Recensione ReCore

Dal design di Keiji Inafune arriva ReCore. Il titolo, molto particolare, è caratterizzato da alti e bassi per tutta la sua durata.

ReCore

Videorecensione
ReCore
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • Xbox One
Andrea Dresseno Andrea Dresseno ha iniziato a giocare alle elementari, prima a scrocco, poi si è reso autonomo. Scrive di videogiochi da quasi vent'anni, ma nel mezzo ci sono state alcune pause di riflessione: durante una di queste ha dato vita all'Archivio Videoludico, per cui ora si dedica anche alla conservazione del medium. Si dice sia nintendaro, ma non esistono prove. Lo trovate su Facebook.

Fossimo in un video di Anita Sarkeesian, Joule Adams finirebbe probabilmente tra le protagoniste femminili da tenere d'occhio, l'erede potenziale di eroine del calibro di Samus (Metroid) e Jade (Beyond Good & Evil). Joule è un personaggio che non ha bisogno di ostentare la propria sessualità, anzi, il fatto che sia una donna non è né importante ai fini narrativi né sbandierato ai quattro venti. In un universo videoludico in cui i personaggi femminili stanno in bikini pure al Polo Nord, gli sviluppatori avrebbero potuto osare, approfittare dell'ambientazione desertica per svestire la loro protagonista. Invece no, Joule è una donna ma potrebbe benissimo essere un uomo. Nessun ammiccamento, solo un protagonista che si risveglia dal sonno criogenico e scopre che qualcosa non è andato per il verso giusto. Il pianeta che doveva essere terraformato e reso vivibile è ancora ricoperto di sabbia, soggetto a frequenti tormente. Un luogo inospitale per il genere umano. Joule non può vantare l'ottima eppur silente caratterizzazione di una Samus (personaggio che a livello narrativo basa forza e incisività sull'essere un'eroina solitaria), né il piglio politico della fotoreporter creata da Michel Ancel, ma è un nuovo utile esempio da analizzare per chi fosse interessato all'argomento. Per tutti gli altri, veniamo a ReCore.

Dalle stelle alle stalle

Povero ReCore, annunciato in pompa magna all'E3 2015 e ora lanciato a prezzo budget. A Keiji Inafune, qui nelle vesti di produttore, ultimamente non ne va bene una. Dopo Mighty No. 9, un altro gioco che non nasce sotto i migliori auspici. Lungo il cammino, probabilmente, Microsoft si è accorta che qualcosa non andava, che il titolo non poteva competere con altri tripla A. È corsa ai ripari, ha portato a termine il lavoro senza troppa convinzione (e senza troppi investimenti). Non si spiega altrimenti il cambio di rotta: dalla presentazione all'E3 2015 siamo giunti a un lancio decisamente di basso profilo, quasi si volesse nascondere agli occhi dei più questo figlio reietto. Date le premesse, non si può che volere bene a ReCore. Un misto di tenerezza e apprensione. Cosa sarà mai accaduto a questo gioco per essere finito in disgrazia? Sarà un ciofeca o Microsoft ha semplicemente preferito concentrarsi su altro? La verità, sarà banale ma è così, sta nel mezzo. ReCore è un platform-adventure come non se ne vedevano da tempo: pochi fronzoli, azione immediata, atmosfera vecchia scuola. È un calderone di influenze dal passato, amalgamate con una certa fretta, non sempre perfettamente in sintonia. Tradisce uno sviluppo di qualità altalenante, ma non è una ciofeca e, soprattutto, ha qualcosa da raccontare. La narrazione è affidata a frammenti, ai frequenti commenti della protagonista, cui si alternano la voce fuori campo del padre e le registrazioni sparse lungo il percorso. Non convince del tutto, nella pratica, perché non riesce a creare tensione emotiva (complice anche il mediocre doppiaggio in italiano) e perché rischia di apparire confusa. Premessa e contesto sono però affascinanti: Far Eden è l'ancora di salvezza dell'umanità, un nuovo pianeta in grado di garantire la sopravvivenza del genere umano. In attesa che la superficie venga bonificata, squadre di coloni dormono tranquilli sonni criogenici. Joule è una di loro. Solo che al risveglio qualcosa non va. Far Eden è ancora desertico, non c'è traccia - in apparenza - di altri coloni. Alcuni robot sono stati modificati e sono sul piede di guerra e a farne le spese è proprio Joule. Ad accompagnarla il fido segugio Mack, un cane robot che fa tutto quel che ci si aspetta da un cane: fiuta, scava, attacca e scodinzola. A Far Eden la moneta di scambio è rappresentata da sfere di energia che sono necessarie non solo per accedere ai dungeon ma anche per attivare i macchinari disseminati nel deserto. Le sfere di energia alimentano anche i Corebot, creature meccaniche più nemiche che amiche. L'interazione con i Corebot sta alla base delle due meccaniche più interessanti di ReCore: l'estrazione dei nuclei di energia e la gestione dei colori.

Doppio salto

ReCore si sviluppa come un classico platform action. Doppio salto e scivolata in volo; esplorazione dello scenario, sia per accedere ai dungeon legati alla trama principale sia per scovare le sfide opzionali. I combattimenti si basano sulla collaborazione tra Joule - che è munita di un fucile dalle munizioni infinite - e la sua spalla. Il cane Mack è solo una delle spalle possibili: lungo l'avventura si uniranno alla squadra altri compagni robotici, ognuno dotato di abilità specifiche. I nemici possono essere abbattuti utilizzando semplicemente il fucile, oppure si può decidere di indebolirli finché non si riesce a estrarre il loro nucleo col rampino (tramite una rivisitazione del tiro alla fune che non è propria immediata ma alla fine funziona). I nuclei di energia, così come i nemici, sono di diversi colori.

Il fucile può essere progressivamente modificato dal punto di vista cromatico: in "versione" rossa diventa più efficace coi nemici rossi, in versione blu con quelli blu e così via. Gli scontri, sebbene alla lunga ripetitivi, riescono così a non risultare noiosi, perché il giocatore è chiamato a mettere in campo una certa strategia. Certo, la dinamica del tiro alla fune negli scontri con più nemici si rivela fallimentare (i nemici circostanti impediscono di fatto di giocare al tiro alla fune col nemico agganciato), ma è un piacevole diversivo. Ancor più che distruggere i nemici o decidere invece di estrarre i nuclei non è senza conseguenze.

Una spruzzata di RPG

ReCore rivela un animo RPG di discreta fattura. Joule si limita a crescere di livello, mentre il fucile si potenzia con l'utilizzo. Gran parte della personalizzazione si gioca sui robot comprimari. Dai nemici distrutti è possibile ricavare materiale con cui creare nuove componenti per i robot (che vanno ad aumentare attacco, difesa ed energia); i nuclei colorati possono invece essere investiti per migliorare singolarmente le statistiche dei nostri comprimari. Giusto il tempo di raggiungere il tavolo di lavoro nel nostro SpazzaSabbia e il gioco è fatto. ReCore riesce a far coesistere numerose anime, tutto sommato con risultati godibili. A reggere il gameplay, tuttavia, troviamo un game design non troppo originale, che alterna momenti particolarmente ispirati ad altri abbastanza anonimi. ReCore sembra provenire da tempi lontani, da un vecchio modo di intendere il platform action.

È il suo limite e la sua forza. La varietà di meccaniche e l'approccio open world mostrano un deciso tocco di modernità, ma sotto la superficie si nasconde un'avventura chiaramente derivativa, seppur piacevole. Peccato per un comparto tecnico non proprio all'avanguardia e per tempi di caricamento al limite dell'insostenibile. Nulla che una patch non possa sistemare, ma al momento i caricamenti sono una vera e propria spina nel fianco. ReCore non è affatto una catastrofe e forse Microsoft avrebbe potuto crederci un po' di più. Non è un gioco memorabile, ma riesce a omaggiare con discreta competenza un genere ultimamente non troppo battuto.

ReCore Microsoft avrebbe dovuto crederci di più. Nonostante certi segnali facessero temere il peggio, ReCore non è affatto un gioco mediocre. È un gioco imperfetto, costantemente alla ricerca di un equilibrio tra le sue numerose anime. Gli sviluppatori avevano evidentemente puntato in alto ma sono stati costretti a ridimensionarsi lungo il cammino. Ne è uscito un titolo comunque godibile, un omaggio evidente a un vecchio modo di intendere l'action-adventure, con tutti i pro e i contro del caso. Qua e là si intravedono tocchi di modernità, ma alla base dell'avventura c'è una struttura old school che attinge a piene mani dalla tradizione, non sempre con risultati soddisfacenti. A minare il piacere dell'esplorazione di Far Eden troviamo una realizzazione tecnica da rivedere: rallentamenti inspiegabili, alcuni scorci old gen ma soprattutto, e purtroppo, caricamenti al limite della ragionevolezza. Confidiamo in una patch.

7

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