Recensione RIVE

Two Tribes saluta definitivamente lo sviluppo videoludico con un dual stick shooter spaziale di stampo platform al cardiopalma.

Versione analizzata: Playstation 4
recensione RIVE
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Wii U
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Andrea Fontanesi Andrea Fontanesi sceglie (in)consapevolmente di votarsi al videogioco fin dalla più tenera età, quando, negando alla madre il piacere popolare della prima parola dedicata, pronuncia un “Ma” pregno di speranza assieme a un “rio” assai meno poetico. Crescendo si lascia sedurre dal fascino della scrittura per infine realizzare, dopo ben ventisei anni, che le due passioni, quando si compenetrano, sono in grado di donargli enormi soddisfazioni. Strenuo sostenitore dello sperimentalismo audiovisivo, nutre da sempre un sano interesse per il cinema d’animazione, ed è inoltre profondamente legato all’arte del doppiaggio, che pratica tutt’ora a livello amatoriale.

Game over. RIVE, in fondo, si potrebbe riassumere così, con le due paroline che noi videogiocatori di vecchia data più temiamo fin dai primi passi in quei luoghi ormai diventati mitologici che erano le sale giochi sul finire del secolo scorso. In primis perché il gioco rappresenta la tappa conclusiva del percorso compiuto nell'industry dal suo team di sviluppatori, i Two Tribes, ai più conosciuto per la pacata serie puzzle Toki Tori, che paradossalmente, con la loro ultima fatica, non ha davvero nulla da spartire. Stiamo infatti per parlarvi di un'uscita dalle scene col botto, e non soltanto in senso figurato, trovandoci stavolta nei terreni del dual stick shooter dalla chiara vocazione arcade in cui la parola d'ordine è "distruzione" e le esplosioni si susseguono senza sosta come neanche in un film di Michael Bay dei tempi d'oro. Secondariamente, "game over" è il sunto perfetto di quel che vi aspetta una volta saliti a bordo della vostra nuova navicella virtuale a forma di ragno. Siete avvisati: RIVE è un titolo per chi non ha timore di cadere e rialzarsi pressappoco con la stessa frequenza del Dottor Boskonovitch nella serie Tekken. Nel caso vi riconosceste nell'utenza opposta, tornate pure a sfogliare l'home page senza ripensamenti o dispiaceri. Se invece pazienza e nervi saldi sono dalla vostra, questo è il posto che fa per voi: vi racconteremo la storia di una piccola opera di genere dal potenziale altissimo, ahinoi frenata da qualche scelta di game design poco saggia, ma, alla resa dei conti, spettacolare in ogni suo singolo frame.

I love the smell of nuts and bolts in the morning

Il protagonista di RIVE è uno scavenger interstellare che ha più l'aria di un boscaiolo mancato, il quale, svicolando da una tempesta di asteroidi giganti, si ritrova suo malgrado costretto a rifugiarsi tra le fredde pareti di un'imponente base orbitale, il cui funzionamento è gestito dall'interno da un'IA a forma di drone monoculare petulante e un po' cinica. Giunto nel nucleo di tale luogo, una stanza ospitante una postazione circolare per il teletrasporto, l'uomo scopre di essere rimasto intrappolato in un quello che è un sito tutt'altro che ospitale, subito costretto a completare una serie di missioni ad alto rischio nelle diverse zone di questo vascello in lamiera con l'unico obiettivo di uscirne integro e continuare il suo pellegrinaggio cosmico. Non sarà una passeggiata, dato che tutti i robot precedentemente governati dalla suddetta intelligenza sintetica paiono ora in stato di ribellione, e lei stessa non si dimostra sempre bendisposta nei confronti del nostro barbuto assistito. Si va dunque nei meandri di un racconto a sfondo spaziale dai risvolti canonici e in fin dei conti gracilini, che tuttavia non annoia per un secondo grazie al modo in cui viene gestito nell'arco delle circa cinque ore utili a raggiungere i credit. Il merito è soprattutto dell'umorismo che l'esperienza trasuda da ogni suo poro digitale, ben sorretto dall'incessante scambio di battute tra il rude pilota e l'IA saccente, entrambi doppiati in lingua inglese dall'ottimo Mark Dodson - non mancano, comunque, i sottotitoli in italiano. Si fa inoltre ironia continua sulla storia videoludica tutta, argomento che il protagonista conosce bene e che, da bravo nerdaccione, non manca di tirare in ballo ogni qualvolta se ne presenti l'occasione, mettendo musiche in perfetto stile retrogaming a mo' di sottofondo oppure abilitando il veicolo allo scorrimento laterale perché "così è più facile da guidare". Il tritacarne citazionista di RIVE non risparmia nemmeno le scritte a schermo post mortem - dal classico "Insert Coin" a un più spassoso "Snake! Snaaaaake!" di metalgeariana memoria -, e neppure alcuni momenti di gameplay specifici, uno dei quali, legato al salto tra strutture a forma di tetramini in caduta libera, ci è parso particolarmente divertito. L'intento referenziale, che travolge anche altri media quali cinema e letteratura, funziona insomma a dovere, nota di spensieratezza in quel mare d'improperi che inonderà l'utente allorché immersosi completamente nell'esperienza di gioco.

Look at me! I'm old school!

Formalmente parlando, RIVE è prima di tutto uno sparatutto twin stick in due dimensioni fortemente orientato al platforming a scorrimento orizzontale. Giocarlo tramite controller è imperativo tanto su PC quanto su PS4, in quanto l'uso delle levette analogiche è legato indissolubilmente da una parte allo spostamento del mezzo e dall'altra alla capacità di far fuoco, quest'ultima assoggettata alla mitragliatrice rotante installata sul blindato. Oltre a non farsi massacrare, proseguendo è importante raccogliere quanti più pezzi di ferraglia caduti a terra dai nemici disintegrati, che agevolano infine l'high score di ciascuna missione e consentono di acquistare alcuni upgrade quali, tra gli altri, missili a ricerca calorica, potenti proiettili a corta gittata e bombe elettriche paralizzanti.

I potenziamenti sono pochi, ma fanno comodo soprattutto contro i boss - balenotteri svolazzanti che tanto ricordano i mega elicotteri di Metal Slug - e nei casi di sovraffollamento a schermo, che sono poi all'ordine del giorno. Per buona parte dell'avventura il velivolo è in grado di compiere salto e balzo doppio tra le piattaforme, oltre che di switchare dalla sua funzione primaria di sparo a una seconda volta all'hacking dei dispositivi a energia elettrica, indispensabile ora ad aprire portelli altrimenti sbarrati, ora a plagiare nemici, droni infermieri e torrette per poi sfruttarli a scopo difensivo, ora ad attivare alcuni treni merci per farsi scarrozzare da un capo all'altro del quadro. Al di là della vena run'n'gun affiora poi qualche sparuto istante tipicamente da sidescroller spaziale, per cui il carro armato aracnoide si trova costretto ad abbandonare la superficie per procedere a mezz'aria e bersagliare all'impazzata a trecentosessanta gradi, talvolta addirittura vincolato a un fuoco frontale tipo R-Type. Non mancano neanche sezioni subacquee che inibiscono la capacità di sparo, così come fasi di progressione sui generis tra particolari bolle a gravità zero sospese nel vuoto. Uno dei grandi pregi di RIVE è proprio quello di saper amministrare il viavai tra queste numerose dinamiche con una fluidità assoluta in tutti e tredici gli stage che lo compongono. Ne risulta un incedere action dai ritmi vivaci e serratissimi, che il software ci sprona a non spezzare nemmeno al sopraggiungere della sconfitta, privo com'è di caricamenti di alcun tipo tra una schermata e la successiva. Più facile a dirsi che a farsi, specie se si pensa che la modalità di gioco standard è settata su Difficile e ci verrà suggerito di abbassarla soltanto dopo una dose consistente di retry. Il titolo, lo ribadiamo, è di quelli veramente ruvidi, e tuttavia la frustrazione che ne deriva è spesso impalpabile. Il plauso, in questo senso, va a una reattività dei comandi senza pari, spesse volte capace di tramutare la rabbia da insuccesso in una più costruttiva presa di coscienza dei propri errori.

Una frustrazione, dicevamo, spesso inavvertibile, ma che talvolta si palesa per questioni decisamente meno imputabili alle mancanze di chi stringe il pad tra le mani. Specie da metà playthrough in poi capita d'incorrere in una manciata di prove che vanno oltre i limiti di una sana competizione per errori e tentativi, per cui studiare i pattern avversari sembra non bastare neppur lontanamente a stabilire il buon esito della nostra performance. Non ci hanno soprattutto convinto alcune scelte di level design che, sommate all'arrivo incessante di oppositori dall'alto, obbligano di fatto l'utente alla copertura immobile tra alcune rientranze dello scenario, con la sola incombenza di dover correggere la linea di tiro fino alla totale estinzione dell'orda, nella speranza di sfangarla senza subire troppi danni. Un sistema di check point generoso allevia in parte la sofferenza, benché la navetta abbia talvolta il brutto vizio di respawnare in punti dove evitare il primo attacco rivale risulta pressoché impossibile. Eventualità che può in effetti infastidire, specie perché la tarantola meccanica da noi manovrata non dispone di frame d'invulnerabilità e, anche quando pienamente potenziata, non è di sicuro l'arma da guerra più coriacea che abbiamo mai avuto modo di sperimentare.

L'altro aspetto che rende certe fasi avanzate di RIVE quantomeno problematiche è strettamente connesso al control scheme, con particolare riferimento all'input legato al salto dell'avatar. Per compiere tale operazione è infatti obbligatorio ricorrere al trigger sinistro del joypad, il che risulta molto scomodo allorché, nei momenti di gioco più concitati, il balzo necessita di essere abbinato ai comandi a doppio stick di movimento e di sparo. Sono tutte criticità, queste che vi abbiamo appena descritto, che affiorano specificatamente sul finire della campagna, e che dunque non ci sentiamo di far pesare eccessivamente sulla valutazione finale. Non possiamo comunque fare a meno di ravvisarle, così come di provare dispiacere nei confronti di un'opera che avrebbe facilmente potuto ambire a un posto di lusso tra i miti di genere, ma che, peccatrice di un pizzico di sadismo in eccesso, deve purtroppo fermarsi a pochi passi dal traguardo.

RIVE RIVE è il lascito pregiato di una software house che cala il sipario sullo sviluppo videoludico con una forza dirompente e che, azzardiamo, non avrebbe sbagliato a dedicarsi a progetti della stessa risma fin dal proprio debutto nell’industria. Lesto e fracassone, il qui presente platform-shooter sbalordisce grazie a una formula arcade vecchio stampo e irresistibilmente ignorante. Una ricetta che, nel contempo, non rinuncia a una certa ricercatezza di fondo, che viene a galla per mezzo di un mix di meccaniche coeso e trascinante e di una precisione dei controlli a dir poco invidiabile. Brutale per vocazione e ben in grado di fomentare i gamer più caparbi, la sfida di RIVE perde purtroppo un po’ di appeal al sopraggiungere delle ultime missioni, che soffrono di momenti trial & error esageratamente estenuanti anche a causa di una mappatura dei comandi quantomeno discutibile. Un maggiore equilibrio strutturale avrebbe reso l’opera un must have; nonostante ciò, parliamo di un indie con gli attributi, il cui divertimento è equiparabile a pochi altri congeneri. Fare caciara con stile è insomma ancora possibile: i Two Tribes siedono in cattedra per l’ultima volta, vi conviene approfittarne.

7.8

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