli come lui ne esce uno ogni 10 anni). Ma chiudiamo la recensione con un celebre scambio di battute in tema, che i lor signori appassionati di western alla Sergio Leone coglieranno al volo: “Forse la differenza tra te e me è tutta qui: io quando capivo che c'era un guaio in vista se potevo lo evitavo; tu no, se il guaio non c'è te lo inventi... e poi risolvi tutto lasciando il merito ad un altro, così puoi continuare a essere ‘nessuno’.”

6

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