Rusty Lake: Roots Recensione

Year Walk incontra Spoon River nel nuovo capitolo horror della serie Rusty Lake, ora disponibile per il download su PC.

Versione analizzata: PC
recensione Rusty Lake: Roots
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L'Antologia di Spoon River è una raccolta di poesie che racconta, attraverso una serie di epitaffi, la vita degli abitanti sepolti in un cimitero di un piccolo paese americano. I suoi versi crudi, più vicini alla prosa che alla poesia, mi sono venuti in mente quasi subito giocando Roots, l'episodio più recente della serie Rusty Lake, così come mi è venuto in mente il dipinto "American Gothic", copertina iconica dell'edizione italiana dell'Antologia. L'orrore si nasconde dietro alle assi di legno delle case verniciate di bianco, dietro le porte chiuse, dietro i volti severi nelle foto di famiglia e nei ritratti appesi alle pareti. In Rusty Lake: Roots non sono gli elementi più convenzionalmente horror che spaventano ma, piuttosto, la loro coesistenza senza soluzione di continuità con il grigiore spento della quotidianità di un'America tardo ottocentesca. È la primavera del 1860. James Vanderboom arriva a Rusty Lake, valigia in mano e cane al seguito: ha appena ereditato dallo zio una proprietà in campagna insieme a uno strano seme e a una lettera di raccomandazione che dice: "piantalo e fatti una famiglia".

Potrebbe essere benissimo l'inizio di un gioco della serie Harvest Moon se non fosse per il fatto che quel seme fa spuntare un albero maledetto che cresce insieme alla discendenza di James e getta su di essa la propria ombra oscura. Inizia così questo romanzo punta e clicca, in cui ciascuno dei 33 capitoli è come un breve racconto. I personaggi si posizionano sopra ad un fondale bidimensionale, quasi una scenografia: in scena, con un linguaggio a volte simbolico a volte crudele, l'epopea familiare dei Vanderboom. Ciascun capitolo racconta un episodio della storia della famiglia, della quale seguiremo le vicende fino alla terza generazione.
L'albero da cui origina la maledizione si trasforma in un albero genealogico: ciascuno dei tre figli di James Vanderboom ha un ramo tutto per sè, nel quale la storia viene raccontata dal punto di vista suo e dei suoi discendenti. Più volte il gioco ci presenta gli stessi episodi visti da prospettive diverse, come in un esercizio di empatia in cui non si può fare a meno di provare compassione anche per chi ha compiuto le azioni più efferate. La narrazione surreale, che procede per analogie e eventi magici e imprevedibili, riesce ad essere unitaria e credibile nonostante il finale sia un po' troppo sbrigativo. La facciata vittoriana e piccolo borghese della famiglia Vanderboom cela presenze soprannaturali, sanguinosi drammi familiari, mostri con fattezze di animali che ricordano molto da vicino l'immaginario terrificante dello splendido Year Walk.
Lo stile visivo, nella sua semplicità, ha un grande potere evocativo. I disegni - bidimensionali, stilizzati, a tinte piatte e con contorni evidenti - sono accostati a fondali decorativi che uniscono elementi pittorici e fotografici. L'effetto risultante è un connubio suggestivo e ben riuscito nonostante la povertà del mezzo tecnico. I volti dei personaggi sono segnati da un tratto forte, quasi espressionista, in contrasto con la delicatezza pittorica degli sfondi. La gamma cromatica degli ambienti è spenta, ingrigita, desaturata, macchiata del rosso del sangue.
I personaggi non sembrano vivi: sembrano piuttosto illustrazioni intrappolate nelle pagine di un vecchio libro polveroso. Mentre gli oggetti e gli arredi sono disegnati in modo generico, gli abiti sono invece accuratamente studiati e riescono a restituire le atmosfere delle epoche storiche in cui si svolgono gli eventi. La colonna sonora è minimale e d'effetto, non risulta mai fastidiosa né eccessivamente ripetitiva e contribuisce, con la sua rarefazione, a creare un'atmosfera sospesa e misteriosa.

Dal punto di vista del gameplay i capitoli sono indipendenti l'uno dall'altro: sono brevi esperienze punta e clicca in cui bisogna risolvere semplici rompicapo ma anche far compiere ai personaggi le azioni necessarie per far avanzare una narrazione quasi completamente non verbale: succede ad esempio di trovarsi a dipingere un quadro, riparare una motocicletta, tagliare un cordone ombelicale o medicare un ferito di guerra.
La struttura e il tipo di enigmi sono quelli tipici del genere "room escape" - puzzle logico matematici, ricerca di chiavi e indizi nascosti - ma presentano una certa originalità e aderenza alla trama. Il gioco scorre piacevolmente senza mai annoiare grazie a rompicapo sensati e non macchinosi, alla varietà delle ambientazioni, alla trama ben costruita e, soprattutto, grazie all'autonomia dei vari livelli. Il giocatore non è costretto, come spesso accade nelle avventure punta e clicca, a esplorare un grande numero di ambienti alla ricerca dell'oggetto giusto: tutto ciò di cui ha bisogno è a portata di mano.

Rusty Lake: Roots Rusty Lake: Roots riesce a creare una narrazione originale e credibile senza tradire la sua natura di “room escape”. Rispetto ai titoli precedenti della saga si tratta di un gioco più maturo e che riesce a non annoiare nonostante la lunghezza maggiore. La brevità dei capitoli lo rende perfetto per veloci sessioni di gioco su mobile. Il connubio tra la cupezza del gotico americano e la magia degli elementi soprannaturali lo differenzia dalla produzione horror più convenzionale.

7

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