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Recensione Saints Row: The Third

Il terzo episodio del Free Roaming più esagerato di sempre

Saints Row: The Third

Videorecensione
Saints Row: The Third
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

E' stata proprio la regina del Free Roaming, quella Rockstar che sulle evoluzioni della filosofia Sandbox ha costruito gran parte del suo successo, che per prima ha mandato un messaggio chiaro e conciso: il genere ha bisogno di una svecchiata. Red Dead Redemption, capolavoro immortale di questa generazione, ha sì declinato le dinamiche di gioco proprie di GTA e soci in salsa Western, ma si è anche fatto vettore di un rinnovamento concettuale ben solido. Puntando su una nuova interazione con l'ambiente di gioco (che prima dispensava solamente collectibles), e soprattutto su una narrazione preponderante e sempre prioritaria, ha dimostrato che anche le disimpegnate scorribande nei vasti territori di gioco devono essere in qualche modo valorizzate da un taglio cinematografico e da un plot interessante. Altrimenti, il rischio è quello di presentarsi sul mercato con un prodotto vuoto, retorico, pomposo ma poco appetibile sulla lunga distanza. Divertente, certo, ma adatto più al gozzoviglio pomeridiano che agli annali del videogioco.
Non sembra averlo capito Volition, che sviluppa per conto di THQ il terzo capitolo della saga Saint's Row, nata proprio come un clone di Grand Theft Auto e alla disperata ricerca di una propria identità, che non ha saputo trovare nei due capitoli rilasciati rispettivamente nel 2006 e nel 2008. Th Third, questo il sottotitolo dell'ultima incarnazione, ancora procede a tentoni, nella speranza di conquistare una fetta di mercato facendo leva su una comicità di bassa lega e sullo smodato senso dell'esagerazione. Il risultato, triviale quanto basta per saturare anche il più sarcastico dei giocatori, si accompagna però con una sostanza ludica appena avvertibile, a tratti insipida e scarsamente coinvolgente.

Pantagruelico

La trama che fa da sfondo alle vicende è un concentrato di esplosioni e proiettili, di papponi e donne di malaffare, di sconcerie e bassezze da far impallidire ogni comitato genitoriale che si rispetti. La gang criminale più famosa al mondo, i Saints, hanno ormai conquistato, oltre che Stillwater, il favore del marketing. Vendendo i diritti per lo sfruttamento del loro “brand”, hanno accumulato fortuna e fama, diventando vere e proprie celebrità. Tanto che pure una rapina in banca si svolge seguendo una routine non scritta, in cui persino gli ostaggi sono felici di essere tenuti sotto tiro. Caso vuole però che i Saint rompano le uova nel paniere al “Sindacato”, un'organizzazione criminale internazionale controllata da un belga senza scrupoli. Ne seguirà una spietata lotta per il controllo del territorio, che costringerà i Saint, rammolliti dai mesi di inattività, a ripartire da zero. Da qui in avanti le missioni della trama principale risulteranno un guazzabuglio disordinato di sabotaggi e sparatorie, mentre alla gang del giglio viola si opporranno i più bizzarri antagonisti: provocanti truffatrici gemelle, poderosi lottatori di Wrestling, giovinetti efebici dal look “elettro-emo”. E' evidente fin dai primi momenti che Saint's Row The Third faccia di tutto per non prendersi sul serio, proponendosi come una parodia goliardica dei tanti congeneri “criminosi”.
Ma giustificare il continuo ricorso al più spietato non-sense, ed alla spicciola comicità del basso corporeo, diventa veramente difficile, nella misura in cui Saint's Row continua a superare impunemente i limiti del buon gusto. Procedendo di missione in missione si scoprono incarichi di una pochezza imbarazzante: sequenze in cui si devono fucilare “zoccole” (testualmente) in un Night Club, sessioni in cui siamo accompagnati da un gigante completamente nudo, tratti in cui corriamo su un risciò trainato da un fine estimatore del sadomaso, con tanto di “gag” saldata in bocca e cinghie per il bondage. Sarebbe davvero inutile sostenere che Saint's Row The Third non strappa, di tanto in tanto, un sorriso. Ma è altrettanto improbabile reggere per tutta la durata della campagna, anche se accompagnati da una buona dose di alcool. La comicità di bassa lega, i continui e ostentati riferimenti sessuali, l'ossessione per la crapula, diventano dopo un po' pesanti e imperdonabili. E' strano vedere giocatori pronti ad applaudire il titolo THQ, e magari altrettanto lesti a condannare l'ultimo vizioso cinepanettone natalizio, altrettanto infarcito di facili sconcerie. Fatto sta che con una caratterizzazione dei personaggi caricaturale e stereotipata, e saltando da un evento all'altro senza seguire un preciso filo logico, il plot di Saint's Row appare del tutto accessorio e secondario, buono proprio per le rumorose risate del popolo degli eccessi (da qui, forse, il successo in terra d'America). Essendo però un Free Roaming vecchio stile, il titolo punta soprattutto su altri aspetti: la quantità di Side quest e la possibilità di divertirsi in incarichi principale e secondari, anche in cooperativa.

Liberi di...

Saint's Row The Third recupera la filosofia di base del Sandbox. L'enorme città a disposizione, pur essendo abbastanza anonima e mal caratterizzata, è ricolma di spunti, incarichi, missioni secondarie. C'è da dire purtroppo che il titolo non brilla per varietà e originalità degli incarichi. Molto spesso quello che si deve fare è semplicemente recarsi al luogo designato e sparare all'impazzata a tutti i nemici, scoprendo dunque un'anima da sparatutto in terza persona diretto e sintetico. Niente coperture, sistema di mira basilare, set di armi molto classico. Fra pistole, mitragliette e fucili a pompa, insomma, quello a cui si prende parte è un massacro indistinto, in cui veniamo avvantaggiati da un tasso di difficoltà abbastanza basso, che ci perdona l'esposizione ripetuta ai proiettili avversari. Il tutto, ovviamente, in nome del piacere atavico dell'opera blastatoria, che di tanto in tanto torna a farsi sentire, mentre si falciano con raffiche precise tonnellate di avversari. A volte, il fuoco si concentra invece sui bruti, enormi omaccioni armati spesso di minigun o lanciafiamme, a cui si devono dedicare attenzioni particolari. In generale, prendendo qualche nemico come scudo umano, devastandogli i lombi con un calcio ben assestato, esibendosi in brevi Quick Time Event quando si esegue un'uccisione corpo a corpo, si scopre comunque una scena abbastanza movimentata. Perfetta per qualche mezz'ora di disimpegnate e chiassose sparatorie.
The Third declina in ogni salsa questa sua verve da Third Person Shooter, eccedendo anche in fatto di struttura delle missioni i limiti della continenza. Troviamo ad esempio un discreto numero di missioni “Devastazione”, in cui il compito è semplicemente quello di fare più danni possibile, spesse volte a bordo (chissà perchè) di un carro armato dalla potenza devastante. Le missioni “Angelo Custode”, invece, ci chiedono di proteggere un membro della gang, sparando dalla distanza con fucili da cecchino o facendo saltare gli inseguitori a suon di RPG.
Continuando a scorrazzare per la città si trovano incarichi di altro tipo: missioni di spaccio, in cui dobbiamo scortare il venditore fino al luogo del suo prossimo affare, o semplicemente rapide sparatorie con i membri delle gang rivali. In nome della varietà, Sain'ts Row aggiunge alla formula omicidi su commissione e furti di veicoli specifici.
Il tutto, condito da un sistema macroeconomico che permette di acquistare proprietà per ricevere una rendita fissa.
Insomma, dal punto di vista della quantità il titolo Volition compie ottimamente il suo dovere. C'è da dire, però, che tutti gli incarichi tendono ben presto ad assomigliarsi, svincolati da qualsiasi esigenza narrativa e pensati per il puro “cazzeggio videoludico”. L'obiettivo principale sarebbe quello di accumulate fama e denaro: grazie alla prima potremo sbloccare vari potenziamenti per il personaggio (resistenza extra, caricatori più capienti, riduzione più rapida dell'indicatore notorietà), mentre la moneta sonante permetterà di acquistare tutti questi “Perks” e di potenziare le armi aggiungendo effetti e danni extra.
L'idea, insomma, è semplicemente quella di gettarsi per le strade di Stillwater e far man bassa, e se non vi spaventa un profilo videoludico sommario e ripetitivo, Saint's Row potrebbe decisamente fare per voi. Oggettivamente, tuttavia, il prodotto rappresenta in fondo il “lato oscuro” del Free Roaming, votato al disimpegno e ad una generale “medietà”. Anche girovagare per la città, piuttosto che uno stimolante viaggio turistico, diventa soltanto il modo per raggiungere il prossimo Hot Spot, mettendo sotto qualche pedone per un gusto sadico era già svalutato ai tempi di Carmageddon.
L'intento evidente di The Third è quello di prendere le sequenze più esagerate di San Andreas, farle “rimbombare”, ed in generale fare casino. Il titolo riesce nell'intento di trovare un collante all'agglomerato informe di subquest: l'idea del rispetto, una sorta di livello del personaggio, che aumenta derapando, guidando in contromano, e a ogni uccisione efferata, funziona e intriga. Ma davvero siamo sicuri che sia questa la strada da seguire per i game designer di questa generazione?
A salvare in extremis il titolo ci pensa la modalità cooperativa, che ovviamente moltiplica il divertimento, ma non muta l'ottica di fondo.
Imperdonabile, invece, la Modalità “Lorda” (Whored in inglese). Assieme ad un amico si devono affrontare ondate di avversari, sopportando le bizzarrie dei game designer. Ad ogni turno, infatti, cambierà arma e tipologia di nemici, e non sarà raro trovarsi a combattere contro angeli nudi in miniatura, armati di un effervescente Dildo gigante. Se non riuscite a trattenere un sorriso, l'arma fallica potrebbe essere un serio incentivo all'acquisto.

Rap & Circense

Dal punto di vista tecnico Sain'ts Row The Third si mantiene nella mediocrità. Buona è soltanto la modellazione poligonale dei personaggi principali, molto dettagliata e sostenuta da animazioni tutto sommato decenti. Già passando alle comparse ed ai personaggi secondari si nota però un drastico calo della qualità, che riecheggia anche nelle ambientazioni, modellate in maniera funzionale ma non certo entusiasmanti per caratterizzazione artistica e numero di poligoni. Sia gli interni in cui si svolgono le missioni che gli esterni appaiono “spigolosi”, poco rifiniti, e lo stesso vale per i modelli delle molte vetture con cui sfrecceremo per le strade della città. C'è da dire che il titolo propone un ambiente di gioco molto vasto, mantenendo salda la fluidità e riducendo al minimo il pop up. Ma ci sarebbe davvero da meravigliarsi del contrario, vista la pochezza di effetti speciali o la scarsa qualità di molte delle texture ambientali. Ci sono prodotti, anche non recentissimi, che propongono un field of view ugualmente ampio ma senza sacrificare la bellezza dei dettagli, riuscendo a creare panorami evocativi e affascinanti. Saint's Row, di contro, svolge in maniera canonica il suo compitino.
A livello sonoro il titolo recupera l'approccio “GTA Style”, garantendo la presenza di diverse stazioni radio tematiche. La selezione di brani è molto interessante, e pur non raggiungendo la varietà di San Andreas, riesce a cavarsela coinvolgendo alcune leggende dell'hip hop contemporaneo e pezzi classici notevoli. La stazione “anni '80” o quella dedicata alla musica classica, nonché la frequenza per i malati di Rap, sono davvero eccezionali. Tuttavia i ritmi di Saint's Row sono così veloci che si passerà più tempo a sparare che in auto. In questi casi il lavoro dell'accompagnamento sonoro funziona solo a metà: in alcune missioni il sottofondo musicale è indovinato, mentre ad esempio si diffondono le note di un pezzo di Kayne West (ospite d'onore), in altri casi invece il commento sonoro resta marginalissimo e scontato.
Buono il doppiaggio, ma esclusivamente in inglese. Di certo non il massimo per chi non ha molta confidenza con la lingua: fra assurdi personaggi che parlano esclusivamente con il Vocoder e inflessioni particolari, ci sarà da ricorrere spesso ai sottotitoli italiani, comunque ben scritti ma difficili da seguire nel corso dell'azione.

Saints Row: The Third Saint's Row è un titolo grezzo e volgare. Esibizionista ed esagerato dall'inizio alla fine. Non è facile considerare questi aspetti come un valore aggiunto, soprattutto quando i limiti del buon gusto vengono travalicati troppo spesso. Nelle fondamenta, The Third è pure un titolo divertente, ottimo per qualche pomeriggio di distruzione spensierata, da assaporare senza vincoli narrativi e senza preoccupazioni. Da questo punto di vista il prodotto Volition può dirsi un moderato successo: soprattutto in cooperativa, quest'ultimo capitolo della saga funziona: ricolmo di spunti, permette di organizzare furiose scorribande, distruggendo tutto e tutti nel modo più travolgente possibile. C'è però da mettere in conto una certa “vacuità” del pacchetto, che si limita a riproporre i clichè della filosofia Sandbox senza variazioni degne di nota. Si corre per le strade della città, cercando di immischiarsi in risse, scazzottate e sparatorie. Meccanico e iterativo, Saint's Row The Third consuma presto tutta la sua verve, anche per i demeriti di un ambiente di gioco che non sa coinvolgere dal punto di vista coreografico. Insomma, adeguato solo ai passionisti della filosofia del disimpegno, a patto che abbiamo lo stomaco per reggere le triviali volgarità che costellano la progressione.

7.5

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