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Recensione Rebel Galaxy

Un'avventura spaziale ambientata nella galassia profonda che offre sessioni esplorative unite a una componente gestionale interessante ma non sempre curata con la dovuta attenzione.

Versione analizzata: PC
recensione Rebel Galaxy
Articolo a cura di
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  • Pc
Giuseppe Arace Giuseppe Arace ha iniziato a venerare i videogiochi e il cinema quando, a soli 4 anni, è rimasto folgorato dalla schermata d’avvio del Sega Mega Drive e dai titoli di testa di Toy Story. Nato con un pad tra le braccia, vorrebbe morire con un Oscar. Non ama molto i social network e bazzica raramente solo su Google Plus.

I videogiochi sono riusciti a fare ciò che l'uomo anela da tempo: la colonizzazione dello spazio. Da Dead Space a Star Citizen, da Mass Effect alla rinomata serie Elite, oramai il cosmo non è più un fascinoso luogo inesplorato. Non sono state solo le grandi software house a rivendicare per sé sconfinate galassie videoludiche, nelle quali hanno dato vita a mondi popolati da diversificate razze extraterrestri, ma anche tanti altri studi indipendenti hanno provato, soprattutto di recente, a ritagliarsi piccole porzioni d'infinito in cui ambientare le loro visioni futuristiche, oltre i confini della via lattea. Tra questi vi è anche il team Double Damage Games, che attracca nell'orbita gravitazionale di Steam col suo Rebel Galaxy, una sorta di Elite: Dangerous più "user friendly", meno complesso e stratificato: un'avventura spaziale "cappa e spada", come amano definirla gli sviluppatori, che ci mostra scorci galattici da esplorare a piacimento, nei panni di un soldato o di un pirata, di un commerciante o di un cacciatore di taglie, seguendo solamente le nostre personali inclinazioni. Rebel Galaxy s'inserisce però nel panorama delle space-sim in punta di piedi, proponendo uno stile di gioco simulativo un po' all'acqua di rose, che smorza inevitabilmente il piacere di viaggiare in questo (nuovo?) universo.

In space we yawn

Tra pirati in guerra, asteroidi in rotta di collisione, navi da combattimento in fiamme a largo dei bastioni d'Orione, contrabbando di droga in lattine di Coca Cola e raggi B che balenano nel buio vicino alle porte di Tannhäuser, c'è poco da star tranquilli nello spazio di Rebel Galaxy. Ma è anche vero che alcuni guai ce li andiamo a cercare spontaneamente, forse per ravvivare un po' le altrimenti passive pellegrinazioni interstellari. Captiamo così un messaggio dalla nostra cara zia Juno, la quale sembra essersi invischiata in guai seri, che hanno a che fare con corsari galattici e improbabili alleanze con la milizia spaziale. Partendo alla sua ricerca ci ritroveremo immersi in un calderone fantapolitico, e potremo persino scegliere da che parte allearci: divenire collaboratori dell'esercito o darci alla macchia assieme a malavitosi un po' gaglioffi? Optare per la via del bene o del male non comporta sostanziali differenze, e tutti i sentieri imboccati conducono sempre al medesimo approdo: una ripetitività imperante, aggressiva, spiazzante. Ispirandosi all'avanzamento tipico dei giochi di ruolo, Rebel Galaxy offre la possibilità di scegliere risposte multiple durante i dialoghi, soluzione che dovrebbe teoricamente suggerire diversi tipi d'approccio, ma produce soltanto una differenziazione manieristica tra il combattere e il commerciare, trattare la resa o improvvisarci voltagabbana per uscire da una situazione un po' troppo ingarbugliata. La caratteristica che più di tutte limita la varietà del gameplay consiste nel non poter mai mettere piede fuori dalla navicella in dotazione né esplorare i pianeti dei sistemi solari: quando attraccheremo in una stazione spaziale interagiremo automaticamente con gli NPC in prima persona, come se stessimo vivendo un'avventura grafica testuale. Questa scelta azzoppa fortemente la varietà della struttura delle missioni, perché tutto quello che saremo limitati a compiere sarà viaggiare da un punto all'altro della mappa di gioco a bordo dell'astronave, affrontare altre orde piccoli galeoni o trasportare diversi tipi di carichi. A seconda della fazione scelta, si modificano i bersagli da abbattere o le merci da contrabbandare ma non le tipologie d'incarichi né i modi per portarli a termine. Il gioco invoglia inoltre smaccatamente ad attuare un approccio "action" invece che uno di basso profilo, non solo perché il commercio si rivela presto estremamente noioso, ma anche perché durante le nostre scorribande saremo spesso attaccati da bande rivali. Se di conseguenza non prestiamo attenzione ai potenziamenti offensivi e difensivi della navicella, la nostra vita nello spazio si rivelerà assai frustrante. Il sistema di combattimento è mutuato prepotentemente da quello delle battaglie navali di Assassin's Creed IV - Black Flag: le cannoniere laterali presentano un indicatore che, dopo aver preso la mira, permette di indirizzare la traiettoria di tiro con maggior precisione, mentre le torrette in dotazione sparano automaticamente dopo aver individuato un bersaglio nemico nelle vicinanze. Alla pressione dei dorsali del pad (raccomandato dagli sviluppatori stessi in sostituzione di mouse e tastiera) si attivano anche scudi e deflettori che provano al meglio a respingere i colpi avversari. Insomma, immaginate di combattere con la Jackdaw di Assassin's Creed IV non tra le onde caraibiche ma tra le nebulose dell'universo e avrete chiaro il feeling che si prova governando la Rasputin, la nave ammiraglia che potremo comunque ribattezzare a piacimento. A seconda delle azioni sul fronte diplomatico e bellico incrementerà il livello di lealtà o di inimicizia con le varie gilde del gioco, dalla milizia militare all'ordine dei mercanti, passando per clan corsari di diverse razze aliene: instaurare rapporti con l'una o con l'altra fazione ci permette di volare spensieratamente in quei settori della galassia sotto il loro controllo. Molte scelte sono effettuabili soprattutto durante lo svolgimento delle missioni principali, unite tra di loro da uno storytelling soporifero e decisamente arrabattato, che procede attraverso un primitivo sistema di baratto: quasi ogni personaggio che incontreremo ci chiederà di portare a termine dei favori personali prima di aiutarci a sua volta con informazioni utili a far evolvere la vicenda principale dell'anonimo protagonista. È un chiaro sintomo di poca ispirazione, utile soltanto ad allungare una brodaglia annacquata da troppi tempi morti e buchi (neri) narrativi. Se da una parte il gioco non s'impegna per farci appassionare alle disavventure del nostro alter ego né alla situazione socio-politica dell'universo creato dal team di sviluppo, d'altro canto questa (in)volontaria superficialità permette al giocatore di focalizzare la sua attenzione su quella che è a tutti gli effetti la vera, unica e sola protagonista dell'avventura: la navicella spaziale, la cui personalizzazione è certamente il fiore all'occhiello dell'intera produzione. Inizialmente saremo al timone di un'imbarcazione che, come presto scopriremo, in confronto ai bolidi futuristici dei predoni spaziali ha il potenziale di un peschereccio bucherellato.

Urgerà allora un rapido upgrade sotto tutti gli aspetti, prima di racimolare abbastanza crediti per cambiare addirittura modello da controllare. I potenziamenti, bisogna ammetterlo, sono decisamente numerosi: vari tipi di torrette (a razzo, con mine di prossimità o laser), cannoni primari e secondari, scudi dal diverso livello di resistenza, nonché boost propulsivi per incrementare la velocità e la manovrabilità e, per gli avventurieri più pacifici, anche un ampliamento del carico trasportabile, così da rendere più semplice il commercio di materia, i cui prezzi variano a seconda dei settori della galassia nei quali vi è maggiore richiesta. Piccole modifiche tecniche secondarie consentono altresì di migliorare la navigazione senza essere infastiditi dalle radiazioni delle nebulose e dei detriti stellari, che spesso impediscono una chiara lettura della mappa di gioco. Se si eccettuano i cambiamenti estetici (possibili soltanto comprando direttamente un altro modello di nave), il grado di personalizzazione è piuttosto ampio, nonché imprescindibile per sopravvivere ai continui viaggi spaziali. Lo stimolo ad un sempre oculato potenziamento dell'astronave è tuttavia repentinamente smorzato dal mal bilanciato sistema che regola l'economia del gioco. In breve, tutti gli upgrade hanno un costo troppo elevato e le ricompense delle missioni principali non sono affatto equilibrate a dovere per permettere un'evoluzione in linea con la crescente complessità degli incarichi. Per elemosinare qualche credito extra occorre completare un numero smodato di obbiettivi secondari (tutti identici tra di loro) che spezzano terribilmente il ritmo della progressione. L'accumulo di denaro viene inoltre appesantito dalla necessità di dover effettuare tediosi e lunghissimi viaggi da un punto all'altro della mappa di gioco: siccome si parla di distanze siderali da coprire in galassie liberamente esplorabili, può trascorrere anche più un minuto di viaggio prima di arrivare a destinazione. È certamente possibile aumentare la velocità della propulsione acquistando appositi gadget, ma il suddetto squilibrio nell'economia del gioco ci costringe ad essere un po' più avari nello sperperare denaro in potenziamenti che non siano quelli d'attacco e di difesa, per poter così sopravvivere all'assalto dei predoni (o dell'esercito). La longevità dilata quindi i tempi in modo spropositato ed ingiusto, non stimolando in alcun modo l'avanzamento, anche a causa di checkpoint appositamente studiati per farci ben presto spazientire. Potremo difatti salvare i progressi soltanto al raggiungimento di una stazione spaziale, il che ci impone di fare la spola in lungo ed in largo per la mappa dopo ogni missione, rubandoci interi minuti del nostro tempo con un dolce far niente, inframmezzato alle volte da inopportuni attacchi casuali di convogli nemici che, qualora ci dovessero abbattere, causerebbero il riavvio dell'intera missione. Siccome al peggio non c'è mai fine, quando inizieremo a esplorare nuovi sistemi solari, i viaggi duplicheranno la loro durata ed i pericoli incrementeranno in modo inversamente proporzionale al divertimento. Benché l'enorme mappa di gioco (composta da una dozzina di galassie collegate tra di loro) lasci supporre il contrario, nell'universo di Rebel Galaxy d'infinito c'è solo la noia.

Brilla, brilla stella mia...

Che l'idea dello spazio, dell'immensità dei suoi confini e dei suoi inesplorati orizzonti possieda una fascinazione indescrivibile è indubbio. Rebel Galaxy si adagia tuttavia sugli allori per quanto concerne il fronte grafico, non impegnandosi con convinzione nella creazione di panorami astrali particolarmente suggestivi, ed anzi proponendo soltanto semplicistici giochi di luce e cornici di stelle in lontananza che suggeriscono solo parzialmente l'evocativa potenza dell'infinità galattica. Maggiore attenzione, ancora una volta, è riposta invece nei modelli poligonali delle astronavi, particolareggiate con cura e dal design abbastanza ispirato. Anche in questo caso si poteva certamente lavorare di più per diversificare maggiormente le navicelle nemiche, non molto dissimili le une dalle altre.

Non si sottrae alla ridondanza genetica del titolo neanche il sonoro: brani ripetuti fino allo sfinimento renderanno, infatti, ancora più sonnolente le nostre traversate spaziali. Gli sviluppatori sembrano però consapevoli del loro limitato gusto musicale, tanto da aver implementato l'inserimento di una playlist personalizzata in sostituzione di quella di default. Potremo così viaggiare tra le stelle al ritmo delle nostre canzoni preferite, che magari alleggeriranno il peso dei minuti spesi tra ammassi di nulla cosmico, oppure spegnere ogni accompagnamento canoro, restituendo all'universo il suo originario, quieto, dimenticato silenzio.

Rebel Galaxy Rebel Galaxy pone l’accento del suo gameplay principalmente sul versante simulativo e di crescita della nave, ma lo fa senza donare all’utenza la giusta varietà di situazioni che la stimoli a spendere ore ed ore combattendo, contrabbandando o improvvisandosi cacciatori di taglie. La facoltà di scegliere il proprio stile di gioco è sulla carta potenzialmente molto invitante, ma nella pratica è ridotta ad un ripetersi stressante delle medesime azioni. Un occhio di riguardo è comunque indirizzato verso il sistema di combattimento, funzionale ed intuitivo, ma anche, a tratti, un po’ troppo caotico negli scontri più sovraffollati. Prendendo il timone della vostra nave ammiraglia, sono due quindi le diramazioni che si possono percorrere: il commercio o il combattimento. Entrambe le anime del gioco non vengono però adeguatamente bilanciate a causa di una gestione squilibrata dell’economia e di una ripetitività che finisce per infierire ingiustamente anche sul pur valido livello di personalizzazione dell’astronave. Un universo sconosciuto di simili proporzioni ed ambizioni avrebbe allora meritato un miglior trattamento, ed invece rischia, purtroppo, di rimanere inesplorato.

5.7

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