Redeemer Recensione: brawler, azione stealth e sparatorie

Redeemer è un gioco d'azione in terza persona che mescola meccaniche brawler, stealth e sparatorie frenetiche...

Versione analizzata: PC
recensione Redeemer Recensione: brawler, azione stealth e sparatorie
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Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Progetto d'esordio del team russo Sobaka, Redeemer è un action con visuale isometrica che mescola le meccaniche dei brawler game da sala con un pizzico di stealth ed una serie di sparatorie che assomigliano a quelle di un Hotline Miami tridimensionale. Efferato, brutale e molto diretto, il titolo si presenta con un gameplay spiccatamente arcade, feroce mescolanza di cazzotti in faccia, tonanti fucilate ed efferate instant kill. L'obiettivo della software house, insomma, sembra esser quello di ammodernare il canone di un genere vecchio di qualche decennio, senza perderne l'immediatezza né sacrificare una sensibile difficoltà.
Com'è facile immaginare, l'intento è inseguito senza curarsi troppo dei preamboli narrativi, che ovviamente non si fanno scrupolo a recuperare tutti gli stereotipi dei peggiori hard boiled hollywoodiani. Vasyli, protagonista della sanguinosa avventura, è un ex mercenario che ha deciso di ritirarsi dalle scene quando la compagnia presso cui prestava servizio ha deciso di sfruttare impianti cibernetici e innesti robotici per potenziare i propri soldati.
Ritirato a vita pacifica in un monastero tibetano, il nostro (anti)eroe viene raggiunto dal suo passato: una squadra di soldati mette a ferro e fuoco il tempio e rapisce i monaci, per scopi che verranno chiariti solo successivamente. Pervaso nuovamente da una brama di sangue che con enorme impegno teneva sopita, Vasyli si lascia guidare quindi dal proposito di vendetta, deciso a decimare le fila della compagnia mercenaria ed a salvare i nuovi compagni.

Lasciato sostanzialmente in disparte per larghi tratti dell'avventura, stereotipato e non certo ispirato, il racconto lascia ben presto spazio all'azione. Nelle prime fasi dell'avventura impareremo ad utilizzare gli attacchi corpo a corpo, riscoprendo un sistema che ha recuperato qualche elemento dagli action attuali (quasi tutti figli del Free Flow "brevettato" da Rocksteady). In Redeemer è possibile utilizzare attacchi rapidi o potenti colpi circolari in grado di colpire più di un nemico alla volta, nel caso in cui ci trovassimo accerchiati. Entrambi gli attacchi possono essere caricati così da massimizzarne l'efficacia, ma bisogna fare molta attenzione al tempismo: i nemici sono fin da subito molto aggressivi, caricano a testa bassa desiderosi di massacrarci di colpi. Meglio allora sfruttare il contrattacco, per interrompere l'azione dell'avversario, oppure la capriola, indispensabile per allontanarsi dalle zone di pericolo. Fin da subito l'interazione con l'ambiente di gioco si rivela fondamentale, se vogliamo sperare di rimanere in vita: oltre a raccogliere bastoni e armi improvvisate, è possibile sollevare sedie, casse ed altri oggetti, e poi scagliarli verso il nemico. Se l'operazione andrà a buon fine, vedremo gli avversari restare intontiti, pronti ad essere devastati da una spettacolare Finisher. Tra ossa rotte, mandibole disarticolate, scatole craniche fracassate, le doti letali di Vasyli avranno modo di sfogarsi spesso e volentieri, sottolineate da abbondanti fiotti di sangue. Dare un'occhiata alle ambientazioni sarà importante anche per scovare quegli elementi nei pressi dei quali è possibile eseguire una Instant Kill, sfoltendo quindi la minaccia mercenaria senza avere la necessitò di indebolire gli avversari: anche in questo caso Redeemer sfoggia una serie di situazioni e animazioni decisamente sanguinarie.
Il feroce massacro di nemici, in ogni caso, si rende indispensabile anche per recuperare l'energia vitale di Vasyli che, animato da una furia cieca, ritrova le forze dispensando morte e distruzione. Redeemer, in pratica, chiede al giocatore di restare sempre sull'attenti, di non abbassare mai il ritmo dell'azione, occupandosi nella maniera più cruenta possibile, e senza sosta, dei nemici.

In qualche caso, comunque, il gioco promuove persino un approccio stealth, suggerendo invece di "prendersi cura" dei mercenari con più attenzione, studiandone le ronde e avvicinandosi, non visti, alle spalle della preda. Si tratta in ogni caso di fasi poco stimolanti, breve e incerto preambolo ad un'azione molto più incalzante.
Ben presto, a ravvivare ulteriormente le cose arriveranno persino le armi da fuoco, tra pistole, fucili a pompa e mitragliette. Solitamente le munizioni recuperate sul campo non saranno tantissime, così che si renda necessario cambiare spesso e volentieri arma, o comunque alternare l'utilizzo dei proiettili a quello di pugni e sprangate, per evitare di rimanere a secco troppo presto. Le sparatorie ricordano quelle dei moderni Twin Stick Shooter, con una spruzzata di Hotline Miami: non hanno tuttavia la compiutezza e l'adrenalina del capolavoro di Dennaton Games, dal momento che non richiedono la stessa pianificazione e la medesima, chirurgica precisione.

L'amalgama assemblata dal team Sobaka, insomma, è un chiassoso e funambolico insieme di elementi che provengono dagli action, dagli (ormai rari) sparatutto a scorrimento, dagli stealth più indulgenti: un insieme che funziona senza eccellere in nessun campo, ottimo per qualche ora di azione furiosa e poco cerebrale.
C'è anche da dire che il titolo mostra qualche difetto di gioventù, non solo sul fronte tecnico (con alcuni problemi di compenetrazione e certe animazioni non sempre elegantissime), ma anche in quanto a game design e bilanciamento. Le Boss Fight, ad esempio, sono ripetitive, noiose e poco ispirate, rappresentando alcuni dei momenti meno ispirati dell'avanzamento: tutto l'esatto contrario di quello che dovrebbero essere. Nel gioco ci si imbatte poi in picchi di difficoltà esagerati, che rischiano di risultare molto frustranti, soprattutto se associati alla criminosa disposizione dei checkpoint. Infine, bisogna ammettere che in molti casi le armi da fuoco tendono a rubare un po' troppo la scena, trasformandosi negli strumenti d'elezione per portare avanti il massacro degli avversari: avremmo preferito di gran lunga che ad essere più approfondite fossero invece le meccaniche da beat'em up a scorrimento, potenzialmente molto più caratterizzanti per il titolo, e complessivamente più stimolanti rispetto alle sparatorie.

Redeemer Nel raccontare una stereotipata storia di vendetta che sembra uscita da un Action Movie degli anni '80, Redeemer assembla un gameplay molto eterogeneo, anche quello a metà fra la celebrazione degli arcade di trent'anni fa e l'urgenza di uno svecchiamento sia tecnico che ludico. Sulle prime il bilanciamento sembra convincente, soprattutto per merito di una sorta di “Free Flow isometrico”, che detta i ritmi di schiette scazzottate. Più avanti, assieme alla comparsa di elementi inaspettati (tra esperimenti genetici e strani mutanti), la formula perde un po' del suo fascino: non tanto per la comparsa di qualche fase stealth, quanto per una componente shooter che avvicina il titolo ad un brutto surrogato di Hotline Miami. La base di partenza non è malvagia, ma sarebbe servita -oltre a qualche limatura sul fronte tecnico - un po' più di attenzione in quanto a bilanciamento.

6.5

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