RiME: Recensione del nuovo gioco di Tequila Works

Dopo uno sviluppo lungo e travagliato, RiME arriva finalmente nei negozi: abbiamo provato l'avventura di Tequila Works.

RiME

Videorecensione
RiME
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch

Di tanto in tanto nello scenario dell'industria videoludica compaiono titoli che brillano di un'insolita luce: alcuni di loro reinventano le formule note, altri scardinano dogmi, altri ancora mostrano semplicemente qualcosa di diverso. Qualunque sia il caso, opere simili producono spesso risultati inattesi e di rara portata. Tra gli esponenti di questo genere ricade sicuramente RiME. Dietro al suo stile limpido e alle tonalità pastello, sotto le trame dei suoi enigmi ambientali e la sua cornice fiabesca, si cela un'allegoria profondissima di un tema che pesa come un macigno e che tutti, in misure differenti, affrontiamo durante la nostra vita. RiME è un viaggio, intimo e metaforico, che esplora il tema del dolore. Il modo in cui lo fa scuote l'anima. Gioca di contrasti, contrapponendo all'energia inesauribile della fanciullezza un demone vecchio come il mondo.
Impersonando il bambino protagonista, ci faremo portatori della sua innocenza, abbasseremo le difese e riscopriremo un senso di meraviglia perduto. Questa ingenuità addolcirà l'evolversi della narrazione fino al momento culmine, che saprà coglierci totalmente impreparati.

Niente di quello che si proverà portando a termine l'esperienza di RiME era prevedibile al momento del suo annuncio. Nato sotto lo stendardo Sony, dopo il suo debutto nel 2014, la produzione ha subito un brusco rallentamento. Tequila Works ha compiuto così una transizione decisiva e RiME, da esclusiva PlayStation, ha deciso di affacciarsi al mercato multipiattaforma. Nei tre anni che ci hanno sperati dalla release finale, in molti hanno temuto la cancellazione del progetto. Sebbene durante questa lunga fase di gestazione il titolo venisse mostrato solo a fasi alterne, l'attenzione della community è sempre rimasta sveglia ed attenta.
A calamitare le attenzioni sul gioco, ha forse contribuito anche la spasmodica attesa per il ritorno di Fumito Ueda sotto i riflettori videoludici. RiME intercettava infatti il desiderio di quel tipo di magia: e mentre il destino di Trico appariva alquanto incerto, l'indie dava l'impressione di avere tutte le carte in regola per lenire i malumori generati dal silenzio radio su The Last Guardian.
Eppure, sebbene possa sembrare che i due titoli partano da una corrente creativa con premesse simili, RiME è assolutamente distante e distinto dagli altri prodotti della categoria, e percorre, quindi, un suo personale sentiero. Il processo di sottrazione al quale è sottoposto porta alla creazione di un mondo onirico essenziale, dove anche gli enigmi ambientali sono subordinati alla narrazione. Niente ruberà troppo tempo al naturale susseguirsi degli eventi: tutte le circostanze godranno, infatti, di grande intuitività e di un'architettura di gioco piuttosto esplicativa nel suo simbolismo.

Un'isola di enigmi

L'esplorazione di RiME si compone di enigmi ambientali da scoprire e approcciare con la giusta prospettiva, letteralmente! In questo piccolo mondo infatti, le leggi della fisica coesistono con quelle della magia, e basta ad esempio che l'occhio circoscriva l'immagine di una porta perché un incantesimo sia in grado di aprirla. Ci sono poi meccanismi attivati dalla voce del protagonista, in enigmi in cui calibrare il tempismo e misurare il raggio d'azione del nostro urlo. E poi una fauna da indirizzare verso spinosi ostacoli da abbattere. Sfere di energia da collocare nei punti corretti, per accendere di luce nuovi angoli ed allontanare minacciose ombre. Chiavi segrete, rare e preziose, che aprono ad intere aree di gioco, passaggi accessibili solo in seguito allo spostamento di grossi massi dai quali lanciarsi in salti ben mirati, o ancora ingressi sommersi da raggiungere trattenendo il respiro. Rompicapi d'ogni genere che popoleranno il nostro viaggio verso il cuore dell'isola misteriosa. Altre volte, invece, l'avanzamento è legato a sequenze di salti e arrampicate, morbidissime e quasi evanescenti, sempre molto guidate e quindi ben lontane dalla concezione di un platform classico.

Questo permette all'utente di abbandonarsi a lunghe sessioni esplorative, cuore pulsante del gameplay, alle quali non mancherà mai una propria ragion d'esistere (anche grazie ai vari collezionabili, astutamente nascosti, in attesa di essere rinvenuti).
RiME è insomma un'avventura morbida, leggera, basata quasi integralmente sulla risoluzione di enigmi e sulla scoperta: è quello l'impulso che muove le nostre azioni, e lo fa su più livelli di lettura. Vi sarà una scoperta di tipo più "canonico", ispirata da ragioni di puro game design, e quella che nasce invece dal piacere della contemplazione, dove i colori mediterranei dell'isola giocheranno un ruolo cruciale tutte le volte che ci fermeremo ad ammirare l'orizzonte. E ci sarà infine il senso di meraviglia inteso come investigazione emotiva: quest'ultima di una portata tale da annullare qualsiasi pronostico narrativo (per un finale, come dicevamo, letteralmente dirompente). Se si sta attenti soprattutto a quest'ultimo aspetto, ci si accorge che ogni nostro gesto diventa specchio e riverbero di un sentimento, proiettato su tutto il mondo di gioco. Tutto ciò si farà sempre più palese col progredire dell'avventura, grazie ad una storia che matura nel tempo, virando d'improvviso verso tonalità cupe, in maniera così brusca da risultare pericolosamente disorientante. RiME si ripiega su stesso come un origami mosso da un inestricabile gioco alchemico, generando un volume di forme sorprendentemente vario per la dimensione dello spazio in cui si esprimono.

L'isola si trasformerà progressivamente sotto i nostri occhi, mostrando prospettive ed angoli sempre diversi. Sale labirintiche, rovine sommerse, catene di montaggio arcaiche: sono tutti scenari funzionali all'espressione di un determinato concetto, sorretti da uno spettacolo visivo fatto di colori vivaci e tratti puliti. L'assenza d'interfacce accompagna il giocatore in quello che è letteralmente un quadro in movimento, dove luce solare e lunare governano le leggi di questo piccolo atollo in mezzo al mare, affiancate da bellissime sinfonie e sonorità. La voce squillante del bambino protagonista è, infatti, la principale chiave di decodifica del mondo di gioco, complementare alle classiche meccaniche da platform game. La tenue fisicità del fanciullo è interamente asservita a un gameplay non-belligerante: RiME infatti si aggiunge a quella corrente espressiva del medium che dimostra, ancora una volta, che si può videogiocare lontani dai meccanismi di conflitto.

Niente scontri, solo pericoli

RiME è un gioco privo di conflitti. L'esile fanciullo che impersoneremo dovrà tuttavia fronteggiare diversi pericoli. Figure oscure dapprima schive diverranno ostili. Creature voraci tenteranno di ghermire il piccolo avventuriero, che potrà difendersi solamente nascondendosi in un riparo sicuro. Lunga la strada non mancheranno anche gli alleati: sentinelle meccaniche ci aiuteranno con la loro imponenza a superare ostacoli altrimenti invalicabili e una tenera volpe ci seguirà lungo il viaggio fornendoci indizi su quale sentiero intraprendere.

E l'opera di Tequila lo dimostra, semplicemente, attraverso il tema del viaggio: avvolti da un'evocativa colonna sonora ci saremo solo noi, il vento e i misteri che avvolgono il nostro arrivo su quell'isola a metà tra il reale e il metafisico. Un susseguirsi d'incontri e rivelazioni, un inaspettato viaggio di discesa nel buio più profondo dell'animo umano. Un connubio di agonia ed estasi che si sussegue nell'arco di cinque atti. Ciò che resta al termine di questo cammino è un'esperienza di riflessione unica, capace di toccare le corde dell'anima dei videogiocatori, alle quali poche opere, nel settore videoludico, hanno accesso. RiME è proprio questo: un sorprendente ed inaspettato veicolo di vere emozioni

RIME RiME è un viaggio unico, fatto di esplorazione, riflessione, contemplazione. Negazione, rabbia, depressione, accettazione: sono i pilastri tematici portanti di un’avventura breve ma intensa, che attraversa l’elaborazione di uno dei sentimenti più primitivi e condivisi dall’uomo. Per le sei ore dell'avventura principale (che potete estendere fino ad una decina se vi dedicherete -magari durante una seconda partita- alla ricerca di tutti i collezionabili), il gioco ci accompagna lungo un percorso inaspettato, nascosto inizialmente dietro i candidi colori e l’apparente ingenuità dell'incipit. La "sorpresa" di un tema tanto toccante potrebbe addirittura rivelarsi un’arma a doppio taglio per chi lo avvicina con l’idea di giocare un adventure spensierato: al di là degli enigmi riusciti e intriganti, RiME è più maturo e profondo di quanto possa sembrare. Il suo sviluppo travagliato scopre il fianco a trascurabili sbavature tecniche, che si manifestano con sporadici rallentamenti nelle fasi più concitate: ma niente che possa davvero inficiare la resa finale di questo piccolo gioiello.

8

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