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Recensione Resident Evil 4: Mobile Edition

Con un adattamento ben riuscito, Resident Evil giunge sul melafonino

Versione analizzata: iPhone
recensione Resident Evil 4: Mobile Edition
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Ps2
  • Wii
  • iPhone
  • NGC
  • iPad
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One

Correva l’anno 2005 quando, emozionati, scartavamo velocemente il package della nuova creatura Capcom per Nintendo GameCube, Resident Evil 4, e probabilmente non immaginavamo neanche lontanamente che quattro anni dopo ci saremmo ritrovati a giocarlo sul nostro cellulare. La software house giapponese ha infatti deciso - sicuramente anche per merito della crescita esponenziale che il mercato Apple sta avendo in questo periodo - di proporci uno dei suoi titoli di punta adattato proprio per il melafonino, al modico costo di 5,99€.
Ma, si sa, i porting conservano nella loro stessa ragion d’essere una sfiancante lotta contro i limiti e le differenze hardware tra le piattaforme d’origine e quelle di destinazione, e non sempre si riesce a portare a termine la battaglia facilmente e senza intoppi: che sia per problemi di adattamento, o di spazio, quella che andiamo ad analizzare oggi è una versione sensibilmente castrata del survival horror della casa di MegaMan, che, se da un lato lascerà insoddisfatti i puristi che avrebbero voluto una conversione totale, dall’altro si presenta come un ottimo prodotto per la piattaforma su cui gira, tenuti ben presenti i limiti tecnici e di controllo di cui la macchina di Cupertino si porta il fardello.

Il male in salsa portatile

A Leon Scott Kennedy, giovane agente con brevissimi trascorsi in polizia, viene affidato il compito di trovare e riportare a casa sana e salva la figlia del presidente degli Stati Uniti, una giovane biondina di nome Ashley Graham, rapita da un’inquietante setta da qualche parte nell’ovest europeo. Ha inizio così il viaggio di Leon verso un villaggio chiamato El Pueblo, dove ad aspettarlo ci saranno orde di ostili paesani che si scopriranno essere collegate al culto che ha rapito Ashley, i Los Illuminados (Gli Illuminati).
Questa, a grandi linee, la trama che ci si presentava sulle nostre home console, raccontata in modo decisamente più sommario sui device Apple: Capcom ha deciso di spezzare le scorrevoli fila della narrazione dividendo il gioco in 12 capitoli, ognuno dei quali ci introduce - testualmente, con qualche immagine statica di background - ad uno dei momenti chiave attraverso cui si dipanava il gioco originale. Scelta - forse dettata da limiti di spazio - che rende impossibile la comprensione totale della trama a chi non abbia mai guidato Leon in versione home, con salti inspiegabili nella narrazione, dialoghi saltuari e sconnessi, e repentini cambi di location che lasciano molto spazio all’immaginazione.
Inoltre, un’ulteriore mancanza dell’avventura principale è rappresentata dall’assenza degli enigmi che qua e là si presentavano nel gioco originale, a favore di un impianto decisamente più action/shooter, in cui l’unico elemento a richiedere un minimo di attività cerebrale sarà costituito, ad esempio, dal trovare il luogo dove usare la chiave che avremo appena trovato.
Nonostante i numerosi tagli, però, la longevità si attesta comunque su buoni livelli: non tanto per la main quest - della quale potrete aver ragione in non più di 3-4 ore - ma per la presenza della divertente modalità Mercenari che, offrendo il doppio degli stages (24), proporrà sfide dalla fantasia omicida piuttosto elevata nelle quali guadagnare denaro (anche abbastanza facilmente) da spendere dal misterioso mercante che avremo l’opportunità di incontrare all’inizio di ogni capitolo, a partire dal secondo.
Il difetto più consistente del gioco, però, risiede nel modo con cui ci interfacceremo con Leon, il sistema di controllo, piegato a forza alle leggi del touch screen. 

Matalo! Matalo!

Che Apple abbia - come suo solito - voglia di rischiare, non è una novità, e lo fa proponendoci due device che alla prima occhiata si distinguono dalla massa per la totale assenza di tasti fisici che presentano.
Allo stesso tempo, l’iPhone e l’iPod Touch stanno acquisendo una fetta di mercato, quella videoludica, che prima era principalmente appannaggio di altre piattaforme che facevano del videogioco il loro principale motivo di esistenza.
Capcom non è rimasta indifferente a questa crescita, ed i suoi Resident Evil (prima Degeneration e ora il quarto episodio) ne sono la prova. Purtroppo però, non è sempre facile traslare un sistema di controllo nato per home console verso una piattaforma tattile, ed è qui che si presenta il maggiore difetto del gioco.
Il movimento di Leon è adibito ad un control stick virtuale, in basso a sinistra dello schermo, che tutto sommato svolge bene la sua funzione, presentando una buona risposta alla diversa angolazione che prenderà il nostro dito: più sarà verso l’esterno del cerchio, più velocemente il biondo protagonista si muoverà, correndo o camminando. Il problema sorge invece nelle fasi di mira: essendo il gioco basato su una serie di stop and go (precludendoci cioè la possibilità di muoverci e sparare allo stesso tempo), quando premeremo il tasto per entrare in “shoot mode” dovremo prendere la mira con lo stesso control stick del movimento, e questo riesce, almeno all’inizio, scomodo e frustrante (pur apparendo comunque molto più riuscito del control scheme di Degeneration). Per non parlare del fatto che, nelle fasi di reload dell’arma, il mirino si sposta automaticamente in posizione centrale, costringendoci a riprendere la mira. Proprio questa, però, non è esente da lacune: nonostante il mirino si trovi esattamente su un nemico, capita molto spesso che il colpo vada inspiegabilmente a vuoto facendoci sprecare preziose munizioni.
Basterà mezzora, comunque, o poco più, perché le nostre dita si adattino al sistema di controllo e non ne soffrano più di tanto: il gioco, infatti, una volta che avremo imparato a domare i controlli, risulta divertente e quasi mai frustrante, nonostante il sistema di controllo sia ancora ben lontano dall’essere perfetto.

Tecnicamente? Da Paura!

Il lato tecnico del gioco ci da brutalmente prova di quanto sia capace di fare un hardware del genere: graficamente, a parte qualche texture ambientale piuttosto scialba, siamo su livelli altissimi, più di quanto i piccoli Apple ci abbiano mai abituato. Il nostro alter-ego gode di un ottimo livello di dettaglio e di animazioni fluide e mai slegate o innaturali; stesso dicasi per Ashley o per i nemici. Ulteriore nota di merito va alle ambientazioni, di cui si nota l’ampiezza e il senso di ansia ed oppressione che riescono ad incutere grazie anche ad un pregevole uso dell’effetto nebbia. Il tutto gira con notevole fluidità e senza mai presentare alcun calo di frame-rate, anche con la presenza di molti nemici a schermo.
Il comparto sonoro, poi, fa altrettanto bene il suo mestiere: le musiche si adattano perfettamente alla scena, collaborando ad aumentare l’ansia ed il senso di oppressione, così come gli effetti sonori e i lamenti inquietanti degli Illuminados. Peccato per l’assenza di doppiaggio, che avrebbe costituito un ulteriore punto a favore del comunque ottimo lato tecnico del gioco.

Resident Evil 4 Resident Evil 4: Mobile Edition non è una fedele conversione del titolo per home console. Ne riprende trama - anche se narrata piuttosto male - personaggi, ambienti, e la classica atmosfera dark, riproponendoli però in un contesto action/shooter che ci sentiamo di promuovere: apprese le meccaniche del sistema di controllo, il gioco è gradevole e divertente, contando poi un lato tecnico magistrale ed un’avventura che, grazie anche alla riuscita modalità Mercenari, attesta la sua durata a livelli più che buoni. Il sistema di controllo rappresenta l’unico tallone d’Achille del titolo, ma essendo risolvibile comunque in una mezzora di pratica, crediamo che valga la pena spendere i 5,99€ per uno dei migliori titoli presenti su App Store.

8

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