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Recensione Resident Evil Underworld

Il quarto romanzo della saga di Resident Evil ripubblicato in Italiano

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Alessandro Mazzega Alessandro Mazzega prende confidenza fin da tenera età con pad e tastiera e si appassiona rapidamente al mondo dei videogiochi, lavorando come giornalista sulle principali realtà online e occupandosi di sviluppo, attualmente in Forge Reply. Bassista fallito, ha ormai venduto lo strumento per passare dietro al microfono, sia per cantare che per condurre il podcast Gaming Effect. Cercatelo su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Resident Evil è sempre stato un franchise in grado di travalicare i confini del videogioco, offrendo al pubblico degli appassionati altre opere ispirate alla serie, tra film, fumetti e romanzi.
A cavallo tra il 2001 e il 2002 la collana Urania di Mondadori lanciò in edicola una serie di sei volumi, tutti scritti da Stephani Danelle Perry, ispirati a Resident Evil, diventati poi discretamente rari e costosi, soprattutto a causa del fatto che la fattura delle pubblicazioni di Urania non è particolarmente curata e quindi è difficile trovarne in perfetto stato di conservazione a distanza di dieci anni.
Multiplayer edizioni ha però ripreso in mano tutta la serie, ripubblicandola in un’edizione sicuramente più rifinita e annunciando anche la traduzione del settimo capitolo, intitolato Zero Hour, mai pubblicato in precedenza nella nostra lingua.

Trama Inedita

L’intera serie è quindi composta da sette volumi, in origine pubblicati tra il 1998 e il 2004.
Alcuni di questi sono ispirati alla storia principale narrata nei capitoli della serie videoludica: Tyrant il Distruttore, rinominato The Umbrella Conspiracy nella nuova edizione, narra le vicende viste su schermo nel primo, storico, resident Evil, mentre La Città dei Morti, ora City of the Dead, e Nemesis sono rispettivamente basati su Resident Evil 2 e 3.
Chiudono la serie Code Veronica, basato sulla trama del bellissimo capitolo del 2000 per Dreamcast, e Zero Hour, che segue le orme di Resident Evil Zero, per GameCube del 2002.
Le uniche storie inedite sono quindi Caliban Cove e Underworld, la seconda delle quali è sicuramente la più interessante perché traspare palesemente il fatto che sia stata usata anche come fonte di ispirazione per Resident Evil: Exctinction, terzo film della serie cinematografica avente come protagonista Milla Jovovich.
Underworld narra dei movimenti degli agenti della STARS sopravvissuti all’incubo di Racoon City, intendi a spostarsi in Europa per correre in aiuto di Chris Redfield e Barry Burton.
Un misterioso individuo chiamato Trent, però, farà cambiare idea al gruppo, composto da Claire Redfield, Leon Kennedy, Rebecca Chambers e due personaggi inediti, offrendo loro la possibilità di colpire al cuore la potentissima Umbrella, rubando le chiavi di accesso a tutti i loro server.

Non tutto come previsto

Il team deciderà quindi di ripiegare, non senza alcun dubbio e tentennamento, verso lo Utah, stato americano all’interno del quale è presente una vasta zona desertica, non lontano da Salt Lake City.
All’interno dell’area arida, infatti, la Umbrella ha un laboratorio di ricerca sotterraneo, chiamato Il Pianeta, pronto per diventare operativo in poche settimane.
Trent fornirà quindi agli agenti della STARS il minimo delle informazioni necessarie per individuare il punto d’accesso, nascosto in una base per i rilevamenti metereologici, in modo da poter scendere nelle viscere della terra, catturare l’attuale agente operativo e prendere possesso dei tanto agognati codici d’accesso.
Trent, però, non dirà tutto, risultando quindi un doppiogiochista al pari del più noto Albert Wesker, mettendo in una brutta situazione tutta la squadra, impreparata a quello che è già presente nell’ampia struttura sotterranea del Pianeta.
La base, infatti, funge da area di test per gli abomini creati dalla potentissima corporazione ed è organizzata in quattro grandi macro sezioni, ognuna delle quali ospita un ambiente artificiale ricostruito con grande dispendio di denaro e mezzi, risultando quindi simile alla Bottle Ship vista in Metroid: Other M.

Vecchie conoscenze

Leggendo Resident Evil: Underworld si farà un piccolo tuffo nel passato, potendo nuovamente seguire i passi di Claire e Rebecca prima dei fatti narrati in Code Veronica e trovando un Leon decisamente inesperto, con ancora addosso la divisa della polizia, ben prima degli incontri faccia a faccia con i Ganados di Resident Evil 4.
La trama di Underworld si collega quindi a quella di Resident Evil 3, dopo la fuga da una Racoon City ormai ridotta in macerie, in cerca del prossimo obiettivo per tentare di smantellare i vari laboratori della Umbrella sparsi in varie località per il mondo.
A differenza dei capitoli della serie videoludica, però, si riuscirà maggiormente a entrare nella mente dei personaggi, scoprendone lati che non risaltavano giocando: Claire penserà spesso a suo fratello e cercherà di raggiungerlo in Europa, con l’arrivo a Parigi e la cattura che la porterà direttamente su Rockfort Island, ricollegandosi a quanto visto in Code Veronica.
Leon si confermerà invece molto taciturno, in perenne lotta con sé stesso per l’alto senso di giustizia che lo ha sempre contraddistinto.
La narrazione di S. D. Perry è lineare e di semplice lettura ma in grado di rappresentare con il giusto tasso di gore i mostri che gli agenti troveranno nei laboratori sotterranei del Pianeta, evoluzione diretta di quanto visto nei primi capitoli della serie videoludica, tra i quali è impossibile non ricordare i Licker.

Resident Evil Underworld Underworld è una buona scelta per chi è da troppi mesi a digiuno da Resident Evil: la trama di collega perfettamente a quella della saga iniziale, risultando un ottimo collante tra i capitoli originariamente pubblicati per la prima Playstation e la netta evoluzione verso il 3D vista in Code Veronica. Sicuramente non una lettura fondamentale ma un buon volume per chi non può fare a meno della serie a base di zombie targata Capcom.

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