recensione Sengoku Basara

Recensito l'hack'n'slash di Capcom che arriva per la prima volta in Europa

Versione analizzata: Nintendo Wii
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Wii
  • Ps3

C'erano una volta, tanto tempo fa, i picchiaduro a scorrimento. C'è stato un tempo della nostra vita in cui, a furia di gettoni da 500 lire, ci piantavamo di fronte ad un cabinato menar mazzate, eroi indomiti contro orde di nemici dei tipi più disparati. E anche a sceglierlo a caso il cabinato, le probabilità che ci si trovasse di fronte ad un picchiapicchia erano assai alte, per un motivo molto semplice: a quei tempi, che sembrano lontanissimi, una buona parte della produzione arcade era composta titoli di questo tipo. E, di conseguenza, tale successo era replicato anche sulle home console, sulle quali proliferavano. Questo fino al momento in cui, dopo un breve ma abissale declino, i picchiaduro a scorrimento sono praticamente usciti dal mercato. Frutto del passaggio al 3D, impianto sul quale tale genere è difficilmente trasponibile, e frutto di un netto cambiamento di gusto da parte dei giocatori.
Ad ogni modo, previo adattamento al mondo delle tre dimensioni, alcune serie sono riuscite a ritagliarsi una piccola nicchia di mercato, e di appassionati, che ne ha consentito il perdurare. La prima che ci viene in mente è senza dubbio quella di Dynasy Warriors di Koei, arrivata ormai al settimo episodio; un'altra è Samurai Warriors, dello stesso sviluppatore; ed un'altra, assai meno nota, è quella di Sengoku Basara, mai arrivata in Europa (sebbene il primo episodio sia uscito negli Stati Uniti con il nome di Devil Kings). Tocca a Playstation 3 e Nintendo Wii il compito di accogliere l'esordio della produzione Capcom nel vecchio continente, con il titolo che risponde al nome di Sengoku Basara: Samurai Heroes.

Picchia e affetta, affetta e picchia


Come si può facilmente evincere dal titolo, è ambientato durante l'epoca Sengoku in Giappone. Per chi fosse a digiuno di storia giapponese, materia non propriamente di larga diffusione, le vicende che interessarono la terra del sol levante sono così facilmente riassumibili: svariati clan con a capo discendenti di centenarie dinastie si massacravano l'un l'altro per il controllo del paese. Magari dietro c'erano chissà quali ragioni e chissà quali intrighi politici, ma su questo Sengoku Basara, prevedibilmente, glissa sapientemente, dando in pasto al giocatore solo la parte più succosa, quella relativa e battaglie, assedi e affini.
Per farlo Capcom ci mette a disposizione fin dall'inizio un vasto roster di combattenti, gustosamente differenti tra loro. Si passa da combattenti più o meno classici, come l'iracondo Masamune Date, ad altri più peculiari, come la voluttuosa Magoichi Saika ed il massiccio Kanbe Kuroda. Ognuno di loro utilizza un'arma diversa, dettaglio che ne rende differente lo stile di gioco rispetto agli altri, e contribuisce in maniera efficace a variare l'esperienza di gioco; pertanto, a seconda che si utilizzi una palla di ferro, un'asta, due enormi tirapugni d'oro, sei dicasi sei spade contemporaneamente, o persino un revolver abbinato ad un fucile a pompa, l'approccio verso l'annientamento del nemico è assai diverso. Una tale varietà e singolarità dell'arsenale di morte è testimone di un approccio volutamente votato all'eccesso, presente in ogni singolo aspetto del gioco; essendo l'aspetto fondamentale il gameplay, è di conseguenza facilmente prevedibile che, se l'obiettivo di un picchiaduro è quello di tirar giù più nemici possibile, con il fine di arrivare al boss del livello, ci si trova di fronte non a numerosi gruppi di nemici, ma a vere e proprie orde, di vastità proporzionale al livello di difficoltà.
Il giocatore nostalgico, che ha sfondato cabinati per la frustrazione di nemici bastardi come pochi, avrà già intuito dove questa scelta va a parare: se l'orda fosse qualitativamente, nonché quantitativamente, temibile, chi tiene il pad in mano avrebbe vita assai difficile, praticamente una passeggiata all'inferno; ma siccome tale scelta sarebbe quasi inpraticabile, nonché controproducente, visto l'abbassamento del livello di sfida imposto dai canoni del videogioco moderno, quella che ne vien fuori è, semplicemente, una passeggiata. Per quanti numerosi siano i nemici, l'impedimento che provocano al prosieguo sul nostro cammino di devastazione è praticamente nullo: cadono con pochi colpi, e fin qui sostanzialmente niente di male, ma non fanno poi molto per evitare di essere affettati, e quindi a furia di button mashing ci si ritrova di fronte al boss di fine livello. Già, proprio button mashing: perché se non si avverte il bisogno di avvitarcisi in chissà quali acrobazie con i polpastrelli, allora anche un comparto vario e vasto di mosse diventa superfluo, ed ecco allora che, una volta imparata una efficace e rapida combo, si finisce col privilegiare quella.Continua
Un approccio diverso lo richiedono i boss. Sostanzialmente anche in queste fasi di gioco non è che il livello di sfida s'impenni clamorosamente, ma qualcosa di diverso s'avverte, ed allora il roster di mosse è più sapientemente utilizzabile e, diciamolo, è un vero piacere, perché c'è di cui divertirsi: le combinazioni di tasti sono praticamente uguali per i personaggi, e questo facilita l'utilizzo delle combo con tutti i personaggi che si usano. Al colpo semplice e rapido si possono accostare quelli che alzano e schiantano a terra i nemici, affondi in corsa e persino sfere di energia. Inoltre, previo accumulo di due differenti barre, sono disponibili due diversi tipi di mosse speciali: l'Hero Time, una modalità nella quale il proprio personaggio vede aumentare attacco e difesa (ed anche il bottino che ricava dall'uccisione degli avversari), e soprattutto le mosse Basara, devastanti combo che, nella loro spettacolarità, rifulgono nel campo di battaglia e travolgono ogni opposizione.
Le basi dell'impianto di gioco si esauriscono qui, ma c'è spazio anche per qualche orpello, relativo sia alle fasi di combattimento che a quelle, chiamiamole così, preparatorie. Riguardo le prime è interessante notare come gli sviluppatori si siano sforzati di utilizzare soluzioni diverse all'interno dei livelli, dotando ognuno di loro di un tema particolare, di zone nascoste o particolari espedienti di gioco, come allagare un'area per annegarne gli occupanti; inoltre il loro sfruttamento porta dei bonus al completamento del livello, bonus che serviranno per acquistare determinati potenziamenti. A cosa servano questi potenziamenti è tema che introduce al secondo aspetto prima rilevato: infatti Sengoku Basara ha anche una piccola componente ruolistica, che consta soprattutto dell'aumento di statistiche del personaggio una volta aumentatone il livello. Inoltre il proprio eroe può essere equipaggiato con armi diverse, anche queste ottenibili in base alle proprie performance di gioco, ed anche di monili che ne migliorano vari aspetti, dalla potenza d'attacco alla difesa alla velocità di riempimento della barra Basara. Queste sono componenti secondarie e che influiscono in maniera marginale sul gameplay, ma di certo sono gradite per una maggiore varietà dell'esperienza di gioco.

Samurai particolari


S'era precedentemente accennato alla tendenza all'eccesso della quale Sengoku Basara si fa fiero portatore. Se dovessimo scegliere un solo aspetto che più ne desse testimonianza, allora questo sarebbe senza dubbio la folle, a tratti sconclusionata, direzione artistica. Tra samurai mezzi matti che vanno in giro con sei spade, che utilizzano a mo' di artigli, kunoichi dalle forme esplosive, possenti lancieri che s'abbelliscono d'un fiore tra i capelli, bendati lebbrosi levitanti, nonché innumerevoli altri personaggi dall'improponibile capigliatura, le sensazioni suscitate sono molteplici, dal divertimento all'incredulità. Sebbene alcune di queste scelte stilistiche siano un po' pacchiane, va dato atto agli sviluppatori di essere riusciti nel loro intento, di dare un'interpretazione fuori dagli schemi delle guerre dell'era Sengoku senza scadere nel ridicolo. La produzione tutta è un'enorme parodia della storia giapponese, intenzione suggerita anche da scenette umoristiche, dialoghi sconclusionati.
A sostenere la particolarissima direzione artistica, c'è un motore grafico di tutto rispetto: l'engine che gestisce tutto quello che si muove su schermo è infatti quella ottima di Monster Hunter Tri, uno dei titoli graficamente migliori su Wii. Sebbene non si arrivi a quei picchi qualitativi, esteticamente Sengoku Basara si difende bene. I modelli dei personaggi principali sono composti da un discreto numero di poligoni, e le texture ambientali son ben realizzate; gli effetti speciali degli attacchi sono assai convincenti, e molti livelli offrono scorci assai piacevoli; quello che più conta, però, è che tutto si muove con estrema fluidità e senza rallentamenti, non inficiando l'esperienza di gioco.
Anche il comparto audio è ben curato, sebbene si attesti a livelli solo discreti: i brani che compongono la colonna sonora convincono, ma non rimangono nelle orecchie, e gli effetti sonori sono nella norma; un plauso invece va fatto per il doppiaggio in inglese, che a tratti viene sminuito da strambi dialoghi ma che di certo contribuisce in maniera netta alla caratterizzazione dei personaggi, facendoceli sentire più vicini e interessanti.
Proprio l'interesse che è indispensabile per completare il gioco con la vasta schiera di personaggi proposti, dato che molti stage si ripetono; a mitigare questo elemento c'è però la possibilità di intraprendere diverse strade anche con lo stesso eroe, possibilità che, vista la longevità ridotta delle singole avventure (2-3 ore di gioco), è assai gradita.

Sengoku Basara Samurai Heroes Sengoku Basara: Samurai Heroes è, semplicemente, un hack and slash fiero della propria identità, un picchiaduro che si bea della propria ignoranza, autocelebrandosi in un turbinio di sonore mazzate. Ben consci di quello che si va a scegliere, si può trarne un godimento viscerale, amplificato dalla follia e dall'eccesso che permeano tutta la produzione Capcom. Per chi cercasse qualcosa di più ricercato, è consigliabile rivolgersi altrove.

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