(dis)Comfort Zone - EP8 Oggi alle ore 21:00

Francesco Fossetti vs Alien Isolation!

Recensione Resident Evil Zero HD Remaster

Resident Evil Zero torna sui nostri schermi a tredici anni di distanza dall'uscita originale su Nintendo GameCube: una riedizione che vi permetterà di riscoprire questo atipico episodio della serie Capcom.

Resident Evil Zero HD Remaster

Videorecensione
Resident Evil Zero HD Remaster
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

È un remake importante, quello di Resident Evil Zero; una riedizione a suo modo epocale. È infatti la prima volta che il titolo si allontana dalle piattaforme Nintendo, rendendosi quindi disponibile per tutti quei fan che non lo hanno potuto giocare su Gamecube. Dal momento che si tratta di un capitolo "canonico", che anzi fa luce su alcuni aspetti importanti della continuity di Bio Hazard, non possiamo far altro che accoglierlo con discreto entusiasmo. Anche se, a dirla tutta, l'impegno produttivo di Capcom non è stato proprio eccezionale. Come nel caso di Resident Evil HD Remaster, il publisher ha lavorato sui modelli dei protagonisti e sulla risoluzione, senza operare alcuna revisione strutturale (magari snellendo le operazioni di salvataggio o riducendo i tempi morti al passaggio da una stanza all'altra). Si potrebbe definirlo un recupero "filologico", insomma; oppure un'operazione "al risparmio", come sembrano indicare i filmati in CG non restaurati, neppure dal punto di vista della compressione video. Quale che sia la filosofia alla base della riedizione, Resident Evil Zero si rivela ancora oggi un capitolo solido, una sorta di punto d'incontro fra l'avventura originale e l'apprezzatissimo Code Veronica. Amatissimo da chi l'ha giocato nel 2003, è un episodio intenso, con un level design eccezionale ed un gameplay in grado di valorizzare al meglio la componente survival della produzione. Se non vi spaventa il concept "riesumato" dagli anni '90, insomma, vi troverete di fronte ad Resident Evil solido e interessante.

Dove tutto ha avuto inizio

Resident Evil Zero, come il titolo lascia intendere, è un prequel del capitolo originale. La trama segue le vicissitudini di una giovanissima Rebecca Chambers, inviata ad indagare su una serie di misteriosi omicidi nei pressi di Raccoon City. Un guasto all'elicottero precipita il team Bravo nelle inquietanti foreste del Midwest americano, solcate da una ferrovia su cui staziona un treno bloccato da chissà quale guasto. È qui che la nostra protagonista incontrerà Billy Cohen, ex-tenente dei Marine accusato di aver compiuto una strage di innocenti, che avrebbe dovuto essere scortato verso il luogo della sua esecuzione. Assaltati da morti viventi e da schifose sanguisughe mutanti, i due decidono di collaborare per cercare di sopravvivere, trovandosi loro malgrado scagliati a tutta velocità verso un centro di addestramento della Umbrella, società che - a giudicare dai documenti logori recuperati nei vagoni infestati - sembra avere qualcosa a che fare con l'arrivo dei "redivivi". Resident Evil Zero, dopo le prime ore di gioco, non ha paura ad infilarsi nei meandri più profondi della "mitologia" della saga, rivelando dettagli importanti legati alla nascita del Virus-T e dell'Umbrella stessa. Il tradimento di Wesker non è più un segreto, e qui se ne svelano i retroscena, in un comparto narrativo molto diluito ma comunque discretamente efficace. Non mancano i momenti memorabili, alcuni dei quali legati al rapporto fra Rebecca e Billy, che in un certo senso sembra ricordare quello instaurato fra Claire e Steve nell'eccezionale capitolo per Dreamcast (Code: Veronica). Pur rappresentando una sorta di parentesi autosufficiente, al termine della quale Rebecca si dirigerà verso la villa del primo episodio per incontrare il destino che tutti conosciamo, questo lungo antefatto è un tassello fondamentale nella continuity della saga, e merita di essere riscoperto anche dodici anni dopo l'uscita.

Una passione per le Origini

Sul fronte spiccatamente ludico, Resident Evil Zero dimentica delle conquiste del già citato Code: Veronica e insomma la sua grafica tridimensionale, e torna invece nei paraggi del capostipite. Nonostante la riedizione porti con sé di un sistema di controllo ammodernato, insomma, dovete aspettarvi un survival horror dalla progressione estremamente compassata. Le inquadrature fisse su sfondi pre-renderizzati evidenziano stavolta una regia più attenta, ma nulla che non si fosse già visto nella riedizione GameCube del primo Resident Evil (la stessa usata come base per l'ultima rimasterizzazione). Il peso degli anni, in certi casi, si fa sentire: soprattutto quando si riscopre il sistema di salvataggi coi nastri d'inchiostro o quando il backtracking viene frammentato dalle noiose scene di apertura delle porte. Crediamo che rivedere alcuni di questi elementi avrebbe reso il gioco più fruibile anche dalle nuove generazioni di giocatori, anche se questo avrebbe voluto dire spingersi in quella territorio grigio e misterioso che sta fra i remake e le edizioni rimasterizzate (restando comunque nei pressi di queste ultime).La grande novità che Resident Evil Zero propose al suo pubblico quando si presentò sulla cubica console Nintendo, in ogni caso, riguardava la possibilità di controllare non uno ma due personaggi. Alla pressione di un tasto è possibile infatti passare sa Billy a Rebecca. Il primo, vista la sua preparazione militare, è più efficace in combattimento e può sopportare qualche attacco in più, mentre la protagonista femminile, più debole di costituzione, conosce le proprietà mediche delle piante e può mescolare le erbe raccolte in giro, per massimizzarne il potere curativo e risparmiare qualche slot nell'inventario.

Proprio la gestione di quest'ultimo è uno degli elementi chiave di una formula di gioco tradizionale ma non identica a quella del primo Resident Evil. Qui spariscono infatti le casse in cui era possibile depositare oggetti-chiave e scorte di munizioni: tutto quello che decideremo di abbandonare resterà però nella stanza in cui l'avremo lasciato, e potremo tornare successivamente a prenderlo. Il sistema impone un po' di attenzione nella selezione delle armi e degli oggetti che la coppia potrà portare con sé: l'inventario di Billy e Rebecca è molto ridotto, e le bocche da fuoco più potenti occupano ben due posti. Bisogna insomma usare un po' di strategia, scambiarsi costantemente gli oggetti e lasciare indietro munizioni e rifornimenti, consapevoli di poterli tornare a prendere.Questa sorta di "ossessione" per la gestione dell'inventario va di pari passo con una discreta impennata della difficoltà: Resident Evil Zero mette alla prova anche il giocatore più navigato, infilandolo costantemente in spazi angusti e opprimenti.

Rimasterizzazione

Come dicevamo in apertura gli interventi di restauro pensati per questa riedizione interessano esclusivamente la componente visiva. Rispetto a Resident Evil HD Capcom ha avuto vita più facile, perché sul materiale d'origine pesano meno anni. I fondali pre-renderizzati si adattano più facilmente alla nuova risoluzione (1080p) ed al nuovo formato "widescreen", conservando per altro i pochi elementi animati che li caratterizzavano. Si nota inoltre un'illuminazione dinamica un po' più moderna, che tiene conto di tutti gli elementi poligonali presenti sulla scena. I miglioramenti più evidenti sono quelli delle texture di protagonisti e di certi nemici, che rendono i modelli piacevoli da vedere ancora oggi, nonostante in certi casi si noti abbastanza lo "stacco" coi fondali. L'impegno del publisher, complessivamente, è avvertibile ma non esaltante: soprattutto se si considera Resident Evil Zero gira a 30 fps e che i filmati, nonostante non siano stato tagliati per adattarsi al formato 16:9, hanno una risoluzione a tratti criminosa.

Prima i vagoni dell'Ecliptic Express, poi i corridoi cadenti del centro di addestramento, e ancora dopo le catacombe di una chiesa tutt'altro che sacra: evitare lo scontro con le terribili creature che si aggirano nelle ambientazioni è praticamente impossibile, e spesso bisogna dedicarsi a metodiche operazioni di pulizia delle stanze che attraverseremo più volte. Le mostruosità che infestano gli edifici di Resident Evil Zero sono varie e pericolose, e compongono un fitto e schifoso bestiario, che culmina nell'apparizione di enormi creature deformate dal virus. Uno scorpione gigantesco che agita i suoi cheliceri schifosi, una lurida scolopendra, e poi ancora pipistrelli e scimmie: gli esperimenti della Umbrella non sembrano aver risparmiato davvero nessuna specie. Resident Evil Zero è insomma uno dei capitoli che più sottolinea la componente survival della serie e - al netto di una grafica che ormai non riesce più ad impressionare - persino l'elemento horror è ben valorizzato. Incalzati da un commento musicale efficace e intenso, si finisce per percorrere i corridoi del centro addestramento con un po' di ansia, malsicuri e incerti. Soprattutto in quei momenti in cui i Billy e Rebecca vengono inaspettatamente separati, e si trovano costretti a procedere isolati. Punto a favore della produzione è anche la discreta varietà di situazioni che propone, alternando in maniera efficace esplorazione e backtracking, scontri a fuoco ed enigmi ambientali

Complessivamente, tuttavia, il mix approntato dal team di sviluppo ha qualche falla: la componente enigmistica, ad esempio, è sicuramente meno coraggiosa rispetto a quella dei primi Resident Evil. La risoluzione dei rompicapo risulta quasi sempre meccanica, legata al trasporto ed al recupero di oggetti-chiave e solo raramente affidata alla logica. Visto lo sviluppo delle aree di gioco, molto estese ed articolare, persino il backtracking non risulta calcolato al meglio e di tanto in tanto si sente il peso di un avanzamento troppo frammentato. Non è un mistero, insomma, che i risultati raggiunti da Resident Evil Zero siano inferiori rispetto a quelli dei capitoli più riusciti, anche se il titolo ribadisce il proprio carattere grazie ad una serie di ambientazioni ispirate e memorabili, che rileggono in certi casi planimetri e architetture di luoghi considerati fondamentali -e fondativi- per la saga Capcom e per i suoi fan.

Resident Evil Zero HD Remaster Resident Evil Zero è un buon capitolo della saga Capcom. Non è un episodio “di fondazione” come il capostipite, e non raggiunge i risultati di quel capolavoro che è Resident Evil 2, aggrappandosi comunque alla formula classica e cercando di rinvigorirla grazie alla possibilità di controllare parallelamente due personaggi. Nonostante gli enigmi non sempre brillanti ed in barba alle inspiegabili lungaggini del backtracking, il gioco funziona: funziona la sua attenzione più marcata per gli scontri, funziona il level design opprimente e l'ansia che riesce a generare, funziona anche la varietà di ambienti che garantisce un'avventura longeva, che vi terrà impegnati per almeno 20 ore. La qualità degli interventi di restauro è nella norma: in certi casi corre su quel limite che separa una rimasterizzazione attenta da una pigra operazione commerciale, ma si salva alla fine grazie all'atmosfera che il nuovo sistema di illuminazione è in grado di regalarci ed alla qualità delle scenografie pre-renderizzate. Se non l'avete mai potuto giocare perché non avete mai gravitato attorno alle piattaforme Nintendo, questa riedizione è un'occasione che non potete lasciarvi scappare. Ma, se il peso dell'incedere molto “sorvegliato” non vi infastidisce, potrebbe essere una buona occasione per rinfrescarvi la memoria, e scoprire le origini dell'incubo.

8

Che voto dai a: Resident Evil Zero HD Remaster

Media Voto Utenti
Voti totali: 13
7.9
nd