Recensione Redux: Dark Matters

Rispolveriamo il Dreamcast per provare il nuovo, cattivissimo, sparatutto di Hucast.

Versione analizzata: Dreamcast
recensione Redux: Dark Matters
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  • DC
  • Pc
Sergio Pennacchini Sergio Pennacchini Giornalista freelance, scrive di videogame da troppo tempo per ricordarsi esattamente quando ha iniziato. Vive a Londra ma non è un cervello in fuga perché mancano le basi, cioè il cervello. Lo trovate su Facebook e Twitter.

La mia carriera di videogiocatore, come ogni vita lastricata di gloria e successi, ha avuto dei picchi, dei momenti di sincera felicità. Il più recente, senza dubbio, è stato scoprire che il mio Dreamcast funziona ancora a meraviglia. Sono soddisfazioni, perché il sottoscritto al Dreamcast è particolarmente legato. È una console che occupa un posto specialissimo nel mio cuore, un posto che nessun’altra console potrà mai togliergli. Sono lì, il Dreamcast e il Commodore Amiga: i due sistemi che mi hanno regalato più emozioni, due sistemi che terrò sempre sullo scaffale, a portata di mano. Ed è un bene non averlo messo in soffitta perché, al contrario di tanti illustri colleghi, la console Sega continua a vivere grazie a una community di appassionati semplicemente incredibile. La scena di sviluppatori indipendenti per Dreamcast è molto attiva, soprattutto in Asia, e ogni anno escono titoli per cui vale la pena tirare giù la console dallo scaffale. L’ultimo in ordine di tempo è Redux: Dark Matters di Hucast.

Un po’ di storia

Il Dreamcast continua a vivere grazie soprattutto a un genere: gli shoot ‘em up. Quelli con la musica tecno, una navicella e miliardi di alieni da fare a pezzi a ritmo di laser e power up. Come Ikaruga, o Resogun se siete più giovani. Un genere che oggi ha difficoltà ad affermarsi, ma che un tempo era sinonimo stesso di videogame. Redux: Dark Matters è frutto di una campagna nata su Kickstarter nel 2012 e che portò nelle casse del piccolo sviluppatore Hucast poco meno di 60.000 dollari. Abbastanza per trasformare questo remake in realtà. Redux in realtà è un remake del remake.

Spieghiamo bene: Hucast lancia Dux, tutti applaudono perché è un bel giochino, però si potrebbe fare meglio, soprattutto dal punto di vista tecnico. E poi ci sono alcuni problemi di bilanciamento, alcune scelte che i programmatori vorrebbero rivedere. Così, qualche anno dopo esce Dux 1.5, un remake che migliora l’originale sotto diversi punti di vista: la grafica è più efficace, ma soprattutto il gioco appare più equilibrato, più coerente. Ma non è abbastanza. Nel 2012 Hucast annuncia che vorrebbe realizzare il Dux definitivo e lancia il progetto Redux: Dark Matters. Il risultato, se si paragona Dark Matters col primo Dux, è uno sparatutto estremamente più curato, con una veste grafica decisamente più ispirata e uno stile di gioco che, per quanto tendente alla bestemmia potente per via di un livello di difficoltà davvero sadico, tiene incollati allo schermo.

Spara o muori

Redux: Dark Matters è uno sparatutto stile R-Type. All’inizio si possono scegliere due astronavi, legate al livello di difficoltà (normale e veterano). Noi scegliamo normale ma sappiate che, qualunque sarà la vostra scelta, questo è un gioco dannatamente difficile. Ci sono miliardi di nemici e proiettili da evitare e basta un colpo, uno soltanto, per essere fatti fuori. Avete tre vite e tre possibilità di continuare, dopodiché si riparte dall’inizio. Ci sono sette stage da affrontare, ognuno con un classico boss di fine livello ad attendervi. Le ambientazioni sono quelle da sparatutto un po’ acido e psichedelico: dalle caverne che non si sa perché hanno le pareti rosa a campi di asteroidi dove alieni di mille colori fluorescenti vi vengono addosso. Per difendervi avete il classico autofire, la possibilità di caricare il colpo con effetti particolarmente devastanti, più la possibilità, tramite il trigger destro, di assorbire i proiettili nemici. In più ci sono mille powerup, dai missili fino ai laser che rimbalzano sulle pareti. Peccato che il gioco non vi spieghi nulla: non c’è il minimo tutorial, le indicazioni su schermo sono minime, si finisce subito in quell’enorme e coloratissimo tritacarne che è il primo livello di Redux.

I powerup, ad esempio, non si capisce esattamente cosa fanno e si somigliano un po’ troppo visivamente. Ci vogliono diverse partite per imparare a distinguerli e a conoscerne gli effetti. La vostra nave può raccogliere power up per migliorare lo scudo (che protegge, però, solo la parte anteriore della nave, quindi fate attenzione), che è di fatto l’elemento più importante del vostro arsenale e l’unico che vi consentirà di sopravvivere nelle situazioni intricate. Caricare il colpo, invece, è utile per far fuori file di nemici. Imparate i loro pattern e caricate il colpo al momento giusto per rendervi la vita molto più facile. Si tratta, come succede negli esponenti più puri di questo genere, di imparare gli stage a memoria, di costruire la nave usando i power up e quindi di muoversi con riflessi fulminei per evitare i colpi dei nemici. Più facile a dirsi che a farsi perché, se il primo livello è facilmente affrontabile, già dal secondo le cose si fanno incredibilmente complesse: ci vuole davvero molta calma e pazienza, perché qui incazzarsi come una iena è davvero all’ordine del giorno (il premio “Viva Padre Pio” lo diamo al terzo livello, a nostro avviso il più difficile di tutti).

Tecnopop

La realizzazione tecnica è buona ma non ottima: per quanto il gioco sia enormemente migliorato rispetto ai predecessori, non siamo ai livelli dei migliori della classe come il recente sparatutto Sturmwind, uscito l’anno scorso. A deludere più di tutto però è la resa del gioco se usate una connessione VGA, la migliore disponibile per Dreamcast. Se siete veri appassionati della console Sega, è molto probabile che usiate questo tipo di connessione. In questo caso, complice probabilmente la limitata memoria a disposizione su Dreamcast, le immagini sono meno definite, più compresse.

Un passo indietro rispetto a Dux e Dux 1.5, che invece con il cavo VGA funzionavano alla grande. Insomma, se volete un consiglio, andate di cavo component perché i risultati sono sicuramente più soddisfacenti, soprattutto se usate una tv a schermo piatto (meglio però usare un tubo catodico). Dove il gioco si rifà, e con gli interessi, è nella colonna sonora, curata da Andre Neuman con la collaborazione di Chris “Mr R-Type” Huelsbeck. Potete ascoltarla qui. Se optate per la limited edition, oltre al gioco e a un altro disco contenente Dux 1.5, c’è anche la colonna sonora su cd.

Redux Dark Matters Redux: Dark Matters è un buon gioco, uno sparatutto coloratissimo e frenetico, con un livello di difficoltà che metterà a dura prova anche i giocatori più esperti. I creatori si sono impegnati per migliorare Dux 1.5 e crearne la versione definitiva. Tutti i difetti maggiori sono stati eliminati, come il sistema di checkpoint. Ora, se venite eliminati, ricomincerete subito, dallo stesso punto, senza alcuna pausa. La grafica è molto più d’impatto, l’aspetto è quello di una produzione professionale, peccato che la resa con connessione VGA sia poco convincente. In definitiva, se avete un Dreamcast e amate il genere, questo è un titolo che vale la pena provare. Anche solo per premiare un team che, con passione e coraggio, continua a dare nuovi motivi per accendere quella che senza dubbio è stata una delle più grandi console di tutti i tempi. Segnaliamo che il gioco più avanti dovrebbe uscire anche su altre piattaforme, in particolare PSN, Xbox Live e iOS. Sicuramente avrà la grafica più bella e definita, ma volete mettere giocarlo su Dreamcast invece che su una banalissima PS4 o Xbox One?

7.5

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