Recensione Ryse: Son of Rome

Torna l'action game di Crytek, in una scintillante versione PC

Versione analizzata: PC
recensione Ryse: Son of Rome
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • Xbox One
Carlo Cicalese Carlo Cicalese respira, mangia e sogna mondi videoludici dal 1995, aspira a diventare uno dei migliori comunicatori italiani del settore e migliorare la percezione del medium videoludico nel grande pubblico. É un fanboy di Warhammer 40.000, quindi lanciategli un "For the Emperor!" su Facebook e Twitter per farvelo amico.

Quando, nei giorni scorsi, abbiamo avuto la possibilità di provare in anteprima Ryse: Son of Rome, dobbiamo confessare di non aver maturato un’opinione troppo positiva sul primo titolo next-gen sviluppato da Crytek che, a parte lo splendore grafico garantito dal CryEngine 4, non ci ha dato l’idea di avere un gameplay soddisfacente. Avendo a disposizione il codice finale e, di conseguenza, accesso all’esperienza completa, il nostro giudizio è sensibilmente cambiato, grazie soprattutto alla scoperta della profondità del sistema di combo finisher precedentemente sconosciuta. La timeline completa, inoltre, ci ha dato occasione di approfondire la nostra valutazione sulle vicende del protagonista che, nonostante i riferimenti anacronistici, riesce a salvarsi in extremis grazie a una narrazione trottante, che con successo richiama i temi dell’epica antica.

EPICA ROMANA

Come già accennato nella scorsa anteprima, Ryse: Son of Rome è un action/adventure ambientato nella Roma Imperiale, precisamente durante il regno di Nerone e la rivolta dei barbari Bretoni, guidata da Boadicea, regina degli Iceni. Gli eventi del gioco, che deviano notevolmente rispetto ai racconti storici (in cui la rivolta barbara viene sedata, sanguinosamente, nella stessa Britannia), vedono il protagonista Marius Titus, legionario fresco di arruolamento, perdere il padre Leontius, veterano dell’esercito e senatore amico del popolo, durante un raid dei barbari che, misteriosamente, sono riusciti a penetrare nell’Urbe senza provocare allarmi (il secondo Sacco di Roma si verificò tre secoli più tardi, quando Alarico, Re dei Visigoti, approfittò di un momento di incertezza nella struttura di comando imperiale per assaltare la città). Accecato dall’odio e dalla sete di vendetta, Marius salpa verso la Britannia su ordine di Vitallion, Comandante della XIV Legione e vecchio commilitone del compianto padre; durante il viaggio il nostro protagonista dimostra il proprio valore in più occasioni, guadagnandosi di diritto l’elmo da Centurione. Nelle terre d’Albione, oltre a soddisfare abbondantemente la propria sete di sangue, il nostro protagonista scopre a caro prezzo la causa del primo attacco barbaro, realizzazione che lo porterà a tornare furente verso Roma, deciso a vendicarsi di tutte le sue vicissitudini su nientemeno che l’Imperatore Nerone e i suoi figli (in realtà Nerone non ebbe eredi e, con il suo suicidio, si estinse la Dinastia Giulio - Claudia). Il tutto si compie sullo sfondo di un classico conflitto fra divinità opposte.

Come intuibile, l’ambientazione nell’Antica Roma è servita agli artisti di Crytek principalmente per mostrare le capacità della quarta incarnazione del CryEngine, in grado di proporre su schermo una visione realistica e palpabile dell’architettura classica, che alterna gli edifici patrizi della Capitale, ricoperti di stucchi decorati e marmi colorati, alle più modeste strutture in mattoni e legno delle insule plebee delle colonie britanniche. Il colpo d’occhio, insomma, è eccezionale, ma non ci aspettavamo comunque qualcosa di diverso da Crytek, studio nato sviluppare giochi PC e successivamente “prestato” alle console. Unico appunto che possiamo muovere all’aspetto grafico di Ryse: Son of Rome riguarda l’aspetto di alcuni personaggi, in particolare il protagonista Marius: mentre l’aspetto generale di personaggi secondari come legionari e barbari rispecchia una certa ricercatezza storica, l’abbigliamento del Centurione sembra essere volutamente fuori contesto, con una lorica segmentata caratterizzata da colori, intarsi e forme che non trovano riscontro nei ritrovamenti risalenti a quell’epoca e schinieri dalla forma anacronistica. L’elmetto, infine, nelle numerose variazioni indossate nel corso della storia, ricorda solo vagamente l’antica galea, di cui non vengono rispettate neanche le convenzioni legate all’orientamento della cresta, che invece sono mantenute dagli NPC ricoprenti lo stesso ruolo del protagonista.
Per quanto riguarda il comparto audio, infine, Ryse si distingue per le sue luci e ombre: affiancato a una colonna sonora che alterna, egregiamente, i pochi momenti tranquilli, accompagnati dal suono leggero dell’arpa, alle epiche sequenze orchestrali dei combattimenti, infatti, troviamo un doppiaggio italiano al più mediocre, che non solo taglia le battute più “crude”, ma non rispecchia affatto la caratterizzazione dei personaggi data dai doppiatori originali.

UN ARTISTA DELL’UCCISIONE

Tornando al lato ludico dell’esperienza creata, faticosamente, da Crytek, Ryse: Son of Rome presenta un sistema di controllo che, alla luce delle nostre prove, va visto sotto un’ottica diversa da quella di altri esponenti eccellenti del genere Action - Adventure come God of War. A differenza di quest’ultima serie, che pone l’enfasi sulla varietà di attacchi e combinazioni a disposizione del personaggio, Ryse si concentra sulla fase finale dello scontro, ovvero quella in cui il protagonista termina l’esistenza del nemico. Le mosse d’attacco a disposizione sono due, una per il gladio e una per lo scudo, cui si aggiungono la parata e la schivata: per ragioni di design, non se ne possono concatenare più di due dello stesso tipo in una sequenza, pena il fallimento automatico dell’attacco e l’interruzione della combo in corso. Questa limitazione riduce notevolmente la varietà di concatenazioni possibili ma, paradossalmente, il tutto continua ad avere senso, se considerato nell’ottica di una costruzione ritmata dell’azione, atta a raggiungere l’esecuzione finale.

Oltre alle classiche opzioni di upgrade del personaggio, riguardanti parametri come Salute, Focus (fondamentale per l’esecuzione, durante la campagna, di una sorta di bullet time, durante il quale è possibile colpire ripetutamente i nemici senza remora di risposta) e accumulo di asperienza, Ryse presenta infatti un esteso sistema di potenziamenti legato alle Finisher, che contempla più combinazioni a seconda delle posizioni di Marius e del nemico, o dei nemici coinvolti. Divise in sette categorie, queste combinazioni QTE possono arrivare a contemplare fino a sei attacchi consecutivi, evidenziati su schermo sia da un alone colorato che per alcune frazioni di secondo circonda il nemico, sia dalle animazioni di Marius che, alle difficoltà superiori, in cui il suddetto alone viene visualizzato per meno tempo, possono essere “lette” per intuire il pulsante d’attacco da premere successivamente.
Di queste categorie, quattro sono dedicate ai modificatori delle ricompense post - uccisione, ovvero dei bonus alla Salute (l’unico modo per recuperare vitalità nel gioco), al Focus, all’Esperienza e ai danni inferti ottenibili dopo aver giustiziato i nemici. Durante la partita che abbiamo disputato in sede di recensione, alla difficoltà massima disponibile inizialmente, ovvero Centurione, siamo riusciti a terminare l'avventura in poco più di otto ore, ma non sono mancati momenti di tensione quando, durante le partite più concitate, ci siamo trovati assediati da più nemici contemporaneamente, quasi tutti intenti ad attaccarci. Il livello di sfida, in ogni caso, subisce una decisa impennata al secondo “giro”, quando -con lo sblocco della difficoltà Leggendaria- ci si trova subito di fronte ai nemici più resistenti e “furbi” della campagna, in grado di interrompere le nostre combo e di esibirsi in colpi potenti che, per l’occasione, non vengono neanche evidenziati con l’adeguato alone rosso. In questa modalità, in cui i bonus delle ricompense vengono azzerati dopo tot secondi dalla prima esecuzione, diventa ancora più importante la “microgestione” dei nemici, che vanno indeboliti con metodo, in modo da poter concatenare più finisher e, così, godere degli agognati bonus. A parer nostro, quella a difficoltà Leggendaria è l’esperienza più soddisfacente di Ryse: Son of Rome, quella che mette a dura prova sia la mente che i riflessi del giocatore, in un contesto ludico altrimenti piuttosto banale.
Non doveste essere disposti a lanciarvi sin da subito in una mischia così violenta, infatti, sappiate che Ryse vi apparirà limitatissimo, scivolando via quasi senza lasciare traccia. Sarebbe un peccato guardarlo solo in quest'ottica: ferma restando una ripetitività evidentissima che purtroppo non è smussata neppure dalla presenza di Boss Fight convincenti o dalle brevi fasi tattiche di gestione della “Testuggine”, il titolo Crytek ha una sua ragion d'essere, anche per via delle ottime qualità tecniche.

Il porting di Ryse: Son of Rome, del resto, può essere considerato un successo. Il gioco riesce in questa incarnazione per personal computer a sfruttare egregiamente le potenzialità dell’hardware su cui viene installato, grazie a una buona selezione di effetti grafici che include regolazioni per il Supersampling e il Temporal Anti-Aliasing, cui vengono affiancate opzioni più comuni come il Motion Blur, la qualità della animazioni, delle particelle e delle ombre e degli shader in generale. Anche con le impostazioni al minimo, la resa grafica di Ryse è di tutto rispetto, complice lo sblocco del frame rate che, su Xbox One, era invece inchiodato a 30fps. Sul sistema utilizzato per la nostra prova - un PC di fascia medio-alta- siamo riusciti a ottenere risultati soddisfacenti, e più di 30 frame al secondo, con qualsiasi combinazione di impostazioni plausibile.
Insomma, Ryse ha superato indenne il passaggio da Xbox One a PC, in buona parte grazie alla versatilità e alla scalabilità del CryEngine che, ancora una volta, non delude quando utilizzato dagli studi proprietari.

Ryse: Son of Rome Ryse: Son of Rome è stato, a buona ragione, un titolo divisivo nella sua incarnazione Xbox One, che ha polarizzato la critica in chi ne ha esaltato lo splendore grafico e chi ha stroncato le percepite lacune nel gameplay. La versione PC, oltre a offrire opzioni grafiche aggiuntive, ovvie per un titolo sviluppato come vetrina di presentazione del CryEngine 4 sulla piattaforma tecnologicamente più evoluta dell’universo videoludico, ci ha permesso di rivalutare, a mente fredda, questo sistema di controllo “lacunoso”, scoprendone così il vero focus. A differenza di un Kratos o Dante a caso, che deliziano il giocatore con la violenza e varietà delle loro combo d’attacco, Marius, e Ryse, hanno come punto di forza la parte finale del conflitto, ovvero quella che precede la morte dell’avversario. Privo di poteri magici o abilità sovrannaturali e armato dei simbolici gladio e scudo a torre, Marius riesce comunque ad esibirsi in attacchi brutali e altamente cinematografici, che non sfigurano rispetto alla violenza gratuita e stilosa dei congeneri.

7.5

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