Recensione Resident Evil Director's Cut

La collana PsOne Classics ospita il primo Resident Evil

Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Ps3
  • PSVita
 Roberto de Luca Roberto de Luca scopre il meraviglioso mondo dei videogame quando nel 1996 suo padre gli regala una Playstation nuova fiammante. Grande appassionato di qualsiasi cosa riguardi gli zombie, adora gli sparatutto in soggettiva, i tatuaggi ed il buon vino. Lo potete trovare su Facebook e su Google Plus.

Prima che la fitta nebbia di Silent Hill avvolgesse il popolo videoludico nel 1999, il “terrore” aveva un altro e più temuto nome: Resident Evil. Il primo capitolo della celebre saga ideata da Capcom ha stravolto i canoni classici del genere survival-horror - precedentemente stabiliti da Alone in The Dark nel ‘92- offrendo ai giocatori un’avventura tenebrosa, ricca di suspense e mistero. Protagonisti della sfortunata storia sono i membri della S.T.A.R.S. (formata da Chris Redfield, Jill Valentine, Albert Wesker, Barry Burton, Joseph Frost e Brad Vickers), unità speciale dell’esercito americano mandata in ricognizione in una villa tra le montagne Arklay di Raccoon City, per investigare sugli strani omicidi avvenuti nei dintorni e allo stesso tempo recuperare la squadra Bravo da poco scomparsa. Quella che sembra essere una normale missione di ricognizione si trasforma ben presto in un incubo agghiacciante, fatto di mostri orripilanti, esperimenti segreti e morti che risorgono; un incubo da cui ben pochi superstiti riusciranno a scampare. Questo capolavoro dell’horror virtuale fa la comparsa anche sullo store digitale della PS Vita, permettendo ai fan della serie di apprezzarne gli albori (in chiave portatile) e concedendo un interessante paragone con gli episodi più recenti, non sempre apprezzati da pubblico e critica, soprattutto in vista dell’imminente uscita di Resident Evil 6.

Non c’è survival senza horror

Quando i membri S.T.A.R.S. atterrano nei pressi della villa si intuisce che qualcosa non quadra: strani suoni echeggiano nell’aria e qualcosa sembra seguirli nell’ombra. Improvvisamente un attacco di cani feroci costringe il gruppo a rintanarsi nella magione e da lì cominciare le indagini. Ma quella che apparentemente è una normale abitazione di montagna risulta invece essere l’accesso segreto ad un centro di ricerca biotecnologica della Umbrella Corporation, in cui vengono svolti aberranti esperimenti genetici. Prima di iniziare, il giocatore è chiamato a scegliere quale dei due protagonisti utilizzare nel corso dell’avventura: Chris Redfield o Jill Valentine. La scelta determina non solo alcune variazioni a livello narrativo, ma anche la difficoltà del gioco: Chris inizia il gioco sprovvisto di un’arma da fuoco (che troverà in seguito), può contare su una quantità di munizioni ridotta, ma vanta una resistenza ai danni più elevata; il personaggio di Jill invece, nonostante non abbia la tempra del suo partner, parte con una pistola di ordinanza, un inventario più capiente e armi più potenti che a Chris sono precluse. I due si dividono durante i primi minuti, per incontrarsi poi in svariati momenti nel corso del gioco, ma fortunatamente potranno contare sull’insperato aiuto di due NPC di supporto, fondamentali per il prosieguo dell’avventura grazie alle loro abilità uniche. Rebecca Chambers, esperta nel creare composti chimici, verrà casualmente trovata da Chris durante l’esplorazione della villa, mentre Barry Burton fornirà assistenza a Jill per superare alcuni dei momenti più ostici.

"Resident Evil: Director’s Cut è l’inizio perfetto per una saga che ha fatto la storia dei videogiochi e che ultimamente sembra essersi smarrita"

La loro presenza sarà però tutt’altro che costante, lasciando comunque che il protagonista affronti da solo gran parte degli avvenimenti. Il sistema dei controlli sulla console portatile Sony resta fedele a quelli del titolo originale per PS One e anche se non è possibile usufruire dello stick analogico, la risposta ai movimenti e alle azioni dei personaggio principale è ottima. Grazie alla telecamera fissa, la visuale di gioco di Resident Evil amplifica il senso di claustrofobia e angoscia provato dal giocatore, costringendolo a compiere movimenti ragionati. Non sarà raro infatti entrare in una stanza e sentire solo un lontano rumore di passi strascicati, ma non riuscire effettivamente a vedere sullo schermo il potenziale nemico: e allora si finisce per restare immobili, troppo terrorizzati per andare avanti, troppo spaventati all’idea di buttarsi involontariamente nell’abbraccio mortale di uno zombie, desideroso di affondare i suoi denti corrosi nella calda e morbida carne di una persona ancora viva. Purtroppo a causa dei movimenti legnosi dei protagonisti, accade di non riuscire prontamente a sfuggire agli attacchi a sorpresa, soprattutto affrontando certi tipi di creature. Il sistema di mira è completamente manuale e non permette di mirare con precisione gli avversari, potendo scegliere esclusivamente tra tre diverse angolazioni: alta, media e bassa. Se per gli zombi qualche colpo di pistola ben assestato può anche bastare (la loro lentezza nel muoversi è inoltre un’ottima scusa per evitarli con la corsa, limitando lo spreco di munizioni), per altri tipi di mostruosità è bene non sottovalutare mai il pericolo: questo Resident Evil è un survival-horror degno di questo nome e né Jill, né Chris possono destreggiarsi in spettacolari calci rotanti o letali mosse di auto-difesa. Una volta morsi o attaccati i loro valori vitali caleranno e peggioreranno anche i movimenti, più lenti e malfermi, così da compromettere la vostra sopravvivenza. Ed è qui la chiave dell'essenza “survival” di Resident Evil: ogni errore si paga, e compromette le possibilità di sopravvivenza future. Non c'è nessun elemento “prestazionale” nell'avventura costruita da Capcom: la bravura sta nell'atto di arrivare alla fine ancora vivi, strisciando nel sangue, maledicendo ogni ferita, sempre pericolosamente vicini alla morte. Niente “punti abilità”: in Resident Evil, sei bravo se sopravvivi.

Ritorno alle origini

L’intera struttura di gioco si basa quasi totalmente sull’esplorazione dell’ambiente circostante: l’enorme villa immersa nel bosco di Raccoon City, con le sue innumerevoli stanze e passaggi segreti, rappresenta lo scenario perfetto per ciò che Capcom intendeva creare in origine. Nei primi momenti di gioco non tutte le camere possono essere aperte e necessitano di chiavi particolari; alcune di queste è possibile ottenerle con una scrupolosa ricerca, altre superando tenaci creature dell’oltretomba, altre ancora risolvendo intricati rompicapi. Proprio per questo dev’essere preoccupazione principale del giocatore analizzare attentamente tutto ciò che lo circonda, affinché riesca a scoprire gli indizi necessari alla risoluzione degli interrogativi insoluti.

"Il sistema dei controlli sulla console portatile Sony resta fedele a quelli del titolo originale per PS One e anche se non è possibile usufruire dello stick analogico, la risposta ai movimenti e alle azioni dei personaggio principale è ottima"

Molto spesso si tratterà semplicemente di trasportare l’oggetto A ed incastonarlo nel punto B, anche se non mancano enigmi più interessanti (memorabile quello dei quattro quadri) e complessi. Il backtracking risulta quindi essere parte essenziale dello spirito di Resident Evil: dovete ripercorrere più e più volte gli angusti corridoi che portano da una stanza all’altra solo per aprire una porta precedentemente preclusa o per esaminare un dettaglio sfuggito alla vostra attenzione; ma tornare dove si è già stati non significa passeggiare serenamente in sicurezza. Nel raccapricciante mondo di Resident Evil le creature create dalla Umbrella Corporation sono astute e pronte in ogni momento a farvi saltare sulla sedia: corvi infetti possono spaccare vetrate per piombarvi addosso in massa, corpi apparentemente senza vita sono pronti per agguantarvi i polpacci quando meno ve lo aspettate, esperimenti ibernati dentro celle criogeniche si possono scongelare con un grande appetito di carne umana. E non ci sarà un compagno fidato a guardarvi le spalle. Come già sottolineato in precedenza, l’intera campagna sarà totalmente in single-player, garantendo una sicura immedesimazione e una tensione alle stelle, lasciando il videogiocatore in un perenne stato d’allerta. La scarsità delle scorte di munizioni, delle erbe curative e dei nastri d’inchiostro -necessari per salvare la partita in corso- non fanno altro che aumentare quel destabilizzante senso d’angoscia così difficile da provare con le produzioni odierne.
A conti fatti, è proprio l'atmosfera ed il ritmo di gioco che rendono questo Resident Evil un'esperienza consigliata ancora oggi. A tanti anni di distanza, è impossibile non sentire il peso del sistema di movimento “character relative” (che imponeva di girarsi su se stessi prima di procedere camminando avanti o indietro), e spesso si finisce per maledire il sistema di mira sopra citato. Anche l'impatto visivo non è più quello di una volta, ma nonostante questo la tensione in Resident Evil si avverte potentemente. L'esplorazione è sempre accompagnata da un senso di disturbante e contorta angoscia, ed questa sensazione opprimente che rende ancora oggi il titolo Capcom un grande capolavoro. Ovviamente gli esperti potrebbero procedere ormai in maniera molto meccanica, ricordando per filo e per segno tutte le azioni da compiere per arrivare alla fine. E' ovvio che il titolo resta consigliato soprattutto a chi non ha mai avuto il piacere di provarlo al tempo dell'uscita. Ma anche i vecchi utenti che hanno un po' di ruggine accumulata sui ricordi, potrebbero riscoprire qualche passaggio memorabile ed emozionarsi come la prima volta.

Cos’è cambiato?

I pareri discordanti e le numerose critiche mosse nei confronti della “nuova” strada intrapresa dalla saga horror più famosa del mondo hanno creato una spaccatura tra i fan: alcuni soddisfatti degli ultimi lavori del colosso giapponese -sicuri che questo fosse il modo giusto per svecchiare una serie che altrimenti sarebbe caduta nel dimenticatoio- e altri che non riescono proprio a digerire un cambiamento così radicale che mina le basi stesse della concetto di survival-horror, degradando la fama dei primi gloriosi episodi. Certo è che la serie ha compiuto dei passi in avanti indiscutibili, abolendo pian piano tutti gli elementi old-generation affinché il franchise subisse uno svecchiamento significativo. Così troviamo in Codename: Veronica gli sfondi ambientali completamente in tre dimensioni, in Resident Evil 4 il cambio di visuale, stravolgendo il sistema di puntamento e rendendolo più preciso, in una mutazione progressiva che ha di fatto tenuto la saga al passo coi tempo. Allo stesso modo però, Capcom ha alterato la delicata composizione di Resident Evil, inserendo al suo interno delle meccaniche totalmente aliene al genere, che hanno giustamente causato l’ira dei fan. Via gli ingegnosi enigmi, via gli zombie e via persino la fragilità psicologica dei protagonisti per far spazio a soldati addestrati alla fine del mondo, a intermezzi ad alto tasso adrenalinico (come dimenticare l’inseguimento in jeep di Resident Evil 5?) e alla compagnia costante di un alleato pronto ad aiutarci. Eppure con Resident Evil Revelations, uscito per 3DS, Capcom ha dimostrato di essere perfettamente in grado di ricreare quelle cupe atmosfere e quel disturbante senso di inquietudine che attanaglia le viscere, con un survival-horror che unisce i progressi tecnologici della generazione attuale con i meccanismi vecchi, ma sempre di grande impatto. Allora perché Capcom si ostina a portare sul mercato un prodotto così distante dalle richieste del grande pubblico? Perché occidentalizzare in modo così pomposo un titolo di fama mondiale, azzerandone i tratti distintivi? Le speranze dei fan magari non verranno esaudite in Resident Evil 6 e forse non verranno neanche mai prese in considerazione. Ma in cuor nostro lasciamo una piccola luce accesa: un ultimo nastro d’inchiostro, speranzosi che prima o poi possiamo tornare ad utilizzarlo.

Resident Evil Director's Cut Resident Evil: Director’s Cut è l’inizio perfetto per una saga che ha fatto la storia dei videogiochi e che ultimamente sembra essersi smarrita. Il fascino indimenticabile delle prime ambientazioni si sposa benissimo con una colonna sonora tanto semplice quanto geniale, che con poche note è riuscita ad imprimersi nella mente dei giocatori e rimanerci nonostante gli anni passati. Le scoperte scientifiche della Umbrella, la sintesi del Virus T e le sperimentazioni in un futuristico centro di ricerca sperduto tra le montagne di Raccoon City: è qui che viene concepito il male assoluto e voi ne sarete gli sfortunati spettatori. Questa grande perla videoludica non solo merita di essere rigiocata sullo schermo della PS Vita, ma è in grado di regalare forti emozioni anche a chi non ha avuto la fortuna di provarlo all’uscita. Un titolo, insomma, che merita di entrare di diritto nella collezione di qualsiasi videogiocatore. La versione Director’s Cut inoltre regala qualche piccolo extra rispetto alla prima edizione, come nuove angolazioni per le telecamere, oggetti posizionati differentemente e costumi alternativi per i protagonisti, sbloccabili una volta completato il gioco. Ma non è certo per questo che incentiviamo il download di questo grande capolavoro: oggi più che mai Resident Evil, nonostante le videnti limitazioni di un control scheme non certo al passo coi tempi, rappresenta un titolo unico nel panorama moderno. Persa la verve dell'horror videoludico, sempre più incline a contaminarsi, per i veri fan del genere l'unico rifugio è nelle glorie di un tempo che fu.

Che voto dai a: Resident Evil Director's Cut

Media Voto Utenti
Voti totali: 2
8.5
nd