Recensione Rune Factory: Frontier

L'Harvest Moon Ruolistico arriva anche su Nintendo Wii

Versione analizzata: Nintendo Wii
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Ed infine arrivò anche Rune Factory: Frontier. Gli appassionati della serie di Harvest Moon e, più in generale, coloro che attendono con ansia qualunque prodotto nel quale è coinvolta Marvelous Entertainment, hanno fatto della pazienza la loro virtù più forte. Perché è vero che, alla fine, i titoli più importanti arrivano sempre anche nel territorio PAL (e di questo non finiremo mai di ringraziare Rising Star Games), ma lo è altrettanto che la maggior parte delle volte i tempi di pubblicazione sono estremamente dilatati. Attese di anni anche, che di solito vengono giustificate con i tempi necessari alla localizzazione del prodotto: purtroppo in questo caso l'anno e mezzo passato dalla pubblicazione del gioco in Giappone, uscito successivamente in versione USA a marzo dell'anno scorso, è passato senza che il titolo venisse tradotto nell'italico idioma. Caso strano, visto che la maggior parte dei prodotti Marvelous viene tradotta, gli Harvest Moon in primis, ed è proprio della saga creata da Yasuhiro Wada che Rune Factory: Frontier costituisce il secondo spin-off, dopo il primo episodio per Nintendo DS.

Memorie scomparse ed isole nel cielo

Rune Factory: Frontier prende il via dopo le vicende sviluppatesi nel primo episodio. Raguna è un giovane ragazzo che, a causa di un'amnesia, ha perso la memoria; soccorso dalla bella Mist, dopo avventure passate insieme, ha finito con l'affezionarvisi, e quindi quando questa scompare dalla città lui parte alla sua ricerca.
I due non rimangono separati per molto, ed a causa di alcuni sogni particolari della ragazza finiscono per stabilirsi nel villaggio dove sono arrivati. Qui Raguna viene a sapere che un grande pericolo incombe sulla cittadina: un'enorme isola a forma di balena fluttua nel cielo al di sopra, ma i poteri magici che la tengono in aria stanno lentamente dissolvendosi...

La fattoria della fantasia

L'incipit della trama è appena più elaborato del canovaccio classico della serie Harvest Moon, anche se comprende comunque gli elementi classici del giovane che decide di prendere in mano una fattoria abbandonata e deve salvare la situazione. Questo è il primo segnale di una diversa attenzione posta nello sviluppo della trama, in maniera funzionale ad un impianto di gioco rivoluzionato rispetto a quello tradizionale della serie. Rune Factory: Frontier ha infatti una doppia natura: quella di gestionale, con tutte le componenti che hanno reso famosa la serie; ed una, altrettanto importante, di action-RPG. Sì, perché accanto ad attività tradizionali come zappare la terra, innaffiare le sementa, raccogliere i frutti del proprio duro lavoro, ci saranno combattimenti con mostri di ogni tipo e grandezza. Le caverne, che da sempre costituiscono il luogo dove andar a scavare ed a rompere pietre per trarne materiali preziosi, adesso sono invece abitate da creature ostili, scappate dalla Foresta Primordiale a causa dell'indebolimento dei poteri che tengono sospesa l'Isola Balena, pertanto nell'attività giornaliera del proprio eroe, che come al solito comunque dovrà essere pianificata nelle varie fasi, rientrerà anche lo scorrazzare per i dungeon, sconfiggendo nemici ed innalzando il proprio livello, in maniera da poter affrontare scontri mano a mano sempre più impegnativi.
La componente ruolistica non è particolarmente elaborata: il proprio personaggio potrà essere equipaggiato di armi così come di armature, in maniera estremamente tradizionale, per scendere sempre più a fondo in dungeon mai eccessivamente lunghi ma, va detto, assolutamente validi dal punto di vista del level design, e rivisitabili quante volte vorremo. Il sistema di combattimento è di stampo squisitamente action, pertanto il focus dell'azione consisterà nell'affrontare con il giusto tempismo i nemici, colpendoli magari dopo aver schivato un loro attacco; i mostri sono generati di continuo da luminose sfere d'energia, che vanno distrutte (ma riappariranno alla successiva esplorazione) per interrompere il flusso. L'esplorazione è resa meno monotona da semplici puzzle e da aree che si sbloccano tramite requisiti particolari, e non è mai fine al solo livellamento: oltre ai già citati minerali, si troveranno monili particolari (lasciati dai nemici sconfitti) o oggetti di valore, chiusi in scrigni. Non solo: anche all'interno delle caverne è possibile coltivare i prodotti della terra, in maniera indipendente dalla stagione, visto che ogni dungeon è legato ad un periodo dell'anno particolare. Alla fine dell'esplorazione ci sarà il più classico degli scontri con i boss, da affrontare muniti di numerosi oggetti per il recupero e da armi adeguate dato che, nonostante le apparenze, riescono a fornire un livello di sfida adeguato, con battaglie mai semplici, da affrontare con strategia e prudenza.
Questa grande ed importante componente della struttura di gioco rischierebbe di risultare straniante e addirittura fuori luogo qualora eccessivamente separata da quella gestionale: per fortuna ci sono dei punti di raccordo fondamentali, che rendono l'una il completamento dell'altra, in maniera del tutto naturale ed incredibilmente efficace.
Il primo è la possibilità di addomesticare i mostri delle caverne, al fine di popolare la propria stalla con creature dalle possibilità più disparate: ve ne sono alcune in grado di aiutare nei lavori nei campi, rimuovendo erbacce, tagliando legna o tirando su il raccolto; altre che offrono i propri frutti, come uova e latte, versioni meno tenere ma altrettanto produttive di galline e mucche; altre ancora possono fungere da cavalcatura, e tutte invece possono accompagnare il giocatore nell'esplorazione e nei combattimenti. L'attaccamento delle creature va migliorato tenendole ben nutrite, spazzolandole ogni giorno e portandole fuori, ma nonostante questa gamma d'azioni disponibili non si riesce ad instaurare con gli animali, tranne che con i propri mostri preferiti, il rapporto emotivo ben presente negli altri episodi della serie. Più che una stalla con animali da accudire sembra di essere di fronte ad un capannone nel quale dare ordini e prendere ciò che ci spetta, in maniera meccanica e poco sentita, ma dal punto di vista squisitamente ludico è un punto di raccordo perfetto.Continua

Il secondo aspetto assai intrigante e migliorato in maniera netta rispetto al solito è il sistema delle abilità del personaggio. Il nostro eroe infatti, al prezzo di una cifra modica con la quale comprare l’equipaggiamento adatto ed allestirlo in casa, può prodursi in svariate attività, migliorabili nel tempo: accanto alla tradizionale cucina ci sono la forgia, il calderone per le pozioni, la tavola per inventore. Per produrre un oggetto qualsiasi sarà necessario averne la ricetta, donata da un abitante particolare o comprata nella libreria apposita, ed ovviamente gli ingredienti, reperibili nei campi ma soprattutto nelle caverne, lasciati dai mostri o trovati negli scrigni. Le combinazioni possibili saranno tantissime, per ogni tipo, e partire all’esplorazione con un’arma appena forgiata ed il sacco pieno di vivande ancora calde di forno è una soddisfazione particolare. Inutile sottolineare come il progresso nelle arti coincida con oggetti migliori e quindi più efficaci man mano che ci si avventura tra i perigli, consentendo una progressione articolata, coerente e soddisfacente nelle varie fasi di gioco.
Per quanto riguarda la parte gestionale poco è cambiato ed in alcune componenti il gameplay effettivamente è stato semplificato, offrendo meno spunti rispetto agli ultimi episodi di Harvest Moon. Abbiamo già parlato della parte legata all’allevamento, ma anche nel rapporto con gli abitanti si è preferita una struttura più leggera: gli eventi necessari ad impalmare la propria prescelta sono scomparsi, pertanto basterà un assiduo corteggiamento per farla cadere ai nostri piedi. Lo stesso dicasi per gli altri abitanti del villaggio, che ripagheranno i nostri sforzi nei loro confronti non con amore eterno ovviamente ma con oggetti più o meno importanti.
Qualche gustosa novità sta nel sistema di coltivazione: il modo sarà sempre lo stesso, ma ci sono alcune variabili che rendono il tutto più divertente. Raccogliendo i Runey, simpatici spiritelli che popolano la zona attorno la cittadina di Trampoli, sarà possibile richiedere dei veri e propri miracoli, di vario tipo: si potranno avere giorni di pioggia o di sole costante, si potrà accelerare la crescita degli ortaggi ed altri effetti che influenzeranno anche altre situazioni di gioco, per esempio aumentando l’attaccamento degli animali nei propri confronti. I Runey sono posti in relazione tra loro, dato che sono di quattro tipi ed alcuni si nutrono di altri: tenere il loro numero in equilibrio, riuscendo comunque ad averne il più possibile, migliorerà la produttività del suolo e l’armonia della natura.

Tra boschi e ruscelli

L’ambientazione fantasy di Rune Factory: Frontier ne sublima l’aspetto visivo, in piena concordanza con una natura mai così bella. Graficamente il titolo Neverland si presenta benissimo, con texture ottimamente disegnate e modelli poligonali non complessissimi, ma di assoluto pregio, vista la grande cura riposta nei dettagli. Il che è un chiaro elemento distintivo di uno stile che potremmo quasi definire romantico-fantasy. La natura è rappresentata meravigliosamente, con ruscelli che scorrono allegri, alberi frondosi, sentieri che attraversano piccoli boschi e si concludono sulle rive di un lago, dopo aver attraversato uno splendido ponticello di legno. L’immaginario bucolico è perfettamente ricostruito, ulteriormente potenziato da quella visione onirica tipica del fantasy. Peccato forse per un’area di gioco a ben vedere non troppo vasta e poco sfruttata, dato che la maggior parte delle cose da fare si risolvono in pochi luoghi.
I personaggi che popolano la cittadina di Trampoli ed i suoi dintorni sono ottimamente caratterizzati dal punto di vista estetico, riportando anche qui una notevole attenzione al dettaglio, ed anche il loro comportamento è riprodotto in maniera efficace, rendendoli piacevoli macchiette, mai anonime. Anche qui è la quantità a mancare, perché è vero che con il tempo il villaggio si riempirà sempre di più, ma in giochi del genere l’abbondanza è sempre gradita.
Il comparto audio svolge ottimamente il suo ruolo, con melodie di buona fattura, rilassanti e tranquille, in pieno accordo allo spirito del gioco; sono gli effetti sonori a brillare, dai versi degli animali alle voci della natura, come il sussurro dei ruscelli ed il canto degli uccellini. Menzione va fatta del buon doppiaggio che accompagna alcune frasi dei personaggi, e che contribuisce efficacemente alla loro caratterizzazione.
Inutile ricordare ancora una volta come la tecnica sia qui, come sempre, al servizio del resto dell’impalcatura della produzione, ma muoversi in un mondo così partecipe amplifica ulteriormente le sensazioni del giocatore. L’assuefazione derivata dal gameplay viene convogliata tramite tanti piccoli elementi, che nel loro complesso costruiscono un impianto di gioco profondo e ricco di divertimento, che pone il giocatore al suo preciso centro e non lo lascia mai mero spettatore. Ed una volta di più l’indifferenza di chi potrebbe guardarlo con sufficienza è una colpa non perdonabile.

Rune Factory Frontier Così come nei migliori episodi della serie maggiore, in Rune Factory: Frontier il tutto è sempre maggiore della somma delle parti, perché aggiunge alla struttura di gioco la partecipazione di un giocatore che non può sfuggire alla magia dei suoi ritmi ed al fascino del suo aspetto. L’introduzione della componente ruolistica è un valore aggiunto della produzione, che rompe un po’ la monotonia della vita di campagna, e supporta con una trama finalmente abbastanza articolata un gameplay che, nella sua semplicità, riesce ad essere fresco ed accessibile. L’eccessiva complessità in tal ambito è inutile, tediosa, pertanto il titolo Neverland punta forte su altre caratteristiche, ma ciò non vuol dire che risulti poco profondo, e la tonnellata di possibilità riservate al giocatore sono lì a testimoniarlo. Rune Factory: Frontier potrebbe essere l’occasione buona per chi non è mai riuscito a conciliarsi con le peculiarità della serie di Harvest Moon: un’occasione davvero da non sprecare.

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