recensione Rift

Recensito il MMORPG di Trion Worlds. Ci farà dimenticare Azeroth?

Versione analizzata: PC
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Al giorno d’oggi imbarcarsi nello sviluppo di un MMORPG significa a conti fatti misurarsi con un solo, enorme colosso. Blizzard ed il suo World of Warcraft dettano legge, rappresentando un approdo sicuro per tanti videogiocatori scafati e, dopo il recente Cataclisma, per molti nuovi giocatori in cerca di una complessa “vita ruolistica” sui server Online. In molti hanno provato a rodere in qualche maniera l’impressionante “User Base” di WoW, ma troppi hanno dovuto ripiegare trincerandosi dietro alla malsicura formula del Free to Play, nonostante vantassero magari licenze altisonanti (Conand e Lord of the Rings Online). A nessuno si nega un lancio dignitoso (come quello di Aion), ma la parabola discendente pare inevitabile anche per il più ispirato dei prodotti. Consapevole di questa lunga ombra che si allunga sul suo futuro, Rift, MMORPG sviluppato da Trion World opta per la strada del marketing aggressivo, mettendosi fin da subito in aperta competizione con il suo diretto concorrente. Quel “dimenticatevi di Azeroth” che ha scandito la capagna pubblicitaria pre-lancio, rimbomba come un mantra nella testa di tanti appassionati. Ma il lavoro del team di sviluppo sarà in grado di offrire davvero una valida alternativa, dimostrandosi profondo e sfaccettato, vario e dinamico?

Guardiani o Defiant?


Il mondo di Telara, un tempo prosperoso e ricco di risorse, è caduto nel caos. Attraverso degli squarci nella barriera che protegge il pianeta (i Rifts, appunto), gli dei dragoni diffondono sulla terra la peste nera delle loro creature. Le invasioni sono sempre più numerose, le aberrazioni che escono dai Rift infuriano, con il solo scopo di eliminare qualsiasi forma di vita. Siamo così chiamati a difendere Telara dalla distruzione che ormai incalza inesorabile. I Rifts devono essere sigillati ad ogni costo, o gli invasori distruggeranno e conquisteranno il mondo. L’avventura inizia con la possibilità di scegliere tra due fazioni: I Guardiani e i Defiant. I Guardiani sono eroi che si sono distinti dalle altre razze di Telara per la loro fede negli Dei. Quest’ultimi li hanno resuscitati per dare nuova speranza al mondo, e la fede è la loro forza. I Defiant invece sono portentosi ingegneri, creatori di potenti macchine, e la scienza è dalla loro parte. Credono che il disastro abbattutosi su Telara sia uno sbaglio degli Dei adorati dai Guardiani, e con essi lottano in una guerra intestina. Usano la tecnologia in modo pericoloso ed egoistico.
Effettuata la scelta della fazione, Rift ci chiede immediatamente di selezionare una delle tre razze disponibili per ogni schieramento. Ad onor del vero, è facile rimanere lievemente delusi dalla gamma di opzioni, visto che la caratterizzazione delle varie “etnie” appare piuttosto spuntata e canonica. Dietro i nomi altisonanti di Mathosian e Kelari si nascondono comuni razze elfiche ed umane, e arrivano persino i più classici nani a rimescolare un minestrone fantasy che avremo preferito assaporare con qualche spezia in più Invece di sfruttare tutte le potenzialità di un mondo nuovo, potenzialmente libero dal gioco di un classicismo quasi stucchevole, il team di sviluppo ha preferito andare sul sicuro, proponendo come unica “novità” la pelle violacea dei Bahmi, enormi umanoidi che in fondo non stentano a ricordare degli orchi virati seppia. Ogni razza si differenzia dalle altre per alcune caratteristiche legate alla propria mobilità.
Tra i Guardiani, i Mathosian (ovvero gli umani) aumentano la velocità di movimento dei propri alleati per un breve periodo, gli High Elf possono invece volare per percorrere piccolissime distanze, mentre i Dwarf posso cadere da una distanza pari al doppio delle altre classi senza morire. Dall'altra parte, tra i Defiant, gli Eth aumentano la loro velocità di molto per un breve periodo, i Kelari si trasformano in volpi diminuendo la distanza a cui ingaggiano i nemici, e i Bahmi possono compiere un salto per percorrere brevi distanze in un lampo. In generale, la scelta può esser compiuta abbastanza liberamente sulla base del proprio gusto, cercando semmai la razza dal design più piacevole. Il lavoro dei designer, nonostante la categorizzazione piuttosto stereotipata, è discreto, e dal punto di vista del Look le razze di Rift propongono una buona varietà.
Nel momento “dell’Ascensione” nei ranghi dei Guardiani o dei Defiant saremo poi chiamati a scegliere una delle quattro vocazioni per il nostro personaggio: Warrior, Mage, Rogue e Cleric. Anche queste potrebbero sembrare abbastanza banali ad una prima occhiata, ma è qui che Rift ci stupisce. Ogni Classe ha la possibilità di avere ben 8 specializzazioni (Soul) diverse, di cui solo 3 alla volta possono essere attive sul nostro personaggio. Ogni Soul non è altro che un particolare Skill Tree, che di fatto determina le abilità e le disposizioni del nostro Alter Ego. I punti accumulati ad ogni livello potranno essere spesi nel ramo principale ed in quelli secondari, e le combinazioni sono davvero moltissime. I giocatori attenti, di fatto, potranno creare un personaggio davvero unico, e solo a considerare il numero di combinazioni disponibili, anche il ruolista più convinto potrebbe avere una certa vertigine.
Giusto per esemplificare, citiamo alcune delle predisposizioni delle varie classi. Il Warrior si può specializzare nell’uso di armi a due mani attraverso la soul Champion, di armi ad una mano con la soul del Paragon, o usare attacchi magici a distanza con la Soul del Riftblade. Il Mage è il damage dealer per eccellenza: attraverso la soul del Pyromancer fa uso di moltissimi incantesimi di tipo fuoco sia di attacco che di difesa. Grazie alla soul Elementalist, con l’ausilio di un elementale di terra che prende i danni al suo posto può facilmente eliminare anche i nemici più fastidiosi. La soul Chloromancer, di contro, lo trasforma in un personaggio di supporto per il gruppo, in grado di curare quando necessario i propri alleati. Il Rogue, con la soul Assassin, ha il fattore sopresa dalla sua parte: può infatti eliminare nemici presi alle spalle in men che non si dica; con la soul Ranger acquisisce un’abilità impareggiabile con le armi ranged, supportata dall’evocazione di un animale, mentre la soul Saboteur può eliminare pressoché qualsiasi tipo di nemico con una sola esplosione. Il Cleric è il curatore per eccellenza: con la soul Warden non ha eguali in fatto di healing; la soul Justicar ha la particolarità di curare mentre causa danni ai nemici, e con la soul Purifier diventa un maestro nell’uso del fuoco come rimedio curativo, che gli permette di cicatrizzare le ferite o curare malattie. Infine tutte le vocazioni hanno anche una soul che combinata con le altre permette sopravvivenza e versatilità in ogni tipo di scontro Pvp.
Le possibilità, insomma, sono davvero moltissime, tanto che un giocatore alle prime armi potrà trovarsi non poco spaesato, al momento di creare e sviluppare il proprio Alter-Ego. Molte Soul si assomigliano fra di loro, e solo l’occhio attento di un esperto saprà scegliere quelle più opportune da combinare, scartando semmai i rami superflui nel caso in cui due specializzazioni corrano il rischio di “sovrapporsi” in una sfera d’azione. Preparatevi quindi ad un lavoro certosino e ad uno studio attento delle diverse variabili. Considerando che, risalendo dalle “radici” degli Skill-Tree di livello in livello, si potranno guadagnare anche ulteriori abilità attive e passive, si capisce insomma che Rift, in quanto a varietà a caratterizzazione del proprio personaggio, non si fa mancare davvero nulla. L’ampia possibilità di personalizzazione lo rende anzi uno dei MMORPG più originali degli ultimi anni, sotto questo punto di vista. I puristi non potranno che salutarlo con discreto entusiasmo.

Rift


Il mondo di Telara è dinamico ed in continua evoluzione, così come piacevolmente movimentata è la progressione dell’esperienza di gioco. Ovviamente, è impossibile pensare di saltare la “gavetta”: si inizia quindi dalle classiche quest che, abbracciando una lieve e malinconica monotonia, non mancano mai in un contesto fantasy. Il recupero di qualche oggetto, lo sterminio calcolato di una particolare specie di mostri, sono però soltanto il preludio ad un’esperienza più vivace, garantita proprio dalla minaccia dei Rift: i portali attraverso cui la prole oscura degli Dei Dragoni si riversa sul mondo di gioco. I Rift appaiono come uno squarcio luminoso sulla mappa, che una volta aperto rivela l’elemento a cui fa riferimento. Ci sono sei piani elementali da cui possono provenire le creature ostili. Una volta eliminate tutte le ondate di avversari, il Rift viene sigillato e otteniamo la nostra ricompensa, una sorta di moneta di scambio -o Planar Essence- che possiamo usare per comprare vari tipi di equipaggiamento. Gli accampamenti di NPC, i quest-hub, possono essere invasi e addirittura distrutti dai Rift, se nessuno dovesse intervenire tempestivamente. L’avventura di ogni giocatore quindi risulta imprevedibile, visti i numerosissimi incontri casuali. Quello che appare come un elemento innovativo e stimolante, tende purtroppo a diventare un’occupazione fastidiosa quando si supera un certo livello. I Rift risultano purtroppo abbastanza ripetitivi, caratterizzati da un farming sempre uguale e in certi casi anche una lieve perdita di tempo, se si considera che la maggior parte dei punti esperienza si guadagna portando a compimento delle quest spesso interrotte più volte dall’apparizione dei portali. Il giocatore non deve però demordere. Del resto, se è vero che per raggiungere il level cap completare le quest è un imperativo, bisogna sottolineare il fatto che per ottenere un equipaggiamento decente l’unica via possibile è proprio il farming dei Rift. Questa meccanica, nonostante la buona idea di base, non brilla particolarmente sul lungo periodo, risultando in molti casi un po’ stancante. Il team di sviluppo dovrà probabilmente intervenire per bilanciare meglio “l’invadenza” dei portali. Fortunatamente, al di là di questa generale insistenza dei Rift, la struttura dei Dungeon nelle Istanze PvE è piacevole, e le ricompense abbastanza remunerative. L’avanzamento fino al Level Cap (fissato al livello 50) è quindi piuttosto gradevole, ritmato, e la popolosità dei server di gioco non nega a nessuno la possibilità di formare un buon party. Le poche istance PvE, all’incirca 8, che sono disponibili al momento possono essere giocate inoltre sia a difficoltà normale durante le fasi di livellamento, sia a difficoltà expert, una volta raggiunto l’end game. Una sorta di modalità “eroica” per mettersi alla prova con sfide già superate, utile per stimolare la permanenza sui server. Interessante, da questo punto di vista, anche la presenza di alcuni “artefatti” nascosti nel mondo di gioco, che andranno recuperati esplorando i meandri più nascosti di Telara: una volta recuperati, vi garantiranno la possibilità di acquistare nelle città qualche simpatico Pet.
Per gli amanti del PvP, oltre agli scontri “open world” disponibili a partire dal livello 20, troviamo ovviamente gli Warfront. Si passa dall’istanza chiamata Black Garden (un classico capture the flag), al Codex, in cui si devono conquistare posizioni strategiche sulla mappa per accumulare risorse. In Port Scion, oltre al recupero delle materie prime, sarà possibile vincere la partita anche uccidendo il leader della fazione avversaria. Pur non registrando grosse novità su questo fronte, Rift ha lavorato in maniera opportuna per fare in modo che gli appassionati del genere trovassero fin da subito una buona varietà di opzioni. Niente di rivoluzionario, ma per gli amanti delle sfide, un buon sistema per confrontarsi con gli altri giocatori.

Crafting

In Rift le professioni legate al crafting sono in tutto nove, divise tra quelle di raccolta e quelle lavorative. Possiamo sceglierne tre, facendo attenzione a combinarle in modo da raccogliere i materiali che poi andremo a lavorare. Tra le professioni di raccolta troviamo Butchery con cui si raccolgono pelli e parti di animali utili, Forager per raccogliere legno e piante, e infine Mining per minerali e gemme. Tra quelle lavorative troviamo Outfitting per creare equipaggiamento in stoffa o pelle, Runecrafter per iscrivere rune che migliorano le statistiche degli oggetti, Armorsmith per forgiare armature di maglia e piastra o scudi, e Weaponsmith - per creare armi come fucili, martelli, asce o spade. Immancabile ovviamente l apossibilità di craftare pozioni (Apothecary) e staffe, anelli o collane (Artificer). I materiali sono in genere facilmente reperibili, ma per aumentare di livello nelle varie professioni serviranno grandi quantità di materie prime. Il sistema di crafting, in linea con quello di altri prodotti, permette di fatto di produrre equipaggiamento adeguato al proprio livello, e sebbene anche in questo campo si registri una tendenza al farming ossessivo, la scelta delle proprie porfessioni dovrà essere opportuna ed oculata. In tal maniera, gli utenti potranno avanzare verso il level cap senza troppi patemi, schivando abilmente la necessitò di scambiare equipaggiamento con altri giocatori.

Grafica e Design

Il motore di gioco è lo stesso che è stato utilizzato in Warhammer Online. Le prestazioni sono dunque piuttosto buone, e pochi appaioiono i compromessi. La modellazione poligonale è sobria e opportuna, ed il lavoro di design su creature e protagonisti è interessante e sfaccettato. Al contrario gli scenari, ad ambientazione fantasy, lasciano un po’ a desiderare. Non tanto per quel che riguarda il colpo d’occhio: la vastità delle locazioni è sempre garantita, il Polygon Count -pur non elevatissimo- rientra ampiamente negli standard del genere, e le texture sono in certi casi molto brillanti. Eppure, soprattutto in un prodotto che vuole porsi in netto contrasto con il re incontrastato della categoria, ci saremmo aspettati di trovare qualche scenario particolare. Le location, nel caso di un progetto ambizioso come questo, dovrebbero stimolare una certa curiosità, un senso di avventura ed un coinvolgimento non comune. Mentre Aion riusciva in parte nell’intento, Rift si limita a snocciolare scenari e clichè visti e rivisti nella maggior parte dei giochi fantasy. Un vero peccato, insomma, che il Team non abbiam mostrato un po’ più di coraggio.
Proseguendo la disamina, citiamo animazioni molto curate (a parte il salto che risulta piuttosto goffo) ed una certa invadenza degli effetti speciali che, pur essendo realizzati opportunamente, soprattutto nelle istanze PvP tendono in certi casi a “saturare” la scena visiva. Fortunatamente l’ottimizzazione generale è piuttosto buona, e Rift si presenta abbastanza fluido anche su macchine di fascia media.
La colonna sonora è un po’ monotona e a volte fastidiosa in generale, mentre diventa più incalzante durante una battaglia per la sigillatura di un Rift. I server sono piuttosto stabili e non sono presenti lagspike, neppure nelle zone con un gran numero di giocatori.
Il gioco al momento è completamente in inglese e l’abbonamento mensile è di 12.99€.

Rift Rift è un MMORPG intrigante e piacevole. Sembra tuttavia che il suo rapporto con World of Warcraft sia conflittuale in vari modi, ben oltre le frecciate lanciate dalla campagna Marketing. Il rapporto con il masterpiece di Blizzard è duplice, bifronte, perchè proprio tentando di opporsi allo strapotere di WoW, il titolo di Trion Worlds recupera dalla sua tradizione moltissimi elementi (la gestione del PvP, l’interfaccia). Eppure, nonostante la sua fedele e dimessa adesione ai canoni (del genere come del fantasy classico), Rift dimostra un discreto dinamismo. Oltre ad essere un titolo completo, che alla prima release propone un pacchetto decisamente corposo, la gestione delle Soul (ovvero degli Skill Tree) è originale e vivace quanto mai, garantendo all’utente un numero di possibilità di personalizzazione che è davvero fuori parametro. Nonostante si spinga al limite dell’invadenza, la dinamica dei Rift funziona, stuzzicando il videoplayer soprattutto inizialmente (e diventando un poco tediosa nei pressi dell’End Game). Per concludere, Rift è di certo un ottimo prodotto per chi non ha mai giocato ad un MMORPG. Nonostante richieda molta attenzione nella fase di creazione del personaggio, rappresenta senza ombra di dubbio, sul fronte delle dinamiche di gioco, uno dei titoli più completi e creativi disponibili sul mercato. Nel caso in cui ci si senta in qualche maniera “sopraffatti” dalla tradizione del titolo Blizzard, Rift è il gioco perfetto per cominciare la propria esperienza con gli RPG massivi. Mentre l'interesse e l'attenzione dei giocatori più esperti potrebbero svanire dopo il primo mese, data la somiglianza marcata con altri prodotti, nel caso in cui si resti affascinati dal suo “Lore”, il pargolo di Trion Worlds rappresenterà uan gradevole sorpresa.

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