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Recensione Risen 2: Dark Waters

Tra pirati e riti vudù, gli RPG si sporcano di rum e salsedine!

Versione analizzata: PC
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
Alessandro Sordelli Alessandro Sordelli inizia la sua avventura videoludica ereditando un leggendario Commodore 64 a cassette magnetiche, computer che gli apre le porte ai giochi di ruolo e tutto ciò che è fantascienza. Pur nutrendo da sempre un particolare amore per la piattaforma PC, non disdegna il panorama console. E' in giro su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Tutti sono d'accordo se affermiamo che una delle icone cinematografiche più ricordate degli ultimi anni è il capitano Jack Sparrow, un corsaro furbo e un po' pazzo che, complice il talento di Johnny Depp, è diventato il simbolo stesso dei pirati. In ambito anime e manga non si può non fare menzione di One Piece, uno dei maggiori successi narrativi del paese del sol levante del 1997. Questi sono solo un paio di esempi di come sia tornata in voga la voglia di avventure cappa e spada ambientate su velieri ed isole sperdute, tra tempeste tropicali e ricchi forzieri. Risen 2: Dark Waters riaccende la fiamma anche in ambito videoludico, riprendendo il genere laddove era stato lasciato con quei pochi giochi che la memoria ci permette di ricordare. Non si può non far menzione dei massimi esponenti del genere, ovvero le avventure grafiche di Lucas Arts Monkey Island e la celebre serie Sid Meyer's Pirates.
Siamo dunque saliti a bordo del galeone dei Piranha Bytes, salpando per una nuova incredibile avventura, per saggiare la nuova fatica dello studio tedesco, tra polvere da sparo, barili di rum e scimmie a tre teste. Ehm no, forse quelle no.

"Quindici uomini sulla cassa del morto..."

...e una bottiglia di Rum!" Come ci insegna Roman Polanski con il suo film "Pirati", quando si parla di vecchi bucanieri e tesori sepolti è tutta una citazione. Non a caso, quel che sappiamo - o che crediamo di sapere - sui pirati oggi, lo dobbiamo al classico della letteratura L'Isola del Tesoro di R.L. Stevenson, da cui hanno sommariamente attinto tutti gli autori e gli artisti dal secolo scorso fino ad oggi. Anche la ciurma di Piranha Bytes ha intrapreso questa direzione, recuperando quanto di meglio il genere abbia mai offerto e inserendolo infine in un'esperienza videoludica di tipo open world.
Risen 2 inizia dove gli eventi del primo episodio si erano interrotti. Il protagonista, che ricordiamo essere senza nome come vuole la tradizione, inizia la propria avventura nella Città di Caldera, l'ultimo baluardo della civiltà umana d'occidente presso la fortezza di cristallo, sede dell'inquisizione. La città che si erge sul promontorio è in fiamme e l'isola è ormai perduta. Così le giubbe blu decidono di attuare un grande piano d'evacuazione per mettere in salvo i superstiti ed abbandonare definitivamente Faranga. Ma i problemi non sono finiti, anzi, sono appena cominciati. La sequenza cinematica introduttiva ci mostra un veliero, messo alle strette dal gigantesco kraken al soldo della strega degli abissi Mara. Ed è proprio qui che entriamo in gioco noi: come spie al soldo dell'inquisizione siamo incaricati di rintracciare il pirata Barba d'Argento, il più famoso e temibile pirata dei Mari del Sud, uno dei pochi uomini a conoscenza dei segreti della potente signora del mare. L'unica speranza è quella di raccogliere gli artefatti dei Titani, tre potentissimi strumenti magici, gli unici in grado di contrastare l'immenso potere di Mara e delle sue malvagie creature. Sfortuna vuole che questi oggetti di illimitato potere siano in mano alla peggior feccia della pirateria e il tempo non gioca certo a nostro vantaggio.
La trama non lineare è salda e ben strutturata, con risvolti che valorizzano le azioni del personaggio e delle sue gesta. E' bene precisare

"Dovremo essere disposti a rubare, saccheggiare e depredare per poter portare a termine molte delle più importanti missioni principali. Ma in fondo avete mai visto un pirata spinto dalla morale o attanagliato dai sensi di colpa?"

però, che ci troviamo al cospetto di un'avventura che, narrativamente parlando, non si sforza di essere innovativa od originale, ma che è bensì per la maggior parte composta da luoghi comuni e ovvietà, ma solo perché il genere stesso trae origine da questi parametri. Insomma, che avventura piratesca sarebbe se la "X" non contrassegnasse il luogo dove è sepolto il tesoro? Cosa sarebbe la spiaggia di notte se non ci fosse un falò con intorno tanti vecchi lupi di mare che con voce gracchiante si insultano e sputano a terra? E vi sembra forse possibile immaginare un'avventura per mare che non coinvolga una spaventosa creatura degli abissi?
Al nostro fianco abbiamo la bella Patty, figlia di Barba d'Argento e impareggiabile navigatrice, un personaggio che strizza l'occhio ad Elaine della serie Monkey Island e che ci accompagna per tutte le nostre avventure. Durante le numerose scorribande tra un'isola e l'altra, avremo anche modo di incrociare una sfilza di burberi e insoliti personaggi, dieci in tutto, che potranno far parte della nostra ciurma, se solo li vorremo con noi. C'è lo gnomo Jaffar, ladro di grande talento ed unica creatura di fantasia che calca i ponti della nostra nave; il folle e inquietante Bones, medico di bordo dalla bizzarra parlantina; la misteriosa Chani, sciamano della tribù degli Shaganumbi e maestra delle arti vudù, e molti altri strani individui. Durante l'avventura possiamo scegliere di farci seguire da un solo personaggio per volta, salvo un paio d'occasioni dove avremo la fortuna di avere le spalle coperte più che da un solo compagno. Ogni henchmen ci aiuta sfruttando abilità innate e conoscenze acquisite, quindi è opportuno valutare attentamente chi portarsi appresso a seconda della situazione che dobbiamo affrontare.

E' inutile dire che questo nuovo RPG condisce al sapore della salsedine e del rum, anche tutto il gusto fantasy tradizionale che ben conosciamo, quindi sappiate che durante quest'avventura non saremo certo risparmiati da creature non morte o da ragni dalle insolite dimensioni.
La normale magia arcana è qui sostituita dal vudù, certamente più consono all'ambientazione. Il culto della morte e le tribù indigene dei Mari del Sud sono ricorrenti lungo tutto l'arco narrativo del gioco e sono parte fondamentale di Risen 2. In più d'una occasione ci troveremo al cospetto di un capotribù per il volere di qualche antica profezia, per compiere il nostro fato su questa terra e sconfiggere i nemici nascosti nelle tenebre.

Come bere una tazza di grog

La struttura favorisce un'approccio ragionato, con una massiccia componente narrativa composta da molte righe di parlato tra il drammatico e lo scanzonato. I dialoghi prevedono la possibilità di intimidire l'interlocutore oppure di dar sfoggio della propria diplomazia, a patto di soddisfare i requisiti richiesti per l'azione da portare a termine. In numerose occasioni sarà possibile sfoderare grande sarcasmo e ironia, ma se c'è una cosa che abbiamo imparato navigando per i Mari del Sud, è che non si può scherzare troppo con i pirati.

Il mondo in cui si ambientano le vicende di Dark Waters è disegnato come un grande golfo che racchiude svariate isole, e tutto intorno una serie di porti che cingono la distesa di acqua salata. I punti d'interesse sono raggiungibili cliccando sulla world map che ci teletrasporta automaticamente a destinazione. Il galeone sul quale veleggiamo quindi non svolge funzioni particolari al di fuori dei semplici spostamenti via mare tra un luogo e un'altro della mappa, e si limita a fare da "contenitore" per l'intero equipaggio reclutato durante i nostri pericolosi viaggi. L'esplorazione è il punto di partenza di molte side quest e missioni. La prima cosa da fare una volta approdati in una nuova area è recuperare una mappa da qualcuno. E' possibile acquistarla, rubarla, oppure trovare una mappa del tesoro nascosta da qualche parte, in una bottiglia o nel forziere incustodito di un marinaio. Sulla terraferma ci spostiamo a piedi, esplorando liberamente l'intera superficie dei vari isolotti tra i pericoli della giungla e spiaggie insidiose. Anche in questo caso possiamo teletrasportarci da un punto all'altro della mappa cliccando con il mouse su alcuni punti chiave del territorio, naturalmente non prima di averli esplorati andando in avanscoperta.

Ogni elemento in gioco viene regolato da una delle sei caratteristiche che delineano il personaggio, ovvero le abilità in Lame, Pistole, Resistenza, Astuzia e Vudù. Le prime due identificano chiaramente la nostra abilità con il combattimento, quindi la padronanza che abbiamo nell'arte della scherma o nell'uso di pistole e fucili. La resistenza viene applicata alla capacità di resistere ai colpi inferti dall'avversario e quindi stabilisce i punti ferita

"Proprio come in un vero duello di scherma, siamo liberi di incedere o arretrare per rendere il combattimento il più tattico e realistico possibile. Se vogliamo, l'azione è simile a quella vista di recente in molti action RPG e in tutti i giochi di Piranha Bytes, seppur meno dinamica rispetto a quella di The Witcher 2."

necessari per poterci mettere al tappeto. L'astuzia è d'importanza fondamentale per furti e trucchetti, mentre il vudù ci permette di creare pozioni o oggetti magici presso gli altari delle tribù aborigene.
Assente è il classico sistema che valuta le azioni del nostro personaggio sull'asse del bene e del male. Anzi, a maggior ragione dovremo essere disposti a rubare, saccheggiare e depredare per poter portare a termine molte delle più importanti missioni principali. Ma in fondo avete mai visto un pirata spinto dalla morale o attanagliato dai sensi di colpa?
Immancabili invece sono i consueti minigiochi che fanno da contorno alle svariate situazioni. Per scassinare le serrature dobbiamo munirci di grimaldello, alzare i pistoncini nell'ordine corretto e poi girare il tamburo: un giochino molto semplice ma anche divertente. Interessante è la risoluzione degli eventi da taverna, come la gara di bevute o il tiro al bersaglio. Nel primo caso dovremo bere tutte le bottiglie di rum sul tavolo facendo attenzione a non far scivolare nulla dalle nostre mani, complice l'alcol che non ci facilita di certo il compito. Il tiro al bersaglio è invece una normale prova di abilità con il mouse, durante la quale dobbiamo colpire i veloci bersagli che sfrecciano sul nostro schermo con a disposizione soli dieci pallettoni.

La magia vudù è una novità introdotta da Piranha Bytes, una simpatica variazione sul tema per introdurre la magia in un contesto dove la stessa risulterebbe poco consona. Trattasi di una disciplina mistica che ci permette di creare pozioni e infusi in grado di migliorare le nostre abilità, oppure di forgiare oggetti indossabili e scettri magici per l'attacco a distanza. Per padroneggiare le doti mistiche del vudù, dobbiamo prima di tutto recuperare la ricetta o gli schemi di costruzione; poi raccogliere gli ingredienti necessari alla realizzazione, che possiamo trovare durante le lunghe esplorazioni o recuperare in battute di caccia, ma anche acquistare da un mercante del posto se non vogliamo perder troppo tempo. Infine, dobbiamo recarci ad un calderone o ad un altare per unire il tutto ed ottenere l'oggetto desiderato. Durante il gioco abbiamo anche la possibilità di creare delle bambole vudù per entrare nel corpo di una vittima designata, ma solo in azioni specifiche previste dalla storia e sfortunatamente non a nostro piacimento.
Lo stesso iter creativo degli oggetti magici è richiesto per la forgiatura di armi da taglio o da fuoco, che si possono facilmente riassumere nelle classiche abilità lavorative dei giochi di ruolo di stampo occidentale. Dobbiamo tuttavia ammettere che un'attenta esplorazione degli ambienti, unita ad un saccheggio spudorato di ogni forziere e tesoro sulla mappa, rendono la costruzione degli oggetti indispensabile solo se si decide di affrontare il gioco a livello difficile, mentre in caso contrario restano una semplice attività di passatempo, utile solo a rivendere il proprio artigianato in cambio d'oro.

All'arrembaggio!

L'interfaccia rimane pressoché inalterata dal primo episodio, sobria nel suo complesso con i quickslot nella parte inferiore dello schermo e la bussola in alto a destra. L'inventario e il pannello di controllo del personaggio si aprono a tutto schermo mettendo in pausa il gioco. L'impostazione dei comandi per il combattimento è molto semplice e piuttosto classica. Si inizia estraendo la spada premendo la rotellina del mouse, poi ci si mette in posizione di combattimento da scherma tenendo premuto il pulsante destro. Una volta adottata la postura, possiamo automaticamente parare i colpi più deboli dell'avversario, mentre per i colpi caricati si rende indispensabile una schivata o meglio ancora un contrattacco. I fendenti e gli affondi si sferrano premendo il pulsante sinistro. Proprio come in un vero duello di scherma, siamo liberi di incedere o arretrare per rendere il combattimento il più tattico e realistico possibile. Se vogliamo, l'azione è simile a quella vista di recente in molti action RPG e in tutti i giochi di Piranha Bytes, seppur meno dinamica rispetto a quella di The Witcher 2. Il tasto E ci permette di usare l'azione secondaria o un diversivo: possiamo quindi accecare il nemico lanciandogli una manciata di sabbia o sale, oppure possiamo sfoderare la pistola, o ancora utilizzare un pugnale da lancio, una bomba o una noce di cocco per mettere fuori gioco il nostro sfidante dalla distanza. Ma non è finita qui: oltre a spada, fioretto e sciabola, la rastrelliera delle armi comprende anche altri strumenti offensivi, come la lancia tribale dei guerrieri aborigeni. A narrazione inoltrata avremo accesso anche agli scettri vudù, oggetti magici del tutto simili ad una tradizionale bacchetta, in grado di danneggiare il nemico senza ingaggiarlo, ma anche intimorirlo e indurlo alla fuga grazie al potere unico dello stesso. I combattimenti sono abbastanza impegnativi, specialmente ai primi livelli quando il nostro personaggio non padroneggia alcuna tecnica di combattimento. Per incrementare le proprie prestazioni in duello, è indispensabile acquisire le varie mosse dai numerosi maestri d'arme che popolano le isole. Gli scontri più ardui da portare a termine sono quelli che ci vedono ingaggiare le creature selvagge che popolano le fitte foreste tropicali, tra i più letali troviamo gorilla e pantere, per non parlare dei terribili alligatori.

L'inventario non pone alcun tipo di limitazione a ciò che possiamo portarci appresso, tuttavia la gestione un po' approssimativa delle categorie rende macchinosa la ricerca di oggetti quando avremo troppa roba nello zaino. Il consiglio è di fare costante visita a qualche mercante per liberarci degli oggetti inutili e per recuperare il sempre indispensabile oro utile ad acquistare ciò che in giro non si riesce a reperire, solitamente gli abiti e le munizioni per le armi da fuoco.
Sono stati inseriti anche dei collezionabili di non facile reperimento, oggetti leggendari appartenuti a pirati ed eroi dei Mari del Sud, che una volta entrati in nostro possesso ci doneranno cospicui bonus nelle varie discipline e abilità.

Ammainate le vele!

Il motore grafico proprietario che già aveva dato prova di sé in occasione di Risen, torna in questa occasione in una versione migliorata, con il supporto delle stesse tecnologie che avevano reso il primo episodio un rpg di buona fattura, quindi SpeedTree per gli effetti procedurali su foglie e vegetazione, e la tecnologia PhysX targata Nvidia per gli effetti di fisica.
Chiunque abbia un PC desktop assemblato negli ultimi anni non dovrebbe accusare alcun tipo di problema a far girare Risen 2. In questo preciso frangente abbiamo effettuato i test con una GPU vecchia di due anni, una GTX 275 di Nvidia, ottenendo un framerate costante a 40 fps e senza scendere a troppi compromessi con le opzioni video. Gli utenti in possesso di sistemi non proprio aggiornatissimi o meno performanti, potrebbero invece trovarsi costretti a restringere la profondità di campo togliendo la spunta dalla casella relativa, oppure a lesinare sul pesante filtro anisotropico.
Il punto di forza del comparto tecnico sono senza dubbio gli ambienti, realistici e ricchi di dettagli, disegnati minuziosamente per donare il feeling che da sempre accompagna ogni produzione a sfondo piratesco. Di buona fattura sono anche i modelli, che pur risultando meno caratterizzati rispetto a quelli di tante altre produzioni, funzionano a dovere. Si distingue anche l'IA, con nemici che compiono complessi accerchiamenti in combattimento, attacchi combinati e manovre intelligenti.
L'unico vero problema di Risen 2 risiede nelle animazioni dei personaggi, che a nostro avviso potevano essere curate meglio in modo più dinamico. Ci son stati dei più che evidenti miglioramenti rispetto a quanto visto nel 2009 con il primo episodio, di questo bisogna darne atto, ma il livello medio odierno è decisamente più alto. L'esempio forse peggiore è il salto, durante il quale il nostro personaggio appare ridicolmente rigido e di conseguenza molto irreale. Nelle sequenze dove il personaggio deve arrampicarsi aggrappandosi ad una sporgenza, l'animazione è gestita in malo modo e il risultato è un orribile effetto di compenetrazione. Ma parlare di compenetrazione è riduttivo, quando il personaggio che compie l'azione viene talvolta inglobato totalmente dalla massa rocciosa.

L'espressione dei volti non riesce a stare al passo con quella di altri engine dell'attuale generazione, ma fortunatamente in questo caso arriva in supporto un doppiaggio inglese di buon livello.
La profondità di campo è notevole, donando ai caratteristici paesaggi quel tocco di realismo in più. La prospettiva aerea aggiunge profondità agli ambienti caraibici, con effetti di nebbia e foschia nei fitti meandri delle foreste o sul pelo dell'acqua del mare. Le condizioni atmosferiche e il ciclo notte/giorno son resi alla perfezione, contribuendo ulteriormente a rafforzare l'ottimo design ambientale. La colonna sonora infine, vagamente derivativa e di supporto, svolge la sua funzione senza far scalpore.
Durante le 40 ore di gioco complessive necessarie a portare a termine le nostre avventure piratesche, non abbiamo incontrato bug particolarmente rilevanti o fastidiosi, eccezion fatta per un effetto di pop-in della vegetazione, che compare saltuariamente in alcune zone della mappa senza compromettere la qualità dell'esperienza ludica.

Risen 2: Dark Waters L'ultima fatica Piranha Bytes è un valido esponente di un genere molto inflazionato durante l'ultima stagione videoludica, quello del gioco di ruolo. Tanti son stati i prodotti di gran qualità sfornati dai più svariati studi di sviluppo, ma il piccolo team tedesco ha saputo cogliere la palla al balzo e realizzare un gioco abbastanza canonico, in un'ambientazione interessantissima e dal mood perfetto. Seppur tecnicamente ci troviamo distanti dai fasti di The Witcher 2 o dalla complessità di Skyrim, Risen 2: Dark Waters riesce ad uscire a testa alta da uno scontro che molti definiribbero ad armi impari. Esattamente come un rozzo nostromo con gamba di legno e uncino, Risen 2 è un titolo imperfetto, le cui lacune sono però colmate da una sincera ed accurata ricostruzione di un'atmosfera che da sempre rende uniche le avventure per i sette mari. Se non siete amanti del genere potreste considerare l'acquisto di Risen 2 per le ambientazioni mozzafiato, i duelli con le sciabole e le gare di bevute con dei pirati sudici e puzzolenti. I fanatici del gioco di ruolo non possono invece lasciarsi scappare un titolo che offre un'interessante variazione sul tema; e se scalpitate per mettervi una benda sull'occhio e gridare: «Remate, cani rognosi!», allora levate l'ancora e preparatevi per un'epica avventura!

7.3

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