Recensione Schrodinger's Cat And The Raiders Of The Lost Quark

Lo storico Team 17 pubblica il titolo d'esordio del team Italic Pig. Un platform 2D che fonde in maniera inaspettatamente interessante premesse narrative e gameplay. Eppure non tutto va per il verso giusto...

Versione analizzata: Playstation 4
recensione Schrodinger's Cat And The Raiders Of The Lost Quark
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Andrea Dresseno Andrea Dresseno ha iniziato a giocare alle elementari, prima a scrocco, poi si è reso autonomo. Scrive di videogiochi da quasi vent'anni, ma nel mezzo ci sono state alcune pause di riflessione: durante una di queste ha dato vita all'Archivio Videoludico, per cui ora si dedica anche alla conservazione del medium. Si dice sia nintendaro, ma non esistono prove. Lo trovate su Facebook.

Il nerd prototipico, quello alla Sheldon Cooper per intenderci, si troverà a proprio agio e sorriderà a più riprese giocando a Schrödinger's Cat and the Raiders of the Lost Quark. Il nerd atipico, quello che in matematica e fisica arrivava a malapena alla sufficienza (quando andava bene), no. Per il nerd prototipico il paradosso del gatto di Schrödinger fa parte di quelle conoscenze di base quasi congenite, risalenti probabilmente alla prima infanzia. Il nerd atipico ne ha forse sentito parlare ma non ha mai approfondito: anche tentasse di farlo in un contesto generalista com'è Wikipedia, faticherebbe a capirne il senso. A grandi linee si parla di un gatto in una scatola, di una sostanza radioattiva e di un po' di veleno. Se uno degli atomi radioattivi dovesse disintegrarsi, un meccanismo azionerebbe il veleno e il gatto morirebbe. Nel frattempo, in quella scatola chiusa, il gatto potrebbe essere morto ma anche vivo, dipende tutto da quell'atomo. Il nerd prototipico potrebbe inorridire di fronte a questa spiegazione, quello atipico trovarla vagamente chiara. Nessuno però, forse nemmeno Schrödinger, che si sia mai interrogato sulle condizioni psico-fisiche di quel gatto. Che cosa ci faccio qui? Perché sto chiuso in questa scatola? Mi sto annoiando e sto pure scomodo. Ora quel gatto può dire la sua nel titolo degli inglesi di Italic Pig.

Gatto Nero, Gatto Bianco

In Schrödinger's Cat and the Raiders of the Lost Quark quel gatto diventa protagonista di un platform-puzzle ironico e dai toni leggeri, già a partire dal titolo. Nello zoo che ospita le particelle qualcosa va storto e si scatena il caos: bosoni, gluoni e leptoni hanno preso controllo dello zoo. Il responsabile del nucleo pensa bene di assoldare il celebre gatto perché sistemi la situazione. Sullo sfondo c'è un complotto misterioso: senza i giusti quark non è possibile accedere al nucleo e riportare tutto alla tranquillità, per cui bisogna ritrovarli in fretta. A supportare il gatto quattro tipologie di quark, che possono essere combinati in terne per avere accesso ad abilità speciali. I quark sono piccoli e dolci esserini che ovviamente fanno particolare gola ai leptoni, pronti a papparseli in qualsiasi istante. A voi il compito di guidare il gatto, raccogliere i quark, proteggerli, far fuori i leptoni e riportarli in gattabuia insieme a bosoni e gluoni; nel mentre dovete combinare i quark per un totale di quattordici combinazioni e altrettante abilità. Sembra un po' un casotto, ma stiamo pur sempre parlando di particelle impazzite.

Superquark

Il gioco è strutturato a livelli comunicanti; ogni livello richiede di usare le abilità dei quark in proprio possesso per raggiungere piattaforme, superare ostacoli, far fuori nemici e giungere infine alla porta che conduce alla sezione successiva. La componente puzzle si traduce nella necessità di capire in che modo combinare i quark per poter proseguire nel livello o raggiungere determinate aree. Metti insieme tre quark gialli (movimento) e delle comode eliche permetteranno al gatto di volare per qualche secondo; tre quark rossi (costruzione) formano una piattaforma provvisoria; tre quark verdi (protezione) e una bolla gommosa avvolgerà il protagonista; tre quark blu (distruzione) trivelleranno il pavimento sottostante. Quattro abilità che diventano quattordici mixando i quark. Per esempio, mescolando quark gialli e rossi (movimento + costruzione) si darà vita a una piattaforma semovente; combinando quark gialli e blu (movimento + distruzione) il gatto avrà tra le mani un missile utile per distruggere le pareti di roccia, e così via. La meccanica dei quark può inizialmente creare confusione, dal momento che tutti i quattordici mix sono disponibili sin da subito (in parte sta anche al giocatore sperimentare): viene così a mancare quel senso di progressione "a tappe" che è la regola prima del buon game design. Spesso ci vuole anche tempismo nel combinare i quark: essendo ogni quark affidato a un dorsale, creare la giusta tripletta non è sempre intuitivo o veloce come si vorrebbe. In alcuni casi, sprecare i quark raccolti per attivare abilità non utili in quel momento significa dover ripetere da capo una sezione. In questo senso risulta comodo, e pertinente col paradosso di Schrödinger, far fuori il gatto con una veloce pressione dello stick di destra e ripartire dal checkpoint precedente. Sta un po' al giudizio del giocatore ritenere se anche questa sia o meno una buona scelta di design, ma in ogni caso risulta quantomeno tematizzata con la strampalata premessa narrativa del gioco.

Particelle nel Caos

Fermo restando che la meccanica dei quark risulta la parte più convincente del gioco, quel che non funziona è la sua applicazione sulla lunga distanza. Non solo perché si finisce sempre per usare le stesse quattro o cinque combinazioni di quark, ma anche perché il design dei livelli mostra sin troppo presto i suoi limiti. Gli scenari hanno un sapore "modulare" e il motivo è presto detto: il gioco utilizza (in parte) un sistema di generazione procedurale dei livelli. Nulla di male, in linea teorica, non fosse che il risultato è scarno, piatto e che le diverse aree tendono ad assomigliarsi un po' tutte (anche quelle non procedurali, peraltro). Nelle fasi di backtracking questo aspetto diventa irritante, perché è forte il senso di smarrimento, di ritrovarsi sempre nello stesso posto a fare le stesse cose. La ripetitività prende il sopravvento e il gioco si inceppa. A tal punto che nemmeno la piacevole, per quanto non perfetta, meccanica di base si rivela pretesto sufficiente per proseguire. Gradevole ma assai poco originale anche la direzione artistica: l'esplosione di colori e i buffi personaggi non bastano a nascondere uno stile che sa troppo di già visto. Schrödinger's Cat and the Raiders of the Lost Quark fa di tutto per essere ironico, con battute costanti, riferimenti quantistici o comprimari stralunati. Centra l'obiettivo? È tutto relativo.

Schrodinger's Cat And The Raiders Of The Lost Quark Riuscire a costruire un gioco intorno al paradosso del gatto di Schrödinger non è cosa di tutti i giorni. Riuscire a farlo con leggerezza, arrivando persino a fondere con armonia meccaniche e premessa narrativa, è altrettanto notevole. Purtroppo agli evidenti meriti di Schrödinger’s Cat and the Raiders of the Lost Quark fanno da contraltare alcune palesi zone d’ombra. La meccanica dei quark, seppur non perfetta, è la parte più convincente di un titolo che si inceppa sul fronte del level design. Le aree tendono ad assomigliarsi un po’ tutte, vuoi anche per il (parziale) sistema di generazione procedurale dei livelli. La caratterizzazione anonima degli scenari conduce presto dalle parti della ripetitività. A risentirne è lo stesso gameplay, che pur dimostra potenziale e si rivela a più riprese piacevole e intelligente; a remare contro, su questo versante, è anche una gestione della progressione che concede tutto e subito al giocatore. L’involucro è puramente funzionale: graficamente il titolo è piacevole, in particolare sul fronte della caratterizzazione dei personaggi, ma non brilla per estro e creatività. A conti fatti Schrödinger’s Cat and the Raiders of the Lost Quark è un’opera riuscita solo a metà, sin troppo sbilanciata, per certi versi acerba e incapace di esprimersi a fondo. È un po’ come quel gatto nella scatola: sospeso, dal destino incerto, sicuramente scomodo, un po’ spaesato.

5.8

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