Recensione Replay - VHS is not dead

Lo storico sistema di videoriproduzione analogica rivive in un puzzle-platform che ne trasferisce le principali funzioni in un gameplay ingegnoso e decisamente ispirato. Il VHS non è morto!

Versione analizzata: PC
recensione Replay - VHS is not dead
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  • Pc
Andrea Fontanesi Andrea Fontanesi sceglie (in)consapevolmente di votarsi al videogioco fin dalla più tenera età, quando, negando alla madre il piacere popolare della prima parola dedicata, pronuncia un “Ma” pregno di speranza assieme a un “rio” assai meno poetico. Crescendo si lascia sedurre dal fascino della scrittura per infine realizzare, dopo ben ventisei anni, che le due passioni, quando si compenetrano, sono in grado di donargli enormi soddisfazioni. Strenuo sostenitore dello sperimentalismo audiovisivo, nutre da sempre un sano interesse per il cinema d’animazione, ed è inoltre profondamente legato all’arte del doppiaggio, che pratica tutt’ora a livello amatoriale.

Nostalgia. Un'esca sicura per accalappiare chi proprio non si vuole abituare al nuovo, ma anche un via libera spesso sfruttato da chi realizza contenuti per ottenere risultati senza doversi affaticare nella ricerca d'idee che, appunto, siano nuove sul serio. Perché, si sa, le nuove idee, nel secolo del "già visto", sono merce parecchio rara. Fatto sta che l'industria audiovisiva ne è ormai traboccante, di nostalgia. Nel videogioco ciò si traduce sovente in progetti che puntano a simulare -o tributare- aspetti specifici di un passato che molti utenti della vecchia guardia faticano a mettere del tutto da parte. Non sono poche le operazioni di questo tipo a rivelarsi infine pretestuose, eppure, qua e là, sa palesarsi qualche produzione nient'affatto priva di sensatezza. Replay - VHS is not Dead è un bell'esempio di richiamo al passato per nulla fine a se stesso, ma anzi ben traslato in termini di rappresentazione e, fatto non comune, di meccaniche di gioco distintive. Il punto di partenza è il ricordo di un supporto, la videocassetta, che ha fatto la felicità di chi ha vissuto in pieno gli ultimi decenni del secolo scorso: simbolo, dopo il fallimentare Betamax, non soltanto di una delle prime possibilità di fruizione tv in differita, ma, soprattutto, dell'entrata del grande cinema nel piccolo spazio domestico. Il punto d'arrivo, invece, è un rompicapo superficialmente patinato di dinamiche platform, che sfrutta la storica funzione di riavvolgimento del nastro per dare solidità al proprio sistema di gameplay. L'opera nasce dalla sinergia di cinque studenti universitari francesi, il Team Replay, poi coadiuvati da Neko Entertainment, che nel sostegno agli indie è sempre stata in prima linea -chi ricorda il bellissimo Tetrobot and Co?- e che qui torna a promuovere il genere puzzle, suo habitat naturale certificato. Timecode sullo 00:00, diamo quindi il Play all'analisi di questo particolare titolo per PC. Chi si alza per prendere il telecomando?

Record

Ci troviamo in un periodo non ben definito tra gli anni Ottanta e Novanta, tra le strade di una città metropolitana altrettanto imprecisata. Harvey Hachess, il protagonista di questa storia, ha appena noleggiato quattro film in VHS per passare la nottata quando, lungo la strada di ritorno, un fulmine si scaraventa dal cielo proprio sopra la sua testa. Il ragazzo sopravvive e, senza mostrare particolare sale in zucca, prosegue verso casa come se nulla fosse accaduto. Il problema si pone allorché, ormai tranquillo sul divano, egli inserisce il primo nastro nel videoregistratore. Conseguenza della smagnetizzazione, le sequenze del lungometraggio si mostrano irrimediabilmente compromesse e lo stesso Harvey, imprecando contro il telecomando in preda al panico, viene letteralmente risucchiato dal tubo catodico all'interno della cassetta inserita. A contatto con svariati personaggi di finzione dovrà dunque registrare da principio tutte le scene perdute in seguito all'incidente; unica soluzione, quest'ultima, per tornare nel mondo reale e restituire i nastri al videoleggio senza incorrere in grosse penali.
Scrivevamo che i film citati in Replay sono quattro, libere interpretazioni in chiave parodica di note saghe cinematografiche quali Pirati dei Caraibi, Star Wars, Venerdì 13 e Indiana Jones. Le sequenze da rigirare, invece, corrispondono a più di settanta stage, equamente distribuiti tra i setting dei quattro "classici" summenzionati. Ciascun livello corrisponde a un quadro bidimensionale fisso, dove l'utente è posto alla guida non solo di Harvey, ma anche di tutti gli eroi ed eroine del VHS introdotto nel lettore, per un massimo di ben cinque avatar da gestire uno dopo l'altro su schermo. Scopo di ogni sfida è il raggiungimento da parte di tutti gli attori in scena dei punti d'uscita a essi specificamente adibiti, piccoli monitor raffiguranti i volti dei rispettivi ospiti attesi. Per compiere l'impresa non ci si aspetti però un saltellare spensierato tra piattaforme poste lungo percorsi strutturati linearmente. I personaggi dovranno collaborare spostando casse, premendo interruttori connessi a specifiche barriere colorate, rimuovendo ostruzioni di diversa foggia, e insomma incrociando le proprie virtù in un mix ben pianificato di azioni.

Alla luce di tutto questo, come può un singolo giocatore impartire comandi a più character contemporaneamente senza perdere la trebisonda? La risposta risiede in toto nella particolarità del sistema di gioco, che prospera proprio grazie alla capacità di riavvolgimento dello strumento di videoriproduzione al centro del titolo. In sostanza, ogni stage inizia da una situazione di stasi assoluta, per cui bisogna scegliere quale tra i protagonisti -posizionati a priori in punti differenti dello scenario- si debba impersonare nell'arco del primo degli illimitati turni a disposizione per completare ciascuna partita. Muovendo poi il prescelto lungo l'ambiente, il software ne salva in memoria ogni spostamento; quando soddisfatto del proprio operato, l'utente può scegliere consapevolmente di riportare il timecode al primo fotogramma con un tasto di joypad o tastiera, passando quindi a controllare il moto di un secondo avatar in campo. Dunque, si procede di turno in turno fino alla risoluzione del quadro, al termine del quale viene assegnata una medaglia di merito in base al tempo impiegato per registrare la scena. S'innesca così un meccanismo di ricerca continua del corretto sincronismo tra le azioni parallele dei personaggi, ferma restando l'opportunità di modificarne ogni singola timeline con il semplice impiego del riavvolgimento veloce, in qualsiasi istante e in completa autonomia dalle azioni degli altri membri del gruppo.

Rewind

Intendiamoci: titoli come Braid sono la prova di come la manipolazione temporale non sia affatto una novità in materia di gameplay, così come non lo è un'esperienza cooperativa pensata per una fruizione in single player -e qui si pensi al delicatissimo Brothers: A Tale of Two Sons. Replay, tuttavia, è tutt'altro che un banale pastiche o uno scialbo lavoro derivativo, e non solamente, come detto, perché capace di fondere alla perfezione il proprio immaginario con l'in-game. La produzione Neko è interessante soprattutto per il tipo di competizione che riesce a restituire al giocatore, un susseguirsi di prove puzzle autentiche, pure, con l'unico, piccolo compromesso delle sopraccitate dinamiche da platform game tradizionale. Proprio come si trattasse di lunghe partite a scacchi, qui le sfide richiedono uno studio certosino dell'ambiente di gioco e delle "pedine" coinvolte, che porta step by step a convogliare le mosse dei singoli personaggi in un più ampio disegno che si rivela, però, solo spremendo le meningi e facendo uso di una massiccia dose di pazienza. Risolto il quadro, comunque, le soddisfazioni sono perlopiù palpabili, e toccano picchi notevoli laddove ci si dedicasse anche ai collezionabili, chiavi sparse in modo maligno per la scena che, se conquistate in quantità, sbloccano livelli bonus, outfit alternativi per abbigliare Harvey e biografie fittizie dei protagonisti. Rompicapi complessi ma quasi mai frustranti risultano tali grazie al sapiente lavoro di level design svolto dagli sviluppatori, i quali si sono dimostrati ben in grado di costruire scenari strutturalmente variegati pur nei limiti dati dall'assenza assoluta di scrolling. Siamo rimasti conquistati in special modo dalle boss fight che delimitano un mondo di gioco dal successivo, gustose varianti d'affrontare sì con il medesimo modus operandi degli stage canonici, ma al contempo con piglio un po' più vivace della norma al fine di reagire prontamente ai pattern dell'avversario.
L'unico aspetto di Replay che non ci ha convinto granché risiede invece nella sua generale tessitura artistica. L'inesperienza del team, da questo punto di vista, emerge soprattutto da una pixel art anonima, oltre che da sprite poveri di dettagli e ambientazioni che, pur spiritose nel tentare di rievocare le scenografie dei grandi classici presi di mira, devono inevitabilmente piegarsi a una certa ripetitività visiva di fondo. Un problema, quest'ultimo, ugualmente condiviso dal tappeto sonoro, quattordici tracce intessute dal compositore Sylvain Hellio che, purtroppo, soffrono di una monotonia pesantemente manifesta.

Replay - VHS is not dead Il confine tra brillante omaggio al passato e banale operazione malinconica è spesso più permeabile di quanto si creda. Fortunatamente, Replay - VHS is not Dead si assicura un suo spazio nel lato più ambìto della barricata grazie a un concept concettualmente sì piuttosto semplice, eppure applicato con coerenza a un gameplay che va a braccetto con l’immaginario messo in scena. Perlopiù votato al quieto ragionamento e all’uso spinto del pensiero laterale, il buon alternarsi di sfide logiche messo a punto da Team Replay e Neko Entertainment saprà di certo gratificare gli estimatori del puzzle solving, che forse, dato l’approccio particolarmente riflessivo incoraggiato lungo le circa otto ore di playthrough, non disdegneranno una fruizione più dilatata, magari assunta a piccole dosi. Con una così buona sostanza, quindi, si può chiudere un occhio su un look per nulla ricercato e una confezione complessiva ben poco accattivante. Entrati nel vortice di questa piccola avventura digitale dai sapori analogici, il rischio di premere Eject sarà davvero molto basso.

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