Recensione Redout

Redout è un racing game futuristico ispirato a titoli come Wipeout e F-Zero, sviluppato dallo studio italiano 34BigThings: lo abbiamo provato.

Redout

Videorecensione
Redout
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Matteo Mangoni Matteo Mangoni è un grande amante della tecnologia e, soprattutto, del medium videoludico. Programmatore di giorno e gamer incallito di notte (o viceversa), ha avuto fra le mani la sua prima console all'età di 6 anni, e da allora per lui niente è più stato lo stesso. Soprattutto le bollette della luce. Lo trovate su Facebook e Twitter.

Se vi siete già imbattuti in qualche notizia riguardante RedOut, saprete sicuramente che si tratta di un titolo italiano, creato dai semi-sconosciuti - ma talentuosi - ragazzi di 34BigThings. Noi, però, cercheremo di evitare di parlarne troppo nel corso di questo articolo, riservando al prodotto lo stesso identico trattamento che avremmo riservato alle proposte di una software house statunitense o giapponese. Vogliamo semplicemente farvi capire che questo schizofrenico racing futuristico non è bello soltanto se contestualizzato all'interno di un mercato piccolo e poco prolifico come quello nostrano, ma si merita semplicemente di essere annoverato tra le tante perle del panorama indipendente (anzi, no: del mercato videoludico in generale) mondiale. RedOut è poesia visiva allo stato puro, complessità, velocità estrema e tanto, tantissimo divertimento spensierato.

Più veloci della luce

RedOut è chiaramente ispirato a Wipeout, e non fa davvero niente per nasconderlo. Chi, come il sottoscritto, si è ritrovato a passare buona parte della propria infanzia videoludica a sfrecciare sulle piste del gioco ideato da Psygnosis, non potrà far altro che accogliere in gloria anche la nuova creazione di 34BigThings. Ma non fate l'errore di pensare a RedOut come ad un clone senz'anima, o di vederlo come il risultato di una semplice e banale "operazione nostalgia" nata con il solo scopo di accalappiare i vecchi fan di un genere ormai caduto in disgrazia. Gli sviluppatori torinesi sono riusciti a creare un prodotto moderno, scattante e al passo coi tempi; divertente e spettacolare come - e a tratti anche più - dell'originale. Grazie ad una direzione artistica tanto magnifica quanto coerente, e ad una quantità di contenuti da far invidia a qualsiasi congenere dei tempi che furono, il gioco si configura come un vero e proprio must-have non solo per tutti gli appassionati, ma anche per chi non disdegna qualche partita rapida senza troppo impegno. Per i più esigenti c'è addirittura un'intera modalità carriera tutta da scoprire, non abbastanza complessa e ricca da esser paragonata a delle dei corsistici tripla A, ma pur sempre appagante e assuefacente. Continuiamo soltanto ad avere serie difficoltà a comprendere i criteri con cui il gioco continua a suggerirci gli eventi successivi. Il nostro consiglio è quello di non seguire le "proposte" del gioco, selezionando manualmente il tipo di sfida da affrontare.
Pur basando buona parte del proprio appeal sul senso di velocità e sulla spettacolarità dei circuiti, il modello di guida proposto dal titolo di 34BigThings appare comunque ben studiato, complesso, tecnico e difficilissimo da padroneggiare: dovremo imparare a capire con la pratica quando togliere il piede dall'acceleratore, quando frenare (quasi mai) e quando invece lanciarci a testa bassa in un rettilineo, utilizzando fino in fondo la barra del turbo. Il tutto a velocità folli che raggiungeranno senza troppi problemi - soprattutto una volta sbloccati i modelli della quarta classe, la più potente e veloce tra quelle disponibili - i mille chilometri orari. Nonostante ogni curva, dosso o salto sia segnalato da chiarissimi segnali luminosi, imparare alcune parti dei tracciati richiederà dunque un bel po' di impegno e dedizione, dato che per "driftare" senza schiantarci contro le barriere che delimitano il circuito dovremo spesso e volentieri agire con una rapidità e con un tempismo quasi perfetto, impossibile da ottenere senza conoscere in anticipo cosa ci aspetta nell'immediato futuro. Una curva fatta meglio degli avversari, poi, può riaprire una gara che sembrava chiusa; per non parlare della presenza di numerosi salti nel vuoto, giri della morte e porzioni di tracciato interamente senza barriere, che potrebbero mettere istantaneamente fuori combattimento qualunque corridore e, conseguentemente, fargli perdere svariati secondi in un batter d'occhio. Soprattutto nei tracciati delle ultime due location sbloccabili, quelli ambientati nei pressi di un non meglio precisato vulcano e in Abruzzo, sarà difficile anche soltanto completare un giro privo di sbavature, senza andare completamente fuori pista o mettere a repentaglio l'integrità dello scafo in seguito ai numerosi urti contro le barriere.

A confonderci ulteriormente le idee ci penseranno infine dislivelli, salti chilometrici sopra al cratere di un vulcano, grotte e inaspettati passaggi subacquei che in un secondo spazzeranno via tutte le nostre certezze su un sistema di guida rigoroso ma al tempo stesso inaspettatamente malleabile e vario. Gli elementi di contorno sono comunque ridotti all'osso, e in RedOut si vince solo in un modo: guidando meglio degli altri. Non ci sono "gusci blu" o razzi a ricerca in grado di ribaltare le sorti di una gara all'improvviso. Se siete fan dei power-up, non avete comunque niente da temere: RedOut ci consentirà di equipaggiarne ben due, uno attivo e uno passivo. Saranno però molto più utili e interessanti quelli volti ad aumentare le prestazioni del nostro veicolo, piuttosto che quelli con cui danneggiare o intralciare gli avversari (non troppo ispirati e molto poco punitivi); grazie a questi bonus, potremo sacrificare la nostra barra del turbo per ottenere un boost istantaneo e violentissimo della nostra velocità di punta, oppure scegliere di aumentare temporaneamente l'aderenza del nostro mezzo, rendendo sensibilmente più abbordabili sezioni altrimenti difficili da superare senza riportare qualche ammaccatura di troppo.

Se siete tra quei giocatori che amano entrare subito nel vivo dell'azione, potreste poi trovare molto più appetibile la modalità "Corsa Veloce", all'interno della quale sarà possibile gareggiare in ognuna delle tipologie di gara affrontabili nel corso della carriera, senza alcun vincolo e senza perdite di tempo. Ad affiancare le classiche prove a tempo (disponibili sia in versione tradizione che "pura", ovvero con power-up disabilitati) troviamo, ad esempio, modalità ad eliminazione senza respawn, divertentissime da giocare nei tracciati più complessi e rischiosi, affiancate da quella denominata "sopravvivenza", in cui dovremo vedercela anche con strane bombe fluttuanti da evitare ad ogni costo. Alcune tipologie di corsa sono indubbiamente più riuscite di altre, ma la qualità media è sempre molto alta. I tracciati disponibili purtroppo non sono moltissimi (venti in tutto, cinque per ogni location), ma siamo sicuri che la frenesia, il divertimento e la voglia di migliorarvi vi terranno comunque incollati al monitor del vostro PC per un bel po' di tempo. Se siete dei giocatori particolarmente competitivi, invece, potrete trovare pane per i vostri denti nella modalità online, che vi consentirà di sfidare fino ad un massimo di undici giocatori.

Un futuro splendente

Il gameplay, raffinato e adrenalinico, non è però l'unico punto di forza di RedOut. Anche il comparto tecnico è indubbiamente di primo piano, così come monumentali si sono rivelati level design e direzione artistica. La produzione di 34BigThings riesce ad armonizzare in maniera impeccabile uno spigoloso scheletro "low-poly" con l'utilizzo di shader avanzati dall'alto impatto scenico (gentilmente offerti da un motore grafico blasonatissimo quale l'unreal engine 4). A tutto questo si aggiunge l'utilizzo di una palette cromatica del tutto personale e a suo modo "unica", ricca di tinte pastello lievemente slavate che donano all'immagine una gradevolissima patina retrò. Per quanto i modelli poligonali dei veicoli siano incredibilmente curati e belli da vedere, a sorprendere davvero sono soprattutto i fondali e il design dei tracciati, davvero impeccabili sotto ogni punto di vista. Ciascuna location presenta caratteristiche proprie che la rendono unica: passeremo rapidamente dall'arido deserto alle fredde terre dell'Alaska, da un temibile e spettacolare vulcano alle verdeggianti e rigogliose terre dell'Abruzzo, forse una delle ambientazioni più curate e ricche dell'intero pacchetto.

Purtroppo, proprio in virtù della sovrabbondanza di effetti particellari, nebbia e quant'altro, pur avendo testato il gioco su una configurazione di tutto rispetto (munita di i7 4790K, 16gb di RAM e GTX 970), alcuni brevi ma evidenti cali di framerate - che si verificano solo ed esclusivamente in una manciata di curve specifiche di un singolo tracciato - hanno reso decisamente meno idilliaco il nostro soggiorno nella rivisitazione futuristica della regione italiana. Al di fuori di questo piccolo inconveniente circoscritto, tutto è filato liscio come l'olio, senza nessun tipo di rallentamento o problematica di sorta. Anzi: dopo averlo provato anche su una macchina leggermente più "anziana", ci siamo definitivamente convinti che il lavoro di ottimizzazione svolto dal team di sviluppo sia decisamente di ottima fattura.

Redout RedOut non è soltanto un bellissimo titolo indipendente, ma anche qualcosa di più. Siamo di fronte a un gioco di corse futuristiche dalla qualità eccezionale, che attinge a piene mani da classici del passato quali Wipeout ed F-Zero per riportare in vita un genere ormai creduto morto da buona parte dei videogiocatori. Il titolo di 34BigThings non inventa niente di nuovo e non è esente da difetti, ma riesce in qualche modo a creare un maestoso e solidissimo ponte tra passato e presente. Il sistema di potenziamenti è piuttosto basilare e la modalità carriera tutt’altro che perfetta, ma questi sono difetti di cui vi dimenticherete ben presto. Basta un giro di pista per capire quanto ben fatto sia il sistema di guida e quanto appagante possa essere sfrecciare a quasi mille chilometri orari sulle incredibili piste approntate dal team di sviluppo torinese. A meno che non odiate profondamente il genere di appartenenza, vi consigliamo sinceramente da dargli un’opportunità. Non tanto per “supportare l’Italia”, come spesso si sente dire in giro, quanto proprio per rendere giustizia ad un prodotto videoludico di ineccepibile qualità.

8.9

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