Recensione Resistance Burning Skies

La dura Vita della Resistenza

Versione analizzata: Playstation Vita
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  • PSVita
Lorenzo Lorenzo "Kobe" Fazio ama il basket, o per meglio dire i Los Angeles Lakers, l’Hip Hop e il teatro. Dopo aver rincorso la carriera del finto regista, dal 2007 si spaccia anche per finto esperto di videogiochi scrivendo su Everyeye.it. Lo appassionano le belle storie e gli stili visivi ricercati. Cercatelo su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Immensa delusione

Per quanto i dati vendita siano tutt’altro che esaltanti, l’utenza di PS Vita ha ben poco di che lamentarsi. Nonostante qualche difetto, come la discutibile durata della batteria, è innegabile che l’hardware sia all’avanguardia ed equipaggiato al meglio per fornire a sviluppatori e pubblico una buona piattaforma ludica. Anche la softeca, che a breve si arricchirà ulteriormente con l’uscita di Gravity Rush, già recensito in questa sede, nonostante la penuria di uscite post-lancio è già da ora sufficientemente profonda e caratterizzata da un buon livello qualitativo.
Giubilo e felicità, dunque, all’annuncio di Resistance: Burning Skies, nuovo capitolo della saga FPS di Insomniac Games. Vista la qualità che ha contraddistinto gli episodi per PS3 e PSP, sarà fantastico vederne uno concepito intorno alle potenzialità della nuova nata di casa Sony. E invece no. Il titolo non è certo un disastro, ma siamo rimasti piuttosto delusi dal lavoro svolto da Nihilistic, che ci propone un FPS scialbo e poco ispirato.

Fragili storie di resistenza

Nell’agosto del 1951 i Chimera hanno già invaso l’Europa e si apprestano a muovere guerra agli Stati Uniti d’America. In perenne stato d’allarme i piani alti hanno deciso di mantenere la calma tra la popolazione, optando per una censura totale dei media. Il dubbio però serpeggia, e alcuni gruppi di volontari si preparano al peggio, armandosi in gran segreto e preparando strategie di difesa.
Il buon Tom Riley se ne intende poco di queste cose. Pensa solo al bene della sua famiglia e a compiere il suo dovere di pompiere. Durante un intervento in un palazzo in fiamme, tuttavia, la guerra lo travolge, sconvolgendone per sempre l’esistenza. I Chimera infatti attaccano e lo costringono a impegnarsi su un doppio fronte: resistere alla minaccia aliena in suolo statunitense e ricongiungersi con sua moglie e sua figlia, prontamente evacuate, insieme a centinaia di altre persone, in un campo preparato per l’occasione.

Le premesse, per quanto denotino una certa mancanza di originalità, non pregiudicherebbero in linea teorica la qualità della trama. A farlo ci pensa, tuttavia, un intreccio incapace di creare tensione e assolutamente avaro di colpi di scena. Soprattutto i fan della saga, equipaggiati di un know how di tutto rispetto, resteranno indifferenti a quelle che, nelle intenzioni degli sceneggiatori, avrebbero dovuto essere rivelazioni roboanti. Forse attenendosi fin troppo alle necessità del panorama portatile, che per forza di cose sconsiglia lunghe cinematiche, si è spettatori di dialoghi brevissimi, di avvenimenti che si consumano nel giro di pochi secondi e che, per forza di cose, non lasciano il segno.
Naturalmente, con una simile impostazione anche i protagonisti della vicenda, Tom e l’agguerrita Ellie che lo accompagnerà nella sua missione, risultano piuttosto piatti e incapaci di entrare nelle grazie dell’utente. Votati per lo più al mutismo e costretti in una struttura narrativa estremamente contenuta, si limitano ad avanzare sparatoria dopo sparatoria. Si intuisce l’animo coraggioso e premuroso del pompiere, si riconosce la determinazione negli occhi e nei gesti della ragazza, ma sono solo pallide immagini, che scompaiono piuttosto in fretta.

Una faticosa resistenza

Poco male, si dirà, de in un FPS trama non è curata come dovrebbe: più importante è il gameplay, il divertimento, magari anche poco ricercato ma genuino. Purtroppo il discorso appena fatto per l’impianto narrativo potrebbe essere tranquillamente prolungato anche in questa direzione: non mancano le buone intenzioni e qualche elemento di positivo, ma tutto è in buona parte sommerso dalle scelleratezze di uno sviluppo frettoloso. E’ difficile puntare il dito su qualcosa in particolare: più semplicemente, si ha la sensazione di avere a che fare con il compitino di un team di studenti che ha sì compreso la lezione, ma che non ha ancora acquisito le capacità per infondere carattere e stile alla propria creatura.
Il colpevole principale è senza ombra di dubbio il level design. Come avevamo già denunciato in sede di hands-on, il gioco avanza quasi ininterrottamente lungo un unico, strettissimo percorso. Le possibilità esplorative sono praticamente assenti, se si escludono poche stanze o passaggi che nascondono qualche collezionabile. Poco male, tuttavia, se fosse comunque garantita una certa libertà tattica, durante gli scontri, o più in generale una certa varietà di situazioni.

"La diretta conseguenza di un level design scialbo e di un’I.A. non all’altezza è ovviamente la noia, che vi coglierà spesso e volentieri. Non si tratta di un disastro totale: ci si diverte e non manca qualche passaggio impegnativo, ma l’eccessiva linearità, unita a nemici incapaci di reagire in maniera credibile, minano di continuo la godibilità dell’esperienza."

Purtroppo anche da questo punto di vista i risultati sono scarsissimi. Le battaglie lasciano pochissimo spazio alla libertà d'interpretazione. Dimenticatevi di poter fiancheggiare i nemici o di attaccarli da una posizione che non sia quella imposta dagli sviluppatori: per ogni gruppo di Chimera, ci saranno sempre e solo un paio di coperture dalle quali sporgersi per aprire il fuoco. Allo stesso tempo latitano variazioni sul tema. E’ pur vero che le varietà d’alieni che dovrete affrontare suggeriscono approcci lievemente differenti, ma dal terzo livello in poi avrete già visto tutto ciò che gli sviluppatori hanno in serbo per voi.
In questo senso, va mossa un’altra critica a Resistance: Burning Skies: la scarsa reattività dell’IA che gestisce le truppe nemiche. In quest’episodio non mancano quasi tutte le tipologie di Chimera conosciuti in questi anni. Gli Ibridi sono la fanteria di prima linea: attaccano in gran numero e non hanno paura di affrontarvi a viso aperto. Gli Sgherri, simili a zombie, sfrutteranno la loro velocità superiore per approcciarvi a distanza ravvicinata. Le Teste D’Acciaio, grazie ai fucili Auger, saranno in grado di colpirvi anche se sarete riparati dietro un muro. Questi sono solo alcuni degli alieni che dovrete fronteggiare che, almeno sulla carta, parrebbero realmente in grado di crearvi più di un grattacapo. Purtroppo le cose sono ben diverse. Se un consapevole abbassamento del livello di difficoltà, rispetto alle origini della saga, è evidente, fattore che tuttavia non rappresenta di per sé un motivo di critica, è giusto esprimere la nostra perplessità su un’IA incapace di creare la più elementare delle strategie. Ogni Chimera segue pattern d’attacco e di movimento predeterminati dagli sviluppatori. Nella quasi totalità dei casi i nemici sono incapaci di reagire attivamente alle vostre strategie: resteranno riparati dietro le stesse coperture o si lanceranno a testa bassa verso di voi qualsiasi cosa accada e qualunque sia la vostra reazione.
La diretta conseguenza di un level design scialbo e di un’I.A. non all’altezza è ovviamente la noia, che vi coglierà spesso e volentieri. Non si tratta di un disastro totale: ci si diverte e non manca qualche passaggio impegnativo, ma l’eccessiva linearità, unita a nemici incapaci di reagire in maniera credibile, minano di continuo la godibilità dell’esperienza.
Come se non bastasse, anche il sistema di copertura lascia un po’ a desiderare. Se non avrete alcun problema con i ripari bassi, i guai giungeranno ogni qual volta vorrete appiattirvi contro un muro. Nella maggior parte dei casi vi sarà negata l’interazione, seppur senza apparenti motivi, mentre nelle restanti situazioni il sistema richiede un tale grado di precisione, nell’aderire alla parete proprio in prossimità dell’angolo, che abbandonerete presto l’idea di ricorrere a questa possibilità.

Arsenale, multiplayer e pop-corn

Fortunatamente qualcosa che funzioni senza perplessità c’è. L’arsenale si dimostra sufficientemente vario e persino capace di sfruttare saggiamente il touch-screen di PS Vita. Ogni arma non solo si rivelerà più o meno efficace in base alla situazione da affrontare, ma propone una tipologia di un fuoco secondario capace di rendere piuttosto vario il proprio equipaggiamento. La Carabina, ad esempio, è un mitragliatore ideale per gli scontri dalla media distanza che, con un semplice tocco sullo schermo, è in grado di lanciare nella direzione desiderata una granata. Il Mule, dal canto suo, è un fucile a pompa, compagno ideale quando si tratta di eliminare minacce in spazi ristretti, ma anche in grado di lanciare un dardo esplosivo piuttosto efficace, dopo averlo caricato utilizzando lo schermo sensibile al tocco. L’Hunter vanta un mirino piuttosto preciso ed è in grado di generare uno scudo, utile come riparo d'emergenza (dura solo una manciata di secondi). Le armi insomma, otto in tutto, vantano una buona varietà e saranno realmente in grado di cambiare sensibilmente le sorti di uno scontro: starà a voi scegliere, di volta in volta, la più idonea per avere la meglio sugli avversari. Inoltre ognuna può essere potenziata scovando speciali artefatti recuperati nei livelli. Potrete così ampliare la grandezza dei caricatori, diminuire i tempi di ricarica, potenziare gli effetti del fuoco secondario e così via.
In questo senso gli sviluppatori si sono mossi ottimamente, trasportando su PS Vita quanto di buono visto nei tre episodi casalinghi.

Anche il multiplayer online, per un massimo di otto partecipanti, fa il suo dovere pur non presentando nulla d’innovativo, dimostrandosi un ottimo complemento alla zoppicante campagna in single player. Le modalità di scontro sono solo tre: Deathmatch, Deathmatch a Squadre e Sopravvivenza, in cui ogni volta che un umano viene ucciso, rinasce nel corpo di un Chimera con l’obbietto di eliminare chi non è ancora stato infettato. Il divertimento è garantito da un matchmaking fulmineo, un netcode solidissimo, dall'assenza di lag, e da una soddisfacente personalizzazione dell’equipaggiamento del proprio avatar. Nonostante l’impossibilità di effettuare modifiche estetiche e pur avendo a che fare con le stesse armi e potenziamenti già visti all’opera nel single player, è comunque piacevole poter fare affidamento su bocche di fuoco sempre più potenti ed efficienti mano a mano che si sale di livello, accumulando punti esperienza dopo ogni partita.
Nulla che non si sia già visto altrove insomma, ma le mappe presenti presentano un design quantomeno intrigante e la presenza di altri giocatori umani, che sostituiscono la pessima I.A. vista nel single player, rende le cose più frizzanti e movimentate.
Purtroppo, parlando del comparto grafico-sonoro, tornano i problemi. Dopo lo spettacolare Uncharted: The Golden Abyss si resta un po’ con l’amaro in bocca nel vedere modelli poligonali male animati, neanche troppo dettagliati, ed ambientazioni ingiustificatamente vuote. Tuttavia, non è tutto da buttare: alcuni panorami sanno essere evocativi al punto giusto, gli scenari pullulano comunque di effetti speciali e il frame-rate è granitico. Pur nell’incapacità di sorprendere, insomma, la grafica compie il suo dovere, strappando una completa sufficienza.
Ben peggiore il sonoro. Le musiche, tanto per cominciare, per quanto ben composte e apprezzabili da un punto di vista prettamente estetico, lasciano troppe volte spazio al silenzio totale. Incomprensibilmente, sia che ci si ritrovi in una fase di calma, sia che imperversi ancora lo scontro a fuoco, terminato il brano questo non si riavvia automaticamente. Per quanto possa sembrare un problema di poco conto, di fatto i singhiozzi dell'accompagnamento rovinano quel poco di epicità ed esaltazione che i rari momenti veramente riusciti del gioco sono in grado di creare. Orribili gli effetti sonori. I colpi esplosi dalla Carabina fanno lo stesso rumore dei pop-corn quando saltano sulla padella. Da questo scempio si salva il doppiaggio, tutto in italiano, condotto da attori abilissimi.
Parlando di longevità, la campagna principale sarà in grado di tenervi occupati per dieci, quindici ore. Sommando il tempo che passerete giocando online, ci vorrà più di qualche pomeriggio prima di rimuovere la scheda di gioco dalla PS Vita.

Resistance Burning Skies Reistance: Burning Skies è un FPS discreto e nulla di più. Un level design scialbo e un’I.A. incapace di rispondere prontamente alle vostre manovre offensive, mortificano la campagna in single player, che comunque sollazza grazie a qualche momento riuscito. Il multiplayer online funziona, ma è incapace di stupire vista la totale assenza di novità e le sole tre modalità presenti. Purtroppo, a impedire al prodotto di spiccare il volo, ci pensa anche un comparto grafico-sonoro poco più che sufficiente in certe situazioni, gravemente insoddisfacente in alcuni frangenti. I fan sfegatati della saga troveranno almeno un buon motivo per giocarlo e apprezzarlo, ma i più faranno meglio ad aspettare proposte ben più allettanti per testare come se la cava la PS Vita con gli FPS.

5.8

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