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Recensione Samurai Warriors 4

Il Musou di Tecmo-Koei arriva anche su PsVita

Samurai Warriors 4

Videorecensione
Samurai Warriors 4
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Ps3
  • PSVita
  • Pc
  • PS4
Marcello Marcello "Pavo" Paolillo è videogiocatore da sempre, e da anni critico del settore; ha scritto e scrive attualmente su diverse testate online dedicate ai videogames e al cinema, passando anche per i fumetti. Pavo non è il suo nome anagrafico; ma è sicuramente il suo nome vero. Lo trovate su Facebook e Twitter.

Il decimo anniversario di Sengoku Musou, serie conosciuta in occidente con il nome di Samurai Warriors, è un’occasione troppo ghiotta per il team di sviluppo Omega Force, che sin dal lontanissimo 2004, sulla mai troppo compianta PlayStation 2, davano il via ad una serie ambientata nel medioevo giapponese, più precisamente nel periodo che va dal 1467 al 1573, anni in cui condottieri leggendari come Hattori Hanzo, Keiji Maeda, Miyamoto Musashi e Oda Nobunaga se le davano di santa ragione. Con Samurai Warriors 4, disponibile da pochi giorni su PlayStation 3 e nella versione qui testata per console portatile PlayStation Vita, promette di rimettere la saga sui giusti binari, dopo il mediocre e a tratti imbarazzante Warriors Orochi 3 Ultimate, uscito appena un mese e mezzo fa. Saranno quindi riusciti i ragazzi di Omega Force, al soldo della sempreverde Koei Tecmo, a portare ai fasti di un tempo la sfida tra i mitici guerrieri giapponesi armati di katana?

IL RITORNO DEI GUERRIERI DAGLI OCCHI A MANDORLA

Per quei pochi (se ve ne sono, a dire il vero) che non hanno mai sentito parlare della serie di Sengoku Musou, facciamo un piccolo riassunto della situazione: a differenza della serie gemella di Dynasty Warriors, la serie Samurai Warriors si è sempre concentrata sul Giappone feudale piuttosto che sul medioevo, con una modalità Storia che ci metterà alla guida di numerose dinastie di combattenti, per un totale di 55 diversi personaggi selezionabili. Ogni character avrà ad esso legata una singola storia della casata che saremo chiamati a seguire; nulla di particolarmente intenso o brillante, bensì un semplice intrallazzo narrativo per evitare che la noia prenda il sopravvento di livello in livello. Ma non è tutto: spesso e volentieri, nel corso delle cut scene, un certo humour nipponico smorzerà l’epicità dei dialoghi, rendendo spesso e volentieri le sequenze di contorno tutt’altro che indimenticabili.
Quindi, a fronte di quanto appena detto, il comparto narrativo del titolo Koei non pare aver compiuto alcun passo in avanti rispetto ai precedenti episodi della serie. Ma è così anche relativamente al gameplay? Fortunatamente, il team di sviluppo sembra aver appreso cosa non andava nelle precedenti iterazioni della saga, specie nell’inaccettabile Warriors Orochi 3 Ultimate: la profondità del sistema di gioco. Alcune piccole ma decisive modifiche al gameplay rendono infatti questo quarto capitolo ufficiale della serie decisamente meno ridondante dei precedenti, anche e soprattutto su una “piccola” console portatile come Sony PlayStation Vita. Prima caratteristica da sottolineare, la possibilità di passare da un generale all'altro con la semplice pressione di un tasto: la possibilità di impartire ordini al personaggio che non controlliamo direttamente ci darà quindi modo di gestirne il posizionamento in men che non si dica, senza dover obbligatoriamente fare avanti e indietro da un estremo all'altro della mappa di gioco.

Inoltre, una combinazione adeguata di due eroi dalle caratteristiche opposte (ad esempio un condottiero veloce andrà affiancato ad uno potente nel corpo a corpo) includerà un pizzico di strategia nell’economia generale del gioco. Seconda, ma non meno importante caratteristica inedita, il maggior peso dato dagli sviluppatori alla parata: in numerosi (se non tutti) gli altri titoli di Koei Tecmo la possibilità di pararsi dai colpi avversari si rivelava utile solamente ai livelli di difficoltà più elevata, oppure solo ed esclusivamente in occasione dei combattimenti di fine livello con il generale di turno. Ora, però, la musica è cambiata e parare con il giusto tempismo minimizza i danni subiti e offre a sua volta la possibilità di effettuare un attacco speciale o un attacco forte, dando il via anche ad una combo di colpi (altro dettaglio da sempre assente nella serie Musou). Intendiamoci, il gameplay di Samurai Warriors 4 è e rimane sempre quello del “martella il tasto finché non ti viene il callo”, ma l’inclusione delle due feature sopra descritte, unite alla presenza degli Hyper Attack attivabili con il tasto triangolo, mettono questo quarto capitolo della saga un gradino sopra gli illustri predecessori.

METTI UN GIORNO NEL GIAPPONE FEUDALE

Oltre alla succitata campagna principale, nel gioco è anche presente il Chronicle Mode, il quale consente al giocatore di tuffarsi nell'atmosfera del Giappone medievale, scegliendo a piacimento quali missioni portare a termine e come attrezzare il proprio condottiero preferito a livello di equipaggiamento. Questa modalità, soprattutto se giocata ai livelli di difficoltà più elevati, saprà appagare il giocatore, specie quello cresciuto a pane e Musou. A ciò va ovviamente aggiunta la componente cooperativa, disponibile sia in locale che online per un massimo di due giocatori, capace di attenuare la tradizionale ripetitività di fondo della serie attraverso la condivisione delle varie battaglie messe a disposizione dei giocatori. E su una console handheld come PS Vita, un Musou del genere non lo avevamo mai visto, anche e soprattutto dal versante puramente tecnico: i miglioramenti, rispetto ai passati capitoli della saga, sono decisamente evidenti, con un frame rate meno ballerino, un buon numero di personaggi presenti su schermo contemporaneamente ed una buona effettistica generale (leggasi fumo, fuoco e fiamme).

Peccato solo che il pop up sia ancora una costante, con l'apparizione improvvisa di alberi, edifici o interi gruppi di avversari decisamente sgradita. Altra nota sgradita, il doppiaggio giapponese con sottotitoli in inglese, che testimonia come il team di programmatori non abbia dato peso neanche stavolta ad una localizzazione completa del titolo. Va però detto che il feeling generale è quello di una maggiore pulizia visiva e sonora rispetto alle precedenti uscite tascabili della serie, e quindi non ce la sentiamo di bocciare in toto il lavoro messo in piedi dal team di sviluppo. Da segnalare infine il supporto al cross-save (ma non il cross-buy né tantomeno il cross-play, purtroppo) per condividere i progressi tra le edizioni del prodotto, compresa quella per console “old-gen” PlayStation 3, chiaramente.

Samurai Warriors 4 Dopo anni di sequel e capitoli trasversali, più o meno fotocopia del precedente e ispirati spesso a licenze altisonanti, quest’ultimo Samurai Warriors 4 offre finalmente un piccolo spiraglio di novità e speranza per la serie, grazie a tutta una serie di piccole ed apprezzabili scelte di game design, come ad esempio l'alternanza in tempo reale tra due personaggi giocabili ed un sistema di parata non più accessorio, ma elemento presente e costante del gameplay. Oltre a questo, un comparto tecnico realmente buono (anche e soprattutto in questa versione tascabile per PS Vita) ed una longevità che punta verso l’alto, rendono l'ultima fatica Koei Tecmo uno dei migliori tra i Musou apparsi nel corso degli ultimi anni sul mercato portatile. Se non, appunto, il migliore. Senza ovviamente illudere nessuno: si tratta pur sempre di un Musou, con tutta la ripetitività (ed il button mashing) che ne consegue. Ma con la speranza che i guerrieri giapponesi non concludano qui la loro crociata verso un’innovazione tanto ambita e, sino ad oggi, solo sfiorata.

7

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