Recensione Seasons after Fall

Delicato e a tratti struggente, Seasons After Fall è il nuovo puzzle-platform di Swing Swing Submarine: bellissimo da vedere e piacevole da giocare.

Versione analizzata: PC
recensione Seasons after Fall
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  • Pc
Giuseppe Arace Giuseppe Arace ha iniziato a venerare i videogiochi e il cinema quando, a soli 4 anni, è rimasto folgorato dalla schermata d’avvio del Sega Mega Drive e dai titoli di testa di Toy Story. Nato con un pad tra le braccia, vorrebbe morire con un Oscar. Non ama molto i social network e bazzica raramente solo su Google Plus.

Seasons After Fall appartiene a quel genere di prodotti in cui rientrano giochi del calibro di Ori and the Blind Forest, Unravel e Child of Light: titoli nei quali a stuzzicare l'interesse del pubblico è prima di tutto un colpo d'occhio sublime, che trasuda passione, cuore e poesia. L'ultima opera dei francesi Swing Swing Submarine (già autori di Tetrobot and Co) è infatti un puzzle-platform 2D stilisticamente incantevole, gemma dischiusasi dopo una gestazione lunga ben sei anni di sviluppo: il seducente impatto visivo non è però fine a se stesso, bensì legato a doppio filo ad un gameplay che sfrutta la possibilità di alternare a piacimento le stagioni per modificare la conformazione dello scenario e venire a capo degli enigmi che puntellano l'avventura. Seasons After Fall cerca quindi di ammaliare sia la vista sia l'intelligenza del giocatore, così da coinvolgerlo pienamente in una storia di formazione permeata di lieve tristezza, con evidenti e nobili finalità educative.

Primavera, estate, autunno, inverno...e ancora primavera

Un piccolo seme, amabilmente battezzato "semino", si ridesta dal cuore profondo della foresta e poco alla volta riaffiora in superficie. Ciò che l'attende è una natura rigogliosa, un reame bucolico fatto di fronde verdeggianti, floridi praticelli e creaturine zampettanti. Giunto al Santuario del bosco, incontra un altro seme, più adulto, dall'affabile e calda voce femminile, che gli dà il benvenuto e gli chiede di compiere un'importantissima missione: trovare e risvegliare i quattro animali guardiani, uno per ogni stagione, per assorbire il loro potere e compiere il sacro rituale che rimetta in moto il naturale ciclo del tempo. Ma il Semino, evanescente ed incorporeo, non può superare da solo le insidie della foresta: prende così possesso del corpo di un'agile e graziosa volpe, con il quale partire alla ricerca dell'Orso, guardiano dell'inverno. Ma quale verità si cela dietro la celebrazione del rituale? Perché occorre chiamare a raccolta tutte le stagioni in una singola occasione? Saltello dopo saltello, il "seme" del dubbio si pianterà dentro di noi, e sboccerà soltanto sul finale, assumendo le forme di una favola edificante, che invita a riflettere sul proprio ruolo nell'ordito del creato, sul senso d'appartenenza ad un nucleo famigliare, e sulla necessità di imporre un ordine naturalistico al caos dell'esistenza.

La storia di Seasons After Fall è armoniosa e malinconica, ma non è purtroppo narrata con convinzione, e si trascina con un po' di vaghezza fino ad una (duplice) conclusione senza riuscire a infondere a pieno quel senso di reale empatia che invece sembra voler trasmettere al giocatore sin dai primi minuti. Nel morbido manto della volpina, allora, ci muoveremo sinuosamente, esplorando la foresta in lungo e in largo e rimanendo incantati più dalla bellezza visiva che dall'intensità narrativa. Allo stesso modo della storyline, anche il gameplay scorre via con una leggerezza impalpabile: Seasons After Fall è tutt'altro che un gioco impegnativo, e questa sua semplicità è la diretta conseguenza di una precisa scelta stilistica, pensata per alleggerire la tensione e allontanare la frustrazione che potrebbe infastidire in qualche modo la pacatezza del cammino del protagonista. Dopo aver disturbato i guardiani dal loro letargo, la volpina entrerà in possesso dei frammenti delle stagioni, che le doneranno la facoltà di mutare il clima dello scenario: su quest' assunto di partenza si fondano pressoché tutti gli enigmi di Seasons After Fall, con solo qualche rara, sparuta eccezione.

Alla pressione di un tasto, il Semino può variare il flusso delle stagioni, trasformando l'aspetto e la struttura dell'ambiente. Ad esempio, un funghetto che in estate sbuca timidamente dal suolo, in autunno cresce a dismisura fino a divenire una comoda piattaforma sulla quale arrampicarsi; oppure un getto d'acqua primaverile può, con l'avvento dell'inverno, solidificarsi in una granitica colonna di ghiaccio che funge da ottimo supporto per raggiungere zone sopraelevate. L'alternanza tra i vari periodi dell'anno diviene subito una necessità che dovremo imparare a gestire e, in un certo senso, anche a "prevedere". Osservando lo sfondo, alcuni elementi del biosistema, come laghetti o piante carnivore, anticipano la stagione che dovremmo evocare per riuscire ad oltrepassare burroni o ostacoli naturali, per un avanzamento un po' prevedibile e che, saltuariamente, mostra il fianco anche ad un pizzico di ripetitività. Le formule di risoluzione dei puzzle ambientali si ripresentano con una certa frequenza, e le sollecitazioni dello scenario al susseguirsi delle stagioni non differiscono considerevolmente da una zona all'altra. Una volta appresi i pattern di reazione degli arbusti o delle pozze d'acqua, quindi, la progressione inizia a fluire con "naturalezza", senza il rischio di inciampare in situazioni troppo intricate. Sebbene non manchino momenti in cui il connubio delle quattro stagioni genera puzzle lievemente più ardui della media, in generale i rompicapi non impensieriscono davvero le potenzialità della nostra materia grigia. In un gioco come Seasons After Fall, questa scorrevolezza (non esistono nemici ed il game over è letteralmente impossibile) non rappresenta però una mancanza a tutti gli effetti, perché un livello di difficoltà eccessivamente elevato avrebbe potuto con facilità infrangere l'incanto di una magica e rilassante atmosfera. Eppure, crediamo che un tocco di complessità in più avrebbe giovato alla salvaguardia dell'ecosistema ludico, senza il bisogno di dover utilizzare (quasi) sempre le medesime tattiche risolutive. Giusto per fare un altro, banalissimo esempio, ben presto capirete come sia l'autunno, tra tutte, la stagione predominante: vi ritroverete spesso ad usarla, difatti, per far crescere quei funghi sulla cui cappella siete costretti ad aggrapparvi la maggior parte delle volte, considerata la grande importanza rivestita dalle fasi platform. A diversificare parzialmente il susseguirsi di balzi ed enigmi, ci pensano alcune sequenze nelle quali controllare microscopici animaletti tramite il guaiolare della volpe: questi insetti dalle mille zampette possono essere sfruttati per far crescere piccoli ramoscelli o per distruggere tronchi di legno che ci sbarrano il passaggio.

L'unico, vero grado di sfida che il titolo propone risiede, semmai, nella necessità di orientarsi correttamente nel mondo di gioco. Seasons After Fall, ad un certo punto dell'avventura, non fornisce reali indicazioni su dove recarsi: questo significa che, dopo una prima fase di esplorazione "guidata", i confini delle singole aree vengono rimossi, e potrete vagare per gli ambienti liberamente, portando a termine gli obbiettivi senza seguire un ordine preciso. La mappa non è ampia né intricata come quella di Ori and the Blind Forest, ed anzi è suddivisa in micro-zone ben delimitate e riconoscibili, ma presenta lo stesso qualche piccolo sentiero nascosto che potrebbe sfuggirvi a prima vista. È nelle battute finali che la corolla di Seasons After Fall, nonostante il ricorso ad un backtracking preponderante ma necessario, si schiude in tutto il suo candore, ed esprime al meglio, e con più varietà, le qualità del suo gameplay: al giocatore viene quindi lasciato il completo controllo delle stagioni e la libertà di gironzolare a suo piacimento nella foresta, scoprendo così alcove segrete che rivelano dettagli (quasi imprescindibili) del racconto o facendo rifiorire i petali di dolci fiorellini da campo che permettono di sbloccare qualche curioso artwork, per la gioia dei collezionisti. Lo stimolo ad attraversare ruscelletti, cime ventose ed umidicce caverne incrementa una longevità che oscilla tra le 6 e le 7 ore, nel caso in cui decideste di zampettare felici nelle pozze d'acqua o perdervi tra avvolgenti manti erbosi. Non è un caso, allora, che sia proprio la direzione artistica il cuore pulsante dell'opera Swing Swing Submarine. Dal punto di vista grafico, Seasons After Fall è, senza mezzi termini, assolutamente splendido: pur non toccando le immaginifiche vette di Ori, né la raffinata armonia scenografica di Unravel, la cornice visiva disegna, con pennellate d'acquerello, il delizioso trionfo della natura.

La volpicella si muove con una grazia eccezionale attraverso un bosco pullulante di meraviglia, tra foglioline volanti, sorgenti d'acqua limpida e particellari coloratissimi e luminosi. Il cambio di stagione, poi, rinnova e modifica il cromatismo degli sfondi, riducendo, in tal modo, anche il peso del già citato backtracking, e garantendo un'art design sempre viva e in continua evoluzione. A coronamento di un comparto estetico da applausi, si aggiungono una soundtrack di melodica eleganza e un doppiaggio sopraffino (ottimamente sottotitolato in italiano): sia l'Orso, guardiano dell'inverno, sia il Seme, che ci guida all'inizio del gioco, posseggono un'espressività ed un timbro profondi e rassicuranti, come se fossero gli abilissimi cantastorie di una soave favola della buona notte.

Seasons after Fall Seasons After Fall è una fiaba soffusa e tenera, che ricerca costantemente l'afflato poetico, ma lo trova soltanto a sprazzi discontinui. Un cel shading “pittorico” regala scorci incredibili, sublimati da un uso perfetto dei colori e dei contrasti cromatici: un corredo estetico che diviene quindi il suggello autoriale di una vicenda satura di spunti riflessivi, ma non abbastanza coinvolgente né emozionante. Sul fronte del gameplay, Season After Fall non mantiene purtroppo la stessa qualità del suo comparto grafico: in tal senso, la meccanica del mutamento delle stagioni è implementata più per magnificare ulteriormente l'aspetto scenico che per impegnare a fondo le nostre sinapsi. Le sezioni di puzzle-solving appaiono, infatti, piuttosto indulgenti, nonché concettualmente un po' ridondanti, durante la prima metà di gioco, e soltanto nella seconda parte riescono ad offrire più varietà enigmistica e maggiore libertà di movimento. Pur al netto di qualche semplificazione di troppo, però, Seasons After Fall resta un gioco pregno di delicatezza: un bocciolo videoludico che vale la pena coltivare e far germogliare in qualunque periodo dell’anno.

CONFIGURAZIONE PC DI PROVA

  • CPU: Intel core i7, 2.80 GHz
  • RAM: 8 GB
  • GPU: GTX 760
7.6

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