Recensione Raven's Cry

I videogiochi monchi usano un uncino digitale?

Versione analizzata: PC
recensione Raven's Cry
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Tommaso Tommaso "Todd" Montagnoli è un maniaco e devoto videogiocatore da più di vent'anni, feroce appassionato di RPG, strategici e tutto il resto. Le poche ore che non spende giocando le passa fra fumetti, cinema, brit rock e snowboard. Lo trovate su Facebook, Twitter e su MORLU TOTAL GAMING.

Dopo una serie interminabile di annunci e rinvii, Raven’s Cry approda su Steam col passo silenzioso di chi vuol nascondere qualcosa. Quello che è accaduto (e che tuttora accade) all’ultima produzione dei Topware Interactive resta parzialmente un mistero, a cominciare dalla pagina web ufficiale, che sembra essersi anche lei dimenticata dell’uscita stessa del gioco.
Circa tre anni fa uscirono le prime news sul titolo, che in tempi non sospetti conquistò l'interesse della stampa e addirittura di qualche riconoscimento durante l'E3 2012. Le premesse sembravano ottime: un open-world ambientato nei Caraibi del diciottesimo secolo, un RPG in stile piratesco e un sistema di combattimento action, inframezzato da battaglie navali che oggi potremmo paragonare a quelle celebri di Black Flag. Oltretutto il vasto oceano dei giochi di ruolo non è mai stato troppo affollato da Bucanieri e Jolly Roger, e Raven’s Cry prometteva finalmente di ravvivare quell’immaginario esotico, con dei toni più adulti e finalmente distaccati dalla comicità pop dei Pirati di matrice Disneyiana. Eppure qualcosa è andato storto e già da qualche tempo si mormorava dell’imminente naufragio dell’opera, tant’è che delle preannunciate edizioni per console next-gen non si ha più notizia.
Non volevamo crederci e, infischiandocene delle chiacchiere, ci siamo tuffati anche noi nelle acque nere che separano Santo Domingo da Bridgetown: ma al posto di un tesoro abbiamo trovato una miriade di bug ed una qualità complessiva ai limiti del trash. Questa volta non c’è neppure l’attenuante dell’Early Access: l’ambizioso progetto risulta compromesso e incompleto, affossato probabilmente da una gestazione più che travagliata. I lavori inizialmente condotti dagli Octane Games hanno infatti subito un cambio di rotta circa un anno fa, passando nelle mani di Reality Pump: un team che ha sfiorato più volte il successo grazie a grandi titoli come Two Worlds II e Earth 2140. Chi in particolare conoscerà questi ultimi resterà ancor più deluso nello scoprire dov’è finito Raven’s Cry, anche se in questo caso “finito” non è proprio la parola adatta...

VENDETTA, TREMENDA VENDETTA

Come recita lo statuto del buon gioco di ruolo, alla storia spetta un posto d’onore, ma a Raven’s Cry dev’essere sfuggito questo piccolo dettaglio. Viste le origini estremamente modeste della produzione non potevamo certo aspettarci un racconto alla The Witcher, né tantomeno un background dall'estensione simile a quelli targati Bioware, ma speravamo almeno in un plot discreto e genuino. La produzione poteva inoltre contare su di un’ambientazione piratesca relativamente poco abusata: una svolta quantomeno inedita per un RPG, che avrebbe potuto finalmente liberarci dall’inflazione del fantasy medievale. E invece l’avventura finisce per affondare lentamente nel mare della prevedibilità.
Questa leggerezza narrativa ci accompagna sin dai primi momenti di gioco, quando per la prima volta facciamo la conoscenza di Christopher Raven, il protagonista, che si rivela essere il più stereotipato dei pirati: con tanto di uncino e cappello tricorno, ma senza mordente. Dopo l’introduzione e lo scalcagnato tutorial scopriremo infatti le origini tragiche di Chris: la perdita violenta della famiglia, l’adolescenza da filibustiere e una carriera da capitano corsaro. A questo aggiungiamo una perfetta nemesi piratesca ed otteniamo una storia di vendetta come tante altre. Tutto poteva però ancora essere salvato da una buona caratterizzazione.
C’è da dire che il mondo di gioco e il suo background risultano comunque abbastanza credibili, merito di una ricostruzione storica tutto sommato fedele e abbastanza ispirata. Le atmosfere proposte infatti sono uno dei pochi meriti della produzione: i Caraibi del diciottesimo secolo sono rappresentati come un mondo esotico e selvaggio, dove vige la legge del più forte e dove la presenza europea è raffigurata come un’istituzione opprimente e corrotta. I personaggi scelti per questo “affresco degradato” sono certamente azzeccati: criminali, meretrici, truffatori, cannibali della giungla profonda e perfino qualche bislacca suora timorata di Dio. Da queste premesse si intuiscono le buone intenzioni del team di sviluppo, ma il risultato finale è tutt’altro che convincente.

Se tralasciamo la banalità dei personaggi e una sceneggiatura ai limiti della decenza, resta comunque il problema della struttura narrativa. A parte qualche filmato in stile Graphic Novel (dai buoni spunti, ma confezionato in maniera pedestre) l’intera trama viene raccontata mediante cutscene e dialoghi incredibilmente statici, che non lasciano la minima possibilità di immedesimazione. La storyline principale dura all’incirca una decina di ore ed è organizzata per capitoli e quest secondarie, con un ritmo generalmente fiacco che neppure le classiche scelte morali da RPG riescono a risollevare.
Come se non bastasse bisogna aggiungere tutte le problematiche relative al doppiaggio. Le voci dei personaggi sono esclusivamente in inglese/tedesco e nonostante qualche guizzo (o qualche curioso accento) risultano piatte e sottotono, penalizzate ulteriormente da errori di missaggio e bug di vario tipo. In molti casi assisteremo a conversazioni “mute”, dove i personaggi immobili si esprimono solo grazie ai sottotitoli.
Il comparto narrativo risulta in gran parte sfigurato da una serie di problemi strutturali e da una regia decisamente troppo datata. La trama presenta qualche buona idea ma resta solo un abbozzo, una caricatura scritta di fretta e recitata (male) da personaggi stereotipati, vittime a loro volta di una scelta rappresentativa che si dimostra troppo al di sopra della reale portata del progetto. Raven’s Cry fallisce in quello che poteva essere il suo lato migliore, ma il peggio deve ancora arrivare...

NIENT’ALTRO CHE FENDENTI

Il gameplay di Raven’s Cry è l’altra nota dolente della produzione, per qualche verso assimilabile a Risen II, ma di fattura decisamente inferiore. L’impostazione è dichiaratamente RPG e si basa sulla struttura open world dell’arcipelago a nostra disposizione, ricco di punti d’interesse liberamente esplorabili. Cominciamo col dire che la mappa è abbastanza grande, ci sono un buon numero di porti (stilisticamente differenti) e villaggi sperduti fino ad arrivare ad un’antica città azteca. Le singole location sono virtualmente ampie, anche se spesso “regolate” da fastidiose mura invisibili: le città sono piuttosto grandi, ma quasi prive di interni, e basterà qualche passeggiata fuori programma per fare emergere il pericolo della noia.
Il vero problema resta comunque il combat system, che dovrebbe di per sé incarnare la componente action o addirittura strategica del titolo. Da una visuale in terza persona potevamo aspettarci un minimo di complessità o eleganza, eppure gli scontri sono di una semplicità disarmante: ogni nemico potrà essere facilmente liquidato con la dinamica fendente/schivata/parata e le abilità a nostra disposizione sono pochissime e maldestramente implementate. Ogni battaglia è uguale alla precedente, legnosa e assolutamente poco spettacolare. Il sistema di targeting è ingestibile quasi quanto la telecamera, che non perderà occasione per incastrarsi in ogni possibile anfratto, rendendo incredibilmente frustranti i combattimenti più affollati.

Per rendere più avvincente la nostra avventura, gli sviluppatori hanno pensato bene di inserire i combattimenti navali. Una volta comprato ed equipaggiato il nostro vascello potremo dedicarci alla vera pirateria in mare aperto, razziando qualche galeone spagnolo e venendo attaccati a nostra volta. In linea puramente teorica il sistema non è una cattiva idea, ma il problema sta -ancora una volta- nella sua realizzazione. La nostra imbarcazione potrà essere potenziata in vari modi e una volta all’interno dell’istanza di battaglia ci permetterà di scegliere fra più tipi di munizioni, ognuna adibita ad un particolare tipo di danno. All’atto pratico ci ritroveremo a girare su noi stessi e intorno all’altra nave fra un cooldown e l’altro, tentando l’abbordaggio a suon di cannonate. Sta di fatto che nel giro di qualche ora (e qualche potenziamento) i nostri avversari risulteranno fin troppo facili da affondare, relegando anche questa esperienza ad un mero automatismo spogliato della sua iniziale sfida.
Il comparto strategico e gestionale purtroppo non migliora la situazione già tragica di Raven’s Cry. I menu e la schermata di progressione del personaggio sono esteticamente e funzionalmente tremendi e sembrano ancora in fase di pre-alpha. Oltre alla povertà di scelta vi è un problema di comprensione delle skill e del loro reale effetto, che culmina con l’indecifrabile inventario e l’astrusa schermata di compravendita dei negozi. Segnaliamo infine un impianto di scambio delle risorse conquistate durante le nostre scorribande e un sistema di reputazione tra le flotte, ma sono poco sviluppati al punto da risultare solamente accessori.

LA "X" È IL PUNTO DOVE C’È IL CRASH DI SISTEMA

Siamo infine giunti al comparto tecnico che, com’era prevedibile, non è di certo il piatto forte della produzione. Ad essere sinceri la grafica non è così terribile e a volte si dimostra in grado di regalarci qualche scorcio memorabile, anche se privo degli ultimi ritrovati tecnologici: non aspettatevi quindi una profondità di campo cinematografica o una tessellation da DirectX 11. Nonostante ciò la mole poligonale e il reparto texture raggiungono la sufficienza, ma se scendiamo nel dettaglio incappiamo in una lunga serie di incompletezze e brutture che lasciano di nuovo precipitare il titolo.
Tanto per cominciare il sistema fisico è estremamente obsoleto e di conseguenza non esistono impatti o distruttibilità nei paesaggi, e l’intero comparto delle animazioni non può dirsi certo migliore. La mimica facciale è quasi completamente assente e gli stessi personaggi appaiono come marionette dai movimenti ingessati, senza contare i problemi dovuti all’impreciso salto del protagonista, fonte continua di errori e compenetrazioni.

Per completare il quadro è doveroso citare un’interminabile elenco di bug, così gravi e frequenti da rendere il titolo ingiocabile: primo fra tutti l’immancabile crash di sistema, che in maniera apparentemente casuale ha minato le nostre partite, costringendoci ad un salvataggio compulsivo. Alcune istanze (o quest) sono completamente compromesse e ci è capitato spesso di terminare uno scontro navale restando poi bloccati nell’oceano senza che più nulla accadesse. Oltre ad essere incomprensibile, la mini-mappa spesso non combacia con la morfologia reale delle isole e in alcuni casi si pietrifica impedendovi di raggiungere anche il più semplice degli obiettivi. Questi sono solo alcuni dei problemi strutturali a cui Raven’s Cry è soggetto, ma esistono tutta una serie di glitch minori (alcuni davvero buffi) che vi accompagneranno durante tutta la vostra permanenza nei Caraibi, come i duelli che affronteremo “scordandoci la spada” o gli NPC che fluttuano in loop per le taverne.
La situazione tecnica è davvero inaccettabile e anche sforzandoci di perdonare i suoi anacronismi, non possiamo giustificarne la realizzazione incompleta e l’handicap dei bug. Sebbene siano evidenti alcuni spunti positivi dal lato artistico il risultato è assolutamente negativo, poiché oltre agli artwork e a qualche melodia orecchiabile sul fronte audio, non rimane nulla.

Vendetta: Curse of Raven's Cry Raven’s Cry è un titolo terribile sotto ogni aspetto, marchiato da alcune scelte sbagliate che lo rendono inadatto al mercato odierno (e non solo). La scarsa qualità della narrazione, del gameplay e del comparto tecnico mal si adattano all’ambiziosa impostazione open world in terza persona e finiscono per scadere nel ridicolo: insomma, esattamente l’opposto dell’obiettivo prefissato del team di sviluppo. È innegabile che qualcosa sia andato storto durante lo sviluppo, poiché ogni componente sembra incompleta e in qualche modo “rotta” o infestata dai bug che rendono il prodotto finale pressoché inclassificabile. Il colpo di grazia è inferto dal prezzo: la versione Steam infatti viene attualmente venduta alla quasi offensiva cifra di 54,99€, mentre il destino delle edizioni retail è ancora avvolto nel mistero. Dal canto nostro, non possiamo che sconsigliarvi fortemente l’acquisto di Raven’s Cry a meno che non siate dei masochisti o degli appassionati sfegatati del trash videoludico: solo in quel caso non dovreste lasciarvelo assolutamente scappare.

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