Root Letter: Recensione della versione PS4

Root Letter tiene alto il nome delle visual novel nipponiche proponendo un'avventura carica di fascino e mistero.

Versione analizzata: Playstation 4
recensione Root Letter: Recensione della versione PS4
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  • PSVita
  • PS4
Giovanni Calgaro Giovanni Calgaro è avvocato per sbaglio, ma tuttologo per passione, cresciuto a pane e videogiochi sin dalla più tenera età. Allevato da un commodore 64 non ha mai smesso di stupirsi per l'immensità della forma d'arte videoludica, tanto da sentire molto presto il bisogno di sfruttare l'amore per la scrittura per raccontare, far conoscere ai più e condividere questa meravigliosa passione. Potete sempre trovarlo su Facebook e Twitter, sempre che non sia in qualche aula di tribunale.

Il tempo scorre sempre troppo in fretta. L'adolescenza, quando ci si trova trascinati nel suo vortice di cambiamenti inaspettati, sembra interminabile: il corpo che cambia, tutte quelle scuole, i litigi con i genitori, le prime cotte giovanili vissute più nelle fantasie che nella realtà. Poi, capita di crescere. Ci si lascia dietro le spalle un periodo che sembrava orribile e che, al contrario, una volta diventati "grandi" si inizia a vedere sotto una luce diversa. La nostalgia, il rimpianto e l'illusione guidano le azioni degli adulti, tesi a ricordare il passato rimuginando su ciò che avrebbero potuto fare, se solo fosse andata diversamente. Si inizia a ragionare col senno del poi e si arriva persino a illudere sé stessi, credendo che la riesumazione di situazioni, legami e percorsi interrotti del proprio passato - improvvisamente divenuti un'ossessione - possa dare una svolta positiva alla propria vita.
Ci si interroga sulla natura della felicità, sul desiderio di tornare a un momento spensierato antecedente la stressante età adulta. Sovente non si comprende che certe cose dovrebbero solo rimanere confinate in un recondito cassetto della memoria senza essere più toccate. Una volta scoperchiato il vaso di Pandora, infatti, è difficile tornare indietro e non si può mai sapere a cosa si va incontro. In alcune circostanze basta un semplice oggetto ad attirare la nostra curiosità, scatenando una ridda di sensazioni e ricordi rimasti per lungo tempo sopiti, bisognosi d'esser portati alla luce. Kadokawa Games sceglie quest'ultimo percorso, immergendo il giocatore/lettore in un racconto avvolgente e misterioso capace di stuzzicarlo sotto ogni aspetto. Root Letter è un'opera evocativa, da leggere più che giocare, la quale non lascia nulla al caso legando ogni evoluzione narrativa in modo coerente e sensibile.

Caro amico ti scrivo...

Il viluppo narrativo messo in campo da Kadokawa, in certi frangenti, ci ha ricordato molto da vicino l'inconfondibile stile di un autore esistenzialista contemporaneo: Murakami Haruki. Il motivo, forse, deve essere ricercato nel romanzo di formazione dal titolo "L'incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio". L'autore di caratura internazionale, nonché uno tra i più importanti in madrepatria, con la storia del povero Tazaki pone il lettore proprio di fronte ai dilemmi riportati poco più sopra. Kadokawa Games, con Root Letter, fa esattamente la stessa cosa. Non vogliamo spoilerarvi né il meraviglioso libro di Murakami, né tantomeno l'oscura essenza del titolo di cui stiamo parlando. Ciò che possiamo raccontarvi, muovendoci sempre con circospezione in questo terreno minato, sono le premesse da cui parte il viaggio del nostro alter ego digitale.

Sono passati quindici anni dall'ultima lettera della nostra amica di penna Aya Fumino e noi, nel mezzo del cammin di nostra vita, ci ritroviamo in mano l'intero carteggio (una decina di lettere adolescenziali) e una fotografia che ritrae una ragazza affascinante, nella sua divisa scolastica, sorridente e dai lineamenti morbidi. Una busta, l'undicesima, attira però la nostra attenzione. Non ce la ricordavamo. Quel che è peggio, non porta il timbro postale, come se non fosse mai stata spedita. Eppure la calligrafia è proprio la sua...la ragazza dai modi gentili confessa di aver commesso qualcosa di terribile, aggiungendo di non ricontattarla mai più. Dopo questo invito, i contatti si interrompono. Costernati e preoccupati, prepariamo le valigie e partiamo in direzione Matsue, città della meravigliosa Prefettura di Shimane, ovvero l'unico luogo da cui partire per iniziare la nostra ricerca. Di Aya, come potete immaginare, conosciamo unicamente l'indirizzo da cui spediva le sue lettere. Il mistero sembra ingarbugliarsi mano a mano si procede nell'indagine.
Spulciando ogni missiva, infatti, emergono brandelli di informazioni utili e, soprattutto, spuntano descrizioni, nomignoli e caratteristiche di vecchi compagni di scuola della ragazza ancora rintracciabili, anche se l'impresa si rivelerà più ostica del previsto. Ogni personaggio ha la propria personalità ed è caratterizzato in modo preciso senza sbavature. L'intreccio narrativo si arricchisce ben presto da vicoli ciechi, informazioni distorte, menzogne e plot twist che possono condurre a finali diversi, a seconda del percorso intrapreso. La "scelta" avviene secondo un semplice schema. All'inizio di ogni capitolo il protagonista si troverà a leggere una lettera di Aya cercando, al contempo, di "ricordare" cosa egli stesso le rispose quindici anni prima; azione che noi possiamo portare a termine scegliendo tra diverse possibili risposte le quali addirittura aumenteranno se deciderete di avventurarvi in un secondo playtrough.

Where is Aya Fumino?

Dopo aver scelto la risposta che più si confà alle nostre corde, ogni capitolo segue più o meno la medesima routine. Gli indizi ci portano da un luogo all'altro, permettendoci di indagare sui luoghi con la classico cursore a lente d'ingrandimento, di parlare con le persone che incontreremo ed eventualmente mostrare loro gli oggetti nel nostro inventario. Insomma, un po' come già accade nei titoli dedicati a Phoenix Wright, avvocato Made in Capcom.
Ricordate, però, che Root Letter è una visual novel saldamente ancorata al ritmo pacato e ai canoni fondativi del genere. Come tale, dunque, deve essere fruita. I testi a schermo sono molti e, il più delle volte, utilizzerete il pad semplicemente per scorrere le stringhe di dialogo o per navigare tra i menu. L'esperienza di gioco non gode di grandi innovazioni, attestandosi sostanzialmente su livelli qualitativi visti in altri titoli del medesimo genere.
Essendo un'opera interattiva, la progressione nell'avventura avviene in modo abbastanza sequenziale, senza che il giocatore risenta di grosse penalità. Nel caso in cui si commetta un passo falso durante la fase investigativa o nel corso gli "interrogatori" (come mostrare un oggetto prima del tempo o una affermazione sbagliata) l'azione si azzera facendo semplicemente ripartire tale fase dall'inizio. Un'altra feature del gameplay, denominata MAX Mode, ci ha lasciato abbastanza perplessi a causa della sua sostanziale inutilità.

Quest'ultima, non è altro che una gauge bar circolare che si attiva durante determinate sequenze all'interno dei dialoghi e rappresenta "la cosa giusta da dire" in quel dato momento (o, almeno, la cosa che l'interlocutore si aspetta). Ci spieghiamo meglio: ogni tacca della barra rappresenta una risposta; sta al giocatore fermare il suo caricamento nel punto che ritiene più opportuno. Un'aggiunta carina sulla carta, ma in realtà del tutto inutile visto che è possibile continuare a ripetere la scelta sino a trovare l'opzione giusta.
Il titolo non prevede altre interazioni, ma il team di sviluppo è comunque riuscito a non annoiare il giocatore/lettore proponendogli un folto campionario di splendidi scenari che riproducono con una precisione impressionante Matsue e la Prefettura di Shimane (uno dei tanti esempi è lo Yaegaki Shrine, visibile in foto) grazie alla stretta collaborazione tra Kadokawa Games e l'ente del turismo della Prefettura. Tutti gli ambienti e i paesaggi che è possibile ammirare nel corso dell'avventura sono, infatti, posti realmente esistenti. Precise scelte di regia, invece, consentono un buon grado di coinvolgimento, nonostante la staticità dell'esperienza di gioco; la rapida sovrapposizione di quadri e scenari che donano dinamicità alle scene, le sensazioni interiori riportate tramite parole chiave e le iterazioni sonore e visive evidenziano e marcano concetti importanti. La stessa scelta della palette cromatica stesa sulle tavole bidimensionali denota la precisione con cui il team di sviluppo ha voluto tratteggiare le atmosfere del titolo: amore struggente, nostalgia, ricordi perduti svelati su note sinistre e cupe si amalgamano in un tutt'uno credibile. Una soundtrack sempre sul pezzo grazie a un preciso studio delle sequenze, infine, completa e avvolge l'intera storia creando un'esperienza davvero d'eccezione.

Root Letter Root Letter tiene alto il nome delle visual novel nipponiche proponendo un'avventura carica di fascino e mistero. Il titolo firmato da Kadokawa Games, nonché primo rappresentante di una strategia commerciale a lungo termine battezzata "Kadokawa Game Mystery", si attesta su livelli qualitativi superiori alla media grazie a una buona sceneggiatura e a scelte stilistiche azzeccate. La narrazione non risulta greve nel suo incedere e la scarsa interattività, in ogni caso, non mina il divertimento del giocatore il quale, come di consueto, può essere tranquillamente esser considerato più "lettore". Root Letter paga alcune sbavature e di determinate scelte relative al gameplay non propriamente azzeccate. A ogni modo, un titolo longevo (grazie ai finali multipli da scoprire) consigliato, ovviamente, agli amanti delle visual novel orientali e a tutti quei neofiti che si sono sempre lasciati spaventare dalla "bizzarria" di questo particolare genere.

8.5

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