recensione Rebuild

Organizza la resistenza per sopravvivere all'assalto degli Zombie

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  • iPad
Alessandro Alessandro "Neon" Mazzega prende confidenza fin da tenera età con pad e tastiera e si appassiona rapidamente al mondo dei videogiochi, lavorando come giornalista sulle principali realtà online e occupandosi di sviluppo, attualmente in Forge Reply. Bassista fallito, ha ormai venduto lo strumento per passare dietro al microfono, sia per cantare che per condurre il podcast Gaming Effect. Cercatelo su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Sono ormai molti i titoli che dai portali di giochi in Flash, quali Kongregate e Newgrounds, hanno raggiunto la piattaforma iOS, con modifiche ed adattamenti in modo da renderli compatibili con una fruizione mobile.
Rebuild è uno di questi e dopo una lunga gestazione viene ora pubblicato per iPad, prima con la sola compatibilità con il modello più recente e performante, estesa poi al più datato capostipite della generazione di tablet Apple.
L'offerta di gestionali inizia a farsi affollata ma la presenza degli zombie, sempre ben accolta nel mondo dei videogiochi, potrebbe volgere a favore di Rebuild.

Obiettivo: sopravvivenza

Rebuild narra la più classica delle storie possibili in presenza dei morti viventi portati al successo da George Romero: una città, alla quale potremo dare un nome liberamente, scegliendone anche le dimensioni in base al livello di difficoltà selezionato, è ormai terra di conquista per gli zombie.
Hanno decimato la popolazione, invadono le strade e infestano la maggior parte degli edifici ormai svuotati dalla popolazione, rendendo difficilissima la vita dei pochi sopravvissuti, rifugiati nella zona centrale in una sorta di area demilitarizzata, circondata da filo spinato che a stento riesce ad arginare la furia delle creature.
Prima di avere accesso al gameplay gestionale vero e proprio si avrà la possibilità di creare un proprio avatar, scegliendone il sesso e il volto, andando infine a prendere possesso di un oggetto in grado di alterarne le statistiche iniziali; in questo modo si andrà a creare il leader della resistenza, in grado di dare ordini ai compagni e spingerli in missioni ad alto rischio.

Cibo ed armi da fuoco

La visuale di gioco è isometrica e ogni quartiere può occupare una o più caselle, andando a formare un tabellone simile a quello presente in moltissimi giochi da tavolo.
Ogni giorno si possono quindi intraprendere delle missioni, impiegando uno o più dei sopravvissuti in modo da esplorare i dintorni, cercando armi, cibo, altri fuggiaschi da unire al proprio piccolo esercito e tentando di liberare le aree limitrofe, uccidendo gli zombie erranti che si continuano a diffondere ovunque.
Ogni azione ha un proprio fattore di rischio, da minimizzare scegliendo le persone più adatte in base alle proprie caratteristiche, armandole con gli oggetti recuperati durante le esplorazioni e ricordandosi sempre di lasciare alcuni combattenti al campo base, per arginare i frequenti assalti notturni che i non morti organizzeranno.
L'obiettivo finale, infatti, non sarà solo quello di sopravvivere ma di riprendere il controllo della città, ripulendo e fortificando trenta quartieri e riguadagnando l'accesso al municipio, nel quale riscrivere la costituzione e quindi, anche dal punto di vista politico, ristabilendo l'ordine.
Esistono poi obiettivi secondari o modalità segrete con il quale portare a termine una partita in modo vittorioso, da scoprire direttamente giocando, in base al proprio comportamento e alle scelte compiute in occasione di eventi speciali, segnalati con appositi avvertimenti su schermo.

Stile altalenante

Se il gameplay affascina sin dai primi turni, avvinghiando il giocatore senza dargli tregua, lo stile grafico fa di tutto per rovinare l'atmosfera: lo stile dei quartieri si ispira ai fumetti, con frequenti dettagli comici che, però, non di amalgamano con l'ambientazione lugubre e le musiche tenebrose, andando a creare una discontinuità che non convince.
Peggiorano la situazione le schermate che rappresentano i combattimenti, risolti in automatico dall'intelligenza artificiale tenendo conto dei parametri delle forze in gioco: gli artwork sono poco definiti, mal sfruttati e in numero decisamente scarso, risultando come una caduta di stile che si sarebbe potuta evitare, semplicemente sostituendoli con un classico popup informativo, in modo da avvisare l'utente dell'esito dello scontro.
L'aspetto grafico, quindi, non convince e, al contrario, rovina in parte l'esperienza; inoltre stona con il prezzo di acquisto, adeguato ad un titolo di tale profondità ma che richiederebbe un comparto grafico di tutto rispetto per rimanere in linea con la concorrenza.

Rebuild Rebuild è un gioco affascinante, che trasporta efficacemente la formula che ha appassionato così tanti giocatori sul web, nella sua incarnazione in Flash, adattandosi bene ai controlli tramite touch screen e risultando perfetto per una fruizione in mobilità, grazie al canonico sistema a turni. Perde però moltissimi punti a causa di una rappresentazione grafica fallimentare, che denota un scarsissima cura, risultando incostante e lambendo i limiti del fastidioso, a causa della presa di coscienza di cosa sarebbe potuto essere, anche in termini di atmosfera. Un ottimo gestionale, quindi, consigliato agli appassionati che sapranno chiudere un occhio su uno stile visivo poco riuscito e assolutamente controproducente.

ND.

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